Born Again

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Dialogo tra un ergastolano e un professore di filosofia (ventitreesimo scambio)

by Duncan on dic.09, 2010, under Controinformazione, Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Su un blog dedicato agli ergastolani -che io e alcuni amici abbiamo creato e amministriamo- (http://urladalsilenzio.wordpress.com/) è da tempo in corso un magnifico e potente Dialogo tra Carmelo Musumeci, figura simbolo tra gli ergastolani, persona dal profondissimo e radicale percorso, uomo generoso e vulcanico, e autore di moltissimi testi, articoli, racconti, e anche due libri.. e il professore Giuseppe Ferraro, non “semplicemente” un professore di filosofia, ma un Filosofo e un Umanista.. nella accezzione più degna che hanno queste parole.

Ci sarebbe tanto da dire su questo grande Dialogo, da tempo in corso tra di loro, e giunto adesso alla 23sima “puntata”. Ma ritornerò su di esso in qualche altro post, e riporterò altri brani. Questa volta voglio condividere anche con i naviganti che giungono nelle  Terre di Born Again, proprio l’ultimissimo momento di questo Grande Dialogo.

Vale proprio la pena leggerlo..

Salutamos Compagneros

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Giuseppe caro,

                               ho ricevuto la tua lettera.

Ho sentito il tuo cuore amareggiato.

L’ho sentito come se fosse il mio.

Ho immaginato quello che provi quando vedi la sofferenza e l’ingiustizia sociale intorno a te.

Non si può mai essere del tutto felice quando non lo sono tutti.

Io non ci riesco!

Ho sentito la tua frustrazione.

Non ti nascondo che ci sono dei momenti che non riesco ad essere forte neppure io.

Ci sono dei momenti che desidererei essere più debole di quello che sono per farla finita di aspettare un futuro che non avrò mai.

Ci sono dei momenti che mi sento una foglia strappata alla vita e gettata in un angolo all’ombra del mondo, fra cemento armato e ferro.

Giuseppe conosco molto bene il tuo dolore.

Lo so!

Il dolore che vedi negli occhi degli altri uomini fa sempre più male del proprio dolore.

Tutte le mattine quando mi aprono il blindato lo vedo negli occhi di quell’uomo che mi è di fronte.

Un ergastolano anziano ammalato di un brutto male che cerca il mio sorriso come se fosse la cosa più importante della sua vita.

L’amore ci fa diventare migliori e purtroppo in carcere manca proprio quello.

Nessuno ama e pensa a quest’uomo.

Lo vedo sempre steso sulla branda a fissare il vuoto.

In questi giorni non gli ho sorriso perché il mio blindato è rimasto spesso accostato.

In questi giorni sono stato male, niente di grave, un semplice attacco di sciatica.

In questi giorni mi sono accorto che non sono più forte come prima.

In questi giorni mi sono accorto che l’Assassino dei Sogni prima s’è preso il mio corpo, poi la mia vita,  ora la mia salute.

A volte penso di essere fortunato, io ho qualcuno cui pensare, molti non hanno nessuno.

Si,  è così!

Solo chi dice di essere cattivo sa che cosa è essere buono.

Domani, anche se non starò bene,  quando apriranno il blindato lo spalancherò e donerò a quest’uomo il mio sorriso come se lo donassi a te.

Te lo prometto!

Nella tua lettera di oggi ho sentito il tuo cuore amareggiato.

Non posso lasciarti con tristezza almeno questa volta.

Domenica ho parlato al telefono con la mia compagna.

Sabato vengono a trovarmi.

Sono felice.

Da Modena mia figlia mi vuole portare le ciliegie.

Mi ha detto che sono buone e dolci.

Dall’altra parte del telefono ho sorriso.

Non ho bisogno delle ciliegie.

Ho solo bisogno di abbracciare e di baciare lei.

Per cinque anni l’Assassino dei Sogni non me l’ha fatta toccare.

Ed ho sempre una paura infantile che lo potrà fare di nuovo.

I figli sono il nostro universo e non si può vivere senza abbracciare l’universo.

Giuseppe non essere amareggiato.

Quando s’è amareggiati, si ha poca energia.

L’energia è amore.

Io ho bisogno del tuo amore,  come ne ha bisogno l’ergastolano anziano e ammalato di fronte la mia cella e gli operai disoccupati del nostro sud.

Abbiamo bisogno del tuo amore,  come te del nostro.

Ti manderò un po’ del mio amore sabato quando abbraccerò la mia compagna e i miei figli affinché tu non ti senta in mare aperto senza né terra, né barca.

E quando abbraccerò Nadia lo farò anche per te.

La sua fede e il suo amore per questo mondo è grande e ne darà un po’ anche a te.

Giuseppe,  non essere amareggiato, il mio cuore lo sente, il mio cuore sente il tuo.

Ti voglio bene.

Carmelo

2 giugno 2010

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Ti scrivo. In silenzio. Come si scrive. Sotto dettatura di una voce che s’intreccia ad altre. Ti scrivo, come sempre ci si trova a scrivere, sottovoci. Non accade sempre. Solo quando si scrive sentendosi accanto a chi si scrive. E’ come un rivolgersi dentro se stessi dove si ospita chi si pensa con affetto e che ti ospita nei suoi pensieri.

C’è quell’espediente in cinematografia, lo ricordavo l’altra volta, lo ripeto, mi colpisce. Quando qualcuno legge una lettera è la voce di chi gli ha scritto che si sente leggere. Scrivo, sento la mia voce che mi detta le parole, a una a una, cercandone le lettere sulla tastiera. Le detta per non perderle, guardando i tasti. Quando si scrive, si sente la propria voce che detta le parole. La propria? non proprio. Sento la tua voce, a scrivere c’è come una traslocazione d’intimità, ci si porta in un luogo senza luogo. Vedo il tuo sorriso, quando ti scrivo, avverto la tua ansia, penso “ai” tuoi pensieri, immagino “a” quel che immagini, guardo “al” muro che guardi, lo vedi all’improvviso quando non sei più stanco ed esci dal rifugio dei pensieri. Quando sei stanco di essere stanco il muro alza pareti. Strano. La stanchezza aiuta certe volte. Quando sei stanco l’immaginazione prende il posto dei sensi. La stanchezza aiuta. Libera, no, distrae. Deriva. Derotaia. Delira. Ci fa addormentare, dopo che nella testa si placa il turbinio della corsa in stanza dei pensieri insistenti.

Noi non amiamo la stanchezza. Siamo di quelli che non si stancano mai. Non siamo mai stanchi. Quando però ci arriva la stanchezza, si placa anche la violenza della rabbia. La usiamo e ci usa. Mette un freno, rallenta il passo che siamo pronti ad accelerare appena dopo. Chi vive la depressione si mette in uno stato di stanchezza persistente. Lo sappiamo. In carcere diventa una sorta di perdita di vita, come una perdita d’acqua alla fontana. E’ terribile quello che scrivo e che penso. No. Bisogna riprendersi ogni volta dalla stanchezza che porta alla depressione e alla follia, bisogna trovare la stanchezza del giusto. Quella che prende dopo un giorno lungo di lavoro, su se stessi. Bisogna lavorare su se stessi.

Bisogna pensare anche a un diritto alla stanchezza giusta. Ne ho sofferto maledettamente quel giorno. Ritornavo dai miei incontri. Ero stato a Bellizzi. Avevo la testa piena di voci e volti. Era stato un incontro intenso. Lo è sempre. Arrivai a casa, stanco.  E questo pensai, che là avevo lasciato persone che non avevano il diritto di essere stanchi, di abbandonarsi alla stanchezza. La libertà pensai è il diritto a sentirsi stanchi e andare coi pensieri dove vogliano. E’ anche questa. Il diritto di essere stanchi. Ingiusta è la stanchezza che non libera della fatica. Quanto sono felice di vederti, anche adesso che ti scrivo. Quanto sono stato felice di vederti la prima volta. Uno che non si stanca, no, uno che non si lascia stancare. Offre il suo sorriso per la sola gioia di esistere e vedere e sentire la vicinanza. Viverla.

Tu non immagini quanta forza infondi, quanto vita effondi, quanta gioia diffondi. Grazie del “Giuseppe caro”, mi arriva come una carezza, su una stanchezza, l’avrai capito, che non è giusta. E’ questo il punto.

Tu dici l’assassino dei sogni, ma quanti sogni gli stai buttando in faccia, addosso, ai piedi, quante ferite stai procurando all’incubo con i tuoi sogni di sorriso. Esci dal blindato incroci lo sguardo della sofferenza e apri il tuo sorriso come braccia per sostenere chi sta soffrendo in quel momento. Quel che mi scrivi mi porta al tuo fianco. Mi porti in giro tra blindati e corridoi. C’è chi soffre, è malato, ed è terribile ammalarsi senza cari. Gli sorridi. Solo chi soffre sa non fare soffrire. Solo chi conosce la sofferenza sa della gioia. Sorridi a chi non resiste e sente di varcare l’ultima soglia della sopravvivenza.

Davvero è uno stare sopra la vita sopravvivere. Vivere oltre la vita. Un paradosso. Essere in un al di là che è un resto, non un oltre e in più. Un avanzo. Un resto. Quel che avanza della vita a tagliarla, a farla a pezzi. Nuda vita. Sopravvivere è questo stare sopra la vita come se ci si trovasse senza niente altro. Sopravvivere è la vita senz’altro. Senza esistenza. Nemmeno. E’ l’esistenza ridotta, stretta, fatta gabbia della vita. Semplice vita, ma non una vita semplice. Piuttosto vita senza vita. Sopravvivere è stare sopra la vita, non più nella vita, senza viverla.

Non si può essere felici quando non lo sono tutti. E’ cosi, dici bene. Il dolore che vedi negli occhi degli altri uomini fa sempre più male del proprio dolore. Dici benissimo, è così, come scrivi. Il dolore che vedi negli occhi degli altri fa più male del proprio. Ti attivi, sei pronto. Viviamo per dare vita, per dare la vita che abbiamo. Continuo a leggere la tua lettera. E’ come un abbraccio.

Grazie, Carmelo. Non resterò amareggiato. Non posso esserlo se ci sei e se mi scrivi e se ti scrivo e ti penso e se ti sto a fianco.  Ti dico “grazie” e mi ritrovo a riflettere che il fine di ogni educare è la grazia. Non il dono, la grazia. L’avere grazia. Come tu hai grazia a scrivermi “Giuseppe caro”, e come sorridi a chi soffre e aspetta il tuo sorriso come un dono. Non come qualcosa. Il dono è quando ci fa dono. Chi dona non dà cosa che possa sapere e calcolare. Chi dona non fa regali. Si dona ciò che non si ha. Si dona il tempo che non si ha. Quel tempo che non si deve, non dovuto, quel che non si deve ad altro, ad altri e che si sottrae a chi lo devi per legame d’amore. Il sorriso che si deve al proprio figlio, alla propria figlia. All’amata. Quel tempo dovuto a chi si ama e che per tale è sacro. Di una relazione sacra perché dovuta senza dovere, non per costrizione, ma per natura, posso anche affermare, per natura, per un legame che non si acquista, ma che ti conquista a essere quel che sei.

Strana deviazione procura il dono. Strano delirio, un uscire fuori dalla lira del campo, fuori del solco. Dare l’avuto non dovuto, il dovere incrocia in strano modo la restituzione e quindi  il giusto. La incrocia in strano modo. Donare è dare, ma come a stabilire una relazione d’inegualità. Inequivalente. Senza uguali. Solo dio può donare, mi ripeto sempre. Noi possiamo restituire. Si, certo. Solo dio può donare, può operare per dono, può perdonare.

Noi possiamo restituire. E la giustizia si dà come restituzione. Si fonda in questo modo il Diritto. Fino a quando però il diritto è giusto? Ancora una ragione di tempo, perché di tempo è fatta la relazione, nel tempo si costituisce e si toglie, si distorce e si “raddritta”. Il tempo è la relazione. Fino a quando il giusto può essere “raddrizzare”, quando si compie il diritto? quando deve finire la pena come tempo che ci vuole per ristabilire la relazione? Perché se la pena è rimettere in diritto ci sarà pure un momento in cui il diritto è raggiunto, compiuto? Carmelo, cerco di scrivere cose che appaiono confuse, e lo sono, solo perché richiedono la convergenza di due piani quello personale e quella istituzionale, quello delle regole e delle relazioni. Del testo e della sua lettura, della jus e di chi jus dicet facendosene giudice.

Ripeto: le regole senza relazioni sono vuote, le relazioni senza regole sono cieche, e tuttavia solo le relazioni rendono la regola giusta e solo le relazioni rendono giuste le regole, e le aggiustano. Ancora: le regole sono le persone che le applicano. Le istituzioni sono le persone che le rappresentano. La cosa difficile da comprendere e spiegare è questa: la giustizia nel sua massima applicazione, nel suo raggiungimento è la grazia. La giustizia che si soddisfa del suo diritto è grazia. Io ti ringrazio per quel “Giuseppe caro” che è un gesto di grazia. Così ti ringrazia chi soffrendo cerca il tuo sorriso per alleviare la sua pena. Il tuo sorriso è di grazia. E’ la tua grazia. L’espressione di una forma assoluta, assolta da ogni interesse e causa.

Il bambino è chi non può donare, ed è un dono. Una grazia di dio, si dice anche. Cosa possiamo imparare da dio e da un bambino se non ad avere grazia, nei gesti, nelle parole, nell’essere quel che siamo. Il bambino è presente. Non ricorda, ma non dimentica. Non dimentica perché non ha nulla da ricordare. Vive quel che è dato riconoscere che fa male e che bene, che gli fa bene e che gli fa male. Anche un dio, credo, pensa in questo modo o siamo noi ad aver fatto di un dio il pensiero di un bambino. Assoluto. Presente come presente si dice anche il dono, che reclama nella sua piena espressione la presenza, il presentarsi. Stare qui, per essere, non stando davanti come cosa, ma stando davanti preoccupandosi, avendo cura, stando prima del tempo, avendo cura del tempo che viene. Non essere questo e quello, ma come questo e quello essere grazia, avere grazia, nelle relazioni. Significa avere relazioni non sgraziate, non disgraziate, non rozze o meschine, senza scambio, anche senza regali.

La giustizia è la grazia. La giustizia che dà vita è grazia. Quella che dà morte è senza grazia. Mette in disgrazia. Il fine dell’educazione non è forse quello per cui si dice di una persona educata che si esprime con grazia? Non che si esprime correttamente, quella si chiama istruzione e si dice di chi è istruito. Ho ricevuto la lettera di Salvatore Ercolano. Salutalo per me. Non so quando riuscirò a rispondergli, ma digli che lo tengo in testa. Ed è come leggere di una grazia. Il suo essere come graziato. In realtà non è così. Ha scontato tutto quello che doveva, non è stato graziato, è lui che si è fatto grazia. E’ lui stesso che sente di vivere non per altro che per vivere. Non un sopravvivere di un resto, ma di un assoluto momento.

La grazia è un dono? Solo se ci fa dono. Solo se la propria vita non è dovuta ad altri che non siano i soli ai quali ci lega un tempo sacro. Dovuto, perché da loro abbiamo avuto il tempo che compie il nostro sentire. Il sorriso che tu doni è quello che tu devi alla tua bambina, resterà sempre bambina quanti anni potrà mai avere una figlia. Tu mi doni quel sorriso. Tu doni a me il segreto di quel sorriso, doni a me il suo sorriso, quel che ti fa sorridere come solo tu sai e puoi sorridere di quel tempo sacro della relazione del tuo intimo sentire. Non si sanno queste cose, non hanno sapere. La grazia è quando si è senza sapere di essere. Com’è la grazia dell’artigiano che muove le sue mani operando senza che potrà mai spiegare perché e come si fa quel che sta facendo, lo ha incorporato a tal punto che in quel che opera è se stesso che opera, tocca senza toccare, vede senza vedere, vede di là di ciò che gli sta davanti, tocca altro da quel che tocca, perché sente.

La giustizia è la grazia. Dobbiamo cominciare a parlarne. Dobbiamo cominciare a chiedere grazia per giustizia, non come qualcosa di dovuto o per tempo scaduto, ma perché ci si è fatti grazia. E tu sei grazia. Se ti ringrazio è per tale. Lo sei per tanti. Lo sei per la carezza di tua figlia, per le ciliegie che ti porta, per quel che ti porta nelle ciliegie che ti porta. Bisogna sempre vedere i gesti nelle cose, le relazioni nel tempo, e nelle mani cogliere le somiglianze. A essere giusti bisogna dare grazia. Bisogna avere grazie. E’ difficile, scriverlo è difficile quando ci s’indirizza a chi è recluso. Questa grazia però bisogna apprendere, ovunque.

L’altro giorno un uomo, uno dei disoccupati della mia terra che non mi fanno dormire la notte, mi diceva del pudore, del pudore della vita, dell’apprendere il pudore. Mi parlava del pudore in carcere, dell’apprendere il pudore in carcere. Ci è stato per ventuno anni. Persona educata, compita, accurata, nei gesti. Il pudore e la grazie. Dovremmo cominciare a parlarne. Dovremmo vederci su queste cose a Spoleto. Il pudore e la grazia, perché la giustizia è tra il pudore e la grazia, è avere pudore e dare grazia. Ingiusta è la giustizia che lascia al diritto il testo di regole da applicare senza pudore né grazia nel tempo della relazione.

Ti abbraccio

Giuseppe

19 giugno 2010

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Terapie alternative nella cura dei tumori

by Duncan on nov.17, 2010, under Controinformazione, Medicina, Scienza

La via che conduce alla LIBERTA’ ha tante strade, viottoli e sentieri.

A volte sono camminate impervie, dove lupi feroci e trappole sono ovunque. Ma la loro esistenza ha un senso, perché implementa il tuo stesso campo di azione, e esalta le Potenzialità che porti con te.

Il tema della GUARIGIONE è centrale in BORN AGAIN, e infatti abbiamo una vera esperta, grande Donna e Sciamana nell’anima che è Monica Benatti con la su rubrica, che sarà sempre di più un pilastro per questo sito.

La via della Guarigione è una delle manifestazioni della Libertà. La conquista ossia di un orizzonte di vita, che ti sembrava negato. La Libertà può operare ovunque. Quando parliamo di Gulag ad esempio, come in alcuni dei nostri ultimi post, parliamo anche di Libertà… anzi la Libertà è centrale. Riuscire a salvarguardare la propria dignità fondamentalle anche in contesti abominevoli, come Lager e Gulag. O, come insegnava Viktor Frannkl, che anche in grazie alla sua esperienza nei campi di concentramento ideò la logoterapia… abbiamo sempre la possibilità di potere scegliere come vivere qualunque evento, anche il più estremo e di potere da esso creare valore.

ECCO BORN AGAIN, QUESTO SPAZIO ANCORA GIOVANE E INCOMPLETO.. E’ INNAMORATO DI QUESTE PAROLE.. CREARE VALORE….  LA NOSTRA REALTA’ OPERA COSTANTEMENTE VERSO LO SPEGNIMENTO, L’ANNICHILIMENTO, LA MISTIFICAZIONE, E IL DEPAUPERAMENTO VITALE. DIFENTA DECISIVO DARE NUTRIMENTO A TUTTO CIO’ CHE PERMETTE AL VALORE DI ESSERE E ESPANDERSI.

La Libertà è anche CONOSCENZA. In 1984 di  George Orwell, Winston Smith a un certo punto scrive “Al passato o al futuro, al tempo in cui il pensiero sarà libero”. Diffondere la conoscenza, perché la conoscenza sia al servizio dell’Uomo, e non di elité, oligarchie, interessi, pensieri consolidati.

Sapendo che questo comporta sempre un rischio. Il rischio che si possano diffondere anche corbellerie, atrocità, o mistificazioni. La libertà della Conoscenza, porta sempre con sé il rischio dell’eterogenesi dei fini.. o delle “intrusioni” di finte illuminazioni e liberazioni che in realtà risultino alla fine mascherata e fandonia. Ma è un rischio che va colto.. Ti si deve chiedere certo la maggiore etica e controllo possibile delle fonti, il volere davvero avere sguardo pieno e largo.. ma il rischio non lo elimini mai.. non potrai mai sapere tutto. Non potresti sapere tutto neanche se vivessi mille anni e avessi ogni giorno di cento ore. Nonostante questi rischi la Conoscenza va diffusa.

E veniamo alla Guarigione. Qui ti scontrerai con mille ostacoli. Perché è tutto dannatamente complicato. Nonostante negli ultimi tempi, per certi aspetti si sono allargate le maglie del pensiero ortodosso, gran parte della terapia medica risponde ancora a logica convenzionali e consolildate e fa muro, fa quadrato verso tutto l’irrompere di Altro. A complicare il piano sta poi, l’inevitabile consapevolezza che non tutto l’Altro ha il medesimo valore.. e che, soprattutto, non lo ha verso tutti. Vi sono ad esempio terapie alternative che magari su alcune persone hanno un effetto straordinario, risolvono il problema alla radice, lo spazzano completamente via. Ma quelle stesse terapie magari su altri inciderebbero poco. Su alcuni poi potrebbero essere addirittura dannose.

E poi c’è terapia e terapia. Alcune comunque sia godono di una maggiore autorevolezza e stima (parlo al di fuori del campo medico ufficiale), o comunque hanno dalla loro tante voci, diffuse in mezzo mondo di persone che ci sono passate e le hanno apprezzate. Alcune terapie poi sono considerate fondamentalmente “positive”, ovvero alcuni guariranno.. altri magari miglioreranno blandamente… m praticamente nessuno ne sentirà particolari danni.. quindi sarebbero terapie fondamentalmente “senza rischio”.. come sembra sia quella con l’Aloe vera (ma non posso affermare questo con sicurezza totale naturalmente).

La realtà comunque è che c’è ancora uno scetticismo enorme nelle strutture mediche stanard e nel pensiero medico ufficiale. Scetticismo che trova ampio ascolto nei media, e sostegni politici. E’ vero anche che ci sono diversi ospedali d’avanguardia, nei quali si dà un certo spazio anche a ciò che proviene da mondi “alternativi”. Ma questi ospedali non devono portare a facili estensioni. La realtà di gran parte delle strutture mediche disseminate nel territorio.. diciamo.. dei “luoghi di cura di periferia”.. sono contesti quasi completamente spenti, ciechi e sordi a ogni novità e cambiamento. I malati malcapitati non sanno nulla.. nessuno quasi mai dirà loro  che esistono anche altre strade.

In questi luoghi vedrete file di malati tristi e depressi, accompagnati da parenti e familiari pieni d’ansia.. ad aspettare il loro turno in palazzi grigi e carichi di dolore.. con medici a volte scorbutici e approssimativi, a volte più cortesi e disponibili, ma stanchi anche essi, ingrigiti dalla routine, fatalisti e pienamente ortodossi. La realtà medica diffusa “di periferia” spesso è questa. Tanti malati ricevono una bella inizione di malessere e debilitazione solo già ad entrare in questi contesti e circuiti, solo già a fare file di ore, ritirare accertamenti, venire per mesi e mesi a fare una infinità di controlli, esami, controesami.. sentirsi scaricare addosso parole incomprensibili, diagnosi tremende, che annichiliscono solo con la pesantezza emotiva delle parole.. I malati si sentono come burro, plastilina friabile.. impotenti, soli, depressi, completamente allo sbaraglio.. rimbalzati come palline.. fragilissimi.. imploranti dinanzi a chiunque possa dargli una speranza, e disposti a seguire ciecamente ogni sussurro del medico.

PIENI DI PAURA, ANGOSCIA, SMARRIMENTO ABDICANO GIA’, SENZA SAPERLO, E SENZA AVERNE NEANCHE PARTICOLARE COLPA, A TUTTA UNA CAPACITA’ GUARITRICE CHE IN ESSI SI POTREBBE RISVEGLIARE E METTERE IN AZIONE.

A ciò si aggiunge il fatto che gran parte della Conoscenza non viene loro data. Molte volte i medici proprio non ce l’hanno.. o se ce l’hanno, se sanno che esistonoa ltre strade.. non danno ad esse alcuna fiducia. E quando anche ce l’hanno, e hanno anche un minimo di apertura verso la possibilità benefica di alcuni approcci alternativi.. bene a volte sorgono questioni di carriera, di non “rovinarsi la piazza”, di non perdere clienti, di non attirarsi critiche, di non mettere a repentaglio vantaggi economici.

Naturalmente le eccezioni a questo sinistro quadro sono tante, tantissime.. ma onestà mi fa dire, che specie chi è costretto ad andare nei tanti ospedali “standard” diffusi per il territorio.. è questo contesto quello che rischia di incontrare.

OSSIA TROPPE VOLTE IL “MONDO” – MODO-DI-CURA-UFFICIALE (INTESO COME INSIEME DI STRUTTURE, OPERATORI, PENSIERI VEICOLATI) DIVENTA PIU’ CHE UN FATTORE DI GUARIGIONE.. UN ULTERIORE FATTORE DI MALATTIA.

Ora veniamo al testo che vi presento. Ci sarebbe da fare adesso un lunghissimo discorso sui tumori. Che al momento vi risparmio.. anche perché potrà farvelo Monica.. o comunque si potrà fare in altri momenti, perché già il post ha toccato temi non facili e vi aspetta la lettura del testo che segue, il quale, sebbene interessantissimo, è però di spessore, e quindi implica una certa attenzione.

Dico solo che sui  tumori ci sono responsabilità diffuse e gravissime. Probabilmente, è opinione di tante persone e studiosi indipendenti.. e anche la mia.. ma è una opinione.. non il Vangelo.. abbiate sempre le vostre di opinioni. Informatevi, liberamente, e poi seguite sempre la vostra Voce Interiore. Probabilmente dicevo.. la  terapia ufficiale più diffusa contro i tumori.. LA CHEMIOTERAPIA.. è la terapia peggiore in assoluto che potrebbe essere attuata. Un indiscriminato (anche se da un pò di tempo esistono anche delle terapie di supporto e coadiuventi che mirano, almeno un pò, a limitare i danni) bombardamento cellulare al fine di estirpare le cellule tumorali. Come se per colpire una cellula terrorista annidata in un edificio della città, la bombardiamo selvaggemente riducendola come Dresda dopo i bombardamenti a tappeto degli Alleati durante la Seconda Guerra mondiale.. ossia un cumulo di macerie. Anche se poi il tumore lo spazzi via (cosa che non sempre, del resto, avviene) hai portato un tale stato di debilitamento, a un tale livello di sfinimento del sistema immunitario.. che rendi l’organismo di quella persona “permeabilissimo” a sviluppare tutta una serie di altre patologie.

Sui tumori invece molte terapie “non ufficiali” hanno dato risultati sorprendenti, impressionanti.  Magari non con tutte le persone.. e là sorge il problema individuare QUALE terapia (o QUALI) per QUALE persona. Ma sono migliaia e miglia gli individui che ogni anno guariscono da malattie tremende, anche da quella malattie per le quali la medicina ufficiale spesso ti risponde di non avere strade o opzioni da offriti.

Ma su queste cose c’è ancora un muro di gomma difficilissimo da oltrepassare. Sono in gioco interessi enormi.

La via della Libertà è permettere che le persone possano SAPERE.. conoscere che esistono altre cure, altre terapie… altri Mondi oltre a quello che sembra essere l’unico Mondo consentito. La via della Libertà è mettere a disposizione informazioni e conoscenze, dare fonti e materiale, permettersi di fare una propria ricerca, valutazione e opinione.. e poi SCEGLIERE…

Da sempre Inquisitori, Elité, Mandarini e Farisei di ogni rispa vedono come il fumo negli occhi tutto ciò.. perché il loro scopo è sempre il controllo della Conoscenza, e attraverso il Controllo.. il massimo potere possibile sugli esseri umani.

Andiamo alle terapie contro i tumori presenti in quella interessantissima pagina sul  WEB (che richiamo ancora una volta…http://www.curealternativetumori.it/). Premetto che c’era una prima parte, di carattere più generale e contestualizzante. Probabilmente la riprodurrò più in là in un altro post, perché ci sarebbero state altre riflessioni da fare, e poi questo post sarebbe diventato elefantiaco. Comunque, per chi vuole già leggerla, basta che va al link che ho indicato precedentemente.

Alcune premesse vanno fatte.

L’autore ha SELEZIONATO alcune terapie, in base a un processo di valutazione e apprezzamento. Ma naturalmente non sono TUTTE le terapie. Ce ne sono tante altre, come la terapia con l’Aloe vera.. o l’appicazione dell’urinoterapia.. terapie di carattere “vibrazionale”, ecc. Sebbene l’introduzione in questa lista, che l’autore ha preparato, è comunque indice di una certa affidabilità delle terapie indicate, questo non comporta necessariamente che tutte le terapie non indicate (e sono tante) siano di per ciò stesso non “affidabili”.

Altra considerazione… le terapie presentate non sono sempre terapie RADICALMENTE ALTERNATIVE rispetto alla visione ufficiale.. in alcuni casi, come le primissime, possono essere e talvolta sono “complementari” alle cure ufficiali o, come nel caso della “terapia Di Bella”, pur essendo ostracizzata dall’establishment ufficiale, essa comunque ha principi  e metodi di azione che non rappresentano un radicale ribaltamento dei fondamenti ortodossi della medicina, rispetto ad altre terapie che sono.. potremmo dire.. più.. “rivoluzionarie”.

Uno dei grandi meriti di questo testo che state per leggere, è che accanto ad ogni terapia vi sono degli indirizzi e dei numeri di telefono, per contattare i dottori che le praticano. Questo è davvero interessante e prezioso.

Viandanti che leggete queste pagine, ricordate sempre che ogni inquisitore ama i libri bruciati… e che ogni eretico ama la libertà.

Vi lascio a questo interessante testo.

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Le Terapie Complementari e Alternative:

Ora verranno presentate una serie di terapie non ufficiali. Come è stato già detto in precedenza, verranno forniti gli indirizzi e i numeri di telefono più utili oltre alle indicazioni di base per ogni trattamento, mentre l’approfondimento di ognuno di questi verrà lasciato al paziente che quindi potrà decidere autonomamente quale percorso terapeutico intraprendere. Vorrei sottolineare ancora una volta che tale resoconto non può essere ritenuto completo ed esaustivo di tutte le possibilità terapeutiche di tipo complementare/alternativo esistenti. Ne sono state scelte una decina con criteri assolutamente personali con la comune caratteristica di possedere ragionevoli presupposti di validità e assenza di tossicità. La sincera speranza che la loro conoscenza possa rivelarsi utile almeno per qualcuno rappresenta il solo ed unico scopo di questa raccolta.

1. I trattamenti complementari di tipo ablativo.

Le metodiche ablative (così come l’ipertermia) dal momento che vengono praticate anche in strutture pubbliche, avrebbero dovuto essere menzionate all’interno dei trattamenti ufficiali. Tuttavia in questo resoconto sono state inserite tra le cure complementari in quanto ancora poco conosciute, poco valorizzate e poco utilizzate nella maggior parte degli ospedali italiani.

Le diverse tecniche ablative consentono di asportare il tumore provocando, attraverso il calore, una necrosi delle cellule maligne. Al contrario delle terapie sistemiche, che agiscono su tutto il corpo contemporaneamente, come ad esempio la chemioterapia, le metodiche ablative possono essere considerati trattamenti localizzati e specifici. Di conseguenza sono maggiormente indicate a scopo curativo per alcuni tumori non ancora avanzati e diffusi, soprattutto quando la chirurgia non può essere attuata. Per le neoplasie avanzate invece possono essere utilizzate, ma a scopo palliativo.

I tessuti tumorali più facilmente aggredibili dalle tecniche ablative sono quelli del polmone (tumori primari o secondari, cioè metastasi polmonari provenienti da altri tipi di tumore) e del fegato (tumori primari o secondari), ma le nuove sperimentazioni lasciano sperare anche in un futuro utilizzo per i tumori del rene, della prostata e per lenire il dolore nei casi di metastasi ossee.

a) L’ablazione a radiofrequenza (o radioablazione).

È una tecnica nella quale attraverso la cute si inserisce una sonda, dalla quale vengono fatti fuoriuscire degli elettrodi che emettono onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Queste onde provocano un riscaldamento della parte irradiata, cosicché il tessuto tumorale viene necrotizzato per coagulazione, lasciando intatto il tessuto sano circostante. Il posizionamento degli elettrodi sul bersaglio viene controllato radiologicamente (ad esempio con la TAC). La tecnica consente di agire anche su metastasi plurime, benché di dimensioni non superiori a 3-4 cm di diametro l´una.

Rispetto ad un normale intervento chirurgico, l´eliminazione del tumore tramite ablazione è una pratica molto meno invasiva, richiede una breve convalescenza e può essere eseguita in anestesia locale. Inoltre può essere ripetuta più volte ed associata a chemioterapia. Una ricerca condotta all´università di Pisa e guidata dal Dr Riccardo Lencioni, su un centinaio di soggetti inoperabili chirurgicamente, ha dato risultati incoraggianti.

Oltre all´università di Pisa, l´ablazione a microonde viene praticata con successo in tanti altri ospedali italiani.

Ad esempio nei dintorni di Roma è possibile contattare:

* il Dr Bizzarri, presso l´ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale al numero 06/93298118
* il centralino, o direttamente il reparto di oncologia dell´ospedale Madre Giuseppina Vannini,
al numero 06/242911.

b) L´abalzione a microonde.

Rispetto alla classica ablazione a radiofrequenza è senz´altro più innovativa. Consente l´asportazione di grandi aree di tessuti molli (fegato e polmoni), fino a circa 8 cm in un´unica seduta. È indicata in tutti quei casi in cui non risulta possibile l´intervento chirurgico, è minimamente invasiva e dura circa 10 minuti. L´energia a microonde produce calore, generato attraverso la vibrazione delle molecole d´acqua, causando così la coagulazione dei tessuti tumorali e lasciando intatti i tessuti sani.

Un nuovo strumento ideato a questo scopo ha ricevuto da poco tempo la certificazione CE e soddisfa la Direttiva dell´Unione Europea per gli strumenti in campo clinico, ed è ora ritenuto il primo sistema di ablazione a microonde disponibile a livello mondiale. Il suo nome è Evident microwave ablation system.

In Italia, per ora sono pochi i centri ospedalieri che lo utilizzano:

1. Dr Gianpaolo Carrafiello, Dottore in Medicina e Professore Associato di Radiologia all´Università dell´Insubria a Varese. Per contattarlo è possibile telefonare alla stessa università di Varese.

Tel. 0332/278763

Tel. 0332/393470

fax 0332/263104

e-mail: Gianpaolo.carrafiello@uninsubria.it

Prof. Salvatore D’Angelo

Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, Unità Fegato

Tel. 0825/203252

Tel. 0825/203268

Tel. 0825/203237

2. L’ipertermia.

Recentemente l’ipertermia è entrata nel Prontuario Terapeutico Nazionale, codificata al numero 9985.2, quindi è una terapia riconosciuta dal sistema sanitario italiano. Tuttavia nell’ambito di questo resoconto è stata inserita, al pari delle tecniche ablative, tra le terapie non ufficiali, in quanto anche questa ancora poco conosciuta, poco valorizzata e poco utilizzata. Non sono molti, infatti, gli ospedali italiani che ne fanno uso e, nella maggior parte dei casi, senza nutrire troppe aspettative. Al contrario in Germania e Olanda esistono dei centri dove viene praticata con successo da tanti anni, spesso in associazione con le terapie convenzionali.

Per ipertermia si intende il riscaldamento controllato (per circa 1 ora) dei tessuti fino a 42-43° C, temperature in cui le cellule tumorali vanno incontro a morte. Per ottenere questo risultato esistono diverse tecniche, ma non tutte funzionano allo stesso modo, non tutte si dimostrano ugualmente efficaci. È necessario selezionare la tecnica più idonea a seconda del tipo di tumore, senza mai prescindere dalle condizioni generali del malato. Gli effetti collaterali sono minimi ed è ripetibile nel tempo. È generalmente indicata per tutti i tipi di tumori solidi (quindi non per i tumori del sangue).

Per ottenere l’innalzamento della temperatura vengono utilizzati campi elettromagnetici a radiofrequenza, focalizzati da apposite antenne, dette applicatori. La frequenza più utilizzata è di 13,56 MHz.

Oltre l’azione antitumorale diretta, l’ipertermia ha anche un’importante azione coadiuvante con le terapie convenzionali. Più precisamente la radioterapia in associazione con l’ipertermia induce un effetto radiosensibilizzante, con un incremento di efficacia di una volta e mezzo fino a tre volte rispetto alle sole radiazioni ionizzanti. L’interazione invece con la chemioterapia permette una maggiore penetrazione dei farmaci citotossici all’interno delle cellule grazie ad un aumento della permeabilità cellulare conseguente all’innalzamento della temperatura. In sostanza, potenziando gli effetti delle terapie convenzionali è possibile diminuire il dosaggio dei chemioterapici e delle radiazioni ionizzanti, diminuendo così i pesanti effetti collaterali. Inoltre l’innalzamento della temperatura corporea stimola anche il sistema immunitario attraverso la liberazione di sostanze immunoregolatrici, le citochine, che hanno un effetto protettivo per l’organismo. Uno dei massimi esperti mondiali di ipertermia, il Professor Paolo Pontiggia ematologo e oncologo all’Università di Pavia riferisce che il calore produce la rottura del Dna delle cellule tumorali. Più precisamente i vasi tumorali, privi dell’impalcatura muscolare, non consentono per mancanza di elasticità, quella vasodilatazione fisiologica che permette un’adeguata dissipazione del calore introdotto. In tal modo il calore rimarrebbe intrappolato nelle lesioni tumorali, provocandone la morte. Lo stesso professore sostiene che nel 30% dei casi il tumore regredisce, in un altro 30% si arresta temporaneamente, e in un 5% si guarisce.

Non è indicato ricorrere all’ipertermia solo nei casi in cui è presente un forte versamento pleurico, ascite e nei casi in cui l’organismo del malato è talmente debilitato da non consentire una normale risposta immunitaria.

Presso l’Istituto di Medicina Biologica (IMBIO di Milano tel. 02/58300445 – fax 02/58300670)
il reparto di oncologia, guidato dal Dr Mancuso cura regolarmente i malati di tumore con l’ausilio di ipertermia e immunoterapia biologica in associazione alle terapie convenzionali.

Per avere maggiori informazioni sugli ospedali italiani o sui centri privati dove viene praticata con maggiore regolarità e professionalità, ci si può rivolgere all’Associazione Europea di Ipertermia (ASSIE).

Tel. 0381/329752

Fax 0381/32975

info@assie.it

www.assie.it

3. Immunoterapia Biologica.

L’immunoterapia è una terapia riconosciuta e applicata in senso complementare alle terapie convenzionali, ma occupa un ruolo marginale nell’ambito delle terapie antitumorali ufficiali. Di conseguenza il suo reale utilizzo nella maggior parte delle strutture pubbliche italiane rimane molto limitato. Le modalità attraverso cui si può riuscire ad ottenere una attivazione immunitaria possono essere diverse, ma in tutti i casi, il principio che ne è alla base, cioè il potenziare le difese naturali dell’organismo, può rivelarsi di fondamentale importanza per i malati di tumore. L’attivazione di una risposta immunitaria, oltre ad agire in modo diretto verso la malattia, può servire da supporto per l’organismo debilitato e immunosoppresso sia dall’evoluzione del tumore che dagli effetti collaterali delle terapie convenzionali. Pertanto l’immunoterapia trova una sua collocazione logica sia come terapia anticancro che come terapia coadiuvante le terapie ufficiali. L’efficacia della risposta immunologica sarà proporzionale alle risorse che l’organismo ha ancora a disposizione per combattere. Ciò significa che quando la malattia è molto avanzata e l’organismo è troppo immunosoppresso da tanti cicli di chemioterapia, radioterapia o in seguito ad importanti interventi chirurgici, è molto difficile sperare in una attivazione immunitaria. Pertanto viene consigliato di intraprendere tali terapie immunologiche in concomitanza o addirittura in anticipo a quelle ufficiali. In alcuni tipi di tumori particolarmente aggressivi o in stadi avanzati, laddove la guarigione non può essere un obiettivo raggiungibile, le terapie immunologiche affiancate a quelle tradizionali, possono contribuire ad allungare la sopravvivenza e a migliorare la qualità di vita del paziente. In questo resoconto verranno mensionate 4 diverse fonti (tra pubbliche e private) che si occupano di Immunoterapia Oncologica.

1) Già nel 2004, presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, è sorta una nuova “divisione di immunoterapia Oncologica”. Il programma di attività dell’Unità, nell’ambito della gestione complessiva del paziente oncologico, sia per quanto riguarda l’inquadramento diagnostico che la terapia, in aggiunta ai trattamenti chemioterapici convenzionali attualmente disponibili e di provata efficacia, prevede un forte impegno nella ricerca clinica. Il programma di attività è quindi finalizzato a rendere disponibile ai vari pazienti che afferiscono all’unità le più recenti terapie farmacologiche e immunologiche. A tale scopo sono già attivi diversi protocolli di terapia medica in collaborazione con le maggiori istituzioni oncologiche nazionali ed estere. Le nuove modalità di terapia biologica ed immunologica basate sulla caratterizzazione biomolecolare delle neoplasie di ciascun singolo paziente sono svolte al fine di personalizzare il più possibile l’intervento terapeutico. Per maggiori informazioni è possibile contattare l’Università Senese presso i seguenti numeri:

tel. 0577/586336

fax 0577/586303

responsabile: Dr Michele Maio (0577-586335)

e-mail: istitutotoscanotumori@regione.toscana.it

e-mail: m.maio@ao-siena.toscana.it

2) Un medico oncologo di nome Giuseppe Zora, già nel 1975, controcorrente ed ostacolato da tutti, iniziò una serie di esperimenti in vitro ed in vivo sulle linee sperimentali immunologiche. Nel 1982 cominciò a distribuire il suo prodotto, un ibrido biologico innocuo, non tossico che permetteva un ampio spettro di modulazione immunologica. Da quella data, per circa dieci anni, il dr Zora è stato perseguitato a livello giudiziario. Poi dal 1992, il suo incubo è terminato, avendo registrato il suo prodotto (Adjuvant Plus) in Svizzera come specialità medicinale.

Decine di migliaia di pazienti in Italia e in tutta Europa lo utilizzano con ottimi risultati. Per maggiori informazioni è possibile contattare la Fondazione Raphael in Svizzera e parlare direttamente con il Dr Zora. L’azione del farmaco immunologico di tipo omeopatico – biologico “Adjuvant Plus” del Dr Zora svolge una duplice funzione: una azione antitumorale che si esplica attraverso l’attivazione del sistema immunitario del paziente ed un’azione di supporto mirata a limitare i danni immunosoppressivi dei farmaci chemioterapici. Quindi è particolarmente indicata come terapia adiuvante la chemioterapia. La terapia può essere anche associata alla multiterapia Di Bella.Tale sinergia di trattamento può essere valutata parlandone con il Dr Zora. La terapia consiste in fiale intramuscolo, il cui dosaggio e somministrazione va personalizzata in base alle caratteristiche di ogni paziente. Contattando il Dr Zora e inviando una relazione clinica sul paziente, sarà lui stesso a prescrivere la terapia più adeguata. La preparazione e la spedizione del farmaco avviene in tempi rapidissimi da una farmacia specializzata nella Repubblica di San Marino dietro prescrizione del Dr Zora (S.M.A. s.a. tel.0549-909532).
Il costo della terapia è abbastanza accessibile a tutti.

tel. 0041/793370630

tel. 0041/916306245

tel. 0041/793370630

fax 0041/916306247

e-mail: zora.giuseppe@ticino.com

www.fondazioneraphael.ch

3) La “Sinterapia” è un’attivazione immunologica personalizzata tramite il vaccino BCG. Questa terapia consiste in iniezioni intraepiteliali eseguite in tempi e diluzioni personalizzate in base alla reattività immunologica del paziente e monitorata con esami ematochimici e con visite cliniche. il vaccino BCG è il vaccino usato comunemente per prevenire la tubercolosi (bacillo di Calmette e Guerin) ed utilizzato insieme all’indoxen (indometacina, un antinfiammatorio) riesce a potenziare le difese naturali dell’organismo. Il paziente deve essere sottoposto a tali iniezioni prima e dopo ciascun ciclo di chemioterapia, radioterapia, ormonoterapia o intervento chirurgico. Attraverso un esame delle sottopopolazioni linfocitarie, che si può eseguire gratuitamente solo in alcuni centri specializzati (vicino Roma c’è quello di Palidoro), dietro prescrizione del medico curante, è possibile capire in anticipo se nell’organismo debilitato del paziente (dalla malattia e dalle terapie citotossiche) c’è ancora la possibilità di poter attivare una risposta immunitaria sufficiente per combattere il tumore. Il medico che prescrive la terapia personalizzata e ne segue l’andamento è il Professor Saverio Imperato di Monza. Contattando il Professor Imperato si riceveranno tutte le indicazioni necessarie per iniziare il trattamento. Il professore ha tre libere docenze: immunologia, patologia generale e microbiologia e cura da circa trent’anni con successo i malati di tumore. Il costo della terapia è accessibile a tutti.

Per informazioni contattare i seguenti numeri:

lo studio del Professore è in via Biancamano 1, 20052 Monza

tel.039/740587

cell. 349/6650859 (Sig.ra Daniela Rigolio) dalle 14,30 alle 17,30

e-mail: sinterapia@gmail.com

www.sinterapia.it

4) Già nel 1921, Rudolf Steiner, filosofo e medico tedesco, individuò nel vischio un valido rimedio anticancro. Alla clinica Lukas Klinik in Svizzera, a partire dagli anni 80 i preparati a base di vischio sono stati sottoposti ad indagine scientifica classica. Il meccanismo d’azione è il seguente: il vischio contiene le lectine, sostanze che hanno la capacità di legarsi alle cellule tumorali e stimolare le cellule del sistema immunitario a distruggerle. In un articolo apparso sulla rivista “Oncology” del 1986 viene spiegato che già a ventiquattr’ore dalla somministrazione di vischio si evidenzia un aumento del numero e dell’attività dei linfociti natural killer, aumentano i livelli di fattori di necrosi tumorale, le interluchine e l’attività dei macrofagi. Per eventuali approfondimenti si suggerisce di contattare:

* Associazione antroposofica Rudolf Steiner, con sede a Milano Tel. 02/6595558

* Lukas Klinik con sede in Svizzera Tel. 0041/61723333

* AMOS (Articoli Medicinali Omeopatici Svizzeri) con sede a milano Tel. 02/40090132

* Dr Rosiello Massimo con sede a Roma Tel. 06/3053269

4. SSM Vaccino di Maruyama.

Il vaccino S.S.M. di Maruyama (Specific Substance Maruyama) è un vaccino biologico (un estratto dai germi umani di tubercolosi), sotto forma di fiale, la cui azione si esplica inducendo una sorta di atrofizzazione o incapsulamento delle lesioni tumorali, attraverso una profonda produzione di fibre di collageno. In tal modo svolge un’azione di inibizione dello sviluppo e di proliferazione metastatica della malattia. La terapia ha origini giapponesi e viene utilizzata come terapia alternativa in giappone da più di trenta anni. Esiste un sito non ufficiale dalla traduzione non troppo chiara che spiega più dettagliatamente come funziona.

Le maggiori garanzie di efficacia da parte di questo vaccino provengono dalle testimonianze dirette dei pazienti. In particolare ho avuto modo di parlare personalmente al telefono con una donna italiana di 49 anni alla quale all’età di 20 anni avevano diagnosticato un osteosarcoma avanzato con metastasi polmonari con una prognosi di pochi mesi di vita. La donna non intraprese alcun trattamento convenzionale, bensì solo il vaccino di Maruyama. La donna, dopo 30 anni è ancora in ottima salute. Ha ancora le metastasi polmonari, ma risultano atrofizzate, non attive. I medici dell’ospedale italiano dove era stata seguita dissero che probabilmente avevano sbagliato diagnosi o che si era trattato di una guarigione miracolosa, ma in nessun modo ammisero la possibilità che il vaccino giapponese potesse aver funzionato.

Per entrare in contatto con la struttura in Giappone dove viene preparato il vaccino basta telefonare ed inviare dei dati, ma è necessario conoscere bene l’inglese e saper tradurre il referto clinico dell’ospedale con la diagnosi. Qui di seguito vengono riportate le cose da fare per contattare la struttura:

il sito non ufficiale è:
www.tim.hi-ho.ne.jp/keisaku/index1.html

il primo fax da inviare allo 0081 338 24 64 00 dovrà contenere la diagnosi tradotta in inglese, con più dati possibili sul paziente, e la “doctor’s letter of consent”, come viene descritto sul sito citato. Il medico di riferimento è il Dr Iida Kazumi della Nippon Medical School di Tokio.
Il Dr parla bene l’inglese ma nel chiamare è doveroso tenere conto del fuso orario (8 ore avanti rispetto al nostro) e del fatto che chi risponde al telefono potrebbe non parlare affatto la lingua inglese. Pertanto si raccomanda di avvalersi di un interprete in grado di parlare bene il giapponese.

Il numero di telefono è 0081 338 22 21 31.

Nel fax è bene indicare quanto segue:
To the attention af Dr Iida Nippon Medical School Object: payment for S.S.M. By:
(nome, dati, telefono, indirizzo del paziente)

La traduzione in inglese della diagnosi e le condizioni generali del paziente.
La firma del proprio medico curante che intende richiedere la terapia nel caso sussistano le condizioni per iniziarla (è bene quindi attendere una risposta in merito dal Dr Iida).

Sul fax si deve allegare la documentazione del pagamento: 30.000 yen per le prime 4 scatole di fiale
(compreso il trasporto).
Ovviamente prima di pagare è bene assicurarsi che il Dr Iida abbia dato il consenso all’inizio della cura.

I dati per effettuare il pagamento sono:

beneficiario – Nippon Medical School

banca beneficiaria – bank of Tokio

filiale – Hongo Branch codice banca/swift – BOTKJPJT c/c – 3696841
motivo del pagamento – payment for SSM (più nome e dati del paziente)

In genere non spediscono le fiale finchè non è arrivato il pagamento, quindi è bene inviare un fax di conferma del pagamento avvenuto e telefonare per accertarsi che inviino le fiale. Per la spedizione ogni volta occorrono almeno tre settimane, quindi è bene organizzarsi in anticipo senza aspettare di aver terminato le fiale per ordinare quelle nuove. Nei fax successivi occorrerà inviare, oltre alla solita conferma del pagamento, anche il modulo compilato presente all’interno di ogni confezione, riguardante gli esami clinici richiesti. Il modulo dovrà essere timbrato e firmato dal medico che segue la cura e che ha richiesto il trattamento.

5. La Terapia Di Bella.

La Multiterapia Di Bella (MDB) è probabilmente la cura alternativa ai tumori più conosciuta. Si prefigge di ridurre le dimensioni della neoplasia o di arrestarne o rallentarne la crescita e comunque in tutti i casi di migliorare la qualità di vita del paziente. Tutto questo senza ricorrere a trattamenti particolarmente aggressivi, tanto da essere ben tollerata nella maggior parte dei casi anche per lunghi periodi di tempo. L’efficacia della terapia può dipendere da numerosi fattori. Oltre alle variabili individuali di ogni malato, e il tipo di neoplasia, è importante che venga iniziata il più precocemente possibile e preferibilmente in assenza di altri trattamenti immunosoppressori (come la chemioterapia).

La terapia consiste di almeno quattro farmaci che devono essere assunti agli orari prescritti dal medico. In associazione a questi farmaci ne vengono talora aggiunti altri sulla base dell’origine della malattia e dell’eventuale presenza di metastasi o di altre complicanze. I quattro farmaci principali sono: uno sciroppo galenico a base di vitamina E e di vitamina A, la bromocriptina o altro farmaco analogo, la melatonina che deve essere rigorosamente coniugata con adenosina in percentuali ben precise e la somatostatina che può essere in alcuni casi sostituita da un suo analogo di sintesi. Lo scopo principale della terapia è quello di modificare l’ambiente intorno al cancro rendendoglielo ostile in maniera che esso non riesca a svilupparsi e arresti la propria crescita o addirittura muoia. Inoltre le cellule sane, stimolate da alcuni principi attivi della terapia, vanno invece incontro ad un potenziamento delle loro funzioni e diventano più forti ed in alcuni casi più aggressive nei confronti della malattia.

Nel 1998 è iniziata una sperimentazione ufficiale sulla terapia Di Bella voluta, a seguito delle manifestazioni popolari a favore di questo trattamento, dal Ministero della Sanità italiano. Dopo alcuni mesi tale sperimentazione è stata considerata fallita nel senso che gli organi competenti della medicina ufficiale, ai quali era stato delegato il compito di valutarne l’efficacia e l’attività, hanno affermato che la terapia Di Bella non è dotata di sufficiente attività antitumorale da giustificare un proseguimento della sperimentazione su altri pazienti. Cosa si intende per sufficiente attività antitumorale ? Se infatti si intende l’ottenimento di una risposta parziale, vale a dire una riduzione del 50% del tumore, è chiaro come essendo stati arruolati pazienti con patologia molto avanzata, fosse un obiettivo troppo difficile da raggiungere. Il fatto che taluni di questi pazienti abbiano comunque ottenuto una risposta minima non è stato tenuto per nulla in considerazione. Così come non è stato considerato che con molta probabilità quegli stessi pazienti avrebbero ottenuto risposte minime anche con le terapie convenzionali. In ogni caso non avendo ricevuto un risultato convincente e definitivo, la sperimentazione è stata sospesa e con questo evento è stato definitivamente messa la parola fine alla possibilità che la MDB potesse divenire ufficialmente una cura per il trattamento dei tumori al pari delle altre.

Giudicare l’efficacia della MDB rispetto a quella delle terapie ufficiali è impossibile. Forse è addirittura sbagliato porsi un quesito del genere, nel senso che per un certo tipo di tumore potrebbe risultare più efficace l’una dell’altra, ma per un altro tipo potrebbe accadere l’opposto.

Al di là dell’efficacia terapeutica una cosa è certa: la MDB ha rappresentato un approccio terapeutico alla cura dei tumori totalmente diverso dai precedenti, avendo il pregio di considerare la cura non più solo come un modo per sopravvivere più a lungo possibile, quanto nel modo migliore possibile. Una terapia non più impostata sul farmaco dall’azione devastante, in grado di distruggere tutto, quanto su un insieme di farmaci e vitamine ben calibrati che agiscono in sinergia e nel rispetto dell’organismo malato. La MDB infatti può essere eseguita a casa del paziente stesso grazie alla semplice collaborazione dei familiari e, per i soggetti autosufficienti, anche in perfetta autonomia, senza ricorrere all’aiuto di alcuno. È inoltre compatibile con una qualità di vita perfettamente normale tanto che sono molti i pazienti in età lavorativa che la praticano senza avere alcun disagio nello svolgimento della loro professione. In poche parole, con la terapia Di Bella, si realizza una “convivenza migliore con la malattia” dando la possibilità al paziente di combattere la sua battaglia in modo più dignitoso, senza essere gravato da pesanti effetti collaterali.

Le difficoltà di curarsi con la terapia Di Bella sono principalmente legate al fatto di non potersi curare all’interno di una struttura pubblica. Di conseguenza l’approvvigionamento di alcuni farmaci e i costi più o meno alti non ne consentono un ampio utilizzo.

Per chi volesse approfondire la conoscenza della terapia Di Bella e valutare la possibilità di curarsi essendo certo di non cadere nelle mani sbagliate (i medici che si spacciano come “dibelliani” senza averne il titolo sono tanti) può rivolgersi ai seguenti numeri:

tel. 338/4683410 (Ivana Maccione)

tel. 335/5311146 (Patrizia Mizzon)

6. Il metodo Pantellini.

L’ascorbato di potassio. Il metodo del Dott. Gianfranco Valsé Pantellini nacque da un caso fortuito, o per meglio dire, da un errore. Nel 1947, il Dott. Pantellini consigliò ad un malato di cancro inoperabile allo stomaco, con prognosi di pochi mesi di vita, di bere limonate con bicarbonato di sodio al fine di calmare i forti dolori. Dopo un anno, lo rivide perfettamente ristabilito (il paziente morì infatti d’infarto vent’anni più tardi). Al momento di esaminare le radiografie, pensò che si trattasse di quelle di un altro. Cos’era successo? Il paziente, per errore, non aveva usato il bicarbonato di sodio, ma quello di potassio. “Ebbi come una botta in testa”, raccontò un giorno Pantellini. “Feci delle separazioni di limone ed esperidati dei vari acidi presenti e mi accordai con dei colleghi medici, per sperimentarli su alcuni malati di cancro, ormai in fase terminale, che volontariamente si offrirono di assumere, per via orale, citrato di potassio, tartrato di potassio ed esperidato di potassio: non ottenni purtroppo alcun effetto. Quando poi somministrai ai malati l’ascorbato (vitamina C) di potassio, conseguii i primi riscontri positivi”. Proseguendo nella terapia, i malati di cancro presentavano apprezzabili miglioramenti, già nell’arco di 10-15 giorni. Il dolore scompariva, o quantomeno si attenuava, ed il paziente era in grado di riprendere la propria attività lavorativa. In alcuni soggetti, ancora oggi, a distanza di 40 anni, non risulta alcuna presenza del tumore. Pantellini proseguì le sue ricerche per quarant’anni, scoprendo che l’ascorbato di potassio trovava applicazione anche in alcune malattie degenerative ed autoimmuni. Continuò a tenere conferenze, partecipò a vari congressi di oncologia, pubblicò le sue scoperte su riviste mediche, curò con successo migliaia di persone. Risultato? Alcune denunce da parte dell’Ordine dei Medici (assolto), problemi a non finire, diffamazioni; ma l’aspetto più grave è che in tutti questi anni, Pantellini non è mai stato preso in considerazione dalla classe medica. Non viene confutato, semplicemente viene totalmente ignorato. Chi volete che abbia interesse a prescrivere l’ascorbato di potassio, un prodotto che costa poche decine di euro per un mese di terapia e che, oltre a tutto, non è brevettabile ? Di seguito viene riportato un discorso del Dr Pantellini fatto a 82 anni poco prima di morire:

“Nelle nostre cellule vi sono ogni attimo migliaia di reazioni chimiche
simultanee, compresa la lotta tra gli enzimi chiamati
superossidodismutasi ed i famosi radicali liberi detti i distruttori.
Nel caso in cui i radicali dovessero aumentare od il gene che costruisce
le SOD non funzionasse bene, entro 24 ore la cellula diventa
cancerogena. Da una quarantina d’anni ho scoperto l’efficacia di una
terapia antiossidante, che va in aiuto delle SOD, ed è l’Ascorbato di
Potassio. Questo, attraverso la ristrutturazione della pompa
sodio-potassio sulla membrana cellulare, penetra nella cellula non solo
riportandovi il potassio che viene espulso dalla degenerazione, ma
ricomponendo le catene dei messaggi genetici. La cellula, rimessa in
ordine, non viene più attaccata dal cancro. Questo prodotto è come un
integratore alimentare senza alcuna tossicità. I risultati clinici,
attestabili, dimostrano che in 17 pazienti su 20, la riduzione della
sintomatologia varia tra la completa guarigione e la regressione
variabile. Nel caso dell’angioma, l’ascorbato blocca l’azione
dell’ossigeno nelle cellule e ferma il processo. Anche il prof. Folkman
negli USA ha messo a punto un sistema per combattere questa
proliferazione di capillari, strangolandoli chimicamente con
angiostatina ed endostatina. È una via parallela, ma la mia agisce
dall’interno delle cellule come preventivo.
Il rimedio c’è, il problema è che non costa nulla!
In conclusione i risultati positivi, dove non ci sono tornaconti
economici, stranamente non vengono considerati, mentre la chemioterapia
distrugge l’organismo spesso prima del tumore.

La prevenzione dei tumori potrebbe essere per qualcuno, in termini
economici, un danno incalcolabile. Sempre più studiosi sono daccordo col
ginecologo tedesco Muller, secondo il quale il 70% dei nati morti, o
focomelici, è dovuto ai farmaci”

Alcuni ricercatori del NIDDK (National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases) in alcuni esperimenti sui topi hanno scoperto che alte concentrazioni di ascorbato di potassio erano associate ad effetti antitumorali nel 75% delle linee cellulari tumorali. Più precisamente è stata osservata una riduzione della crescita tumorale e del peso dei tumori del 41-53%. Tuttavia, tra il 1979 ed il 1985, studi clinici sull´uomo in cui veniva somministrata vitamina C, controllati con placebo ed in doppio cieco, non confermarono effetti benefici.

Ancora una volta ci si trova dinanzi alla situazione dove una qual certa sostanza che sembra possedere un forte effetto antitumorale non viene riconosciuta dalla medicina ufficiale.Una sperimentazione seria sull´ascorbato di potassio non è stata mai condotta e probabilmente non lo sarà mai. Senz´altro le sostanze utilizzate da questa terapia sono totalmente atossiche. Per di più la vitamina C anche se assunta in alte dosi non può causare effetti indesiderati in quanto la parte in eccesso, che non può essere assorbita, viene naturalmente eliminata dall´organismo. Tuttavia l´ascorbato di potassio, andando ad agire sulla pompa sodio/potassio, è bene che venga assunto con il controllo costante di un medico.

Per chi volesse approfondire questa terapia, è possibile contattare la:

Fondazione Internazionale Pantellini Via Mattioli, 55 Firenze Tel. 055 491835 Fax 055 499634

http://www.pantellini.org

e-mail: fondazione@pantellini.org

La terapia con ascorbato di potassio prevede di assumere giornalmente 0,15 gr di acido ascorbico (vitamina C) in cristalli puri, conservati in bustine di alluminio, 0,30 gr di bicarbonato di potassio in cristalli puri. Il tutto va mescolato in ½ bicchiere d’acqua minerale con un cucchiaino di plastica per ben 3 volte al giorno, 1 ora prima dei pasti principali. La preparazione e la spedizione delle sostanze in cristalli puri viene realizzata dalla Farmacia:

New Mercuri in via Celso 13/R a Firenze Tel. 055 482558 – 499504

7. C.R.A.P. (Complementare Riducente Antidegenerativa Puccio).

Nel maggio del 1999, dopo 12 anni di studi, un ricercatore siciliano, Giovanni Puccio, con l’aiuto di alcuni medici, mise a punto una cura anticancro di tipo naturale, basata sul ripristino dell’equilibrio cellulare a livello acido/basico tramite delle sostanze ossido/riducenti.

Più precisamente la terapia antiossidante di Puccio si propone di riequilibrare il rapporto redox-omeostatico cellulare con l’intento di bloccare la formazione degli dei radicali liberi che sono all’origine del processo degenerativo del tumore.

Le ricerche di Puccio hanno portato a concludere che il cancro sia una conseguenza di un processo patologico che inizia molti anni prima all’interno dell’organismo e che si manifesta con un forte squilibrio elettrochimico, blocco delle pompe sodio/potassio e calcio/magnesio, abbassamento del potenziale di membrana, abbattimento del sistema immunitario e acidosi metabolica.

La terapia è in realtà una multiterapia, basata sull’attenta somministrazione di diverse sostanze. L’elemento principale è il GSH ovvero il “Glutatione ridotto” che esplica alcune funzioni fondamentali a livello cellulare.

Oltre al GSH la terapia prevede l’assunzione di acido ascorbico (vitamina C), bicarbonato di potassio (vedi Metodo Pantellini), selenio, coenzima Q10, vitamina E, licopene, betacarotene, aminoacidi essenziali (fosforo, magnesio, calcio, potassio, etc.) oligoelementi ed enzimi regolatrici e acetilcisteina, oltre ad una particolare alimentazione energetica.

Al termine del riequilibrio del rapporto redox-omeostatico che si raggiunge entro tre mesi circa, si attiverebbero naturalmente i linfociti NK natural Killer in un tempo stimato dai 4 ai 6 mesi. La riuscita del trattamento sembrerebbe legata allo status del substrato biologico del paziente, che spesso viene fortemente compromesso in seguito alle terapie citotossiche (chemioterapia). Al termine della remissione della patologia è prevista una terapia di mantenimento.

La complessità della terapia complementare riducente antidegenerativa di Puccio comporta che venga eseguita sotto osservazione medica, in quanto prevede un attento e continuo monitoraggio di diversi parametri, come il sottoporsi ad esami ematochimici ogni 10/15 giorni ed un esame dello stress ossidativo completo (che viene eseguito esclusivamente presso l’ IDI di Roma).

Recentemente, ad un convegno tenutosi a Palermo presso l’Hotel President in data 08/05/2006, un giudice di pace ha parlato in modo favorevole circa l’efficacia della terapia, ed è stato riportato un caso di guarigione sconcertante su un cancro al fegato del padre della Top Model Eva Riccobono.

La terapia, chiamata anche vaccino terapeutico E.M.M.A.NU.ELE., è stata anche sperimentata ufficialmente negli anni successivi in 5 paesi stranieri. Purtroppo non siamo venuti a conoscenza dei risultati di questa sperimentazione, ma per saperne di più è possibile contattare:

Associazione per la Ricerca Scientifica Via A. Cisalpino, 2 90128 Palermo
per contatti diretti:

cell. 338/7773738 (Giovanni Puccio)

cell. 328//6369415 (Rossella Puccio)

e-mail: giovannipuccio@hotmail.com

e-mail: rossellapuccio@hotmail.com

Il comitato scientifico dell’associazione è rappresentato dal Dott. Santi Scola, Specialista in Ematologia Generale Clinica e di Laboratorio, Igiene e Medicina Preventiva, Orientamento Laboratorio e Patologia Clinica.

Da alcuni dati rilasciati dal Ministero della Salute e pubblicati sul Giornale di Sicilia del 03/06/2008 a pag. 7, si è potuto constatare che la Sicilia registra il 15% di decessi in meno per tumore rispetto alla media nazionale nonostante il consumo dei farmaci antitumorali sia il 6% in meno. Questi dati potrebbero far pensare ad una reale efficacia della terapia che essendo abbastanza conosciuta in Sicilia, viene utilizzata quasi esclusivamente in questa regione.

8. La graviola (annona muricata).

L’annona Muricata, comunemente chiamata “Graviola”, è una pianta della foresta amazzonica che sembrerebbe possedere delle importanti proprietà antitumorali. L’uso del condizionale è d’obbligo, in quanto, malgrado diversi studi di laboratorio abbiano evidenziato tali proprietà, non è mai stato condotto uno studio sugli esseri umani che ne comprovasse l’efficacia.

Di seguito viene riportato uno dei tanti testi che si trovano su internet sull’argomento: “Da oggi il futuro del trattamento del cancro e le possibilità di sopravvivenza sembrano molto più promettenti che mai. Il merito va ad una pianta che cresce in Amazzonia, nelle foreste pluviali del sud America: la GRAVIOLA (annona muricata). Molto probabilmente fra non molto tempo potremo cambiare opinione sulle possibilità di sconfiggere il cancro. Dagli estratti di questa potente pianta potrà essere possibile:

* Sconfiggere il cancro in tutta sicurezza con una terapia completamente
..naturale che non provoca nausea, perdita di peso e di capelli.

* Proteggere il sistema immunitario ed evitare infezioni fatali.

* Sentirsi più forti e sani durante tutto il corso del trattamento.

* Aumentare la propria energia e migliorare l’aspettativa di vita.

Una grande e conosciuta industria farmaceutica statunitense per più di sette anni ha studiato e testato in laboratorio le proprietà della graviola. Non essendo riuscita a isolare e duplicare in una formula chimica brevettabile i due più potenti componenti della pianta e quindi non potendo trarre grandi profitti dalla vendita di un farmaco, l’azienda ha abbandonato il progetto evitando di rendere pubblico il risultato della ricerca. Siccome per legge non si possono brevettare le sostanze naturali (giustamente, la natura appartiene a tutti, non se ne possono brevettare le meraviglie), uno studio clinico che comporta investimenti per centinaia di migliaia o addirittura milioni di dollari deve avere poi un suo ritorno economico dalla vendita dei prodotti; nessuna casa farmaceutica condurrà mai degli studi su sostanze che poi chiunque potrebbe coltivare o raccogliere per preparare il proprio rimedio personale. Fortunatamente uno dei ricercatori di quella compagnia, pur condividendone gli obiettivi di profitto, non poteva accettare la decisione di nascondere al mondo questo unico killer del cancro.

Fu così che ascoltando la sua coscienza e rischiando la carriera decise di contattare e informare la Raintree Nutrition, una compagnia statunitense che si dedica alla ricerca, al raccolto e alla riforestazione di piante ed erbe nell’Amazzonia. La sua presidente è riuscita a guarire da una rara forma di leucemia proprio grazie alle piante della foresta pluviale.

Durante le sue ricerche la Raintree Nutrution ha scoperto che anche il NATIONAL CANCER INSTITUTE (NCI) nel 1976 aveva già verificato che gli estratti di questa pianta erano in grado di attaccare e distruggere le cellule maligne del cancro. Questo studio era però stato archiviato come un rapporto interno e mai reso pubblico.

Nonostante queste proprietà siano state scoperte già nel 1976, non è mai stato condotto uno studio su esseri umani, quindi nessuna sperimentazione a doppio cieco e altri test per verificare il valore del trattamento tale da essere pubblicato sulle riviste mediche e quindi universalmente accettato come terapia. In ogni caso, la graviola ha dimostrato di poter distruggere le cellule del cancro in altri 20 studi di laboratorio. Il più recente, condotto dalla Catholic University of South Corea agli inizi del 2001, ha rivelato che due composti estratti dai semi della graviola hanno mostrato una “citotossicità selettiva comparabile all’Adramycin” (un farmaco comunemente usato nella chemioterapia) per le cellule del cancro al colon e al seno, lasciando contemporaneamente intatte le cellule sane, al contrario di quello che si verifica con la chemioterapia.

In un altro studio, pubblicato sul Journal of Natural Products, ha dimostrato che la graviola non è solo confrontabile con l’Adriamicina, ma la supera clamorosamente negli studi di laboratorio. Un composto della pianta ha distrutto selettivamente le cellule cancerose del colon con una potenza 10.000 (diecimila!) volte superiore a quella dell’Adriamicina.

Anche i ricercatori della Purdue University hanno riscontrato che gli estratti delle foglie di graviola hanno eliminato le cellule del cancro in almeno sei tipi di tumore e sono state particolarmente efficaci contro le cellule del cancro alla prostata e del pancreas (!). Secondo un altro studio, sempre della Purdue University, estratti di questa pianta hanno isolato e distrutto le cellule del cancro al polmone.

Quindi, le domande più ovvie saranno: perché sono stati condotti solo studi di laboratorio e non sono state diffuse notizie così incoraggianti? Per il motivo già accennato all’inizio: non essendoci la possibilità di profitti derivanti dalla vendita di un brevetto di un medicinale chimico, nessuna compagnia farmaceutica investirà enormi risorse finanziarie per uno studio appropriato. Purtroppo questa è una realtà comune a gran parte delle terapie naturali. Incoraggiata da questi test di laboratorio, la Rain Tree Nutrition ha condotto ulteriori ricerche, anche con l’aiuto delle tribù dell’Amazzonia, per raccogliere e far riprodurre questa pianta. Oltre ad aver reso disponibile un preparato contenente la sola graviola, questa azienda ha sviluppato un prodotto chiamato N-TENSE che contiene il 50% di graviola ed il restante 50% una miscela di sei erbe con riconosciute proprietà anticancro: Bitter melon (Mormodica charantia), Esphinheira Santa (Maytenus illicifolia), Mullaca (Physalis angulata), Vassourinha (Scoparia dulcis), Mutamba (Guazuma ulmifolia), Cat’s Claw – Unghia di gatto (Uncaria tomentosa).

Purtroppo finora sono stati pochi i medici e pazienti negli USA (pochissimi in Europa) che hanno usato la graviola o il composto messo a punto dalla Rain Tree Nutrition per combattere il cancro. In ogni caso, secondo le testimonianze pervenute alla Rain Tree Nutrition e al distributore italiano, i primi risultati sembrano particolarmente incoraggianti.

Mentre la gran parte delle ricerche sulla graviola sono focalizate sulle sue capacità anticancro, la pianta è usata da secoli dalla medicina popolare del Sud America per trattare un sorprendente numero di disturbi fra i quali: ansia, ipertensione, influenza, tigna, scorbuto, malaria, eruzioni cutanee, nevralgia, dissenteria, artriti e reumatismi, palpitazioni, nervosismo, insonnia, diarrea, febbre, nausea, foruncoli, dispepsia, spasmi muscolari, ulcera.

Non ci sono dubbi che un ammalato di cancro dovrebbe poter conoscere tutte le opzioni di trattamento disponibili. La graviola potrebbe fornire l’aiuto necessario e forse determinante per sconfiggere la malattia, oltretutto, essendone stata riscontrata l’assoluta assenza di tossicità, senza sopportare i pesanti effetti collaterali provocati dai vari trattamenti farmacologici.”
Leggendo questi testi si rimane senza parole. Ma è davvero possibile che una sostanza che potrebbe possedere delle proprietà antitumorali così forti non venga adeguatamente testata in una sperimentazione clinica per mancanza di interessi economici ? A pensarci bene è comprensibile che non ci sia una casa farmaceutica disposta a investire tanti soldi su un prodotto non brevettabile, in quanto per un’azienda privata ogni investimento economico importante deve comportare un relativo ritorno economico. Tuttavia la salute non dovrebbe essere considerato un bene privato. È possibile che la “salute pubblica” resti indifferente di fronte ad una possibilità di questo tipo ? Ovviamente qualsiasi malato oncologico troverebbe enorme difficoltà ad accettare l’idea di assumere una sostanza non adeguatamente testata, in quanto non sufficientemente rassicurato sull’efficacia né sugli eventuali effetti collaterali.
Questa è l’unica terapia citata in questa raccolta non testata sull’uomo, per la quale non è possibile garantire l’assenza di tossicità. Pertanto per chi volesse maggiori informazioni, o per richieste di spedizioni, può rivolgersi all’esclusivista per l’Italia:

“Naturvitae”

e-mail: info@naturvitae.com

via Pacinotti 18 – Monfalcone

tel. 0481/414013

fax 0481/794350

9. ESSIAC. La formula di Renè Caisse.

L’essiac è una miscela di erbe con la quale l’infermiera Renè Caisse cominciò a curare i malati di tumore, intorno agli anni 30 in Canada. La ricetta originale apparteneva ad un medico indiano, ma la Caisse ne venne a conoscenza da una signora guarita da un cancro al seno dallo stesso medico indiano. Dopo averla provata su sua zia, malata terminale di cancro allo stomaco, la quale incredibilmente guarì, la Caisse cominciò a curare con successo moltissimi malati con la collaborazione dei migliori medici di Toronto. Tuttavia la medicina ufficiale non fece altro che ostacolare puntualmente ogni tentativo della Caisse di “legalizzare” la sua cura, pretendendo che svelasse la formula della tisana. Per paura di speculazioni, la Caisse si rifiutò sempre (rifiutando anche un compenso di 1 milione di dollari da una casa farmaceutica) e continuò in semi-clandestinità a curare i malati senza alcuna retribuzione. Queste le testimonianze di alcuni illustri medici sull’efficacia della tisana:

“ho potuto constatare che nella maggior parte dei casi le deformazioni scomparivano, i pazienti denunciavano una forte diminuzione dei dolori. In casi serissimi di cancro ho visto interrompersi le emorragie più gravi. Ulcere aperte alle labbra ed al seno rispondevano alle cure. Ho visto scomparire cancri alla vescica, al retto, al collo dell’utero e allo stomaco. Posso testimoniare che la bevanda riporta la salute nel malato, distruggendo il tumore restituendo la voglia di vivere e le funzioni normali degli organi” – Dottor Benjamin Lesile Guyatt, responsabile del dipartimento di anatomia dell’università di Toronto.

E ancora…”ero venuta abbastanza scettica, ed ero risoluta a rimanere solo 24 ore. Sono rimasta 24 giorni ed ho potuto assistere a miglioramenti incredibili su malati terminali senza più speranza e malati diagnosticati terminali, guarire. Ho esaminato i risultati ottenuti su 400 pazienti” – la Dott..ssa Emma Carlson arrivata dalla California.

Durante il processo in cui la si accusava di curare senza legittimità tramite una cura non testata, ben 387 ex pazienti accettarono di testimoniare in suo favore, oltre a numerosi medici. Tutte queste persone si dichiararono convinte di essere state guarite dall’infermiera dopo essere stati definiti “senza speranza” dai medici dell’ospedale di Bracebrigde di Toronto. Il risultato del processo, fu che la tisana non era una cura per il cancro e che se non avesse svelato la formula avrebbero impedito alla Caisse di continuare le sue cure e avrebbero chiuso la sua clinica. In realtà durante il processo fu permesso di testimoniare solo ad una piccola parte di ex pazienti e una parte di medici che avevano promesso di sostenerla, ritrattarono, riconoscendo la possibilità di essere caduti in errore. Nonostante tutto la Caisse continuò a curare i suoi malati fino a all’età di 89 anni, tra mille disavventure. Un anno dopo , morì. Al funerale dell’infermiera parteciparono diverse centinaia di persone. In altri esperimenti mal condotti e non seguiti dalla Caisse la sua tisana fu giudicata atossica ma inefficace. Fino a quando nel 1984 una giornalista radiofonica fece un’intervista al Dr Brush, un rispettato medico che aveva collaborato con la Caisse negli ultimi anni prima della sua morte. Dall’intervista, seguita da un numero incredibile di persone, emerse che la tisana poteva essere ritenuta una cura per il cancro. Più precisamente il Dr Brush disse: “ho potuto constatare che la bevanda può far regredire il cancro ad un punto tale che nessuna conoscenza medica attuale è in grado di raggiungere”. In altri programmi radiofonici altri medici confermarono quanto sostenuto dal Dr Brush ed ormai l’opinione pubblica si era completamente spostata a favore della Caisse. Nonostante tutto la strada legale si dimostrava ancora tortuosa, pertanto alla giornalista venne in mente di smetterla di tentare di combattere contro le istituzioni per far riconoscere la tisana come una cura per il cancro. Si sarebbe venduta come una tisana innocua ed atossica. In questo modo chiunque avrebbe potuto continuare a curarsi senza alcuna difficoltà, trovando la tisana anche nelle erboristerie. Grazie a questa intuizione oggi la tisana “Essiac” viene regolarmente venduta in tutto il mondo come fosse un thè.

Oggi conosciamo l’esatta formulazione della tisana che comprende ben 4 erbe miscelate nella giusta proporzione: Rumex Acetosella, Arctium Lappa, Ulmus Rubra, Rheum Palmatum. La Rumex Acetosella ha ottime proprietà depurative per le cellule, contiene tutte le vitamine e sali minerali e sostanze immunomodulatrici. L’Arctium Lappa è la radice di bardana. È ricca di vitamine, sali minerali, favorisce il metabolismo degli zuccheri ed è immunomodulante. Inoltre è depurativa per fegato, polmoni e reni. Il Rheum Palmatum è la radice di rabarbaro. Ha la proprietà di rimuovere la sostanza viscosa che circonda le cellule tumorali, permettendo in tal modo il passaggio dei principi attivi delle erbe. L’Ulmus Rubra deriva dalla corteccia dell’olmo. Ha proprietà protettive per i tessuti degli organi ed un ottimo antinfiammatorio. Già prima della morte della Caisse, la tisana fu completata da altre tre erbe aventi un’azione inibente sul cancro: foglie di Plantago Mayor, fiori di Trifolium pratensis e bacche di Xanthollium Fraxiensu.

Nelle erboristerie o farmacie specializzate in preparazioni galeniche è possibile acquistare la tisana completa con tutte le erbe.

Per chi si trova a Roma possiamo suggerire di visitare, presso il quartiere San Paolo, l’ ”Abbazia San Paolo fuori le Mura” . Fin dal VIII secolo è il luogo dove vivono i monaci benedettini che propongono particolari rimedi (tisane, decotti, unguenti, erbe dalle spiccate proprietà terapeutiche tipo Aloe, composti fitoterapici, etc..) erboristici naturali, selezionando accuratamente le materie prime e controllando scrupolosamente i processi di lavorazione.

L’indirizzo è il seguente: via Ostiense, 186 00120 Città del Vaticano (metro B San Paolo)

tel. 06/45435574

e-mail: salute@abbaziasanpaolo.net

www.abbaziasanpaolo.net

10. La cartilagine di squalo.

La cartilagine di squalo è una sostanza naturale, atossica nota più per le sue proprietà antinfiammatorie e come rimedio contro l’artrite, la psoriasi e la degenerazione maculare che per le sue qualità come anticancro.

A tal fine il miglior effetto che sembra possedere la cartilagine di squalo è legato alle sue proprietà antiangiogeniche. Più precisamente nella cartilagine dello squalo sarebbero presenti ben tre proteine capaci di inibire l’angiogenesi, cioè la vascolarizzazione. Inibendo la crescita di nuovi vasi sanguigni il tumore non può più svilupparsi e la diffusione metastatica può essere rallentata o addirittura interrotta, e il tumore può andare incontro a necrosi.

Nel libro di William Lane e Linda Comac “Gli squali non si ammalano di cancro”, gli autori descrivono le ricerche condotte per più di vent’anni sulla cartilagine di squalo e riportano alcuni casi clinici trattati con successo in Messico. Per la verità i dati riportati su questi casi clinici appaiono abbastanza frammentari e incompleti e condotti su un campione molto esiguo (solo 8 soggetti); tuttavia dalla lettura di questo libro si rimane sufficientemente colpiti e propensi a ipotizzare una qual certa efficacia di questa sostanza. Più dettagliatamente da tali studi risulta che in 7 pazienti su 8, considerati in stadio terminale, la sola assunzione di cartilagine di squalo abbia dato origine a regressioni delle masse tumorali comprese fra il 30 e il 100%. Dalle esperienze avute da Lane, sembra che la cartilagine, per non rischiare di perdere le sue preziose proprietà, deve essere la più pura possibile. Innanzitutto per non perdere la sua efficacia deve essere polverizzata molto finemente. In questo modo può venir assorbita rapidamente dall’organismo, prima che la proteina venga digerita dagli enzimi proteolitici, il che vanificherebbe la sua potenzialità antiangiogenica. Anche le procedure di essiccazione e di sterilizzazione sono importanti. Infatti l’eccessivo calore, i solventi o talune sostanze chimiche possono denaturare le proteine della cartilagine, rendendola inefficace. L’autore del libro suggerisce pertanto di acquistare solo cartilagine di altissima qualità. A Roma c’è un medico dentista, che si occupa di vendere questo tipo di cartilagine senza fini di lucro. Il numero di telefono dello studio viene riportato anche sul libro sopra citato ed è il seguente: 06/39741248. Le modalità di somministrazione e i dosaggi sono altrettanto importanti ai fini dell’efficacia. Secondo Lane la somministrazione può essere fatta sotto forma di enteroclisma o anche per via orale, miscelando la polvere di cartilagine ad un succo di frutta. L’odore della cartilagine è infatti molto forte ed è indispensabile mescolarla a qualcos’altro tenendo conto che il dosaggio deve essere altissimo. Per i tumori al III e IV stadio infatti si deve assumere 1 gr di cartilagine per ogni kg di peso al giorno, il che vuol dire dover assumere circa 60 gr di polvere di cartilagine (l’equivalente di quasi 90 capsule al giorno). Dato l’elevatissimo dosaggio anche il costo cresce vertiginosamente, superando i 1.000 euro al mese. L’unico vantaggio di questa terapia è che la sua efficacia può essere valutata già dopo circa due o tre mesi. Pertanto una TAC di controllo a 70/90 giorni dall’inizio dell’assunzione può far capire se si è sulla strada giusta oppure no. La scarsezza numerica dei dati clinici riportati sul libro e la non completezza dei risultati non consente di poter garantire l’esito del trattamento, senza contare che l’unica sperimentazione ufficiale fatta (fra l’altro su appena 30 soggetti) ha dato dei risultati poco chiari: nel 30% dei soggetti la malattia si è stabilizzata per circa tre mesi. Alcune case farmaceutiche viste le proprietà della cartilagine riscontrate in vitro e sugli animali, hanno tentato di sintetizzarne un derivato, chiamato Neovastat AE – 941 ma i risultati non hanno soddisfatto le aspettative. Le ragioni date da alcuni studiosi è che taluni processi chimici indispensabili per ottenere il derivato, andrebbero a denaturare le proteine della cartilagine, rendendola totalmente inefficace.

In conclusione, alla luce delle ricerche fatte e dei risultati ottenuti è possibile affermare che la cartilagine di squalo è certamente una sostanza atossica (anche se assunta in dosi elevate) dotata di importanti proprietà antinfiammatorie e antiangiogeniche riscontrate in vitro e su animali per la cura dei tumori e utile nella cura di altre malattie come l’artrite e la psoriasi. Tuttavia si avverte la necessità di studi più approfonditi e sperimentazioni serie condotte da importanti case farmaceutiche che dimostrino inequivocabilmente l’efficacia della cartilagine di squalo nel trattamento delle neoplasie maligne.

Nell’ampio panorama delle terapie anticancro anche la fitoterapia e l’omeopatia possono essere considerate due discipline importanti che si pongono l’obiettivo di aumentare e migliorare la qualità della vita del paziente attraverso una diminuzione dei dolori e una migliore gestione degli effetti collaterali delle terapie convenzionali. In questa prospettiva tali discipline predispongono al meglio l’organismo, inteso nella sua totalità, tramite una modalità lenta e “dolce”, verso la guarigione.

Tuttavia la difficoltà di identificare delle terapie specifiche all’interno del complesso e variegato mondo della fitoterapia e della omeopatia, non ci consente di fornire particolari indicazioni e si rimandano gli interessati ad approfondimenti personali .

Tra i vari centri di omeopatia biologica per la cura del cancro ce ne è stato segnalato uno in particolare a Colonia, dove hanno così tante richieste che spesso l’attesa per la prima visita può durare anche 3/4 mesi. Telefonando ed inviando la relazione clinica la dottoressa Hamhim Richs vi saprà dire se ritiene di poter prendere in cura il paziente. Il costo della terapia è di circa 220 euro e comprende la visita, l’esame delle urine, alcune analisi del sangue e l’impostazione della terapia.

Per avere maggiori informazioni è possibile telefonare ai seguenti numeri:

tel. 0049/64836091 (Dott.ssa Hamhim Richs)

tel. 0049/4953922567 (Dott.ssa Brigitte Gabriel)

Conclusioni.

Si è cercato di scrivere questo resoconto con il sincero desiderio di poter offrire uno spunto di riflessione sulle varie possibilità terapeutiche esistenti per la cura del cancro.

Più precisamente si è cercato di analizzare i traguardi raggiunti e al tempo stesso i limiti delle terapie convenzionali e di ipotizzare la possibilità (e/o la necessità) di intraprendere anche percorsi “diversi” .

Optare verso una scelta “diversa” è sempre una scelta coraggiosa, mai facile, ma in certi casi assolutamente necessaria al fine di non lasciare nulla d’intentato, soprattutto per i casi con prognosi peggiore.

Nella maggior parte dei casi l’abbandonare le terapie ufficiali può essere sconsigliabile, ma affiancare ad esse delle cure coadiuvanti di supporto, mirate a potenziare le difese naturali dell’organismo e a sopportare meglio gli effetti collaterali dei trattamenti convenzionali, può rivelarsi una strategia terapeutica possibile e valida.

In questa prospettiva, più che di terapie alternative, è più corretto parlare di terapie complementari, intese come completamento delle cure ufficiali, con le quali ci si prefigge di prolungare l’aspettativa di vita migliorandone la qualità.

Con umiltà e profondo rispetto per le terapie convenzionali, ma allo stesso tempo con determinazione, si è parlato anche della possibilità di intraprendere terapie di tipo alternativo, in sostituzione a quelle ufficiali, consapevoli che la “verità assoluta” sulla cura dei tumori purtroppo ancora non la possiede nessuno.

Nel mondo esistono centinaia di migliaia di persone che hanno tratto giovamento dalle terapie convenzionali e forse solo qualche migliaio o decina di migliaia che ha tratto giovamento dalle terapie complementari e alternative. La discrepanza è ovviamente dovuta all’enorme differenza numerica di pazienti trattati convenzionalmente rispetto agli altri. Forse un giorno potremmo affermare con maggiore certezza se e quando ricorrere a terapie diverse.

Per ora ci limitiamo a “sospettare” che anche poche decine di migliaia di persone sia un numero sufficiente per credere che non esiste una sola strada per combattere il cancro. Il numero di pazienti che ricorre a terapie complementari o alternative cresce di anno in anno e la nostra speranza è che nel prossimo futuro la medicina ufficiale possa finalmente dimostrarsi più aperta verso di esse.

Cominciare ad abbandonare lo scetticismo e a considerare la possibile efficacia di nuove metodiche significherebbe ampliare le possibilità di cura e combattere il cancro avendo più armi a disposizione.

Purtroppo ora la realtà è ben altra. I pazienti più sfortunati, colpiti da una malattia avanzata che non lascia speranze non possono far altro che rassegnarsi al loro destino oppure trovare il coraggio dentro di se per scegliere altre possibilità.

Non c’è mai a priori una scelta giusta o sbagliata, l’importante è che sia la più libera possibile dal pregiudizio, frutto di un percorso conoscitivo personale e di una riflessione coraggiosa sulla propria malattia. In questo senso, qualunque sia la scelta sarà sempre la scelta più giusta.

N.B: Tutte le terapie di tipo complementare e alternativo di cui si è parlato possono essere approfondite visitando i vari siti specifici in rete o prendendo direttamente contatti tramite gli indirizzi e numeri di telefono riportati.

Resta evidente che gli autori di questa raccolta non intendono in nessun modo sostituirsi ai medici specialisti in oncologia e che pertanto le indicazioni riportate non hanno finalità o valore di prescrizione medica, ma vanno intese come un contributo a carattere informativo.

(tratto da http://www.curealternativetumori.it/)

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OSA CREDERE

by Duncan on nov.04, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

OSA CREDERE

C’è una poesia stupenda, attribuita a Josei Toda, anche se non credo sia sua. E’ uno di quei rari casi in cui una poesia appartiene a un autore, ma entra nel campo vitale di un altro, quasi fosse troppo affine a quella esistenza, piuttosto che a quella di colui che l’ha generata. Certe cose sembrano talmente scritte da un altro che l’altro quasi se ne appropria, ed entrano nella sua Leggenda. E credo che potranno sforzarsi a centinaia a sottolineare come Osa Credere non sia di Josei Toda. Per ancora molto tempo a venire è al suo nome che continuerà ad essere accompagnata. Come “Lentamente muore”, scritta in realtà da Martha Medeiros, ma che quasi tutti attribuiscono a Neruda. E, in un certo senso, “vogliono” attribuire a Neruda. Il suo Mito calamita questa poesia, e forse tra qualche centinaio d’anni riuscirà ad emanciparsi da questo abbraccio. O forse mai.

Rileggendo oggi Osa Credere una serie di immagini e impressioni ha preso corpo in me, uscendo fuori senza chiedere il permesso.. alla fine di esse, la poesia di Toda (vedete, ci casco anch’io..)

Stai rubando scampoli di tempo, stari rubando battiti di sole, stai rubando istanti di sogno? Non vedi che sei tu contro l’onda, non vedi che il Banco è forte, il Casinò non perde, ragazzo? Non ti senti un ladro, un clandestino, a spiare dai muri, e a partire, bagagli e mantelli per specchiarti un minuto in un sogno; non vedi che a volte il vento è burrasca e trascina foglie oscure nel cielo? Non vedi che a volte è come saltare in mezzo alle mine? Non vedi che a volte senti solo la sabbia tra le mani? Il Banco è forte e tutto il casinò è dalla sua, e tu che pensi di fare? Perché non batti in ritirata una volta per tutte? Sarai comunque ricordato tra gli applausi… perché non segui i saggi consigli? Non vedi che sei piccolo dinanzi al Destino? Perché rubare secondi, minuti, giorni, ore, quando potresti spassartela al mare? Il Banco è potente nei suoi giochi…

Stetti un po’ silenzio, ma poi risposi:

“Ne avete di saggezza amici miei, la vostra prudenza è proverbiale… potete vincere in mille tribunali con i vostri argomenti… avete mille precedenti da far valere. La vostra voce non è malvagia, è il rassicurante canto della resa che da sempre tiene molti lontano dai guai, e chissà quante vite avrete salvato. Ma mi spiace, in milioni hanno tirato in remi in barca, c’è sempre trippa per gatti per chi sa accontentarsi, e da vecchi avremo mille ragioni per scusare la nostra viltà. Durante gli anni non ci mancheranno hobby, occupazioni e dipendenze per stordire la voce che non abbiamo voluto seguire. L’insoddisfazione sarà come un tarlo, insistente, irritante, frustrante. Ma ci hanno consegnato mille droghe per stordirci. E poi, chi ci potrà accusare?

Ci sono cose che non puoi fare, bambino, mettiti l’anima in pace, e adesso vai, che il tempo corre, tanto tra sudore e giocattoli, tra lavoro e bevute occuperai il tuo tempo. E poi l’equilibrio cosmico dove lo mettiamo? Se tutti fossero aquile, chi impersonerebbe gli altri ruoli?

Argomentazioni impeccabili, ma, mi spiace. Noi abbiamo un’altra Strada che ci chiama. E su quella Strada continuerò.

Ci sono poteri che voi non conoscete. I persiani persero a Maratona, chi ci avrebbe scommesso? Ci sono forze che smuovono montagne. Se hai un sogno, combatti per esso. Sta sicuro, alcuni giorni ti sentirai solo, alcuni giorni vedrai solo  nebbia, alcuni giorni avrai le ginocchia sbucciate, alcuni giorni ti sembrerà di essere davanti al muro bianco, alcuni giorni saranno violenti come una tagliola, alcuni giorni non ci sarà una voce a incoraggiarti. È la Lunga Notte, quasi tutti mollano là. Ma è proprio quando il buio è più oscuro che è prossimo alla fine..

Adesso dammi la tua mano e ripeti come ad alta voce, perché le parole scacciano la Paura, bandisci il Dubbio, e ripeti le Parole…

Credo in quello che sono,

la mia Visione sarà incandescente nella mia mente,

nel giorno e nella notte,

affronterò il Drago nella sua tana,

seguirò la Stella irraggiungibile

e comunque vada

avrò giocato la mia Partita,

e qualunque sia l’esito,

avrò osato credere.

 ————————-

Osa credere

 

Osa credere che c’è un canto nel tuo cuore.

Osa credere nei tuoi desideri.

Finché hai il coraggio di credere

niente potrà impedirti

di giocare il ruolo che vuoi.

Troppe persone finiscono su una strada sbagliata

fuorviate da un granello di dubbio.

Il destino si può cambiare.

Il sole è già alto sul giorno che è nato.

Troppi dicono che tutto va bene

e non capiscono perché si dovrebbe cambiare.

Troppi nascondono il loro splendore

sotto macigni di sofferenza.

Noi non dobbiamo chinare la testa

alziamoci invece cantando di gioia.

Non c’è momento migliore

dell’istante presente.

Avanzerò senza sosta

adesso che so

di aver trovato qualcosa

che mi appartiene.

 

J.Toda

 

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Luce del Mondo

by Duncan on set.14, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

I colpi venivano giù violenti, ed era ogni volta come se mancasse il respiro.

Come se tutto il corpo avvampasse, non solo le mani, mentre il legno si imprimeva come marchio di fuoco.  A ogni altra bacchettata sentivi come se qualcosa si sarebbe rotto.

Il tuo corpo tremava, non per il freddo, non solo per la paura, ma proprio perché il tuo corpo non le reggeva, attrito violento, la pelle si tirava, sobbalzava il petto. Si può provare così male.

“Parla”,  latrava il maestro.. “parla.. piccola canaglia…”

E giù colpi.. e ancora.. e ancora.. e ancora..

E a ogni botta sentivi una lama nella carne, e la paura, la paura ancora peggio del dolore. No, non di quel dolore, diciamo che se la giocavano alla gara del peggio.. la paura quanto il dolore, la paura che ti avrebbe spezzato il braccio.. la mano un moncherino, penzoloni, come quei bambini zingari per strada..

“Parla.. cane… chi è stato?”

Già, solo sputare dei nomi. Vomitarglieli addosso. Sapeva che avrebbe smesso allora. Tutto, tutto.. tutto perché smettesse.  Mi spezzerai anche l’anima così..

E il sangue tracciava segni sul muro, e per terra piccole chiazze..

“Parla bastardo.. e  ti scampo.. parla… voglio solo i nomi…”

Francesca, Roberto e  lui avevano rubato il registro per vedere i voti. Lo avevano ritrovato nel corridoio. Ma era intollerabile. Non era mai successo alla High School che un registro fosse preso. Mai. E ci voleva una punizione esemplare. Lui, Paolino, l’unico a sapere.

C’è sempre qualcuno che fa la spia.. e tre ombre furono viste con il registro in mano, solo uno fu visto in faccia. Paolino.

Ma finché non c’erano tutti e tre, puniti e messi alla gogna.. lo smacco restava…

Sarebbero stati poi sbattuti fuori dalla High School con ignominia e disonore. Paolino sapeva che c’era di mezzo il prestigio. Tutti i colpevoli esposti alla scuola sull’attenti. Dovevano uscire fuori. E era ancora peggio averne trovato solo uno che nessuno. Che figura se alla High School non fossero capaci di far parlare un ranocchio come quello.  Avesse parlato basta verghe, basta bacchette. E.. neanche espulsione… Il prezzo di due nomi

Due al prezzo di uno?  Tutto purché smetta?

E altri colpi.. e il sangue cominciò a gocciolare come piovigginasse.. laghetti appena per terra. La carne apriva squarci.

E venne il tempo del petto e della schiena, dopo la mano ridotta a parodia.

Il maestro, ora latrava.. la bocca schiumava…

“PARLA… FALLITO..  ABORTO … PARLA…”

Paolino non capiva più, la mente bolliva, immagini sfocate nella mente. Si accasciava accoccolandosi sul petto come a proteggersi da un terremoto,  mentre desiderava solo la morte.

PARLA…

Ma non avrebbe parlato…

Vedeva Roberto, vedeva gli occhi di Francesca, non osava immaginare cosa gli avrebbero fatto…  girare per la scuola con il cappio giallo.. mentre la teppaglia dei viscidi giù palparla. E poi le verghe su di lei. E schiaffi su quel viso così piccolo da stringerlo nelle mani, quando i capelli da due sono uno nel momento di un bacio..

PARLA, DICE IL GRANDE INQUISITORE..

Ecco il Regno della Desolazione…

Parla e avrai salva la vita e sarai ricompensato,  aggiunto in lista sul libro paga…

SE PARLO ORA, pensava Paolino, PARLERO’ PER SEMPRE…

Ci sono molti modi di morire…

Su un piatto di argento o di letame due nomi, due volti, una mano stretta, uno sguardo nella notte…

No, non lascerò che ti prendano amico mio, non lascerò che ti sfregino a sangue dolce Francesca…

E  non capiva i pensieri che faceva.. in fin dei conti era solo un bambino… chi le aveva mai pensate quelle cose…. Cosa gli entrava dentro, cosa gli rivoltava l’anima?

Passarono altri diecimila colpi…

 Il maestro a sera andò via,  non riusciva più a colpire, troppo dolore alle bracciA.. andò via, lasciandolo tramortito, in una pozza di sangue, semiincosciente, ma ancora vivo.

Paolino, il tuo mondo è iniziato allora….

Sotto la pioggia della vergogna, la nebbia si dissipa…

Quella scuola adesso è deserta e abbandonata…

Ma su un muro qualcuno ha scritto..

“Paolino, luce del mondo”…..

Mani di ragazza, firmato F…..

Lunga è la lista dei traditori. Il libro paga è sempre più chilometrico.

Si inizia presto a vendere il culo. Si inizia presto a calare le brache.

Si inizia presto a spezzare un cuore.

Si inizia presto anche.. a non piegare la testa..

Ciao.. Paolino…

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Dante e il Viaggio

by Duncan on ago.30, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Poesia, Simbolo

Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita, ahi quanto a dir qual’era è cosa dura, esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura”

La Divina Commedia non è un libro morto. Molte parti di essa sono morte. Ma il libro nel su insieme è vivo e vegeto. Ancora vivo e vegeto. Abbiamo imparato ad odiarlo, a detestarllo. Non c’è modo peggiore per uccidere un’opera che renderla un “classico”, un mausoleo, un catafalgo. Intrupparla in grigi programmi burocratici, dissezionata da grigi professori burocratici.. per compiti a casa.. altrettanto.. burocratici. E le stanche parole di depressi alla cattedra ci fecero smarrire ill testo e la sua segreta potenza. In realtà spesso l’istruzione è un perdere la strada, un perdere se stessi, uno svuotarsi e soffocare dentro, un cupo ammassarsi di parole e di lacciuli stretti alla gambe. La vera conoscenza inizia dopo, con atti coscienti di pulizia e falò. La vera conoscenza all’inizio è sottrazione, disimparare le cose meccanicamente apprese.. e riaccostarsi alla brace ardente senza sovrastrutture, pregiiudizi, pesantezze. E Dante che prima era una mummia da esposizione, adesso vi dico che è vivo.

Ogni opera esiste su più livelli. Solo la mediocrità totale, esiste su un solo livello. E c’è certo tutta la summa medioevale, da Aristotele a San Tommaso, ai padri della Chiesa, e gli altri paradigmi dell’epoca.. nella Divina Commedia. Ma la Divina Commedia non è solo questo. Va molto, molto oltre. Essa è un Viaggio, un Viaggio Supremo.. non solo fisico ed esteriore, ma soprattutto iniziatico e interiore. E’ il Grande Viaggio dell’uomo che nel pieno della sua vita, a metà strada (nel mezzo del..), conosce la caduta e lo smarrimento. Tutte le certezze intorno a lui franano, ogni valore è parodia, il senso solo una fuggevole illusione. L’uomo che si ritrova con solo polvere nelle mani, con i suoi ideali sconfitti, tradito e abbandonato. Tutto è perduto.. e la crisi è forte. Fortsissima. Ecco “la selva oscura”.. Ecco quello che in ogni tempo è stata chiamata.. “la lunga notte dell’anima…”

Lì, nel punto più basso che possa essere toccato.. lì con le ali spezzate.. lì solo di una solitudine oltre ogni immagine.. lì nudo, definitivamente nudo.. inizia il Viaggio. Il Viaggio attraverso le tre fiere… le montagne oscure.. trappole di ogni genere. Il viaggio nell’inferno. Nella terra dei Demoni. E non ci saranno sconti, né scorciatoie. Scendere nel profondo del proprio buio.. e affrontare la propria Ombra, le porte di Dite, la Città dove solo male e dolore accoglie chi osa entrare. E ci sarà un momento in cui chi affronta il Viaggio si sentirà debole, e troppo piccolo per riuscire. La vigliaccheria, l’eterno richiamo dell’utero, di una vita arresa, ma..senza rischi.

E Dante a un certo punto dice..

“Ma io, perché venirvi? o chi il concede?

Io non Enea, io non Paulo sono;

me degno a ciò né io né altri l crede.

Perché se del venire io mi abbandono,

 temo che la venuta non sia folle.

Se saviio; intendi me che io non ragiono.”

E sarà Virgilio a suonare la scossa per un’anima che impaurita vuole già tornare indietro, al rassicurante ovile, alla cappa stagnante di una inesorabile disperazione.. ma disperazione “conosciuta”. Virgilio è il Mentore, rappresenta il Maestro, la Guida, la Coscienza.. colui che indica la strada, la saggezza e la dignitas.. e, dopo un lungo discorso, concluderà, dicendo..

“Dunque, che è? perché, perché restai,

perché tanta viltà nel cuore allette,

perché ardire e franchezza non hai?”

Perché tutta questa paura, in sostanta gli dice? Cosa ancora ti trattiene? Dove il tuo ardire, il tuo coraggio? E Dante improvvisamente risvegliato, esclamerà..

 ”Quali fioretti dal notturno gelo
chinati e chiusi, poi che ‘l sol li ‘mbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo,

tal mi fec’ io di mia virtude stanca,
e tanto buono ardire al cor mi corse,
ch’i’ cominciai come persona franca:

«Oh pietosa colei che mi soccorse!
e te cortese ch’ubidisti tosto
a le vere parole che ti porse!

Tu m’hai con disiderio il cor disposto
sì al venir con le parole tue,
ch’i’ son tornato nel primo proposto.

Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
tu duca, tu segnore e tu maestro».”

Come fiori che durante il freddo di inverno sono tutti chiusi e bacuccati in loro stessi, e che il sole accene e fa liberare e aprire in modo rigoglioso.. così inizia questo passo…. allo stesso modo lui si riscosse dalla sua paura, dalla sua vigliaccheria. Eh sì, le tue parole mi hanno riportato a me stesso, ecco cosa signicia.. sono tornato quello che ero nei miei momenti migliiori, quando inizia il viaggio “son tornato nel primo proposto”. E ora vai, vai.. non ti voltare in dietro che adesso non cederò, il nostro volere è lo stesso, la strada ci appartiene.

 E canto dopo canto si dipana l’inferno, tremendamente concreto, ideologico e dogmatico alle volte, ma sublimemente simbolico nei suoi momenti migliori. Oltre il Medioevo l’uomo di ogni tempo cammina per cercare se stesso. E’ la prima tappa è tutto ciò che è buio, freddo “e stridor di denti”.

QUESTO E’ L’INFERNO. L’INABISSARSI NELLE PROPRIE TENEBRE FONDAMENTALI. Affrontare ciò che ci tiene prigionieri. Fin nelle radici di noi stessi. Poi ci saranno il Purgatorio e il Paradiso. Non solo mondi metafisici astratti della scolastica medioevale dogmatica. Ma Stati e Stadi della Crescita e dell’Evoluzione umana. Non solo collettiva. Ma soprattutto individuale.

CHI HA SEMPRE PARLATO DELLA DIVINA COMMEDIA MA NON PRENDE IN CONSIDERAZIONE IL SUO ESSERE VIAGGIO ATTUALE, DI QUESTO UOMO ORA PRESENTE, CHE SEI TU, CHE SONO IO, CHE SIAMO TUTTI… CHI PUR CON MIRIADI DI STUDI E DOTTE ANALISI, LA SPOGLIA DI CIO’, LA SPOGLIA FORSE DI CIO’ CHE E’ IN ESSA DAVVERO IMMORTALE E INDISTRUTTIBILE.

L’Inferno poi è colmo di momenti tragici e meravigliosi.. Paolo e Francesca.. l’incontro con il caro maestro della sua infazia Brunetto Latini, che gli dice…

“Se tu segui tua stella, non puoi fallire a glorioso porto”

Nonostante sei stato esiliato e rinnegato, e tribolazioni e avversità non ti hanno mai abbandonato.. se segui ciò che di più alto e vero c’è in te, la tu Stella, la tua Chiamata, lo Scopo per il quale sei nato, non fallirai.. troverai la tua strada.. il tuo porto.. arriverai dove devi andare. Allora Dante rinfrancato dall’incontro con Brunetto Latini dirà, in un momento di orgogliosa dignità..

“Tanto voglio che vi sia manifesto,

pur che mia coscienza non mi garra,

ch’a la fortuna come vuol, son presto.”

Che non vuol dire altro che.. sappiate con certezza, che qualunque cosa possa accadermi, io sarò fedele alla mia coscienza.. venga come vuole la “fortuna”, ovvero vita, il destino.. si manifesti come vuole. Avanti.. io sono pronto. Non mi tiro indietro. Seguirò la mia coscienza costi quel che costi, accada quel che accada.

E poi i grandi momenti di indignazione morale.. le feroci invettive, durissime contro la corruzione della Chiesa; che in quel tempo voleva anche dire corruzione e degrado dell’armonia del mondo, dovendo la Chiesa essere uno dei due Poli del Mondo, nella visione medioevale. L’altro era l’Impero. Ma l’impero era tramontato fagocitato dalla Chiesa e da una moltitudine di regni e signorie ambiziose e affamate di ricchezza. La Chiesa, per Dante, aveva tradito il mandato originario di Cristo, e quindi era diventata parte essenziale della confusione e della follia e dell’ingiustizia in cui il mondo era precipitato. E a Niccolò III, papa corrotto e punito piantato con la testa ficcata nel terreno, mentre fiamme cadono dal cielo bruciando piante e calcagni, dirà.. ma non solo a lui.. attraverso lui urlerà verso i papi e i potenti ecclesiastici del suo tempo, parole rimaste celebri..

“E se non fosse ch’ancor lo mi vieta

la reverenza delle somme chiavi

che tu tenesti nella vita lieta,

 io userei parole ancor più gravi;

 che la vostra avarizia il mondo attrista,

calcando i buoni e sollevando i pravi.

Di voi pastor s’accorse il Vangelista,

quando colei che siede sopra l’acque

 puttaneggiar coi regi a lui fu visa;

(..)

Fatto v’avete dio d’oro e d’argento,

e che altro è da voi a l’idolatre,

se non ch’elli è uno e voi ne orate cento?”

La Grandezza di Dante è la capacità di vedere la Grandezza anche di chi, condannato all’Inferno, dovrebbe essere solo oggetto di scherno, biasimo e disprezzo. Invece, alcuni uomini emergono immensi, in tutto il loro valore, come il Grande Ulisse, che nella visione dantesca, diventa il simbolo, della sete umana di conoscenza e valore… e forse tutti conoscono questo citazione dal discorso di Ulisse..

 ”Considerate la vostra semenza:

 fatti non foste a vivere come bruti,

ma per seguir virtute e canoscenza”

 Ricordate il vostro seme, ciò che vi portate dentro.. non vivete pigri e gozzoviglianti.. sfidate il destino, i limiti.. cercate il sapere (canoscenza) e praticate il bene (virtute).

E finisco qui con la citazione dei momenti particolari. Anche perché se no questa nota la finirei a ferragosto. E poi non è importante adesso coglliere tutti i momenti di valore dell’opera. Artisticamente il meglio è raggiunto nell’Inferno, anche se momenti di grazia non mancano nelle altre cantiche, ma l’Inferno è insuperabile. Comunque, importante non è questo ora, né penetrare nelle singole storie e personaggi, e sviscerarne i sensi concreti. Ho voluto aprire un piccolo varco sui momenti migliori, per provarne a trasmetterne uno spiraglio del Respiro che li anima. Ma ciò che dico in questa nota va al di là…

LA DIVINA COMMEDIA E’ IL VIAGGIO DI OGNI UOMO CHE VOGLIA DIVENTARE UOMO. IL PERCORSO INIZIATICO DI CADUTA, RISALITA E RIGENERAZIONE. L’ETERNA LOTTA PER RICONQUISTARE SE STESSI E RITROVARE IL SENSO. E ANCHE IL DOLORE E LA SOFFERENZA PIU’ ESTREME AVRANNO UN SENSO PERCHé PORTERANNO ALLE RADICI, E SPINGERANNO AL CORAGGIO. E TUTTA LA VITA E’ IN GIOCO. E ALLA FINE SOLO L’AMORE TI GUIDERA’. E’ L’AMORE CHE DARA’ UNA FORZA SUPREMA, CHE TI PERMETTERA’ DI SALIRE TUTTO IL COLLE DEL PURGATORIO FINO AI CANCELLI DEL CIELO, DOVE CANTANO LE SCHIERE DEL PARADISO, ILLUMINATE DALLA LUCE DIVINA.

Tre sono le fasi.. INFERNO.. PURGATORIO.. PARADISO. Tre sono gli stadi.. tre i momenti.. tre le Porte sul Percorso. Un Uomo si perde, un Uomo è tradito, un Uomo cade, un Uomo ritorna. Lunghi anni di dolore, tradimento, disperazione.. per un sogno chiamato Libertà, Fierezza e Amore. E la Divina Commedia è piena di grandiosi protagonisti. Ma colui che ne è la vera star, che giganteggia incommesurabile è Dante stesso. Estremo, tragico, tenero, pietoso, violento, appassionato, sarcastico, commosso. Dante l’esempio migliore di ciò che un italiano dovrebbe essere, che un essere umano dovrebbe ambire ad essere. Un uomo capace di lotte anche solitarie, di fedeltà a progetti anche sconfitti, di perfezione, di dignità nella poveertà. Capace di coraggio e di generosità.. poeta nell’anima, inarrivabile nell’Amore. Dante è una voce, che ci parla dentro.. che ci sprona, ci incita ad essere grandi.

In teoria avrei finito, ma voglio “farla lorda” come si dice dalle mie parti quando uno esagera.. tipo ho già scritto assai, e mi starete odiando in questo momento.. :-) e sarebbe ovvio darci un taglio, ma voglio finire con un brano che scrissi tempo fa, ispirandomi a Dante.

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 ”Nel mezzo del Cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura..”

e persi tutto un giorno.. e poi mi vidi in uno specchio smarrito, e senza strada.. bloccato nella mente, chiuso nel cuore.. senza soldi e prospettive, senza strada e direzioni, senza giardini e amore.

Nel mezzo del Cammin di nostra vita mi sentii un coriandolo impazzito, e vedevo trascinarsi i giorni e sperperarsi le ore in rituali inutil e in piccoli piaceri da bottega.

Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai pieno di parole, di messaggi al vento, di libri e menzogne, di illusioni sul confine delle mani. Nel mezzo del cammin di nostra vita ero un topo che giocava al principe e al bandito, un giocattolo di legno, un foglio riempito per resistere.

Nel mezzo del cammin di nostra vita il mondo mi appariva grigio e folle, le persone spente e arrese. E io un recitante, un saltimbanco.. col magazzino vuoto, la casa in bolletta, le parole stampalate.

Nel mezzo del Cammin di nostra vita mi ritrovai il cuore in pegno, nei vicoli un labirinto, i ceri senza stoppino.

“Ahi quanto a dire qual’era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura.

Tant’è amara che è poco più morte-…”

Solo polvere per le mani, timbri su carte e titoli inutili.. senza intelletto né memoria… barricato in me stesso e vigliacco E ricominciare per ciottoli e molliche, forzare la marcia per agguantare il passo, trovare segni smarriti in mezzo ai muri e rabbia rabbia .. rabbia da vendere.

Nel mezzo del Cammin di Nostra vita non avevo nulla.. né palazzi, né oro, nè sicurezza, né posizione, né intelletto, né memoria, né intuizione, né amore… Nella notte senza scampo cercavo la Musa, quando il rumore assordava fino al silenzio sentivo una Musica tra lo stomaco pieno e il digiuno una nuova Fame nei volti di tutti i perduti e i messi al palo segni di Vittoria.

 L’Amore guida i nostri passi ci raccoglie ai cigli della strada su sentieri di periferia ci insegna con madonne nella pietra il nostro sangue.

Passerò attraverso all’inferno.. Mio Virgilio, Maestro, Mentore.. Mia Musa, Amore, Visione.. Oltre l’abisso sconosciuto della Terra, dove siede la Bestia primigenia, il grande Arcangelo e più su, per il monte dei mediani, dove il passato muore, e il futuro è nebbia, fino ai cancelli del Cielo.. in Paradiso.. dove il Trono di Dio squilla le Trombe.

Ecco il mio inferno mia Musa, dammi il supremo potere dell’Amore per cercare in te la mia parte segreta, l’incanto e l’onore dei miei giorni migliori, la promessa più alta, le vertigini del cuore.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

che la diritta via era smarrita

ahi quanto a dir qualera è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinnova la paura…”

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il Coniglio e il cerchio della paura (totem animali- by Kerridwen)

by Duncan on ott.31, 2009, under Ispirazione, Simbolo

coniglio2

Certe persone, amici e compagni, sconosciuti viandanti del Web, che incrociate questo pezzo di terra nel mare delle inarrestabili vibrazioni elettriche.. certe persone, miei sconosciuti compagni di viaggio, sono nate per guarire, per curare, per trasmettere energia benefica. Come Kerridwen, un pò strega,  un po’ sciamana, un po’ sacerdotessa, un po’ tante altre cose..:-).. che collabora col nostro sito e ha iniziato un percorso di condivisione della conoscenza con noi, e con tutti voi, che  si inoltra nel territorio dei Totem animali (potranno seguirne altri una volta concluso questo).  

Quello di oggi è il terzo post che lei ha scritto. Il primo era un inquadramento in generale dei totem animali. Il secondo trattava del potentissimo simbolo-messaggio dell’Aquila. Il terzo, quello di oggi, parla del   Coniglio.  La conoscenza di Kerridwen non è erudizione, non nasce da tomi polverosi, o da lezioni imparate a memoria. Ma è fresca, viva come sorgente e ruscello di montagna. E’ conoscenza non teorica, ma “esperienziale”. E ogni volta che parla ha mille aneddoti, che ti fanno entrare realmente in quello che dice. Anche questa volta. Osservate come inizia subito parlando del suo concreto incontro con un coniglio, e che cosa esso le  ha trasmesso.

Spezza il cerchio intorno alla gola, questo sembra dirci per riflesso il totem del Coniglio. Esso incarna e rivela le paure. E ci lancia una messaggio, da cogliere e da vivere.  Non cedere alla paura, non scappare sempre inseguito da mille furie e demoni. Non rendere la tua mente un infinito campo da caccia per ossessioni, scrupoli, angosce, timori irrazionali e serpeggianti. Rivela la tua paura. Ce lo dice anche Kerridwen. Scrivene, parlane. Dalle un nome e un cognome. Esorcizzala. Ricorda che è normale avere vissuto nella paura. Che tutti ci siamo imbattuti in anni, in stagioni, di paura. Che gli eroi erano prima conigli bagnati.  La differenza è che non si sono accontentati, non sono voluti morire come conigli bagnati. E’ un cambiamento che inizia da dentro. Ho visto passeri con ali ferite improvvisarsi aquile, e volando vicino al sole.. non bruciarsi e non precipitare. Ho visto anche aquile perdere il volo e inabissarsi nel mare.  Se hai paura è venuto il tempo di affrontarla. Questo insegna il totem del Coniglio. Il resto, le concrete scelte, le concrete strada.. tutto il resto , dipende da te. I totem sono segni che illuminano il cielo, archetipi simbolici dell’inconscio collettivo, fari in notti di mareggiate e vento salino, semi che solo tu puoi coltivare per alberi che solo tu puoi vedere. Parabola significat.. dovunque i sensi ti troveranno, se ti lascerai trovare.

Ringrazio ancora Kerridwen per questi preziosi doni che ci fa (ricordo che li sta scrivendo apposta per noi di Born Again). Di seguito il suo testo.

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Il giorno dopo il primo post sui totem animali, la simbologia del loro mondo, si è manifestata nuovamente nella mia vita. Una persona a me molto cara mi chiama piangendo, chiedendomi se potevo raggiungerla perché il suo coniglietto nano era morto e non aveva il coraggio di prenderlo in mano per esserne certa. L’ho raggiunta quanto prima e, prendendolo in mano, era ancora tiepido, con i suoi occhietti aperti come se mi fissassero.

Gli ho fatto reiki; ma ormai era troppo tardi. Nella mia vita ho assistito a vari funerali di persone care, e nel mondo animale ho seppellito criceti,  pesciolini… ma un coniglietto è stata la prima volta in vita mia. L’ho battezzato perché non aveva ancora un nome (è sempre una creatura del Cielo benedetta come ogni essere sulla terra), l’ho benedetto con acqua santa gli ho messo dei fiori, erbe per adagiarlo, e l’ho ricoperto pregando per la sua anima.

Poi mi sono presa cura della persona che l’aveva amato, raccontandole la storia del totem del coniglio così come si narra in un libro meraviglioso che mi guida e sostiene da molti anni (LE CARTE MEDICINA di Jamie Sams ed. Amrita ).

Tanto tempo fa, nessuno sa realmente quando, il Coniglio era un guerriero coraggioso  senza paura, amico della Strega Occhio  che Cammina. I due trascorrevano molto tempo insieme, erano uniti e inseparabili. Condividevano molte cose delle loro vite. Un giorno Occhio che Cammina e il Coniglio si sedettero  lungo un sentiero per riposare, ed egli disse: “ho sete”.

La strega prese una foglia ci soffiò sopra e comparve una zucca piena d’acqua per dissetare il suo amico, che bevve l’acqua ma non disse nulla, poi aggiunse: “ho fame”.

La strega prese una pietra, la trasformò in una rapa, e la porse al Coniglio, che la assaggiò e poi la mangiò con gusto,ma non disse nulla. I due ripresero la passeggiata lungo il sentiero di montagna. A un certo punto il Coniglio (**Samuela meglio dire così che ‘dove esso’)  inciampò e rotolò giù. Quando la strega lo raggiunse era ridotto male. Lei lo curò con l’unguento magico per lenire il dolore e risanare le ossa rotte. Ma il Coniglio non le disse nulla. Diversi giorni dopo la strega andò a cercare il suo amico, ma non lo trovò da nessuna parte; e alla fine si arrese. Lo incontrò un giorno per caso, e gli disse: “Coniglio,perchè ti nascondi e mi eviti?”

L’animaletto rispose: “ho paura di te.. ho paura della magi”, le rispose ranicchiandosi, “lasciami solo!”

“Ecco”, rispose la strega, “ho usato i miei poteri magici per curarti a fin di bene,e tu ora ti ribelli e rifiuti la mia amicizia?”

Il Coniglio rispose: “ non voglio avere più niente a che fare con i tuoi poteri”, e non vide neppure le lacrime della sua amica….

Occhio che Cammina gli disse: “è nei miei poteri distruggerti, ma in nome dell’amicizia che ci univa un tempo non lo farò. Ma da oggi in poi getterò una maledizione su di te e su tutta la tua tribù. Da oggi in poi tu chiamerai le tue paure ed esse verranno a te. Vai, ma ricorda che le medicine che ci legavano come amici ormai sono spezzate. Adesso il Coniglio è colui che chiama la paura, egli esce fuori e grida: “Aquila ho paura di te”.

Se il rapace non sente egli urla più forte :”Aquila stammi lontano!” Il rapace che ora l’ha sentito arriva e se lo mangia. Questo narra la leggenda.

Il totem del Coniglio è quello delle paure che si trasformano in realtà. Secondo la legge della proiezione, unita  all’intento che si mette nel formulare un pensiero, attirerai a  te ciò che temi di più. Questa è la legge. Un modo per affrontarle è scrivere cosa ci turba, cosa ci crea disagio o ansia su un foglio, e poi bruciarlo esorcizzandola; visualizzando che scivolino via, e che Madre Terra le accolga trasmutandole in luce da ridonare sotto forma di coraggio.

Ogni carta degli animali totem può essere pescata capovolta, e ovviamente ha sempre il sigificato opposto. In questo caso il simbolo suggerisce di mettersi in ascolto prima di affrontare le proprie paure, perché è opportuno individuarle riconoscerle e  smascherarle. Se si vuole paragonare questo totem a un segno zodiacale,il suo modo di essere è molto simile al segno del cancro….

http://books.google.it/books?id=KZ3jF0xGM9cC&pg=PA96&lpg=PA96&dq=leggende+native+sul+coniglio&source=bl&ots=iTkSPZOlRE&sig=CuAdM6UxwpapRW4yKRWlU70FYb4&hl=it&ei=haXESqHTAYKB4Qb

 Kerridwen

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