<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Born Again &#187; parole</title>
	<atom:link href="http://www.bornagain.it/wp/tag/parole/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.bornagain.it/wp</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Feb 2012 04:03:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.1</generator>
		<item>
		<title>Sud, Camus, Onore e Fedeltà</title>
		<link>http://www.bornagain.it/wp/2011/02/11/sud-camus-onore-e-fedelta-2/</link>
		<comments>http://www.bornagain.it/wp/2011/02/11/sud-camus-onore-e-fedelta-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 10:09:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[Simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[abbracci]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Camus]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[assurdo]]></category>
		<category><![CDATA[bagliori]]></category>
		<category><![CDATA[comprare]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[cose]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[cupidigia]]></category>
		<category><![CDATA[difendi]]></category>
		<category><![CDATA[diseducato]]></category>
		<category><![CDATA[disperato]]></category>
		<category><![CDATA[disprezzo]]></category>
		<category><![CDATA[dominio]]></category>
		<category><![CDATA[educato]]></category>
		<category><![CDATA[fedeltà]]></category>
		<category><![CDATA[fiori]]></category>
		<category><![CDATA[Franco Cassano]]></category>
		<category><![CDATA[Il pensiero meridiano]]></category>
		<category><![CDATA[legame]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[lotta]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[nichilismo]]></category>
		<category><![CDATA[onore]]></category>
		<category><![CDATA[ordine]]></category>
		<category><![CDATA[parla]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[profeti]]></category>
		<category><![CDATA[ribellione]]></category>
		<category><![CDATA[ricchezza]]></category>
		<category><![CDATA[riscoperta]]></category>
		<category><![CDATA[rivolta]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[sangue]]></category>
		<category><![CDATA[scopo]]></category>
		<category><![CDATA[sendo]]></category>
		<category><![CDATA[servilismo]]></category>
		<category><![CDATA[sottomissione]]></category>
		<category><![CDATA[spirito]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
		<category><![CDATA[vendere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bornagain.it/wp/?p=974</guid>
		<description><![CDATA[SUD, CAMUS, ONORE, FEDELTÀ “Se un ragazzo ha conosciuto una ricchezza per godere della quale non era necessario avere del denaro, se la bellezza lo ha aspettato ad ogni angolo di ogni strada senza chiedere mercede, allora egli è libero per sempre dall’universo claustrofobico dell’accumulazione delle ricchezze private” (Franco Cassano     Il pensiero meridiano)   Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;"><img class="alignnone" title="f" src="http://www.simonelurati.com/Il%20S%C3%A9%20%C3%A8%20un%20fuoco%20che%20brucia.JPG" alt="" width="1536" height="1152" /></h3>
<h3 style="text-align: center;">SUD, CAMUS, ONORE, FEDELTÀ</h3>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>“Se un ragazzo ha conosciuto una ricchezza per godere della quale non era necessario avere del denaro, se la bellezza lo ha aspettato ad ogni angolo di ogni strada senza chiedere mercede, allora egli è libero per sempre dall’universo claustrofobico dell’accumulazione delle ricchezze private”</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>(</em>Franco Cassano     </strong><strong><em>Il pensiero meridiano</em>)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se sei stato nutrito da vera Ricchezza, puoi essere immunizzato dal potere delle cose, dal mercato delle vacche. C’è una ricchezza profonda prima che può esserti insegnata e che ti aiuterà a non essere il cane imbastardito e con le orecchie mozze gettato a lanciarsi per mordere e uccidere a sangue nelle lotte clandestine tra cani. Se hai potuto godere di ricchezza, bellezza e amore senza dover sborsare denaro, vendere o farti vendere, tradire o prostituirti… se sei stato colmato dalla ricchezza di terra e mare, abbracci e calore, sviluppi una generosità che contraddice gli ingranaggi dello spirito del tempo. Non sei un piccolo io claustrofobico, un ego rancoroso pieno di pretese e rabbia. Sei libero dall’invidia e dal rancore. Questo passaggio possiamo estenderlo oltre l’essere stato educato, finanche all’essere stato “diseducato”, fino alla possibilità di un percorso per apprendere a ritornare umani. E allora, anche se si è stati intossicati dalla opacità delle cose e dal loro <em>Dominium</em>, anche se ogni rapporto è stato sotto il battito incestuoso della reificazione, anche allora puoi riappropriarti di una Ricchezza antica e profonda che nessuno può sottrarti. Una Ricchezza che ti libera dall’ansia e dalla bramosia di servilismo. Sì, c’è una colossale CUPIDIGIA DI SERVILISMO. Fanno nascere l’istinto famelico verso ogni forma di compromesso e sottomissione, ricordando che anche essere “cani di lusso” è una forma di sottomissione. Puoi riappropriarti di una Ricchezza che ti libera dall’odio verso tutto ciò che è altro-da-te e, in quanto tale, degno di odio e di disprezzo perché potenziale concorrente nella spartizione della torta. Una ricchezza che si nutre di apprezzamento, rispetto, generosità, coraggio. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel testo da cui è tratta la citazione iniziale, “Il pensiero meridiano”, Franco Cassano, riprendendo Camus, traccia una capitale distinzione tra Rivolta e Rivoluzione. Rivolta in questo senso umanistico non è semplice opposizione. Non è pura distruzione dell’ordine presente. Non è solo furore distruttivo. La rivolta che storicamente è insorgenza contro l’ordine attuale delle cose, tante, troppe volte si è mutata in opposizione spietata, disperata; in nichilismo distruttivo. Combattendo cioè il Senso attuale del Dominio si è rifugiata nel Non-Senso. E spesso ha lasciato reduci, desolati, frustrati e arrabbiati a sopravviverle. Qui la Rivolta non mira solo a una libertà dal potere presente, a uno spezzare i vincoli, a un sovvertimento dello stato di cose. Ma oltre, dietro e in fondo a questo, c’è un Giardino che cresce nel Deserto. La Rivolta è anche aspirazione a una Fedeltà più alta. Il male è combattuto avendo nel cuore una più sublime visione dell’Essere e della Creazione, dell’Uomo e del legame-tra-gli-uomini. Questa più alta fedeltà ti salva dal Nichilismo. Con questa più alta aspirazione la Rivolta può essere salvata dal cinismo e dalla delusione. Perché il Potere è combattuto amando il Mondo, e consacrandosi alla sua Bellezza. Combatti l’Ordine del Dominio perché hai un altro Ordine nel Cuore, e non un caos distruttivo, reattivo e impotente. La differenza, se volete, è tutta qua. Molti hanno sempre combattuto avendo un nemico da abbattere, ma niente de edificare. Senza un altro Ordine per cui spendersi, qualcosa in cui credere. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo scopo di questi movimenti concentrici e centripeti, di questo passaparola di verità o di menzogne </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>dal sapore leggero come mandorle tostate. Di tutti noi che crediamo nella ribellione dello spirito… Lo scopo che ci accende il cuore e ci libera la mente. Lo scopo che ci fa sorvolare i burroni, fino a scricchiolare sullo rocce. E ci spinge verso cantonate. Lo scopo di voi, pianisti sull’oceano, poeti muti che urlate, e che ancora non riconoscete la vostra voce e ancora bussate alla porta di casa vostra, e portate la musica sul petto, come le sette stelle dell’Orsa Maggiore. La Scuola di Hokuto, le sette stelle dell’Orsa, l’airone di Nanto. Lo scopo di tutti quelli che riempiono pagine e pagine, o recitano al freddo in teatri di periferia, o accendono segnali di fumo che qualcuno leggerà. Lo scopo di tutti noi, piccolo popolo disperso, razza nomade, padri di diecimila figli, e lattanti di prosperosi seni. Lo scopo di tutte queste canaglie dal volto umano, romanzi viventi, seduttori della notte, monaci rinnegati, camminatori scalzi, visi pallidi e lingue rosse… Lo scopo di ogni ricerca, delle più violente invettive, della indignazione carnale o dei sogni sulle vette, non è mai il nichilismo, la desolazione… ma una fedeltà più alta. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nell’oscurità la Rivolta autentica porta i fiori, “vede” i fiori. In ciò che è oggetto di disprezzo e irrisione da parte dei profeti del già vissuto e delle grasse battone del pasto-caldo-predigerito-e-premasticato, essa vede invece i bagliori clandestini scampati alla notte, le voci degli eroi del tempo antico trasformatesi in farfalle per sopravvivere clandestine al tempo. Essa in quei “fiori” vede i rifugi di montagna, le botole sotto casa che portano a Zion, i libri sfuggiti ai roghi del Grande Inquisitore. In quei “fiori” essa vede la carne di chi ha dimenticato di imparare a dimenticare, l’incanto che ancora resiste nel mondo, avvinghiato insaziabile alle querce come amante in calore, respirato in ogni alba nelle anime di “coloro che credono”. E ancora, e ancora… in questi “fiori” essa vede brevi squarci, immagini, promesse di ciò che il mondo potrebbe essere. Certe frasi sono scritte in stato di grazia, e illuminano interi sistemi solari.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed è bello come Camus, e Cassano con lui, rivalutano antiche parole, strappandole ai recinti e restituendocele rinnovate. E allora per una volta possiamo permetterci di parlare di Onore, un altro onore. Onore di essere Uomini e di comportarsi da Uomini. Onore come spinta a guardare in su e a chiedere a se stessi di dare il meglio di sé. Onore in tal senso è di chi fa propria l’antica massima… <em>“Esigi da te stesso molto più di quanto chiunque altro possa mai aspettarsi da te.”</em> E allora Riscoperta, Rivolta, Fedeltà, Onore si intrecciano in chi sprofonda nella palude… Nella capacità di essere “radicali”, di sentire il senso della chiamata verso l’impossibile che ti incendia il Cuore… E che dice:</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Difendi l’indifendibile.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Parla quando tutti taceranno.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Stai in piedi quando tutti si accomoderanno.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche se non conviene, anche se c’è tutto da perdere, anche se la tempesta è prossima all’orizzonte.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Anche se verrai deriso, se sarai lasciato solo, se subirai la gogna…</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Non retrocedere.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Questo è il più alto onore.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Questa è la fedeltà non verso assurde dottrine o potenze esterne.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Ma fedeltà alla tua radice che ti lega a tutte le radici.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La fedeltà al tuo essere con gli altri.</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Essendo fedele agli esseri umani, salvi te stesso</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Questo è il Servizio…</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>E solo se sei in grado di Servire puoi Guidare gli altri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E, sempre dal libro di Cassano:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>“Ciò che fa da contrappeso all’assurdo è la comunità degli uomini in lotta contro di esso. E se scegliamo di servire questa comunità, scegliamo di servire il dialogo fino all’assurdo, contro ogni politica della menzogna e del silenzio. È così che si è liberi insieme agli altri”.</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bornagain.it/wp/2011/02/11/sud-camus-onore-e-fedelta-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sentenza!.. Dedicato alla memoria di Varlam Salamov</title>
		<link>http://www.bornagain.it/wp/2010/12/09/sentenza-dedicato-alla-memoria-di-varlam-salamov/</link>
		<comments>http://www.bornagain.it/wp/2010/12/09/sentenza-dedicato-alla-memoria-di-varlam-salamov/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Dec 2010 08:33:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guarigione]]></category>
		<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[Simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[anestesia]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[Arcipelago Gulag]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[carne]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[cielo]]></category>
		<category><![CDATA[compassione]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[ferite]]></category>
		<category><![CDATA[fucile]]></category>
		<category><![CDATA[fucili]]></category>
		<category><![CDATA[guarigione]]></category>
		<category><![CDATA[guarigioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gulag]]></category>
		<category><![CDATA[illuminazione]]></category>
		<category><![CDATA[indifferenza]]></category>
		<category><![CDATA[interrogativi]]></category>
		<category><![CDATA[Kolyma]]></category>
		<category><![CDATA[lager]]></category>
		<category><![CDATA[liberi]]></category>
		<category><![CDATA[lingua]]></category>
		<category><![CDATA[magia]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[miniere]]></category>
		<category><![CDATA[notti]]></category>
		<category><![CDATA[odio]]></category>
		<category><![CDATA[ordini]]></category>
		<category><![CDATA[ossa]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[pifferaio]]></category>
		<category><![CDATA[pus]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti di Kolyma]]></category>
		<category><![CDATA[reminiscenza]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[satori]]></category>
		<category><![CDATA[Tajga]]></category>
		<category><![CDATA[Varlam Salamov]]></category>
		<category><![CDATA[vuoto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bornagain.it/wp/?p=888</guid>
		<description><![CDATA[DEDICATO ALLA MEMORIA DI VARLAM SALAMOV Nell’anniversario della morte di Mandel’štam nella Kolyma, Šalamov manda alla vedova, che abita a Mosca, un ramo di larice artico. Il ramo viene immerso nell’acqua. Dopo tre giorni e tre notti, “la padrona di casa viene svegliata da uno strano, vago odore di resina, debole, sottile, nuovo. Nella ruvida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/scacchi3.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-889" title="scacchi3" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/12/scacchi3-1024x680.jpg" alt="" width="1024" height="680" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DEDICATO ALLA MEMORIA DI VARLAM SALAMOV</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nell’anniversario della morte di Mandel’štam nella Kolyma, Šalamov manda alla vedova, che abita a Mosca, un ramo di larice artico. Il ramo viene immerso nell’acqua. Dopo tre giorni e tre notti, “la padrona di casa viene svegliata da uno strano, vago odore di resina, debole, sottile, nuovo. Nella ruvida pelle legnosa si sono aperti e sono apparsi distintamente gli aghi – freschi, giovani e vitali, dal colore verde e brillanti – i nuovi germogli”. Il larice ha trecento anni e ha visto le vittime dello zar e i milioni di cadaveri della Rivoluzione (…) L’episodio diventa il simbolo della nuova esistenza di Šalamov: la morte non è più definitiva, la dimenticanza viene cancellata, il ricordo ritorna come il profumo del larice, e con il ricordo la sua vita, quella di tutti gli esseri umani, e i libri che dovranno raccontare i morti, le fatiche, le persecuzioni e i dolori. Non tutto è stato vano: il male può essere, almeno nei libri, sconfitto. </em></p>
<p style="text-align: justify;">(da <em>La malattia dell’infinito</em> di Pietro Citati, pag. 357)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo Aleexander Solženitsyn, al cui memorabile Arcipelago Gulag, ho già dedicato alcune note.. Varlam Salamov è stato l&#8217;altro massimo protagonista e testimone del non -mondo dei Gulag.. che lui conobbe nella loro versione più estrema e violenta, quella del complesso-Gulag nelle terre selvagge e siberiane della Kolyma. Se i Gulag sono già stati un vertice di abiezione, la Kolyma divenne il Gulag allo stato peggiore. Kolyma, ultimo cerchio dell&#8217;inferno, dove gli uomini «morivano come le mosche», «Crematorio bianco», «Auschwitz di ghiaccio», la Kolyma è un mondo a parte. Dice una canzone di lager: «Kolyma, Kolyma, lontano pianeta, dodici mesi inverno, il resto estate ». Kolyma è la regione dell&#8217;oro (sono 70 le miniere e più di un milione gli schiavi nel 1941) e dell&#8217;orrore.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salamov sopravvissuto a più di 17 anni di lager, si sentì in dovere di passare il resto della sua vita a raccontare ciò che erano stati i Gulag, e quello che aveva vissuto.. il dovere di ricordare tante storie disperse, uomini dalla storia calpestata, e sotto tonnellate di gelo polare salvare storie. Allo steso tempo era la volontà di ricordare singole storie, persone, ed episodi.. ma anche tutti i milioni spazzati via in un&#8217;orgia di orrore.. che andrebbe ricordata con la stessa dedizione con la quale si ricordano i lager nazisti. Tutta la sua produzione divenne celebre con la grande raccolta di racconti, intitolata appunto &#8220;I racconti della Kolyma&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma non parlerò diffusamente in questa nota di Salamov, della Kolyma e dei Gulag. Ho voluto tracciare una cornice e una trama di fondo (che è anche un omaggio) per presentare questo racconto di Salamov che ora leggerete. Racconto che è una storia vera, che parla di lui stesso, di un momento della sua esperienza nei Gulag. Racconto che è in assoluto uno dei meno tremendi, in quanto l&#8217;orrore peggiore (Il lavoro innominabile nelle miniere, le più selvagge umiliazioni, ecc.) era alle spalle. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Salamov ridotto ormai a uno scheletro vivente e in fin di vita, si trova a svolgere un lavoro c.d. &#8220;leggero&#8221;, ma che per lui è comunque una impresa, vista la carcassa ambulante a cui è stato ridotto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non c&#8217;è quasi più nulla in lui.. se non un sottile strato di muscoli e una pelle in disfacimento sullle ossa.. e nell&#8217;anima.. solo una sorda rabbia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mente stessa è atona.. le parole disperse. Dopo anni di privazione dei libri, e di scarno vocabolario di parole d&#8217;ordine, esclamazioni e necessità basilari.. è rimasto pochissimo in quella mente, quel cervello è atrofizzato, una manciata di parole d&#8217;ordine, la nuda vita, spoglia, sillabario da schavi, disco inceppato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il prossimo passo è la morte.. morte spirituale, morte mentale, morte fisica&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E anche se non ci fosse la morte fisica, la demenza..oppure.. l&#8217;autismo.. il completo inaridimento dell&#8217;ispirazione, dei pensieri e delle parole.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eppure un giorno.. SENTENZA!&#8230;. una parola riemerge dalle tenebre del vuoto mentale (che non è assolutamente qui il vuoto del buddismo Zen, ma è vuoto nella sua versione più vacua, deprivata e insensata).. SENTENZA!.. questa è la parola che riemerge. E Salamov non sa neppure cosa diavolo significhi. Ma si balocca estatico come fosse un bambino dinanzi a un dono totalmente stupefacente. Dopo anni di parole abusate e ricorrente, dopo pensieri che ripetono se stessi come in un&#8217;orgia di specchi riflessi&#8230; SENTENZA. Come una pietra che cade nel mare&#8230; Cosa è stato? Cosa è che si muove fuori di me? Cosa porto dentro di me? E, scheletro camminante.. Salomov saltella quasi, e ripete ossessivamente questa parola&#8230; a tutti, a chiunque incontra e questi lo guardano come un folle, come uno strano essere buffo.. che incessantemente squittisce.. SENTENZA&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; come un Dono della Grazia.. una sorta di Satori, improvviso e inatteso affiorare dell&#8217;Illuminazione, squarcio di luce non previsto, neanche immaginato.. prima. Sentenza.. e il &#8220;pagliaccio&#8221; Salamov ripete ils uo mantra, non si stanca di masticarlo, di sbatterlo in faccia, e lo urla al cielo pretendendo senso e risposta. E la notte ha paura a dormire, temendo di ripiombare nel vuoto mentale, nella totale atrofia esistenziale. Sentenza&#8230; e si tiene aggrappato.. ti prego parola mia non perderti, non perdermi.. tienimi stretto a te, fa che io abbia almeno un sasso magico in questa notte senza fine.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma la parola non se ne andò&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Essa fu l&#8217;inizio.. l&#8217;inizio del ritorno di qualcosa che era andato perduto. &#8220;Pezzi d&#8217;anima&#8221;, come dicono gli sciamani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E altre parole tornarono. Una alla volta.. come irruzione di insight da oscure profondità senza tempo.. tornarono sempre come un doloroso sforzo.. sempre come a cavarle.. ma piano piano tornarono. Una lenta conquista, paesaggi di vita riacciuffati in questa progressiva rammemorazione, come una sorta di strana reminescenza. Forse a farci quasi credere, che nulla muore mai del tutto. Da qualche parte si seppellisce ciò a cui è tolta la vita. Forse in gallerie fino al centro della terra, e forse non tornerà più. Ma a volte una scintilla.. lo SHINING.. Sentenza! E non so dire se si nasconde in dimensioni parallele della mente, o in cunicoli cavi sotto l&#8217;altra faccia del cuore, quella che si illumina anche sul fuoco, come una candela a mezzogiorno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>So per certo che infinite sono a volte le vie della Speranza e che dementi cronici hanno ripreso coscienza e comprensione. Conosci il limite tu delle mappe nascoste dentro le bottiglie? Sai dirmi tu quando un uomo è veramente finito? Puoi dire davvero quando tutto è perduto? Sai con certezza dove porre i limiti del corpo e della mente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Magia è appena appesa ma non scompare. Certo fiumi di sangue scorrono e legioni di vite sono state saccheggiate risucchiate dai Grand Guignol dei Nosferatu. Ma ecco il pifferaio magico che incanta i topi&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Improvvise pietre focaie, a furia di levigare rocce, levigarle come specchi&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La parola magica&#8230; apriti e fammi entrare..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dentro la mente piccole Euridice.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Mago, su anestesie e odio stelirilazzo.. punta ancora nei suoi giardini sommersi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pronuncia una parola.. come l&#8217;ultimo Desiderio nella Storia Infinita&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sentenza!.. può bastare.. la Ruota può ancora girare..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vi lascio alla lettura di questo racconto di Varlam Salamov</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le persone emergevano dal nulla, una dopo l’altra. Uno sconosciuto si stendeva sul tavolaccio vicino a me, la notte s’addossava alla mia spalla ossuta, cedendomi il suo calore – gocce di calore – e ricevendo in  cambio il mio. C’erano notti  in cui attraverso i buchi del giaccone imbottito e la giubba a brandelli non sentivo arrivare nessun calore, e al mattino guardavo il mio vicino come si guarda un morto, e un po’ mi stupivo di trovare un morto vivo, di vederlo alzarsi alla chiamata, prepararsi all’appello ed eseguire docilmente gli ordini. Avevo in me poco calore. Non avevo più molta carne attaccata alle ossa, e questa bastava appena a nutrire la mia rabbia, l’ultimo dei sentimenti umani a scomparire. Non l’indifferenza, ma la rabbia era l’ultimo sentimento umano, quello più vicino alle ossa. L’uomo emerso dal nulla spariva di giorno – la prospezione carbonifera aveva molti settori – e spariva per sempre. Non conosco chi mi dormiva vicino. Non facevo mai domande e non perché mi attenessi all’adagio arabo: non chiedere niente a nessuno e nessuno ti mentirà. Mi era indifferente che mi mentissero o meno, ero al di fuori della verità, al di fuori della menzogna. I malavitosi hanno a questo riguardo un proverbio di rude chiarezza, pervaso da un profondo disprezzo nei confronti di chi pone domande: se non ci credi, fà conto che sia una favola. Io non facevo domande e non dovevo ascoltare favole.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa mi era rimasto, in vista della fine? Una gran rabbia. E la custodivo preparandomi a morire. Ma la morte, che era stata pur così vicina, a poco a poco cominciò ad allontanarsi. Non fu proprio vita quella che subentrò alla morte, ma un esistere semicosciente, per il quale non c’è definizione di sorta e che non può essere chiamato vita. Ogni giorno, ogni alba portava con sé il rischio di un nuovo urlo mortale. Ma non arrivò. Io lavoravo come addetto a bollitore, il più leggero di tutti i lavori, ancor più leggero di quello di guardiano, ma egualmente non ce la facevo a tagliare in tempo tutta la legna che serviva al titano, il bollitore del tipo Titano. Mi avrebbero potuto cacciare via, ma dove? Lontano nella taiga, il nostro insediamento – la nostra komandirovka in termini kolymiani – era come un’isola sperduta nell’universo verde. Riuscivo appena a trascinare le gambe, i duecento metri tra la tenda e il posto di lavoro mi sembravano una distanza infinita, e lungo il tragitto mi sedevo più volte a riposare. Ricordo ancora adesso ogni avvallamento, buca o fossa di quel sentiero mortale; il ruscello davanti al quale mi stendevo a pancia in giù inghiottendo  avidamente sorsate d’acqua, fresca, buona, salutare. La sega a due manici che talvolta portavo sulla spalla, talaltra trascinavo per un manico, mi sembrava un carico incredibilmente gravoso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non mi riusciva mai di far bollire l’acqua in tempo, di far sì che il titano si mettesse a bollire per l’ora di pranzo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma nessuno degli operai – erano dei &lt;&lt;liberi&gt;&gt;, tutti detenuti fino a poco tempo prima – ci badava, a nessuno importava che l’acqua bollisse o meno. La Kolyma aveva insegnato a tutti noi a distinguere l’acqua da bere unicamente in base alla temperatura. Calda o fredda e bollita o non bollita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non ce ne importava niente del salto dialettico che trasforma la quantità in qualità. Non eravamo filosofi. Eravamo manovali e rabotjagi e la nostra acqua calda potabile non aveva i requisisti richiesti per il suddetto salto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mangiavo, sforzandomi, ma senza affanno, di mandare giù tutto quello che mi capitava a tiro: avanzi, resti di cibo, bacche di palude dell’anno prima. La minestra del giorno prima o del giorno prima ancora, avanzata nel calderone dei &lt;&lt;liberi&gt;&gt;. No, della minestra della vigilia i &lt;&lt;liberi&gt;&gt; non avanzavano mai niente.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella nostra tenda c’erano due fucili, fucili da caccia. Le pernici e gli altri uccelli non temevano l’uomo e all’inizio si potevano abbattere alla soglia della tenda. Si arrostiva la preda così com’era sotto la cenere o la si cuoceva dopo averla accuratamente spiumata. Penne e piume andavano in cuscini, era un commercio anche quello, soldi sicuri, un modo di arrotondare per i &lt;&lt;liberi&gt;&gt;, i signori e padroni dei fucili e degli uccelli della tajga. Le pernici  spennate  e svuotate delle interiora venivano fatte cuocere in barattoli da conserva di tre litri appesi sopra i falò. Non mi capitò mai di trovare alcun avanzo di quegli uccelli misteriosi. Gli stomaci affamati dei &lt;&lt;liberi&gt;&gt; trituravano, macinavano e risucchiavano ogni ossicino senza lasciare avanzi. Era un altro dei prodigi della tajga.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non assaggiai mai neppure un boccone di quelle pernici. Io avevo le bacche, radici di erbe e la razione. E non morivo. Cominciai a guardare con sempre maggiore indifferenza, senza rabbia, il sole rosso e freddo, le montagne nude, dove ogni cosa – rocce, anse del fiume, larici, pioppi – era spigolosa e ostile. La sera saliva dal fiume una nebbia gelata, e giorno e  notte non c’era un momento in cui mi scaldassi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le dita congelate della mani e dei piedi dolevano per il dolore lancinante. La pelle rosa vivo delle dita restava tale e si ulcerava facilmente. Tenevo le dita sempre bendate con certi stracci sporchi per preservarle se non dall’infezione almeno da nuove lesioni, e alleviarne il dolore. Non c’era invece rimedio efficace al pus che stillava da entrambi gli alluci, e al pus non c’era fine.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci svegliavano battendo su un pezzo di rotaia e allo stesso modo ci facevano rientrare dal lavoro. Dopo avere mangiato, mi coricavo immediatamente sul pancaccio, naturalmente senza svestirmi, e mi addormentavo. La tenda nella quale vivevo e dormivo  la vedevo come attraverso una nebbia: da qualche parte persone che si muovevano, lo scoppio di una lite, una sequela di ingiurie oscene, un azzuffarsi, poi, improvviso, calava il silenzio prima di una mossa pericolosa. Le zuffe si chetavano rapidamente, per conto loro, non c’era da trattenere o separare alcuno, semplicemente i motori della lite si spegnevano e subentrava la gelida alma notturna con il suo cielo pallido e alto intravisto dai buchi del soffitto di tela, e insieme il ronfare, sbuffare, gemere, tossire, il bestemmiare incosciente dei dormienti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una notte mi resi conto che io udivo quel gemere e sbuffare. Fu una sensazione improvvisa, come una illuminazione.. e non ne fui rallegrato. Più tardi, ricordando quel momento di stupore, compresi che la mia necessità di sonno, di oblio, di incoscienza si era attenuata: mi ero già saziato di sonno, come diceva Moisej Moiseevic Kuznecov, il nostro fabbro, mastro ferraio e maestro di saggezza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si manifestò un persistente dolore muscolare. Che muscoli potessi avere a quei tempi non so, ma il dolore c’era, mi irritava e non mi consentiva di astrarmi dal corpo. Poi fece la sua comparsa qualcosa di diverso dalla rabbia e dal rancore suo compagno.  Era l’indifferenza, la temerarietà. Capii che per me non c’era indifferenza, la temerarietà. Capii che per me era indifferente che mi picchiassero o meno, che mi dessero il pranzo e la razione, o che non me lo dessero affatto. E benché alla prospezione, una trasferta senza scorta, non mi picchiassero – picchiavano solo ai giacimenti – io, ricordando la cava dell’oro, misuravo il mio coraggio con il metro di allora. Grazie a questa indifferenza, a questa temerarietà, venne in qualche modo gettato un ponticello che mi allontanava dalla morte. La consapevolezza che qui non mi avrebbero picchiato, perché non picchiavano né prevedibilmente lo avrebbero mai fatto, generava nuove forze e nuovi sentimenti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo l’indifferenza, la paura, una paura comunque non molto forte, il timore che mi togliessero quella vita di salvezza, quel lavoro salvifico al bollitore, il cielo alto e freddo, e il persistente dolore ai muscoli sfibrati. Capii che avevo paura di dover partire per tornare al giacimento. Avevo paura, punto e basta. Nel corso di tutta la mia vita mi ero accontentato del bene senza cercare il meglio. Giorno dopo giorno la carne mi ricresceva sule ossa. Poi venne il turno di un secondo sentimento, e si chiamava invidia. Invidiavo i miei compagni morti, le persone che erano scomparse nel ’38. Invidiavo anche i vivi, i miei vicini, intenti a masticare, i vicini che si accendevano qualcosa da fumare. Non invidiavo il capo spedizione, il capocantiere, il caposquadra; quello era un altro mondo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’amore non mi tornò. Ah, com’è distante l’amore dall’invidia, dalla paura, dalla rabbia. Quanto poco bisogno ne hanno gli uomini. L’amore sopraggiunge soltanto quando tutti gli altri sentimenti sono tornati. Arriva per ultimo, ritorna per ultimo, ma ritorna poi davvero?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E tuttavia, l’indifferenza, l’invidia e la paura non erano i soli testimoni del mio ritorno alla vita. Prima che per gli uomini, mi era tornata la compassione per gli animali.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poiché ero tra tutti il più debole in quel mondo di pozzi e scavi di prospezione, lavoravo con il topografo – gli andavo dietro portando l’asta e il teodolite. Talvolta, però, per fare più in fretta, il topo grafo si faceva passare la cinghia del teodolite dietro la schiena e a me toccava soltanto l’asta, leggerissima e ricoperta di cifre. Il topografo era un detenuto. Per farsi coraggio – d’estate c’erano molti fuggiaschi in giro per la tajga – si portava dietro un fucile da caccia di piccolo calibro che era riuscito a farsi dare dai suoi superiori. Ma il fucile ci era solo d’intralcio, e non solo perché era un oggetto inutile nel nostro difficoltoso procedere. Ci eravamo seduti a riposare in una radura e il topografo, giocherellando con il fucile, lo puntò contro un ciuffolotto delle pinete il quale si era avvicinato in volo per vedere il pericolo più da vicino e sventarlo. Sacrificando, se necessario la vita. La sua femmina doveva essere alla cova nelle vicinanze:  non c’era altra spiegazione al folle coraggio dell’uccello. Il topografo si appoggiò il fucile alla spalla e io spostai la canna.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Metti via il fucile!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Ma che ti prende? Sei impazzito?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Lascia stare quell’uccello e basta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Farò rapporto al capo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Ma và un po’ al diavolo, tu e il tuo capo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma il topografo non aveva voglia di litigare e non disse niente al capo. E io capii che qualcosa di importante era tornato a me.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da molti anni non vedevo né giornali né libri e ormai mi ero abituato a non rimpiangerne la mancanza. I miei cinquanta compagni di tenda, di quella tenda di lacera tela catramata, erano tutti nella stessa condizione: nella nostra baracca non si era mai visto un solo giornale, un solo libro. Le autorità superiori – il responsabile dei lavori, il capo della prospezione e il caposquadra – quando scendevano nel nostro mondo non portavano libri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La mia lingua, la rozza lingua dei giacimenti, era povera, povera quanto i sentimenti che continuavano a vivere vicino alle ossa. Alzata, adunata, appello, smistamento ai posti di lavoro, pranzo, fine del lavoro, ritirata, cittadino capo, mi permetta di rivolgerle la parola, badile, trivella, piccone, fuori fa freddo, pioggia, minestra fredda, minestra calda, pane, razione, lasciamene un tiro: da anni me la cavavo con una ventina di parole. E per metà erano imprecazioni. Quand’ero giovane, o frose bambino, circolava l’aneddoto di un russo che riusciva a raccontare un viaggio all’estero ricorrendo a una sola parola pronunciata con differenti  intonazioni. La ricchezza delle imprecazioni russe, la loro inesauribile capacità oltraggiosa non mi si rivelarono tuttavia nell’infanzia, e neppure nella giovinezza. Da queste parti l’aneddoto del russo è roba da educande. Ma io non cercavo altre parole. Ero felice di non dover cercare chissà quali altre parole. Neanche sapevo più se esistessero. Non ero in grado di rispondere all’interrogativo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi spaventai, rimasi sbalordito quando nel mio cervello, sì, proprio qui – lo ricordo con chiarezza – sotto l’osso parietale destro, nacque una parola del tutto inadatta alla tajga, una parola che in un primo momento io stesso non capii, altro che i miei compagni. Gridai questa parola dopo essermi alzato in piedi sul pancaccio, rivolgendomi al cielo, all’infinito:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Sentenza! Sentenza!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E scoppiai a ridere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Sentenza!- urlavo direttamente al cielo del Nord, alla sua doppia aurora, urlavo senza ancora</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>comprendere il significato di quel termine che mi era nato dentro. E se quella parola era ritornata, se era stata di nuovo ritrovata, tanto meglio, tanto meglio! Una gioia immensa colmava tutto il mio essere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Sentenza!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Ma guarda che suonato!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          E’ proprio suonato! Cos’è, sei uno straniero? – mi chiese con sarcasmo l’ingegnere           </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Minerario Vronski, proprio lui, il famoso &lt;&lt;Tre bricioli&gt;&gt;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Vronskij, dammi da fumare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          No, non ho tabacco.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Dài, almeno tre bricioli.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Tre bricioli? Prego.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E con l’unghia cavava dalla borsa, gonfia di machorka, i tre bricioli del tabacco.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Uno straniero?&gt;&gt; &#8211; Domanda capace di trasferire il nostro destino nel mondo delle provocazioni e delle denunce, delle indagini istruttorie e dei supplementi di pena.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma non me ne importava proprio niente delle domande provocatorie di Vronskij. La mia scoperta era assolutamente enorme.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Sentenza!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>-          Che suonato!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La rabbia era l’ultimo sentimento, quello con il quale l’uomo sparivo nel nulla, nel mondo inanimato. Ma quel mondo è davvero inanimato? Perfino un sasso non mi è mai sembrato veramente inanimato, per non parlare dell’erba, degli alberi, del fiume. Il fiume non è soltanto l’incarnazione della vita, il simbolo della vita, ma è la vita stessa. Il suo perpetuo movimento, l’incessante mormorio, il suo chiacchiericcio, per così dire, quel suo agire che forza l’acqua a scendere  la corrente sfidando steppe e praterie. Il fiume, che quando il sole prosciuga e scopre il suo solito corso, ne prende uno nuovo e si insinua in qualche parte tra i sassi, filo d’acqua visibile appena, in obbedienza al proprio eterno dovere, ruscelletto che non spera più nell’aiuto del cielo, nella salvifica pioggia. Ma basta un temporale, basta un rovescio e già il fiume si trova nuove sponde, frange le rupi, schianta le piante e s’avventa con furia giù per la via che in eterno è la sua…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sentenza! Non mi fidavo di me stesso, temevo che addormentandomi questa parola tornata a me si dileguasse nottetempo. Ma la parola non si dileguò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sentenza. Sia questo il nuovo nome del piccolo fiume accanto al quale sorgeva il nostro accampamento, la nostra komandirovka &lt;&lt;Rio-rita&gt;&gt;. Forse che &lt;&lt;Rio-rita&gt;&gt; è meglio di &lt;&lt;Sentenza&gt;&gt;? Il cattivo gusto del cartografo padrone della terra aveva introdotto Rio-rita nelle carte del mondo. E non c’era rimedio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sentenza. In quella parola suonava qualcosa si romano, di forte, di latino. L’antica Roma era, per la mi infanzia, la storia di lotte politiche, di guerre tra uomini, mentre l’antica Grecia era il regno delle arti. Nonostante ci fossero stati uomini politici e assassini anche nell’antica Grecia, e non pochi artisti nell’antica Roma. Ma la mia infanzia aveva radicalizzato, semplificato, ristretto e separato due mondi tanto diversi. Sentenza era una parola latina. Passò una settimana senza che riuscissi a capirne il significato. La sussurravo in continuazione, gridandola all’improvviso, con grande spavento e spasso dei miei compagni. Esigevo, dal mondo e dal cielo, una soluzione dell’enigma, uno scioglimento, una traduzione… E in capo a una settimana capii, e tremai per la gioia e per lo spavento. Spavento perché temevo il ritorno in quel mondo al quale non potevo tornare. Gioia perché vedevo che la vita tornava a me malgrado la mia stessa volontà.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trascorsero molti giorni prima che imparassi a richiamare dalle profondità del mio cervello sempre nuove parole, parole diverse, una dopo l’altra. Ogni parola ritornava a fatica, ogni parola emergeva all’improvviso, per conto suo. Non era un flusso di pensieri  e parole. Ognuna di essere tornava solitaria, senza la scorta di altre parole conosciute, e nasceva prima dalla lingua che dal cervello.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E poi venne quel giorno in cui noi tutti, cinquanta operai, smettemmo di lavorare e corremmo verso l’accampamento, al fiume, uscendo fuori dai pozzi, dagli scavi, lasciando alberi segati a metà o la minestra che cuoceva sul fuoco. Erano tutti più veloci di me, ma ce la feci anch’io ad arrivare in tempo, aiutandomi con le mani per scendere rapidamente la china.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da Magadan era tornato il capo. Una giornata limpida, calda, secca. Sull’enorme ceppo di larice all’entrata della tenda c’era un grammofono. Il grammofono suonava coprendo il fruscio della puntina, suonava un pezzo di musica sinfonica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E tutti si accalcavano intorno al ceppo – assassini e ladri di cavalli, malavitosi e non, &lt;&lt;caporali&gt;&gt; e &lt;&lt;sgobboni&gt;&gt;. C’era anche il capo, in disparte. Dall’espressione del suo volto sembrava quasi che quella musica l’avesse scritta lui, per noi, per la nostra komandirovka sperduta in quell’angolo di tajga. Il disco di gommalacca girava e sibilava, e girava anche il ceppo con i suoi trecento anelli, come una molla compressa, avvolta strettamente nei suoi trecento anni…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bornagain.it/wp/2010/12/09/sentenza-dedicato-alla-memoria-di-varlam-salamov/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>TEMPO DI GUARIGIONE &#8211; la rubrica di Monica Benatti</title>
		<link>http://www.bornagain.it/wp/2010/11/19/tempo-di-guarigione-la-rubrica-di-monica-benatti-5/</link>
		<comments>http://www.bornagain.it/wp/2010/11/19/tempo-di-guarigione-la-rubrica-di-monica-benatti-5/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 14:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guarigione]]></category>
		<category><![CDATA[Misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[alienazione]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[ascoltare]]></category>
		<category><![CDATA[Aur Kavalah]]></category>
		<category><![CDATA[battito]]></category>
		<category><![CDATA[Bhagavad-Gita]]></category>
		<category><![CDATA[cielo]]></category>
		<category><![CDATA[compito]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[creato]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[disgregazione]]></category>
		<category><![CDATA[elementi]]></category>
		<category><![CDATA[elevazione]]></category>
		<category><![CDATA[essere]]></category>
		<category><![CDATA[esseri]]></category>
		<category><![CDATA[fermarsi]]></category>
		<category><![CDATA[forma]]></category>
		<category><![CDATA[frequenza]]></category>
		<category><![CDATA[funzione]]></category>
		<category><![CDATA[fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[fusione]]></category>
		<category><![CDATA[guarigione]]></category>
		<category><![CDATA[Indios]]></category>
		<category><![CDATA[Le 100 preghiere più potenti]]></category>
		<category><![CDATA[livelli]]></category>
		<category><![CDATA[luce]]></category>
		<category><![CDATA[luogo]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[Monica Benatti]]></category>
		<category><![CDATA[motori]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[ombra]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[petto]]></category>
		<category><![CDATA[preghiere]]></category>
		<category><![CDATA[respiro]]></category>
		<category><![CDATA[riflesso]]></category>
		<category><![CDATA[riscaldamento]]></category>
		<category><![CDATA[ritmo]]></category>
		<category><![CDATA[roccia]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sciamana]]></category>
		<category><![CDATA[separazione]]></category>
		<category><![CDATA[sostana]]></category>
		<category><![CDATA[stelle]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo Esseno]]></category>
		<category><![CDATA[viandanti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bornagain.it/wp/?p=874</guid>
		<description><![CDATA[In questo nuovo appuntamento con la sua rubrica Monica Benatti ci regala un frammento carico di ispirazione vibrazionale tratto da &#8220;Le 100 Preghiere più potenti&#8221; di Aur Kavalah Dopo questi prime puntate di &#8220;riscaldamento dei motori&#8221;, la prossima volta Monica entrerà direttamente in campo, con parole, conoscenze ed esperienze direttamente sue. Buona lettura Viandanti del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="yiv924175652mailContent">
<div id="yiv924175652message1274269404">
<div id="yiv924175652yiv1342680086">
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/serenataperunafatall9.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-875" title="serenataperunafatall9" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/serenataperunafatall9-832x1024.jpg" alt="" width="832" height="1024" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In questo nuovo appuntamento con la sua rubrica Monica Benatti ci regala un frammento carico di ispirazione vibrazionale tratto da &#8220;Le 100 Preghiere più potenti&#8221; di Aur Kavalah</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo questi prime puntate di &#8220;riscaldamento dei motori&#8221;, la prossima volta Monica entrerà direttamente in campo, con parole, conoscenze ed esperienze direttamente sue.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buona lettura Viandanti del Blog</strong></p>
<p><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p><em><strong>LUCE, PAROLA, MUSICA</strong></em></p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;origine del suono è luce. Tu sei luce, quella luce che rimane in ombra, ma che quando si rivela alla coscienza e al cuore, diventa totalizzante, piena, completa, appagante. Luce e parola camminano a braccetto l&#8217;una con l&#8217;altra. Luce e parola vanno insieme, hanno la stessa essenza. La prima luce che esplode nell&#8217;universo per farlo nascere contiene e richiama la luce che risplende come lampo abbagliante nella mente che raggiunge l&#8217;illuminazione o un barlume di conoscenza. Essa è come un indescrivibile vibrazione, un suono magico in grado di dare forma al caotico, a ciò che non è ancora formato. Questa luce/parola che in-forma (dà significato, forma ed essenza alla realtà), essendo vibrazione, è anche suono e colore. In questo senso, è in grado di colorare il mondo col suo arcobaleno e farlo vivere. Allo stesso modo, poichè la preghiera stessa è formata dalle parole e dai suoni delle parole, può essere considerata musica e canto. In quanto tale, oltre ad essere ringraziamento diventa potenzailmente creatrice essa stessa, poichè tende a ripercorrere i livelli vibrazionali dell&#8217;essere. E&#8217; questo il caso, per esempio, dei mantram, come l&#8217;om, che contribuisce a scuotere e liberare l&#8217;essere, a farlo vibrare in un rinnovato stato di salute.</strong></p>
</div>
<p><strong>IN CIELO, IN TERRA IN OGNI LUOGO</strong></p>
</div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fermati e ascolta. Osserva. Ogni cosa vive. Ogni cosa pulsa. Ogni cosa è animata, ha un cuore. Questa vita di ogni aspetto del creato esiste in una frequenza che è immanete alla natura , eppure invisibile, apparentemente separata. Ascolta il ritmo, i ritmi, della natura. Scorgi l&#8217;anima delle cose e degli esseri. Ci sono vite e pulsazioni lunghissime, diresti quasi eterne. Come la pietra, il sasso che calpesti. Lo pensi forse morto? Ritieni davvero che solo perchè tutta la tua esistenza si svolge forse solo nel tempo della sua lentissima espirazione o inspirazione, ritieni dunque che esso non viva pari di te? Non senti il suo lungo respiro?E non avverti il tuo respiro dentro al suo? Ma soprattutto, non senti la memoria millenaria che lo pervade? E se ti dico che quella memoria ti appartiene? Se ti dico che anche tu, forse sei già sasso? Che le pietre sono anche dentro di te? Che il cielo ti appartiene e la terra e gli elementi tutti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Senti il potere purificante e dissetante dell&#8217;acqua. Scopri il tuo fuoco, comincia a percepire la sostanza degli elementi che vivono in te e intorno a te, in ogni direzione, sacralizzando così il tuo stesso corpo, delimitandolo e cerchiandolo come luogo sacro e altare. Fermati e ascolta. Osserva con gli occhi della tua anima. Ascolta il battito e il respiro del tuo petto. Lì sta avvenendo qualcosa. C&#8217;è un evidente corrispondenza fra ciò che vive al di fuori dell&#8217;uomo e ciò che si verifica interiormente a lui. Non solo gli elementi della natura sono gli stessi che compogono l&#8217;uomo nella sua dimensione terrena, ma essi concorrono a disegnare all&#8217;esterno di lui un grande corpo da vivere come percorsi dell&#8217;anima, disegni imperscrutabili dello spirito e della volontà divina. In questo modo, non solo tutto diviene sacro poichè intriso della presenza divina, ma anche familiare, amico, in quanto specchio e riflesso dell&#8217;uomo e viceversa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando gli indios cantano&#8221; noi siamo le stelle&#8221; non solo fanno nascere le stele riportandole alla coscienza, ma congiungono magicamente il loro splendore alla luce di cui anche l&#8217;uomo è intriso. Diventare stelle è un azione di elevazione dell&#8217;essere, significa ricondurlo all&#8217;interno di quel tutto che contiene la fusione armonica delle molteplici manifestazioni, ognuna con una funzione ed un compito specifico da assolvere. Lo stesso vale per l&#8217;acqua attinta direttamente dalla fonte viva del Signore o quella che ricrea l&#8217;anima e la ristora dolcemente come il miele, della preghiera dei primi cristiani. E lo stesso di nuovo vale per l&#8217;acqua solcata dalla zampa palmata del cigno della tradizione celtica o per quella immortale del Bhagavad-Gita, o per sorella acqua francescana, o ancora, per l&#8217;acqua benedetta insieme a tutto il creato della tradizione biblica, o anche per quella del Vangelo Esseno. Definire gli elementi e gli esseri del creato è sostanzialmente definire gli spazi sacri della vita, i luoghi in cui tutto avviene e tutto può succedere. Sentirsi partecipi di questo luogo sacro, che si trovi in terra o in cielo significa non rimanere esclusi, non sperimentare la separazione e la disgregazione, non vivere l&#8217;alienazione e, per esteso, neppure la malattia da esse derivata. Significa perciò tornare o divenire partecipi del tutto e mettere in moto tutti gli elementi funzionali della vita stessa, in una celebrazione sacra delle forze umane, universali e divine.  </strong></p>
<p><strong>(da Le 100 Preghiere più potenti di Aur Kavalah)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Monica Benatti</strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bornagain.it/wp/2010/11/19/tempo-di-guarigione-la-rubrica-di-monica-benatti-5/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>OSA CREDERE</title>
		<link>http://www.bornagain.it/wp/2010/11/04/osa-credere/</link>
		<comments>http://www.bornagain.it/wp/2010/11/04/osa-credere/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Nov 2010 23:12:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[Simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[appartiene]]></category>
		<category><![CDATA[avanzare]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[banco]]></category>
		<category><![CDATA[canto]]></category>
		<category><![CDATA[combattere]]></category>
		<category><![CDATA[credere]]></category>
		<category><![CDATA[credo]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[destino]]></category>
		<category><![CDATA[drago]]></category>
		<category><![CDATA[dubbio]]></category>
		<category><![CDATA[gioia]]></category>
		<category><![CDATA[giorni]]></category>
		<category><![CDATA[giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Josei Toda]]></category>
		<category><![CDATA[Lentamente muore]]></category>
		<category><![CDATA[Maratona]]></category>
		<category><![CDATA[Martha Medeiros]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>
		<category><![CDATA[migliore]]></category>
		<category><![CDATA[minuti]]></category>
		<category><![CDATA[muro]]></category>
		<category><![CDATA[nebbia]]></category>
		<category><![CDATA[notte]]></category>
		<category><![CDATA[ore]]></category>
		<category><![CDATA[Osa credere]]></category>
		<category><![CDATA[Pablo Neruda]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[partita]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[persiani]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Baggio]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo]]></category>
		<category><![CDATA[saggezza]]></category>
		<category><![CDATA[silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[sofferenza]]></category>
		<category><![CDATA[sogno]]></category>
		<category><![CDATA[solo]]></category>
		<category><![CDATA[splendore]]></category>
		<category><![CDATA[stella]]></category>
		<category><![CDATA[strada]]></category>
		<category><![CDATA[tempo]]></category>
		<category><![CDATA[visione]]></category>
		<category><![CDATA[voce]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bornagain.it/wp/?p=852</guid>
		<description><![CDATA[OSA CREDERE C&#8217;è una poesia stupenda, attribuita a Josei Toda, anche se non credo sia sua. E’ uno di quei rari casi in cui una poesia appartiene a un autore, ma entra nel campo vitale di un altro, quasi fosse troppo affine a quella esistenza, piuttosto che a quella di colui che l’ha generata. Certe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/SPADA3.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-854" title="SPADA3" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/11/SPADA3-1024x752.jpg" alt="" width="1024" height="752" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>OSA CREDERE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;è una poesia stupenda, attribuita a Josei Toda, anche se non credo sia sua. E’ uno di quei rari casi in cui una poesia appartiene a un autore, ma entra nel campo vitale di un altro, quasi fosse troppo affine a quella esistenza, piuttosto che a quella di colui che l’ha generata. Certe cose sembrano talmente scritte da un altro che l’altro quasi se ne appropria, ed entrano nella sua Leggenda. E credo che potranno sforzarsi a centinaia a sottolineare come Osa Credere non sia di Josei Toda. Per ancora molto tempo a venire è al suo nome che continuerà ad essere accompagnata. Come “Lentamente muore”, scritta in realtà da Martha Medeiros, ma che quasi tutti attribuiscono a Neruda. E, in un certo senso, “vogliono” attribuire a Neruda. Il suo Mito calamita questa poesia, e forse tra qualche centinaio d’anni riuscirà ad emanciparsi da questo abbraccio. O forse mai.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rileggendo oggi Osa Credere una serie di immagini e impressioni ha preso corpo in me, uscendo fuori senza chiedere il permesso.. alla fine di esse, la poesia di Toda (vedete, ci casco anch’io..)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stai rubando scampoli di tempo, stari rubando battiti di sole, stai rubando istanti di sogno? Non vedi che sei tu contro l&#8217;onda, non vedi che il Banco è forte, il Casinò non perde, ragazzo? Non ti senti un ladro, un clandestino, a spiare dai muri, e a partire, bagagli e mantelli per specchiarti un minuto in un sogno; non vedi che a volte il vento è burrasca e trascina foglie oscure nel cielo? Non vedi che a volte è come saltare in mezzo alle mine? Non vedi che a volte senti solo la sabbia tra le mani? Il Banco è forte e tutto il casinò è dalla sua, e tu che pensi di fare? Perché non batti in ritirata una volta per tutte? Sarai comunque ricordato tra gli applausi&#8230; perché non segui i saggi consigli? Non vedi che sei piccolo dinanzi al Destino? Perché rubare secondi, minuti, giorni, ore, quando potresti spassartela al mare? Il Banco è potente nei suoi giochi&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stetti un po&#8217; silenzio, ma poi risposi:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Ne avete di saggezza amici miei, la vostra prudenza è proverbiale&#8230; potete vincere in mille tribunali con i vostri argomenti&#8230; avete mille precedenti da far valere. La vostra voce non è malvagia, è il rassicurante canto della resa che da sempre tiene molti lontano dai guai, e chissà quante vite avrete salvato. Ma mi spiace, in milioni hanno tirato in remi in barca, c&#8217;è sempre trippa per gatti per chi sa accontentarsi, e da vecchi avremo mille ragioni per scusare la nostra viltà. Durante gli anni non ci mancheranno hobby, occupazioni e dipendenze per stordire la voce che non abbiamo voluto seguire. L’insoddisfazione sarà come un tarlo, insistente, irritante, frustrante. Ma ci hanno consegnato mille droghe per stordirci. E poi, chi ci potrà accusare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono cose che non puoi fare, bambino, mettiti l&#8217;anima in pace, e adesso vai, che il tempo corre, tanto tra sudore e giocattoli, tra lavoro e bevute occuperai il tuo tempo. E poi l’equilibrio cosmico dove lo mettiamo? Se tutti fossero aquile, chi impersonerebbe gli altri ruoli?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Argomentazioni impeccabili, ma, mi spiace. Noi abbiamo un&#8217;altra Strada che ci chiama. E su quella Strada continuerò.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono poteri che voi non conoscete. I persiani persero a Maratona, chi ci avrebbe scommesso? Ci sono forze che smuovono montagne. Se hai un sogno, combatti per esso. Sta sicuro, alcuni giorni ti sentirai solo, alcuni giorni</strong> <strong>vedrai solo  nebbia, alcuni giorni avrai le ginocchia sbucciate, alcuni giorni ti sembrerà di essere davanti al muro bianco, alcuni giorni saranno violenti come una tagliola, alcuni giorni non ci sarà una voce a incoraggiarti. È la Lunga Notte, quasi tutti mollano là. Ma è proprio quando il buio è più oscuro che è prossimo alla fine..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Adesso dammi la tua mano e ripeti come ad alta voce, perché le parole scacciano la Paura, bandisci il Dubbio, e ripeti le Parole&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credo in quello che sono,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>la mia Visione sarà incandescente nella mia mente,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>nel giorno e nella notte,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>affronterò il Drago nella sua tana,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>seguirò la Stella irraggiungibile</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e comunque vada</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>avrò giocato la mia Partita,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>e qualunque sia l&#8217;esito,</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>avrò osato credere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong> &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Osa credere</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Osa credere che c&#8217;è un canto nel tuo cuore.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Osa credere nei tuoi desideri.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Finché hai il coraggio di credere</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">niente potrà impedirti</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">di giocare il ruolo che vuoi.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Troppe persone finiscono su una strada sbagliata</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">fuorviate da un granello di dubbio.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Il destino si può cambiare.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Il sole è già alto sul giorno che è nato.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Troppi dicono che tutto va bene</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">e non capiscono perché si dovrebbe cambiare.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Troppi nascondono il loro splendore</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">sotto macigni di sofferenza.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Noi non dobbiamo chinare la testa</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">alziamoci invece cantando di gioia.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Non c&#8217;è momento migliore</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">dell&#8217;istante presente.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">Avanzerò senza sosta</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">adesso che so</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">di aver trovato qualcosa</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">che mi appartiene.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;">J.Toda</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bornagain.it/wp/2010/11/04/osa-credere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A Francesca Diana.. di Ciro Campajola</title>
		<link>http://www.bornagain.it/wp/2010/10/25/a-francesca-diana-di-ciro-campajola/</link>
		<comments>http://www.bornagain.it/wp/2010/10/25/a-francesca-diana-di-ciro-campajola/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 10:11:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bellezza]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[allori]]></category>
		<category><![CDATA[amplessi]]></category>
		<category><![CDATA[anima]]></category>
		<category><![CDATA[appartiene]]></category>
		<category><![CDATA[applausi]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[bar]]></category>
		<category><![CDATA[benvenuto]]></category>
		<category><![CDATA[bilancia]]></category>
		<category><![CDATA[brigante]]></category>
		<category><![CDATA[buio]]></category>
		<category><![CDATA[calore]]></category>
		<category><![CDATA[calpestare]]></category>
		<category><![CDATA[canzone]]></category>
		<category><![CDATA[capo]]></category>
		<category><![CDATA[cattivi]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[chimera]]></category>
		<category><![CDATA[Ciro Campajola]]></category>
		<category><![CDATA[coda]]></category>
		<category><![CDATA[comando]]></category>
		<category><![CDATA[consenso]]></category>
		<category><![CDATA[contagio]]></category>
		<category><![CDATA[contanti]]></category>
		<category><![CDATA[contraddizioni]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[cupola]]></category>
		<category><![CDATA[custodire]]></category>
		<category><![CDATA[dichiarare]]></category>
		<category><![CDATA[discorsi]]></category>
		<category><![CDATA[distacco]]></category>
		<category><![CDATA[esistere]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà]]></category>
		<category><![CDATA[fantasia]]></category>
		<category><![CDATA[fedeltà]]></category>
		<category><![CDATA[fegato]]></category>
		<category><![CDATA[fiammella]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[filo conduttore]]></category>
		<category><![CDATA[fischi]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Diana]]></category>
		<category><![CDATA[gioco]]></category>
		<category><![CDATA[giro]]></category>
		<category><![CDATA[godere]]></category>
		<category><![CDATA[implacabile]]></category>
		<category><![CDATA[indomabile]]></category>
		<category><![CDATA[interiore]]></category>
		<category><![CDATA[leggende]]></category>
		<category><![CDATA[leggerezza]]></category>
		<category><![CDATA[leggi]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[lumicino]]></category>
		<category><![CDATA[malattia]]></category>
		<category><![CDATA[mani]]></category>
		<category><![CDATA[margini]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[nazione]]></category>
		<category><![CDATA[nome]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[orchestra]]></category>
		<category><![CDATA[orgasmi]]></category>
		<category><![CDATA[osservanze]]></category>
		<category><![CDATA[pace]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[pazzo]]></category>
		<category><![CDATA[pesare]]></category>
		<category><![CDATA[pezza]]></category>
		<category><![CDATA[piedi]]></category>
		<category><![CDATA[plotone trasparente]]></category>
		<category><![CDATA[plurale]]></category>
		<category><![CDATA[poeta]]></category>
		<category><![CDATA[popolo]]></category>
		<category><![CDATA[possibile]]></category>
		<category><![CDATA[possibilità]]></category>
		<category><![CDATA[preti]]></category>
		<category><![CDATA[prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[prigioniero]]></category>
		<category><![CDATA[pupazzo]]></category>
		<category><![CDATA[puzzle]]></category>
		<category><![CDATA[rabbia]]></category>
		<category><![CDATA[raccontare]]></category>
		<category><![CDATA[ragione]]></category>
		<category><![CDATA[respiro]]></category>
		<category><![CDATA[ribelle]]></category>
		<category><![CDATA[rifugi]]></category>
		<category><![CDATA[rumore]]></category>
		<category><![CDATA[scelta]]></category>
		<category><![CDATA[scheletri]]></category>
		<category><![CDATA[senso]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[silenzio]]></category>
		<category><![CDATA[sogni]]></category>
		<category><![CDATA[sorriso]]></category>
		<category><![CDATA[sovrano]]></category>
		<category><![CDATA[specchio]]></category>
		<category><![CDATA[speranze]]></category>
		<category><![CDATA[stile]]></category>
		<category><![CDATA[stoffa]]></category>
		<category><![CDATA[stomaco]]></category>
		<category><![CDATA[stracci]]></category>
		<category><![CDATA[strade]]></category>
		<category><![CDATA[stupefacente]]></category>
		<category><![CDATA[sudore]]></category>
		<category><![CDATA[tenacia]]></category>
		<category><![CDATA[tormentata]]></category>
		<category><![CDATA[trama]]></category>
		<category><![CDATA[tregua]]></category>
		<category><![CDATA[urlo]]></category>
		<category><![CDATA[utopia]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<category><![CDATA[volere]]></category>
		<category><![CDATA[zerbino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bornagain.it/wp/?p=835</guid>
		<description><![CDATA[Ciro Campajola.. già altre volte la sua presenza ha aleggiato in questo Ciro campajola, già altre volte la sua presenza ha aleggiato in questo  Territorio chiamato Born Again&#8230; altre sue poesie sono state pubblicate&#8230; Ciro dalla vita estrema e tormentata, ma eternamente ribelle, indomabile, con versi che sputano sangue, ma masticano anche vita, fino all&#8217;ultimo. Con piedi che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;"><a href="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/il-bersaglio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-836" title="il-bersaglio" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/il-bersaglio.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></a></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000000;">Ciro Campajola.. già altre volte la sua presenza ha aleggiato in questo Ciro campajola, già altre volte la sua presenza ha aleggiato in questo  </span>Territorio chiamato Born Again&#8230; altre sue poesie sono state pubblicate&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciro dalla vita estrema e tormentata, ma eternamente ribelle, indomabile, con versi che sputano sangue, ma masticano anche vita, fino all&#8217;ultimo. Con piedi che a volte sembrano squartati dal cemento, ma l&#8217;anima buona di chi rialza sempre la testa col sorriso bambino di chi porta una fedeltà nell&#8217;anima, e vuole dare a chi incontra bicchieri di un vino che è bello rosso forte, ma scalda il cuore, e se ti tiene sveglio.. direbbe Ciro.. &#8220;bevilo che è per il tuo bene, e togliti il frack&#8221;..:-)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciro sa rinnovarsi costantemente. Potrebbe adesso godere gli allori del suo libro pubblicato da poco. E invece è ancora qua, in pista, nella polvere, sulla strada, a tirare fuori chilometriche stanze del deserto, storie che si contano sulle dita, rabbie ancora accese, e fame che non si sazia, e il desiderio di un Luogo.. di un Luogo.. dove gli occhi che si incrociano segnanno tracce di benvenuto nel cielo e mani strette tengono lontani i lupi..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esiste un Luogo del genere?.. Esisterà? a voi la risposta&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vi lascio alla poesia &#8220;A Francesca Diana&#8221; di Ciro Campajola</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Prigioniero della mia libertà</span></strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"> </span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Vado lamentando parole in giro</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quelle strette necessarie a tenermi in vita</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">parole silenziose</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come quando la coscienza del dolore</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ti mostra l’impotenza del volere</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">parole trattenute</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come quando</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">perfino un tuo respiro suona assordante</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">parole come quando è troppo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Poi  inevitabilmente</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">mi devo un’ubriacante disintossicata</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Ognuno di noi ha delle particolari facoltà</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">che nemmeno sa di avere</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">lo scopre solo in determinati momenti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quelli estremi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è soltanto lì che vengono fuori</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">anche se accumulate in ogni passo fatto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">restano sconosciute fino al passo precedente</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">La mia facoltà è il distacco</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">la “disintossicata”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è una dimensione segreta</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">un confine nascosto tra le pieghe del mio cervello</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">dove l’ esterno non può seguirmi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">sono i miei bar</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è così che li chiamo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">i bar della mia mente</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">costruiti su quelli delle mie strade</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e sul mio stesso fegato</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Sono bar come rifugi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">dove il dialogo non è richiesto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e la clientela non è scelta</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">lo è stata</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">i pochi avventori non vanno per avventure</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ne vengono</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">sono bar dove chi serve</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">serve solo a capire se hai soldi per un altro giro</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">altra tregua da mandar giù</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">sono bar immaginari</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">che non esistono</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e non insistono per esistere</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">o sono bar reali</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">che esistono</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e allora bevono per darsi coraggio</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e lo fanno fin quando è possibile</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">fino all’ implacabile serranda che si abbassa</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Lamento parole nude</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">povere di vesti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">inequivocabili</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">evidenti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">virgolettate schedate e tutto il resto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">chiaramente prive di ogni altro significato che non sia il loro</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">parole che chiedono subito e soltanto il dunque</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">logorate dal ripeterne il come e il perché</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">parole stanche</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come quando</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">cominci a risparmiare sui discorsi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">parole svogliate</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come quando</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ti arrendi a un’evidenza e te ne fai ulcera e ragione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">un buco nello stomaco e un altro nel cervello</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Lamento silenzi per starmene in pace</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">lontano sia da riverite osservanze</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">che dalle perdute speranze</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">mastico rabbia muta nei binari morti dell’esistenza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">“ai margini”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come dicono gli stessi stronzi che li tracciano</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">palesemente fuori dal gioco del rumore</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">eppure ancora ne alimento la sorda rabbia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come se il rumore avesse bisogno anche di me</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">a tutti i costi….</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">che poi puntualmente mi vengono attribuiti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Eppure non sogno più di pace</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">mi basta “starci”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non sogno più di libertà</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non la urlo più ad alta voce</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">pago la mia quando riesco a viverla</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non sogno più di giorni come orgasmi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">o di amplessi finali</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non sogno più sogni</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">cerco solo di custodire quello possibile</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quello rinchiuso nel mio pensare</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non più dentro il mio dire</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">eppure</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il mio parlare silenzioso</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">setacciato</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">dosato</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">scelto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">reso elementare</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">per non restare imbrigliato in parole dotte e /o duttili</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il mio parlare diretto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">chiaramente evidente nella sua tregua</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">viene ugualmente esposto al plotone</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come quando urlava la “sua” libertà</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il plotone vede comunque rosso quando il dire è trasparente</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">anche i miei silenzi fanno rumore</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Sono prigioniero della mia libertà interiore</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">fuori l’unico suono consentito è il consenso</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">dov’è il senso?</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza ha cambiati i suoni</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ogni parola è interscambiabile</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non decide più il senso</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ma il prezzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">l’uomo di pezza è pazzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezzo ha cambiato orchestra</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">maestri strumenti e compagnia cantante</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">i maestri hanno cambiato strumenti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">gli strumenti cambiano suono a comando</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il suono si adegua di rimando</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e la compagnia canta solo in contanti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza è dichiaratamente pazzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">s’innalza sovrano calpestando il popolo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e firma dall’alto la sua dichiarazione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il popolo sottostante</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e non più sovrano</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">gli vende la ragione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e gli affida la Nazione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">La canzone è sempre quella</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">tu la scegli</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">lui la arrangia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">mentre la musica è in rianimazione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e in rianimazione mancano anime</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza è un solo lungo zerbino</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">buoni cattivi e preti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">demoni e santi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">eroi e briganti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">storia e invenzione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">scienza e fantascienza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">virtù e schiavitù</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">finzione e religione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">regola ed eccezione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">tutto è intrecciato nella stessa stoffa</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">un’unica trama tramata senza una trama pensata</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">o comunque sensata</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">intrecciata senza un filo conduttore</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">cucita a doppio filo a un filo di lama</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">una trama senza via d’uscita</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">se non la stessa lama che ne tagli netto il filo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il bandolo della matassa è lontano nel tempo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è andato perso</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">qualcuno dice occultato</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">qualcuno dice sia il punto inamovibile del nodo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quello che tiene insieme l’uomo di pezza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza è legato alla sua pazzia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e come un putrido virus</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">avanza nel suo contagio</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">si moltiplica a dismisura</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e si riproduce a sua misura</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">l’uomo di pezza è un esercito rumoroso</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">bombarda ogni evidente ragione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">per coprire il suo confuso silenzio</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">l’uomo di pezza tappa tutti i buchi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">intrecciando ogni spazio con parole cucite a caso</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">l’uomo di pezza spreca la vita a rammendarsela addosso</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come un disperato gesto di porre limiti alla luce</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">alla trasparenza che ne svelerebbe l’evidenza:</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">la malattia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza è solo un pupazzo infetto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non ha l’avventura del brigante</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e non ne ha lo stile</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">attorno al suo nome non girano storie affascinati</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il suo nome è sconosciuto alle leggende</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e lontano dalle leggi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">lui non ha mai niente da raccontare</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">niente mai da dichiarare</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">lui ha già dichiarato</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">firmando la sua dichiarazione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">lui parla senza dire</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e per non dire niente</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">parla troppo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">lui ha stracci nel cervello</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e panni sporchi da lavare</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ma si guarda bene dal farlo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">potrebbe scoprire che l’uomo di pezza è lui stesso</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">o peggio</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è anche lui</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ma con stracci in bocca</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">sugli occhi e sulle orecchie</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e i panni diventano altri stracci</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza è un unico zerbino</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">tutti dentro</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">buoni cattivi e preti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">annodati  tra di loro</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">da uno scheletro di stracci</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">la coda somiglia al capo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">teme anch’essa la parola chiara</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">illuminerebbe altri scheletri nascosti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">La libertà è una chimera</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e lo è sempre stata</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ma non è una qualunque fantasia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">io la considero un’utile utopia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">senza di essa</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non avremmo la possibilità</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">di allevare l’unica libertà possibile</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quella dentro di noi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quella che non si guarda allo specchio</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ma ci guarda nella coscienza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quel lumicino che ti fa vedere meno il buio</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quella fiammella che per alcuni è tutto il calore possibile</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come lo è per me</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">malgrado la mia vita “politicamente scorretta”</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">malgrado la trama del mio film</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">zeppa di contraddizioni e sbagli</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">di abbagli e delusioni</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">di tentativi ed errori</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">malgrado il mio  film bocciato</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">da un pubblico distratto e mai invitato</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">io la tengo ancora accesa quella fiammella</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">a dispetto di tutto e di tutti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">alimento questa piccola luce di libertà</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">che non è quella del sogno</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">la chimera</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è quella possibile</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e non servono soldi o rivoluzioni per ottenerla</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">basta una bilancia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e dare il proprio nome ad ogni cosa</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">che sia un bene o che sia un male</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e dopo pesare il tutto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">per disfarti del peso e tenerti leggero</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">La libertà possibile</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è’una libertà tenuta in piedi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">dal peso della leggerezza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il peso più pesante</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">una libertà sviluppata allenando i propri giorni</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">con tenacia e sudore</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non adottata a distanza di sicurezza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">una libertà che non si nasconde</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">mai</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">negli applausi come nei fischi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">una libertà che ti permette di riconoscere la puzza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e di starne alla larga</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Continuo a coltivarla questa possibile libertà</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">come una pianta miracolosa</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">che non vuole altro che acqua e luce</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">cose trasparenti a pensarci</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ecco forse perché i miei silenzi fanno rumore</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">per l’uomo di pezza il vero rumore è il mio vivere</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è stupefacente per lui</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è pericoloso per una realtà drogata</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">illegale per la legge di un pazzo in una trama pazza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza divide la libertà</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e dice di moltiplicarla</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ma ne parla comunque al plurale</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">mentre la mia libertà al plurale</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non significa più un cazzo di niente</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">la storia mi dice che la libertà è unica e sola</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">prendersi delle libertà è tutt’altra storia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e conosco anche quella di storia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza è un pazzo puzzle</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">fatto di pezzi e di pizzi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">scrive i prezzi sui pizzi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e poi li infilza in un altro pezzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">che ritorna il prezzo al pizzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">l’uomo di pezza è spudoratamente pazzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza è un solo zerbino</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">ma è appartenente</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">a tutti</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">al capo come alla coda</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">alla cupola come alla coppola</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">poi il capo sogghigna</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e la coda si indigna</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">poi si agita un po’</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e poi….</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e poi non ricorda più</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza dimentica</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">non ricorda di essere un unico zerbino</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">frizzi lazzi prezzi e pizzi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">vizi e sfizi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">vezzi e olezzi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">sono punti della stessa stoffa</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">pizzi dello stesso prezzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">pezzi dello stesso pazzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">pazzi dello stesso pizzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">E’pazzo il capo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">è pazza la coda</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il capo schiaccia la coda</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e la coda si agita ma non troppo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">quel tanto per mantenere intatta la vetrina</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">perché è la vetrina la nuova politica dell’uomo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e mandarla in mille pezzi è da pazzi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">dicono i pazzi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">perché la nuova politica è corretta</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">perché nuova la politica è corrotta</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">perché la correttezza serve alla corruzione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e tiene a bada l’insurrezione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">perché all’educazione hanno cambiato declinazione</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il buono si coniuga col buonista</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e il sopruso ringrazia il silenzio con assegni a vista</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">L’uomo di pezza mi ha rotto il cazzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Onde concentriche si dipanano regolari nel cielo buio</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">partendo da un unico dolore</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">fisso</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">costante</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">devastante</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il dolore di una vita in agonia</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">attraversando a intervalli stabiliti i miei pensieri</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">infilandosi maligne negli sprazzi di pace</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">per sconvolgere con composta lucidità</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">il delicato equilibrio che governa la mia esistenza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">E sento la mia sudata libertà in pericolo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e non so da chi difenderla</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">l’uomo di pezza è un unico zerbino</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">la coda è come il capo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e come tutto il resto</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">l’uomo di pezza è pazzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">E pazzo sei tu che perdi tempo a leggermi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">mentre tutt’intorno il mondo cade a pezzi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e pazzo sono io che scrivo solo per te col fegato a pezzi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">mentre tutt’intorno il mondo cade a pezzi</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">sono io che scrivo solo per te</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">e solo perché tu perdi tempo con me</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">dal momento che sia tu che io</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">se siamo pazzi o meno</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">conta zero</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">Fino a quando</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">a stabilirlo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">sarà un pazzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">pupazzo</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">di pezza</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #ff0000;">c.campajola</span></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bornagain.it/wp/2010/10/25/a-francesca-diana-di-ciro-campajola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;amore ai tempi del Gulag</title>
		<link>http://www.bornagain.it/wp/2010/10/16/lamore-ai-tempi-del-gulag/</link>
		<comments>http://www.bornagain.it/wp/2010/10/16/lamore-ai-tempi-del-gulag/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 16 Oct 2010 01:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Resistenza umana]]></category>
		<category><![CDATA[Alice nel paese delle meraviglia]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[campi]]></category>
		<category><![CDATA[cantare]]></category>
		<category><![CDATA[cerchi]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[fastidio]]></category>
		<category><![CDATA[favola]]></category>
		<category><![CDATA[filo spinato]]></category>
		<category><![CDATA[Gulag]]></category>
		<category><![CDATA[immaginario]]></category>
		<category><![CDATA[irritazione]]></category>
		<category><![CDATA[lager]]></category>
		<category><![CDATA[Lews Carrol]]></category>
		<category><![CDATA[Maestri]]></category>
		<category><![CDATA[migliori]]></category>
		<category><![CDATA[Mosca]]></category>
		<category><![CDATA[onestà]]></category>
		<category><![CDATA[Orwell]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Levi]]></category>
		<category><![CDATA[realtà]]></category>
		<category><![CDATA[shoa]]></category>
		<category><![CDATA[simboli]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Solzenicyn]]></category>
		<category><![CDATA[sommersi]]></category>
		<category><![CDATA[tenebra]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bornagain.it/wp/?p=829</guid>
		<description><![CDATA[&#60;&#60;Quando io uso una parola&#8221; disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, &#8220;quella significa ciò che io voglio che significhi &#8211; né più né meno.&#8221;"La questione è&#8221; disse Alice, &#8220;se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse.&#8221;"La questione è&#8221; replicò Humpty Dumpty, &#8220;chi è che comanda &#8211; ecco tutto.&#62;&#62;                                                                                                                                                                                 LEWIS [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/Lager1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-830" title="Lager1" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/10/Lager1-1024x644.jpg" alt="" width="1024" height="644" /></a></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Quando io uso una parola&#8221; disse Humpty Dumpty con un certo sdegno, &#8220;quella significa ciò che io voglio che significhi &#8211; né più né meno.&#8221;"La questione è&#8221; disse Alice, &#8220;se lei può costringere le parole a significare così tante cose diverse.&#8221;"La questione è&#8221; replicò Humpty Dumpty, &#8220;chi è che comanda &#8211; ecco tutto.&gt;&gt;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>                                                                                                                                                                                LEWIS CARROLL</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Se Solzenicyn crea imbarazzo, se indigna, è perché colpisce gli intellettuali d’Occidente nel punto più sensibile, quello della menzogna: se accettate i Gulag più grandi – li interpella – perché una sì virtuosa indignazione alla vista dei piccoli? I campi restano campi, siano essi bruni o rossi. Da più di cinquant’anni gli intellettuali occidentali si rifiutano di ascoltare questa domanda. Una volta per tutte, hanno stabilito che esistevano i campi ‘buoni’ e quelli cattivi, i campi trasfigurati dalla santità della causa e gli altri che sono quel che sono. [...] Ma non conosco nessun francese che non sia stato soverchiato dalla grandezza di Solzenicyn”.&gt;&gt;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>                                                                                                                         Raymond Aron &#8211; 18 aprile 1975, su “Le Figaro”</strong></p>
<p> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E neanche italiani&#8230;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando Alexander Isaevic Solženicyn, scrittore immenso (vincitore del primo nobel nel 1970), internato per più di dieci anni nei GULAG&#8230; quando fece uscire allo scopero la sua monumentale opera &#8220;Arcipelago Gulag&#8221;, la storia dei regimi comunisti cambiò per sempre. Un colossale apparato di menzogna e falsificazione diffuso ovunque, subì un colpo non più rimarginabile.. iniziò una via senza ritorno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come sapeva Orwell il controllo della realtà si attua tramite il controllo del pensiero e la ri-creazione di storie, segni, eventi; manipolando i simboli e facendoli penetrare nell&#8217;immaginario collettivo e nell&#8217;inconscio individuale. Non importa più poi ciò che sia davvero accaduto.. importa la realtà che è stata ricostruti, le emozioni che sono state drogate, i simboli che sono stati conficcati nel corpo e nell&#8217;anima. E gli intellettuali, i &#8220;chierici&#8221;, insieme ai mezzi di comunicazione, svolgono a loro volta il loro compito di cosciente o incosciente prostituzione e tradimento della verità, veicolando alla collettività la &#8220;verità&#8221; consentita e idelogicamente corretta. In un certo senso è sempre accaduto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;opera si Solzenicyn rupper il giocattolo nel suo stesso cuore di tenebra. Per questo non lo amarono in tanti. Per qeusto non lo amarono in Francia, ma neanche in Italia.. dove l&#8217;intelligenzia di sinistra lo trovava scomodo, temendo di irritare tutto un mondo che ancora sentiva un certo legame con Mosca e con l&#8217;Est, e non volendo neanche fare i conti fino in fondo con i lati oscuri della propria storia.. quella di destra lo usò solo come randello politico.. gli altri opportunisticamente lo ignorarono. E molti fecero le pinze al suo modo di scrivere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma invece l&#8217;Arcipelago è un&#8217;opera geniale e memorabile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Si tratta di un’opera unica per diversi motivi.Il primo è che Aleksandr Solženicyn pratica una scrittura devastante per i paradigmi e le sinapsi del pensiero unico dominante. E’ un esercizio di bio-grafia, nel senso etimologico del termine: scrittura della vita.L’inchiostro è rosso-sangue.Il secondo è la sua capacità di mischiare i generi: il reportage di guerra, il dramma, la tragedia, la poesia, il flusso di coscienza.Nell’ordine i riferimenti potrebbero essere Hemingway e la Fallaci (sì, proprio lei, quella migliore di Niente e Così Sia e di Inshallah), Shakespeare (Amleto) e Sartre, (La Nausea e Le Mosche) Eschilo (l’Orestea), William Burroghs, James Joyce, Virginia Woolf.&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma ciò che davvero conta è il Regno delle Mosche che Arcipelago Gulag rivela in tutto il suo miserabile orrore&#8230; il GULAG appunto. Comunemente noti come &#8220;i campi di concentramento russi&#8221;. C&#8217;è una lunghissima polemica di chi da sempre si è fatto l&#8217;anima in quattro per sostenere che i regimi sovietici (e voglio aggiungere anche quello cinese) non devono essere paragonati al regime nazista. Come se dire che il sistema del Comunismo Concentrazionario sia stato  meno peggio, possa salvare qualcosa. E poi.. è davvero difficile fare una graduatoria. Non era poi così menno peggio il Comunismo Concentrazionario&#8230; mancò l&#8217;abominio di un popolo premeditatamente eliminato, come nella SHOAH, certo&#8230;.. ma si rifecero, in un certo senso, sulla quantità, i morti furono decine  e decine di milioni. E nessuno fu risparmiato. Il regime sovietico e comunista in generale, fu il primo che organizzò il terrore sistematico verso il prorpio stesso popolo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In una civiltà di castrazione, grigiore e cemento.. i GULAG funorno l&#8217;ultimo girone delle tenebre. E spesso erano i migliori ad andarci. Tutti coloro che si distaccavano, anche minimamente da una vita di piatto conformismo e annichilimento mentale, tutti coloro che provavano a non fari trasformare in bestie schiavizzate, sorridenti e ubbidienti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Persone del calibro di  Solzenicyn. Membro valoroso dell&#8217;esercito russo, finì per un accusa assurda (come gran parte delle accuse del tempo, se è per questo) in un GULAG. Là venne sconvolto dalle fondamenta dal mondo che incontrò. Dopo entrò in contatto con molti di coloro che ancora erano sopravvissuti e che ancora potevano e volevano ricordare.  E comincio a progettare la sua monumentale opera. Un&#8217;opera che dovette nascere e svilupparsi in clandestinità. Concepito già nel 1958, Solženicyn dovette far trafugare il testo in Occidente poiché il KGB era riuscito ad entrare in possesso di una copia e a sequestrarla. L&#8217;autore riuscì a microfilmare il testo e a consegnarlo ad alcuni amici francesi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo esplose lo scandalo Arcipelago Gulag.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo Primo Levi, un secondo mondo di Sommersi prende la parola&#8230;e pestano forte il piede laddove c&#8217;era stata solo durezza d&#8217;udito. E furono mal di stomaci, irritazione, sgomento e fastidio dove per anni e anni si era pontificato sulle grandi qualità del &#8220;modello sovietico&#8221; e &#8220;cinese&#8221; (ci furono anni addirittura in cui molti si dichiararono orgosgliosi sostenitori di quei modelli&#8230; addirittura ci furono persino stalinisti..), ammettendo al massimo che sì qualche errore c&#8217;era stato, ma fondamentalmente le radici erano sane, e il copro aveva i suoi anticorpi. Con Solzenicyn e con tanti altri.. emergerà la devastante verità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NON C&#8217;ERA E NON C&#8217;E&#8217; MAI STATO NULLA CHE POTESSE ESSERE SALVATO NELLA STORIA DEI REGIMI COMUNISTI. TUTTO ERA STATO SBAGLIATO, DALL&#8217;INIZIO ALLA FINE.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sicuramente è anche un&#8217;opera per non dimenticare, un&#8217;opera su una storia che molti quasi edulcorano&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma è di più. Va al di là della stessa parabola sovietica.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E&#8217; il lcuore delle parole. Come diceva il ragazzo nella favola &lt;&lt;Signore, quale è il cuore delle parole?&gt;&gt;&#8230; è il movimento che si impadronisce dell&#8217;anima che è in gioco.. il pervertimento del senso.. la Musica Sinistra degli eterni corifei del Potere, che sotto mentite spoglie tende ciclicamente a ritornare preceduto e somministrato, propagato, venduto e addolcito dai suoi corifei, i chierici, i sofisti del letamaio, i Maestri della parola.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ll&#8217;opera di Solzenicyn è un paradigma di una Onestà che non può piegarsi, della Parola restituita a se stessa.. disvelatrice dei simulacri, rogo dei sepolcri imbiancati, codice di carne e sangue che lega gli uomini come parte di un CERCHio, eterni fratelli, oltre il cuolto di ogni menzogna, dietro il crepuscolo di tutti i tiranni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Arcipelago Gulag è un’opera monumentale.. più di tre colossali volumi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le sue sfaccettature sono innumerevoli. Oggi volglio presentare solo una sua nota, tra migliaia di altre…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parla delle donne e dell’amore al tempo dei Gulag… ho riportato solo alcuni passaggi..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Merita di essere letto…</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Ricordo che camminavo sotto una bufera di neve e mi afferrò uno stato di esaltazione. Camminavo agitando le braccia, lottando con la bufera, cantavo <em>&#8230;.Canzone allegra, gioia nel cuore</em>, vedevo fiammeggiare i colori dell&#8217;aurora boreale, mi buttavo sulla neve e guardavo in alto. Avrei voluto che tutta Noril&#8217;sk mi sentisse cantare; non erano stati quei cinque anni a sconfiggere me, ma io a sconfiggerli, erno finiti i fili spinati, i pancacci, le scorte armate. Volevo amare! Volevo fare qualcosa per gli uomini, perché il male sparisse dalla terra&gt;&gt;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sì, lo volevano in molti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sackova non riuscì a liberarci dal male: i lager ci sono ancora. Ma a lei andò bene: bastano infatti non cinque anni ma cinque settimane per distruggere una donna e un essere umano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho solo pochi casi come questi da opporre a migliaia di casi tristi e vergognosi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma dove, se non nel lager, puoi vivere il primo amore se sei stata arrestata (in base a un articolo politico!) a quindici anni, allieva dell&#8217;ottava classe, come Nina Peregud? Come non innamorarsi del bel jazzista Vasilij Koz&#8217;min, ammirato fino a poco prima dall&#8217;intera città e che pareva inaccessibile nell&#8217;aureola della gloria? Nina scrive una poesia<em>, Un ramo di lillà bianco </em>, lui la mette in musica e gliela canta dall&#8217;altra parte della zona (sono già stati separati, lui è di nuovo inaccessibile).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche le ragazze della baracca di Krivoscekovo portavano fiorellini infilati nei capelli &#8211; seno di matrimonio al campo e forse, chissà, di amore&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le disposizioni del GULAG condannavano anche gli eccessi amorosi come diversione diretta contro il piano di produzione. Infatti, disseminate nei cantieri, dimenticando i propri doveri nei confronti dello stato e dell&#8217;Arcipelago, quelle spudorate erano pronte a sdraiarsi sulla schiena dove capitava: sulla nuda terra, sulle frasche, sulla ghiaia, sulle scorie, sui trucioli di ferro, e il piano andava a monte! e il piano quinquennale segnava il passo! e i capi del GULAG perdevano i premi! Inoltre certe detenute covavano l&#8217;ignobile proposito di rrimanere incinte e, in virtù del loro stato, approfittare delle nostre leggi &#8220;umanitarie&#8221; per riuscire a non lavorare per alcuni mesi, mesi sottratti al periodo che dovevano scontare..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le disposizioni del GULAG esigevano quindi  di separare immediatamente coloro che erano stati sorpresi in fragrante concubinaggio, e di trasferire il meno valido dei due.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto quell&#8217;amoreggiare fra i giacconi da lavoro esasperava anche i sorveglianti. Di notte, quando il cittadino sorvegliante avrebbe potuto schiacciare un sonnellino nel suo casotto, era costretto a girare con la lanterna e acchiappare quelle svergognate con le gambe nude sui pancacci della baracca degli uomini, e gli uomini in quelle delle donne. Per non parlare delle brame che potevano svegliarsi in lui (nemmeno il cittadino sorvegliante è di pietra!), era costretto  a portare la colpevole nella cella di rigore o a passare l&#8217;intera notte cercando  di farle capire quanto cattiva fosse la sua condotta, e stendere quindi il rapporto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Depredate di tutto ciò che riempie la vita di una donna e in generale degli esseri umani, della famiglia, della maternità, della cerchia degli  amici, del lavoro abituale e magari interessante, magari anche nel campo dell&#8217;arte, dei libri, oppresse dalla paura, dalla fame, dall&#8217;abbandono e dalla bestialità, a che altro potevano abbandonarsi le detenute se non all&#8217;amore? Per grazia divina nasceva un amore che non era quasi carnale, perché nei cespugli si prova vergogna, nella baracca e alla presenza di tutti è impossibile, e l&#8217;uomo non è sempre in forma, e poi le guardie perlustrano tutti gli angoli appartati e schiaffano in cella di rigore. Ma priva di carnalità, ricordano oggi le donne, la spiritualità dell&#8217;amore nel lager diventava ancora più profonda. Proprio a causa della mancanza di carnalità quell&#8217;amore diventava più intenso di quelli provati fuori! Donne già in avanti negli anni erano capaci di non dormire notti e notti per un sorriso casuale, una attenzione fugace. La luce dell&#8217;amore contrastava così violentemente con la sporca e tetra esistenza del lager!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>N. Stoljarova vide la &lt;&lt;congiura della felicità&gt;&gt; sul viso dell&#8217;amica, un&#8217;attrice moscovita, e del suo analfabeta compagno di laoro addetto al trasporto del fieno, Osman. L&#8217;attrice le confidò che nessuno l&#8217;aveva mai amata così, né il marito regista cinematografico né tutti gli ammiratori di un tempo. Ed era solo per questo che non lasciava il trasporto del fieno, i lavori comuni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C&#8217;era poi il rischio, praticamente mortale, come se si fosse in tempo di guerra, di pagare con il posto conquistato, ossia con la vita, un&#8217;unico convegno, se veniva scoperto. L&#8217;amore sul filo di lana, che rende i caratteri più profondi e li sconvolge, che fa pagare ogni conquista con i sacrifici, è un amore eroico! (Anja Lechtonen a Ortau si disamorò del suo innamorato nei venti minuti durante i quali un fuciliere li portò alle celle di rigore, mentre l&#8217;uomo supplicava umilmente la guardia di lasciarli andare). Qualche donna diventava la mantenuta dei balordi senza amore pur di salvarsi; ma ce n&#8217;erano altre che per amore andavano ai lavori comuni  e ci morivano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche donne non più giovani si trovavano in situazioni simili, facendo perdere la tramondata ai sorveglianti: nessuno avrebbe guardato una donna simile, da libero! Quelle donne non cercavano più la passione, cercavano di saziare il proprio bisogno di curare qualcuno, di scaldarlo, di privarsi di un boccono per darlo a lui; di lavare per lui e rattoppargli i buchi. La scodella dalla quale mangiavano insieme era il loro sacro anello nuziale. &lt;&lt;Non ho bisogno di andare a leto con lui, ma nella nostra vita da bestie, noi che nella baracca bestemmiamo tutto il giorno per una razione di pane o un cencio, penso tra me e me: oggi gli rammenderò la camicia, ci faremo le patate&gt;&gt; spiegava una donna al dottor Zubov. Ma a volte l&#8217;uomo vuole anche qualcosa di più, bisogna cedere, ed è allora che il sorvegliante li sorprende&#8230; Così nell&#8217;Unzlag zia Polija, la lavandaia dell&#8217;infermerie, rimasta presto vedova e visssuta poi sola tutta la vita facendo l&#8217;inserviente in chiesa, venne trovata una notte con un uomo, quando aveva ormai quasi finito di scontare la sua condanna. &lt;&lt;Come mai, zia Polja?&gt;&gt; si stupivano i medici. &lt;&lt;E noi che avevamo tanta fiducia in te! Adesso ti manderanno ai lavori comuni&gt;&gt; . &lt;&lt;Sì, sono colpevole&gt;&gt; annuiva la vecchietta, addolorata. &lt;&lt;Sono quella che nel Vangelo si chiama una peccatrice, e nel lager una&#8230;.&gt;&gt;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parrebbe che, sempre perseguitate, colte in flagrante e separate, le coppie indigene non potessere essere stabili. Sono invece noti casi in cui, anche se divise, le coppie continuavano a scriversi e dopo la liberazione si riunivano. Conosciamo questa storia: B.Ja.S., medico, docente di medicina in una università di provincia, aveva perso il conto delle sue relazioni nel lager: non si era lasciata sfuggire una sola infermiera e aveva avuto anche altre donne. Ma ecco che nella sfilza capitò Z. e la sfilza s&#8217;arrestò. Z. non volle interrompere la gravidanza, ebbe il bambino. B.S. venne liberato poco dopo e, non essendogli stati imposti limiti, avrebbe potuto tornare nella propria città. Ma rimase come libero salariato presso il GULAG per stare vicino a Z. e al bambino. Sua moglie perse la pazienza e andò lì a cercarlo. Lui si nascose all&#8217;interno della zone (dove la moglie non poteva entrare) a viveve con Z., e fece dire alla moglie che aveva divorziato da lei, perché se ne andasse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto ho detto finora si riferisce ai lager misti, cioè ai lager dai primi anni della rivoluzione fino alla fine della seconda guerra mondiale..</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma felicemente riemerso da sotto le macerie della guerra che per poco non ci aveva fatto perdere, il Maestro e il Fondatore (Stalin) cominciò a pensare al bene dei suoi sudditi. Aveva ormai la mente sgombra, poteva mettere ordine nella loro vita, e inventò allora molte cose utili, molte cose morali, e fra queste la separazione dei sessi, prima nelle scuole  nei lager (poi magari l&#8217;avrebbe estesa anche a tutto il mondo libero).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E nel 1946 nell&#8217;Arcipelago ebbe inizio, per terminare nel 1948, la grande e completa separazione delle donnedagli uomini. Vennero spediti su isole diverse, e sulla stessa isola tra la zona maschile e quella femminile tesero l&#8217;amico fedele, il buon filo spinato(..)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con la separazione delle donne peggiorò nettamente la loro condizione generale nella produzione (..) Le donne vennero mandate ai lavori comuni, in brigate interamente femminili, dove ebbero vita particolarmente dura. Sfuggire ai lavori comuni, almeno per un periodo breve, divenne la salvezza. E le donne cominciarono a cercare la gravidanza, in un convegno fugace, in un contatto qualsiasi. La gravidanza non minacciava più la separazione dal coniuge (..)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Che nome darai alla bambina?&gt;&gt; &lt;&lt;Olimpiade. Sono rimasta incinta durante l&#8217;olimpiade dei dilettanti.&gt;&gt;. Per inerzia, erano rimaste queste forme di lavoro culturale: le olimpiadi, con l&#8217;arrvo nel distaccaemento femminile di una brigata culturale maschile, e i raduni misti dei lavoratori d&#8217;urto. Erano rimasti anche gli ospedali comuni, diventati adesso case di appuntamenti. Raccontano che nel lager di Solikamsk, nel 1946, il filo spinato che separavaa la zona maschile da quella femminile era fissato a una sola fila di pali, e c&#8217;era molto spazio tra i fili (e naturalmente non c&#8217;era la guardia armata). Gli insaziabili indigeni facevano dunque ressa da ambo le parti, lungo quel filo spinato, le donne si mettevano nella posizione di chi lava i pavimenti e gli uomini le possedevano senza oltrepassare la linea vietata.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Conta pure qualcosa l&#8217;immortale Eros! Non si trattava del solo ragionevole intento di liberarsi dai lavori comuni. I detenuti sentivano che la linea di separazione era stata tracciata per durare a lungo, e che si sarebbe pietrificata, come ogni cosa nel GULAG.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(..)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche le autorità, beninteso, non dormivano e correggevano via via le proprie previsioni scientifiche. Dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte del filo spinato crearono una antizona. Poi, riconosciute insufficienti quelle barriere, le sostituirono con palizzate alte due metri, anch&#8217;esse separate da antizone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A Kengir neppure questo muro si rivelò efficace: gli spasimanti lo saltavano. Allora furono organizzate, la domenica (..) giornate di lavoro da ambo i lati del muro, che venne innalzato fino a quattro metri di altezza. Ironia; quelle domeniche di lavoro venivano accolte con gioia! Almeno, prima della separazione, si poteva conoscere qualcuno dall&#8217;altra parte del muro, parlare, mettersi d&#8217;accordo per scriversi!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Più tardi a Kengir portarono il muro di separazione a cinque metri di altezza e vi tesero sopra il filo spinato. Poi, vi aggiunsero un filo ad alta tensione (quanto è tenace il maledetto Amore!). Infine vi furono poste anche torrette di vigilanza ai due estremi dei campi (..)</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le mura crescevano ed Eros si dibatteva. Non trovando altre sfere, si rifugiava o troppo in alto, nella platonica corrispondenza, o troppo in basso, nell&#8217;omosessualità.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I biglietti venivano buttati da un capo all&#8217;altro della zona, lasciati in fabbrica in punti convenuti. Sulle buste si scrivevano anche indirizzi cifrati, perché trovandoli i sorveglianti non potessero capire chi scriveva e a chi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Galja Venediktova ricorda che talvolta si corrispondeva senza essersi mai visti, e senza essersi mai visti ci si lasciava. (Chi ha tenuto una tale corrispondenza ne conosce l&#8217;esasperata dolcezza, la cecità, la disperazione). Sempre a Kengir, donne lituane sposavano, di là dal muro, conterranei mai conosciuti prima: un sacerdote cattolico (un detenuto, naturalmente, con lo stesso giaccone da lavoro) certificava per iscritto che il tale  e la tal altra  erano uniti in eterno al cospetto dei cieli. In quelle unione con un prigioniero sconosciuto che stava dall&#8217;altra parte del muro -  e per le cattoliche quell&#8217;nione era indissolubile e sacra &#8211; sento risuonare il coro degli angei. E&#8217; come una disinteressata degli astri celesti. E&#8217; qualcosa di troppo sublime per il secolo del calcolo interessato e del jazz saltellante.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bornagain.it/wp/2010/10/16/lamore-ai-tempi-del-gulag/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Qualcuno verrà&#8230;</title>
		<link>http://www.bornagain.it/wp/2010/01/28/qualcuno-verra/</link>
		<comments>http://www.bornagain.it/wp/2010/01/28/qualcuno-verra/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 13:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ispirazione]]></category>
		<category><![CDATA[Simbolo]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[guarigione]]></category>
		<category><![CDATA[magia]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[qualcuno]]></category>
		<category><![CDATA[rituale]]></category>
		<category><![CDATA[Robert]]></category>
		<category><![CDATA[sciamana]]></category>
		<category><![CDATA[specchio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.bornagain.it/wp/?p=697</guid>
		<description><![CDATA[  Qualcuno viene a raccoglierti quando sei perso e la tua anima è seppellita dentro dentro, in cunicoli oscuri e densi.. Qualcuno viene a tirarti fuori. Orfeo non è mai morto&#8230;. Qualcuno ha teso la mano, sciamana in incognito, muovi le mani e le braccia, e pronunci le parole&#8230; hai teso la mano e un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a name="msg_8cdad350c82acd66"><img class="aligncenter size-large wp-image-698" title="mano tesa" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/mano-tesa-673x1024.jpg" alt="mano tesa" width="673" height="1024" /></a></div>
<div style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Qualcuno viene a raccoglierti quando sei perso e la tua anima è<br />
seppellita dentro dentro, in cunicoli oscuri e densi..<br />
Qualcuno viene a tirarti fuori. Orfeo non è mai morto&#8230;.<br />
Qualcuno ha teso la mano, sciamana in incognito, muovi le mani e le<br />
braccia, e pronunci le parole&#8230; hai teso la mano e un bambino si è<br />
salvato da una lenta discesa in un autismo assordante, da un calvario<br />
infinito di psichatri, parcelle, istituti, e pillole.<br />
Hai dato il tuo tempo, la pazienza che non molla,.. chi è quel<br />
bambino?.. pronuncia il suo nome?&#8230;<br />
Qualcuno viene a salvarti dal buio.. l&#8217;amore ti cinge&#8230;<br />
mostrami la Strada, liberami dal male.. la tua musica scacci le<br />
ombre&#8230;<br />
allontana i demoni&#8230;<br />
Un bambino è vivo in questo grande e strano mondo..<br />
Qualcuno viene e l&#8217;amore ti cinge&#8230;<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;­&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
LA STORIA DI ROBERT</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gloria Steinem</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Verso la fine degli anni Sessanta mi occupavo di un bambinetto che veniva ogni giorno alla scuola materna di un popolare quartiere del West Side di New York, che a quel tempo stava mutando rapidamente la propria fisionomia. Era un bambino serio, con due grandi occhi neri molto espressivi, che non prendeva mai parte ai giochi dei compagni.<br />
Il più delle volte si limitava a osservarli a distanza, da un angolino. Quando aveva in mano dei giocattoli, li maneggiava con una<br />
sorta di timoroso  rispetto, quasi ci fosse più vita in quelli che in lui. A quanto se ne sapeva quel bambino di quattro anni non aveva mai detto una parola.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ogni mattino Dorothy Pitman Hughes, la donna del quartiere che aveva messo in piedi quell&#8217;avanzatissima scuola materna, rubava qualche minuto agli impegni della sua giornata e lo conduceva per mano in un angolo della stanza, davanti a uno specchio che occupava tutta la parete. Inginocchiandosi accanto a lui in modo che i suoi occhi fossero alla stessa altezza di quelli della piccola immagine riflessa nello specchio, intonava ogni volta una dolce litania, &lt;&lt;Guarda che bel faccino. Non è bellissimo? Lo sai che non c&#8217;è un&#8217;altra faccia uguale, in tutto il mondo?&#8230; E adesso alza la mano, e guarda che meraviglia è. Quelle dita possono allacciare le scarpe, possono disegnare, possono fare cose che nessun altro al mondo sarebbe capace di fare&#8230; E lo vedi come sono forti, queste gambe? Sanno correre, ballare e saltare per questo piccolo bambino&#8230; I suoi genitori gli vogliono tanto bene, io gli voglio tanto bene, e i bambini qui sono tutti felici di giocare con lui&#8230;  poi guarda quegli occhi. C&#8217;è una persona molto speciale che guarda da dentro quegli occhi, una persona che sa cose che nessun altro può sapere&#8230;&gt;&gt;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In un primo momento parve che quel rituale, pazientemente ripetuto ogni mattina, non avesse nessun effetto. Docile e obbediente come suo solito, a ogni richiesta il bambino alzava ora la mano, ora la gamba, ma i suoi occhi non perdevano lo sguardo vago e distante di sempre. Passavano le settimane, e non si manifestava il minimo accenno di cambiamento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi, un pomeriggio che Dorothy era stata così presa dal lavoro nella scuola che il momento del rituale sembrava non giungere mai, il bambino le tirò un lembo della gonna e la condusse davanti allo specchio. Era la prima volta che Robert esprimeva un&#8217;esigenza diversa da quella d&#8217; avere del cibo o di soddisfare i bisogni più elementari. Nei giorni successivi il bambino incominciò a prendere l&#8217;iniziativa del rituale, alzando la mano, poi il piede e infine il ginocchio, quasi volesse accertarsi che tutte le parti del suo corpo erano ancora lì, in perfetto stato. Quando ne ebbe conferma per l&#8217;ennesima votla, sorrise senza che gli venisse chiesto di farlo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi una mattina, nel bel mezzo della litania di Dorothy, puntò il dito sul petto, vicino al cuore, e disse: &lt;&lt;Io?&gt;&gt;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Io&gt;&gt; confermò Dorothy. Poi gli chiese di dire il suo nome.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Io&#8230; Robert&gt;&gt; rispose lui. Le prime parole che gli avessero mai sentito pronunciare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ai compagni, uno per uno, ripetè il suo nome, come per accertarsi di esistere anche ai loro occhi. Via via che gli altri bambini gli<br />
rispondevano dicendo il proprio nome, oppure chiedendogli di giocare, o magari dicendo anche un semplice ciao, Robert si rincuorava sempre più. Come un tempo dalla quieta osservazione degli altri bambini era giunto a convincersi della propria inesistenza, così ora compiva a ritroso lo stesso percorso, partendo dal proprio nome per arrivare ad aprirsi sempre più, tanto con i compagni di scuola quanto con gli adulti, fino a raggiungere un livello effettivo di comunicazione. A ogni conquista di un pezzetto di realtà il suo viso si illuminava di gioia.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A poco a poco Robert divenne attivo e vivace come tutti gli altri bambini della scuola materna e forse anche di più, visto che aveva molti arretrati da recuperare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora che questo bambino ha più di vent&#8217;anni, mi dicono che dopo essersi sposato è andato ad abitare in un posto lontano da New York e ha una figlia e un figlio. Grazie a Dorothy, che aveva compreso tutta la ricchezza delle emozioni e dei pensieri di un bambino di quattro anni, altri due  bambini potranno essere coscienti dell&#8217;unicità irripetibile e preziosa del loro essere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.bornagain.it/wp/2010/01/28/qualcuno-verra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

