Born Again

Tag: reaganismo

Essi Vivono

by Duncan on set.02, 2009, under Cinema, Resistenza umana

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Quando ero piccolo fui folgorato vedendo questo film. Uno dei tanti debiti che devo a mio padre.
Era così straniante e allucinante, così ribelle, ironico e disperato.. così assurdo e radicale. Così diverso.. che non potei non rivederlo erivederlo. Anche questo un Classico.
Che per noi Classico non è catafalco, mausoleo o letture scolastiche. Ma carne viva. Anima nella notte. Ciò che continua a parlare anche nella spirale delle stagioni..e deglii anni.
“Io sono l’Ultimo e parlerò al Vuoto in ascolto”.. diceva una voce in uno degli ultimi bagliori equinoziali di Lovecraft.
Bene, questo è un classico.
L’esatto contrario di un.. “classico”.
Spermagenesi, germinazione perenne dei sentieri, stirpe invincibile delle sementi.. contro l’orgoglio vuoto dei simulacri.
E’ quando il volto può illuminare senza predicare. Senza suoni sospesi a mezz’aria.
Per la forza stessa che da esso promana. Per quella forza che non si stanca di correre. Per quella spinta da cui fu generato.
Le menti sono piene di merce stantia, pistolettate al rallentatore, yogurt scaduti. Parole, sì parole, parole che sono vuoto  a rendere, vuoto a perdere, echi di echi di un monologo elettrico ed esibito.
Interi scaffali sono nati già morti. E giorni su giorni sono stati lasciare cadere come tappi di bottiglia.
Carpenter ha sempre lavorato con pochi mezzi e materiale di scarto, creando, con quello che tanti altri avrebbero solo buttato, mondi di assoluta potenza.. Sapeva raccontare una Storia come pochi altri.
Nel 1988, nella piena goldenage del raeganismo, questo film uscì come una campana che suona a mezzanotte. Il film proietta in un futuro, che poi è un inquietante eterno presente, tutto il cuore di tenebra dell’edonismo reaganiano. La società dissolta nel culto del profitto e dell’egoismo inviduale. La casta dei broker e degli squali finanziari.
Il culto ossessivo del consumo. Consumo come droga, consumo come malattia. Capitalismo sfrenato. Vite di cartapesta deprivate di anima. Oligarchi e fiumi di poveri disprezzati e abbandonati.
Questo era l’edonismo reganiano. E sebbene queste tendenze non siano mai scomparse, mai come allora divennero Ideologia. Mai come allora furono celebrate. Mai come allora mostrarono il volto sotto la maschera. Queste tendenze ci sono sempre state. Ma raramente ci fu la disperazione di quei giorni, quando sotto un mare di messaggi subliminali e nuovi ricchi, implosione di locali e di moda.. ogni forma di idealismo sembrava bandita fino alle più lontane sfere.
Paradossalmente la nostra epoca meno ricca e trionfante di quei giorni ha generato più resistenza e meno rassegnazione a quelle potenti forze demoniche tuttora in opera.
Il film di Carpenter è un urlo rabbioso, ironico e visionario contro ogni forma di degradazione spirituale. Gli alieni nascosti tra noi
come un cancro sono simboli geniali di tutti quegli uomini che hanno annichilito il Mistero Sacro che portano in sé, per una vita di
consumo e cinismo.
Carpenter sa che radicalizzare rende potente la trasmissione del messaggio, e in tinte fosche riempie il suo film di un  furore apocalittico, che pochi film, prima, e anche dopo, hanno avuto.

Alla conclusione del post ho inserito tre spezzoni del film.
Il primo mostra i messaggi subliminali nascosti dietro le informazioni pubblicitarie, che i protagonisti riescono a vedere grazie a speciali occhiali neri. Quegli occhiali neri nel film sono “ciò che consente di vedere”. Metafora del “nuovo sguardo” solo col qual possono dissiparsi le illusioni e scrutare il Lupo dietro l’Agnello.
Il secondo è un discorso molto forte che appare su un canale televisivo clandestino. Lirico nella sua disperata Chiamata al Risveglio.
Il terzo è geniale nel  creare un Pathos apocalittico, che rende ipnotica la fascinazione che il film produce. Fascinazione del resto di un film che demolisce le fascinazioni. 
Ma tutto il film è ricco di momenti unici.

Un Classico ha una caratteristica da non trascurare Compagneros.. Un classico non muore, non ama morire, non sa morire. Proprio per questo sceglie la morte. Per ritornare ancora, come i vermi sacri di Dune, in interminabili soli.

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