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L’angolo di Alice – una nuova rubrica su Born Again
by Duncan on mag.20, 2010, under Ispirazione

Oggi c’è una novità su Le Urla dal Silenzio.
Una nuova rubrica, tenuta da Alice, che si occuperà di animali, della loro psicologia, del loro addestramento e del rapporto da tenere con essi. Con una particolare attenzione ai cani, riguardo ai quali ha intrapreso un vero e proprio percorso di studi, ma non escludendo riflessioni, racconti, tecniche relative ad altri animali. Lascio a lei la parola per questa sua prima “uscita”. Ben venuta tra noi Alice
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Salve a tutti, io sono Alice. Oggi inizierò questo primo appuntamento della rubrica di cui mi occuperò, parlando di cani. Desidero subito ringraziare per molte ispirazioni e insegnamenti pratici il professore Marchesini di cui sto seguendo i corsi, ai quali vi invito a partecipare se avete una passione come la mia.
Per poter capire le necessità che oggi ha la società e che hanno, in primis, i proprietari di cani, è necessario capire il ruolo che oggi hanno assunto i nostri amici a quattro zampe.
Da una cultura rurale, dove il cane era un mezzo per poter essere aiutati nel lavoro, era messo a catena spesse volte e di certo poco coccolato o viziato, si passa nel decennio degli anni ’80 ad una totale antropomorfizzazione dell’animale, quasi fosse un sostituto di un figlio o di un compagno che non c’è.
In questo decennio il cane, suo malgrado, viene trattato da persona, peggio ancora, da bambino. Perdendo completamente la sua specificità.
Oggi, il concetto pare evolversi in un altro senso, seppure rimangono casi estremi ancora vincolati a concetti rurali o, d’altra parte, alla visione cane = bambino, e la società vuole e pretende che il cane sia un buon cittadino a quattro zampe.
Sempre più padroni sentono la necessità di poter portare il proprio compagno ed amico ovunque: al mare, al ristorante, negli alberghi, in piscina, in ferie….
Il cane è parte integrante della famiglia e vedersi precludere dei luoghi, equivale a non andarci per nulla.
Ancora è scarsa l’attenzione che viene data a questa esigenza, ma, d’altra parte, senza voler giustificare minimamente la poca sensibilità a riguardo, c’è da notare come spesso i proprietari di cani pretendano di poter andare ovunque, avendo un cane non educato.
Un cane non educato, che fa malanni al ristorante, crea un precedente per il quale nessun cane potrà più entrare in quel ristorante.
Educare (NON ADDESTRARE) un cane significa avere un cane equilibrato, felice e che potrà seguire il padrone dappertutto e , per un cane,poter andare ovunque con l’amato amico bipede, equivale a pura felicità.
L’approccio Pedagogico che sto iniziando a studiare e che vorrei un domani diventasse il mio futuro lavoro è una metodologia di rapporto uomo-cane spiegata dal Dott. Marchesini , che ribalta completamente la visione addestrativa, ormai sorpassata e fine a se stessa.
Si riconosce al cane la propria alterità. Si esaltano le sue caratteristiche specie-specifiche, abbandonando, non con poca fatica, la nostra visione egocentrica ed antropocentrica del mondo. (abbandono che sarebbe bene mettessimo in pratica sempre, in ogni settore della nostra vita).
Comprendere il mondo visto dal cane, sentito dal cane. Evitare grossolani sbagli, anche se dettati da infinito amore per esso, lavorare non solo su di lui, ma anche su di noi. Metterci in gioco, trasformare il rapporto di leadership in rapporto di partnership.
Per intraprendere questo cammino interessante e rispettoso, bisogna chiaramente studiarne le basi e conoscere le caratteristiche del cane sia filogenetiche che ontogenetiche.
Sono ancora agli inizi di questi studi che mi appassionano tantissimo, di conseguenza, la capacità che ho di parlare di tali argomenti è ancora frammentaria, poco ordinata, spero di perfezionarmi nel tempo e spero comunque a qualcuno possa interessare ciò che scrivo e conoscere tante cose di queste splendide creature, che magari non si sanno.
Dunque, il concetto fondamentale, che potremmo applicare anche a qualsiasi individuo di religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali diversi dai nostri, è rispettare la diversità. E’ capirne il senso e le stupende caratteristiche. E’ abbandonare la nostra visione del mondo, come fosse l’unica plausibile o, peggio ancora, come fosse la migliore. Non è così e mai lo sarà.
Una volta lasciati alle spalle questi preconcetti insiti in ognuno di noi (chi più chi meno), sarà necessario studiare il cane, i suoi antenati (i lupi) e le varie razze che ci sono.
Il cane deriva dai lupi. Ne consegue che il cane vive in branco, anzi, vive per il branco. La sua visione è cooperativa, non individualista come lo è quella umana.
Mi si dirà che anche l’uomo collabora, in gruppi, a lavoro, tra amici. E’ vero, ma solitamente di base lo fa sempre per avere qualcosa in cambio, per ottenere . Il che non è necessariamente meschino o sbagliato. E’ semplicemente diverso dal cane (e dai lupi).
E’ curioso ed interessante, per fare un esempio pratico di questo concetto, osservare che, se mettiamo un cane a fare un esercizio, magari difficoltoso, come trovare del cibo nascosto preventivamente da noi sotto una pentola , se questo stesso cane si trova in difficoltà, la prima cosa che farà sarà , abbaiando, chiedere aiuto al partner umano. Dentro di lui sta dicendo: ehi amico, sono in difficoltà, mi dai una mano?
Perché per lui è naturale che ciò accada, è insito nella sua natura.
Questo, dal punto di vista performativo, potrebbe risultare , se non indirizzato, come un handicap per eventuali prove dovesse svolgere.
Trovo personalmente magnifico questo modo di porsi del cane, questa visione collaborativa e gerarchica.
Anche nelle nostre famiglie bisogna che il cane trovi il proprio ruolo e che riesca ad affidare ad ognuno di noi altri membri il nostro. Uno dei motivi per i quali spesso i cani risultano troppo leader in casa è che noi uomini non assumiamo dei ruoli stabili e decisi. Questo mette il cane in confusione, lo costringe naturalmente a prendere lui la guida, il potere.. dentro di se, potendolo fare, direbbe: ehi ma qui c’è un grande caos. Ora li aiuto io e prendo le redini della situazione.
Lascio a voi immaginare i problemi che questa gerarchia distorta e confusionaria possono portare dentro il nostro nucleo familiare e poi, di conseguenza, fuori, in società.
Un altro errore che spesso i proprietari di cani fanno è parlare con il cane, fargli lunghi e grandi discorsi. L’effetto sul cane è lo stesso che se una persona di lingua diversa dalla nostra e che non conosciamo si mettesse a disquisire su un tale argomento e noi capissimo solo qualche parola qua e là .
Confusione.
Il cane , vive il qui e l’ora. Vive il presente .(grande dote la sua..) . Il che, esplicato nella pratica, significa che, dirgli “domani ti do la pappa” per lui equivale a dire: PAPPA (parola che molto probabilmente consoce) ADESSO, SUBITO. Non “domani”..perchè non conosce “domani”… Qui ed ora…
Questo cattivo dialogo è un altro modo per mettere il cane in confusione e renderlo irrequieto, instabile.
E’ talmente vasta la pedagogia cinofila ed è talmente interessante che, lo so e me ne scuso, rischio di fare un minestrone delle poche cose che ho potuto studiare ed ascoltare e rischio anche di spiegarle male.
E’ mia intenzione riuscire a capirne il più possibile e , di tanto in tanto, mettere degli argomenti ben precisi e poterli spiegare e condividere.
Ciò che già da adesso so con certezza è che il mio sogno è questo, è lavorare con e per i cani, è conoscerli il più possibile , perché il loro mondo si avvicina a me certamente più del mio.
Ciò che mi sento di consigliare a chi ha l’immensa fortuna di avere un amico fedele accanto è di contribuire a renderlo un buon cittadino a quattro zampe e di poter godere della sua compagnia quanto più tempo possibile.
Il resto dopo i miei studi….