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Non lasciate morire Gerri Giuffrida
by Duncan on feb.01, 2012, under Resistenza umana

Il ragazzo si chiama Gennaro Giuffrida, detto “Gerri”. Ha 32 anni ed è nativo di Brindisi. Di lui la madre dice “Gerry, un ragazzo come
tanti, sognatore, appassionato di moto da strada,determinato ,socievole ,con un forte temperamento, facilmente influenzabile ,come tutti ha anche degli aspetti meno piacevoli ,come l’ essere superbo ,prepotente nei confronti della vita , ma anche insicuro su quello che riguardava l’ aspetto della sua famiglia, solo dopo aver subito il fatto e con grande rammarico (compiango i famigliari della vittima), ha capito il vero valore affettivo della vita dato che di figli ne ha due e una compagna che gli è accanto”.
Lo stesso Gerri nella lettera che ha inviato al Presidente della Repubblica scrive “Sono sempre stato un tipo debole, incapace di dire no alla gente che mi chiedeva piccoli favori, ma questa mia bontà mi ha portato ad una vera e propria tragedia. Da quando avevo 17 anni ho iniziato a prendere psicofarmaci per ansia e attacchi di panico, ma la cosa che mi faceva stare ancora meglio era l’amore della mia famiglia. Nel tempo, però, gli psicofarmaci che prendevo aumentavano. Purtroppo il troppo amore della mia famiglia ha peggiorato la mia situazione, perché anche se facevo dei piccoli sbagli, loro mi proteggevano fino alla morte”.
Il riferimento all’ansia, agli attacchi di panico e agli psicofarmaci, aiuta a comprendere la particolare fragilità di questo ragazzo, e la situazione delicatissima che già viveva, che poi il carcere, e il modo in cui è stato fatto valere nei suoi confronti, ha enormemente esasperato. In carcere infatti, così denunciano Gerri e la madre, sono avvenuti episodi brutali e intollerabili che sono andati a colpire una psiche già fragile ed insicura.
Inizierò citando alcuni stralci finali della lettera di Gerri, per poi pubblicare in buona parte la lettera che la madre Angela Fuma, mi ha inviato.
Ciò che veramente conta, ai nostri fini, è l’ingiustizia che Gerri subisce, a prescindere. La subirebbe anche se non fosse innocente.
Ma quello su cui non facciamo sconti e su cui chiediamo chiarezza e giustizia totale.. E’ IL RISPETTO DELLA DIGNITA’ UMANA DI GERRI GIUFFRIDA. Il dovere morale che si faccia chiarezza sulla sua vicenda processuale, che si sappia se abbia subito brutalità intollerabili, e che, soprattutto si intervenga ORA, perché ora si comprenda la situazione che sta vivendo Gerri, e si faccia in modo che questa non porti a un punto di non ritorno.
Gerri è in isolamento da mesi. Le sue sensazioni di panico ed ansia, e di debilitamento fisico, frutto di un percorso carcerario che è stato un calvario, rischiano di esplodere nella soffocante situazione dell’ isolamento che gli impostogli nel carcere di Opera. Le sue lettere ormai rivelano disperazione e pensieri suicidi.
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–Uno dei frammenti finali della lettera di Gerri Giuffrida al
Presidente della Repubblica..
“Cinque mesi fa la Cassazione mi confermò la pena, e riuscirono ad
ammazzarmi per la terza volta. Aspettavo solo i carabinieri che
venissero a prendermi, e addirittura li chiamai io perché tardavano, e
quella attesa, nel vedere la mia compagna e mio figlio forse per
l’ultima volta, era tormentosa. Decisi che in carcere l’avrei fatta
finita.
L’8 giugno mi portarono nel carcere di Villa Fastiggi, dove, come in
ogni altro carcere, trovi appuntati che ti trattano come ad un
animale. E a me non andava giù, perché ritenendomi ancora innocente,
non potevo accettare le cose che loro mi chiedevano di fare, e quindi
venivo punito.
Dopo una decina di giorni mi trasferirono al carcere di Fermo. Carcere
infernale dove non c’è neanche lo spazio per fare due passi all’aria.
I dottori mi visitarono. In dieci giorni avevo perso circa 8 kg, avevo
attacchi di ansia e panico, e chiamavo sempre gli appuntati perché
chiamassero il dottore, che si trovava solo dalle 11 del mattino alle
19 della sera. Poi se chiami una guardia e dici che stai male, c’è
qualcuno che addirittura ti risponde, che quando muori poi ci si
pensa.
Ora sono arrivato a perdere 25 kg in 4 mesi e 15 giorni, e il mio
avvocato ha chiesto un periodo, che va dai sei mesi ai tre anni, agli
arresti domiciliari, in modo da potere essere curato, dato che sono
adesso 14 anni che, oltre all’aiuto della terapia, ho bisogno della
gente a me vicina. Sto malissimo e piango e basta. Non ho più voglia
di vivere. Non riesco nemmeno a vedere la televisione perché ci sono
solo cattiverie.
E’ venuto un mio medico di parte, che mi ha visitato e ha descritto le
mie precarie condizioni fisiche. Il magistrato ha chiesto il parere al
dirigente sanitario del carcere che non mi ha mai visitato.”
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–Lettera della madre di Gerri Giuffrida
(…..) Dopo la condanna definitiva della Cassazione è stato portato al
carcere di Pesaro provvisoriamente, perché lì non tengono detenuti con
condanne definitive superiori ai dieci anni. La stessa settimana è
stato trasferito al carcere di Fermo. Lì fu un periodo infernale,
cominciò a dimagrire vertiginosamente. Mandai subito la psichiatra
accompagnata da una psicologa. Lo trovarono gravissimo, sia
fisicamente che psicologicamente. Non aveva più muscolatura e non
reagiva più agli stimoli (un marocchino nella cella si prese cura di
lui, cercava di farlo mangiare cucinandogli un po’ di riso e lo
copriva perché lui si stava lasciando morire).
Quindi accertarono che avrebbe potuto fare un gesto inconsulto.
Subito dopo, il nostro perito ha fatto una relazione che certificava
le condizioni di mio figlio. L’avvocato ha mandato l’istanza con
questa relazione al Tribunale di sorveglianza, chiedendo per un breve
periodo i domiciliari, per dargli le giuste cure, ma l’istanza è stata
rigettata per ben due volte. Alla terza volta lo hanno trasferito a
Roma, in un carcere dove c’è un reparto in cui curano i detenuti
ammalati. Il trasferimento avvenne a sua insaputa. Lo svegliarono di
notte, dicendogli di vestirsi che doveva essere trasferito. Mio figlio
fu preso dal panico, cominciò a piangere e a supplicare le guardie di
lasciarlo lì perché stava vicino alla compagna e a suo figlio, e aveva
paura di restare solo. Ma per tutta risposta lo picchiarono senza
pietà, a calci e pugni in testa, e a calci nello stomaco e nei
fianchi. E senza soccorrerlo lo portarono in quello stadio pietoso a
Regina Coeli. Era messo così male che, quando arrivò, gli fecero
firmare che si trovava già in quello stato e che loro non c’entravano
niente. Poi lo chiusero per due giorni nudo per terra, in un buco al
buio. Lì dentro non si respirava, mancava l’aria. Ci ha raccontato che
cercava di respirare da una fessura. E a me che sono la madre, ogni
volta che lo ricordo mi sanguina il cuore. Quando siamo stati avvisati
per vie traverse del suo trasferimento, siamo partiti subito io e una
mia amica per andarlo a trovare. Ci avevano preavvisato che non
l’avemmo trovato in buone condizioni e che le guardie c’erano andate
giù pesanti. Arrivammo a Roma col cuore in gola, disperate. Ma io non
entrai, perché avevamo anche il bambino che aveva solo tre anni. Non
potevamo fargli vedere il padre in quelle condizioni, perché mia nuora
aveva capito la situazione critica. Puoi immaginare con che angoscia
rimasi fuori. Infatti, quando mia nuora entrò vide che era pieno di
ematomi giganti in tutte le parti del corpo. La testa non si
riconosceva, la faccia rovinata, sanguinava ancora dalla bocca, e
tremava e piangeva. Non poteva muoversi né mangiare.
Avevamo deciso di denunciare tutto, ma siccome hanno minacciato mio
figlio che avrebbe passato, in quel caso, guai ancora maggiori, visto
che sarebbe dovuto tornare al carcere di Fermo, timorosi decidemmo di
non denunciare più. Un mese dopo l’hanno riportato a Fermo. Quel mese
non è stato neanche un istante bene, non facevano altro che fargli
raggi dalla testa ai piedi, e imbottirlo di medicinali, anche per la
bronchite, che gli avevano fatto venire tenendolo in quello stato.
Quel mese si è cibato solo di medicinali. Potete immaginare le
conseguenze. Una volta arrivato al carcere di Fermo, le condizioni non
miglioravano. Ormai era arrivato a pensare 49 kg tutto vestito,
perdendo 25 kg del suo peso iniziale. Per cui decisero di trasferirlo
ad Ascoli Piceno (sbattuto da un carcere all’altro come fosse un sacco
di patate), dove sarebbe dovuto essere curato dato che lì c’erano i
medici tutto il giorno (medici mai visti o quasi). Qui le condizioni
peggiorarono ulteriormente, cominciarono ad aumentare le fobie, gli
attacchi di panico, ed il bisogno d’aria, perché si sentiva soffocare.
Per la disperazione ha scavato nel muro, ma subito dopo si è reso
conto di quello che aveva fatto, ed i suoi compagni di cella hanno
tentato di coprire il danno con una tenda, ma durante la perquisizione
quel buco è stato scoperto e lui è stato accusato di evasione. Lui
non voleva scappare dal carcere, anche perché sapeva che era
impossibile. E soprattutto c’era la speranza, se tutto andava bene,
che da lì a poco lo avrebbero preso al carcere di Gorgona, dove
avevano capito i suoi problemi ed erano disponibili ad aiutarlo.
Quindi, non considerando i problemi di mio figlio, lo sbattono ad
Ancona, nel carcere di Montacuto. Ogni spostamento per lui era un
trauma. Questo carcere era invivibile, si stava in condizioni pietose
e lui chiedeva continuamente di essere spostato, altrimenti l’avrebbe
fatta finita. Grazie ai nostri frequenti colloqui e alle lettere,
siamo riusciti a togliergli parzialmente questa idea dalla testa,
anche se nella sua mente il pensiero ricorre continuamente. Il suo
sfogo è stato quello di danneggiare la cella, forse sperando di farsi
spostare da quel carcere infernale. Viene nuovamente accusato di
danneggiamento di beni impropri, e spedito al carcere di Opera-Milano.
Qui viene messo in punizione, con sei mesi di isolamento con il 14
bis. E la sua condizione ora è davvero drammatica. Nelle lettere
continua scrivere che sta malissimo, e alla sua compagna continua a
dire che si vuole ammazzare, che non ha senso vivere così. Noi siamo
angosciati e viviamo con il terrore che da un momento all’altro
possiamo ricevere una brutta notizia.
Voglio salvare mio figlio. Vorrei poterlo tenere a casa, per dargli
le cure di cui ha bisogno, perché con il nostro amore potrà venire
fuori da questa depressione, pur scontando la sua pena. Se non è
possibile tenerlo ai domiciliari, aiutatemi per una comunità
riabilitativa idonea.
Non si può lasciare morire così un ragazzo tanto fragile, e per giunta
innocente. Cosa possiamo fare di più di tutto quello che abbiamo
fatto? Perché nessuno ci capisce?
Vi supplico. E’ il cuore di una mamma che vi scrive. Mio figlio se
continua a stare in carcere muore. Aiutatemi a salvarlo.
Angela Fuma
Un dialogo surreale sui quotidiani orrori psichiatrici
by Duncan on feb.11, 2011, under Controinformazione, Medicina, Resistenza umana
Alberto Cantoni è una persona in cui mi sono imbattuto da qualche anno, e che stimo tanto. Persona eclettica e ricercatore dello spirito. Coltivatore di antiche sementi, addestratore di cavalli, sciamano che segue la Via degli Indiani d’America (il suo nome “indiano” è Falco nel Vento, Autore anche di un libro che racconta la sua impresa di percorrere l’Italia in marcia o correndo, come grande atto a favore della pace e contro la guerra che incombeva, anni fa, nei territori irakeni, e che poi si concretizzò davvero.
Alberto mi ha inviato questo dialogo… surreale, ma non inventato.. dannatamente vero.. come i tanti orrori psichiatrici che avvengono quotidianamente in innumerevoli territori periferici. Come tante vite sacrificate a interesse, opportunismo e menzogna. Come i tanti bombardamenti di psicofarmaci su “cavie” indifese.
Vi lascio direttamente alle loro parole..
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Alberto Cantoni– Ciao Fabio, io non ti conosco ma mi sembri una persona simpatica, ragionevole ed attiva socialmente…come ti sei ficcato in questa situazione? Hai avuo problemi di tipo schizofrenico? (o almeno cos’ ti è stato diagnosticato? hai aggredito qualcuno?) Te lo chiedo perchè sono parecchio incazzato con l’istituzione medica e come trattano i problemi esistenziali, psicologici, spirituali delle persone…mi è già capitato di aiutare un’amica che da 10 anni prendeva psicofarmaci e aveva tentato varie volte il suicidio…la avevano convinta che aveva un problema fisico e che avrebbe dovuto prendere farmaci tutta la vita. Ora non solo non li prende più, ma sta bene ed ha trovao un compagno e ha iniziato una nuova vita….ma dimmi di te,se ti va…
Fabio– Io sono obbligato a prenderli, perche il mio psichiatra non vuole che risulti la prova legale che dimostrerebbe i suoi errori al momento che, non facendone uso dimostrerei scientificamente di star meglio. Lui è anche un piccolo politico ammanicato con Comune, Provincia, Questura, e tutta la Firenze che conta, ha i mezzi per tenermi bloccato in questa situazione, pur di non compromettersi la carriera, le amicizie disoneste come lui e la faccia. Mi tiene in pugno da 17 anni solo per una denuncia di uso di cannabinoidi e continue lamentele dei miei stupidi genitori, i quali sono stati convinti da questi medici che potrei essere cerebroleso, mentre quando gli porto qualsiasi avvocato, elogiano furbamente, la mia intellingenza che ritengono pur malata per difendersi.
Alberto Cantoni– no dai…ma stai scherzando o dici sul serio? solo per uso di canapa??nemmeno droghe pesanti? ma hai fatto incidenti in macchina? aggredito qualcuno? hai commesso reati dopo aver fumato? mi sembra pazzesco…roba da denuncia…possibile che tu non sia riuscito a trovare nessuna associazione che ti aiutasse? è una cosa veramente assurda. Ma quando dici sto meglio e lo dimostrerei anche senza i farmaci, a cosa ti riferisci? come esprimevi il tuo stare male?
Fabio– Il mio stare male deriva dall’uso stesso dei farmaci, è questo che non vogliono che io dimostri non facendone uso, danno noiosi effetti collaterali e di stanchezza, scambiata per calma ritrovata grazie alla cura. Io sarei ancora piu calmo ma al tempo stesso piu vigile se non li usassi, in oltre in uno dei tanti ricoveri obbligatori mi procurarono un sospetto arresto cardiaco, o almeno un rischiosissimo collasso che gli obbligo ad iniettarmi adrenalina in vena.
Alberto Cantoni– ma hai contattato qualcuno? altri dottori? associazioni, giornali? perchè dici che ti hanno fatto vari ricoveri coatti…cosa li spingeva a ricoverarti, dopo aver iniziato il trattamento? ti sei forse rifiutato di assumere psicofarmaci? che avvocati hai contattato? ti hanno dichiarato incapace di intendere e di difenderti in tribunale?
Fabio– non ho potuto ancora provarci a difendermi perche solo ora mi son convinto a cercare un avvocato con gratuito patrocinio, non ho soldi, i ricoveri partivano dal presupposto che, non avendo accettato il fatto di averne bisogno, bastava un acceso litigio verbale in casa perchè i miei potessero chiamare il 118 che a sua volta (non sò cosa sia la D.E.A.), era autorizzato a procedere con la polizia o carabinieri, i quali dichiaravano con le buone e con le cattive di avere il dovere di portarmi a visita, in reparto psichiatrico i cui medici di turno obbedivano automaticamente al mio medico che è il loro responsabile,nonostante qualunque fosse il mio vero stato..
Fabio– Ma sono sempre stato scoraggiato dal fatto che servono controaccertamenti medici che può farmi solo un professionista a pagamento o lo Stato, e per quest’ultimo, il medico legale che se ne dovrebbe occupare,è proprio un collaboratore del mio e a cui dovrei ampliare l’accusa.
Alberto Cantoni– è davvero pazzesco…ma con i tuoi genitori come mai non sei riuscito a venire a patti, a tranquillizzarli, a trovare una soluzione pacifica? ma che sono nazisti?li hai minacciati fisicamente? li hai derubati? quanti anni hai? e nessun giornale, o associazione o partito ti ha dato dei consigli o pubblicato articoli sul tuo caso? ma qui…se le cose stanno come dici e ti credo, c’è da fare un casino enorme, da mandare in galera della gente. Neanche i tossico dipendenti da eroina sono trattati così…davvero mi sembra incredibile…almeno una volta avrai avuto una crisi, avrai dato di matto come reazione ai loro abusi? non posso pensare che i tuoi genitori siano davvero così stupidi.
Fabio– Bisogna vedere cosa vuol dire dare di matto, in effetti una volta mi ci hanno portato..cazzottai mio padre al torace, ma mi avevano già fatto almeno 8 ricoveri forzati in precedenza a causa sua e di mia madre, e erano almeno 15 giorni che non dormivo e venivo pressato a farmi ricoverare, non dormivo anche per quello. Quand’ero già al 17° ricovero, gli rubai 100€ dal portafoglio per qualche sera al PUB, ormai di loro mi ero sdegnato…comunque l’unica denuncia esistente a mio carico è stata fatta dai carabinieri nel ’93 per detenzione di 5 gr. di fumo durante il militare mentre ero in licenza, ebbi un processino penale e venni assolto per decadenza della legge in vigore fino ad allora, i miei però si rivolsero al SERT dove furono indirizzati da uno psichiatra a parlare con il mio attuale psichiatra, ed ora quello psichiatra è passato da qualche anno, sotto la direzione del mio e gli è stato assegnato l’ascolto dei miei genitori. Io avevo chiesto al mio che recuperassero almeno allo stato di preoccupazione dei genitori nei miei confronti, ma invece questi delinquenti la confermano, avendomi ormai da 3 anni imposto una ignezione mensile e accordandosi con loro che non chiamassero piu il 118, durante i diverbi e che lo avrebbero fatto loro stessi, al primo rifiuto dell’ignezione di Haldol. In amicizia con lo psichiatra della medicina legale, che mi concesse immediatamente l’invalidità pur di convalidare la versione del mio medico, questi medici di zona, mi stanno impedendo di avere un lavoro, da ormai 17 anni, perchè il medico della med legale di cui parlo è anche passato ad essere responsabile degli inserimenti negli ambiti lavorativi all’ufficio di collocamento mirato per invalidi, della provincia. Tutto ciò allo scopo che io non possa arrivare a dimostrare socialmente un sano stato di salute mentale, che contraddirrebbe la loro diagnosi. Avevano come di loro consueta abitudine, pensato a tutto anche legalmente e non solo sotto il profilo medico, infatti mi diagnosticarono anche manie di persecuzione di modo che le mie eventuali denunce non venissero credute valide. Come minimo si sono guadagnati Favoritismi, Carriera e cavie umane gratuite. Renzi, era alla provincia ed ora è sindaco, e la lobby fiorentina si consolida…il sindaco è direttamente responsabile di quelli marchiati come me…non sò se riuscirò mai a trovarmi un avvocato con le palle, d’ufficio disposto a giocarsi la faccia pur di sradicare un sistema di questo tipo, ti ricordo che se lo stato mi farà un’accertamento medico, sara fatto da questi stessi medici a cui devo dar contro e non ho mai visto lo Stato suicidarsi volontariamente.
Beppe Grillo – Psicofarnaci ai bambini
by sgriso on feb.07, 2009, under Controinformazione
