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La lotta per la montagna sacra
by Duncan on lug.03, 2011, under Bellezza, Controinformazione, Resistenza umana, Simbolo
Ecco i piccoli soldati della Resistenza.
Hanno volti nascosti tra le pagine bianche e quelle nere, le righe cancellate, quelle bruciate ad arte, quelle ricoperte con la scolorina, quelle riscritte e quelle ritrovate.
In India, nello stato dell’Orissa, I Kandh, un insieme di comunità tribali hanno combattuto una durissima e disperata guerra contro la multinazionale Vedanta per Niyamgiri, la loro Montagna Sacra, il fondamento del loro mondo, la cornice del loro habit esistenziale, il nutrimento del loro autoriconoscersi, ovvero l’archistrave stessa del loro sentiri Uomini, del loro “avere un senso” dinanzi alla vita.
Nonostante la guerra sporca di Vedanta e autorità i Kandh alla fine hanno vinto. Almeno per il momento.
Il testo che leggerete è la loro storia.
Su un fronte che corre proprio ai confini dell’umano. Dove si combatte ancora. Dove si combatterà semrpe.
Lo Specchio è frantumato e le immagini sono infrante, sparpagliate, diffuse.
La Resistenza è all’opera ovunque. Cambiano le forme, i retroterra, le Visioni, le pratiche concrete. Ma i motori si scaldano. E reggono a stento i muri dello stadio. Divisi da mille codici, uniti in realtà da una stessa fame di liberazione, e di dignità contro chi prosperà tre i canili e il guinzaglio.
Tribù scendono sul sentiero di guerra Per difendere un Mondo. Il loro Mondo. La Casa Divina della manifestazione e attuazione del loro essere. Il Territorio che dà il fiumi, le sorgenti, la frutta. La Terra che è stato dato loro mandato di Custodire.
E’ una vecchia lotta. Degli estortori dai colletti bianchi e degli agglomerati di cemento e morte che come unr ullo complessore spazzano via i Mondi, in una scarica di DTT sterilizzante, per accamparea altri territori al loro Risiko e spolparli fino a strapparne l’ultimo centesimo.
Ma c’è chi dice.. QUESTO E’ IL NOSTRO MONDO…
QUESTA E’ LA NOSTRA TERRA,
QUESTO E’ IL NOSTRO UNIVERSO,
LOTTEREMO FINO ALLA MORTE PER CIO’ CHE E’ NOSTRO.
I loro tamburi parlano anche alle nostre viscere, per una Dignità che aspetta chi osi reclamarla.
La Grande Montagna ora sorride.
A volte il Banco perde,
al gioco delle tre carte capita che il Banco si incula.
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Tratto da
“NUNATAK
Rivista di storie, culture, lotte della montagna” (n.627)
Di Pei
“Oggi nell’era dei cambiamenti climatici, è sicuramente il momento di rendersi conto che le foreste, i sistemi fluviali, le catene montuose e le persone che sanno come vivere in modo ecologicamente sostenibile valgono più di tutta la bauxite del mondo. La Vedanta dovrebbe essere fermata nei suoi piani. Adesso. Immediatamente. Prima che si compino ulteriori danni.” (Arundhati Roy)
In India, alle pendici del Monte Nyamgiri, le comunità tribali dei Dongria Kondh si stanno battendo contro la multinazionale mineraria Vedanta, il cui progetto estrattivo minaccia di distruggere, insieme a Nyamgiri, la loro stessa esistenza come popolo che si considera – ed efettivamente è – il “Custode” di questa montagna sacra. Al momento i Kondh hanno vinto: il progetto della Vedanta è stato bloccato. La loro storia, e la loro vittoria, è tanto più significativa in quanto momento di uno scontro di dimensioni ben più grandi: una battaglia epocale che vede il subcontinente indiano, la più grande democrazia al mondo, dilaniato da una vera e propria guerra ai danni delle popolazioni rurali, non ancora urbanizzate, e al loro tentativo di resistere al trionfo dello “sviluppo economico”.
Tra l’agosto e il settembre del 2010, dopo una controversia durata anni, il governo indiano si è pronunciato in merito al rilascio delle autorizzazioni alla multinazionale Vedanta per il progetto di estrazione di bauxite dal Monte Niyamgiri, nello Stato orientale dell’Orissa. In quella che Amnesty Internationale ha definito >, la Corte suprema ha bocciato il progetto della miniera, per violazione delle leggi a tutela dell’ambiente, della oresta e dei diritti degli adviasi (le popolazioni indigene), in particolare dei Dongria Kondh e delle altre comunità che abitano le pendici di Niyamgiri. La sentenza ha inoltre sospeso le operazioni di sestuplicamento della raffineria di alluminio di Lanjigarh, riconoscendo che già nelle sue attuali dimensioni ha provocato un inquinamento dell’aria e dell’acqua tali da rendere invivibile il territorio per le comunità locali. Questa sentenza ovviamente non casca dal cielo, ma è l’esito – insperato – di una feroce battaglia tra la britannica Vedanta Resources, una delle maggiori compagnie minerarie al mondo, e i Dongria Kondh, una piccola – ma irremovibile – comunità tribale.
I Dongria Kondh sono una delle tribù più isolate del continente indiano, circa ottomila persone sparse in piccoli villaggi sulle colline di Niyamgiri, un territorio diamgi dense foreste popolate da una grande varietà di animali, tra cui tigri, elefanti e leopardi. Qui i Kondh coltivano lem essi, raccolgono frutti spontanei e selezionano piante e fiori destinati alla vendita. In lingua kuvi, gli abitanti delle pendici di Niyamgiri chiamano se stessi jhamia, ovvero >. Essi si considerano i guardiani delle centinaia i sorgenti perenni, ruscelli e torrenti, che sgorgano dalla cima della collina. Tale abbondanza d’acqua dipende proprio dalla presenza della bauxite, materiale di natura racciosa e sedimentaria che tratiene acqua e umidità nella stagione delle piogge per poi rilasciarla gradualmente nel periodo secco. Questo sistema naturale di filtraggio realizza così un perfetto equilibrio di produzione idrica a ciclo continuo, che garantisce la crescita di una vegetazione rigogliosa in un territorio che, nel suo complesso, nela gran parte dell’anno è piuttosto arido. E’ perciò evidnte come – l di là del potenziale inquinante di uno stabilimento minerario – la semplice sottrazione da tale ecosistema dell’elemento principe per l’equilibrio idrico, la bauxite, avrebbe di per sé un impatto devastante.
Il progetto della Vedanta consiste proprio in una imponente miniera a cielo aperto per l’estrazione della bauxite dalla vetta della montagna sacra per i Kandh: Niyamgiri, la “montagna della legge”, dimora del loro Dio e garante dell’equilibrio naturale. Se ciò avvenisse, i Dongria Kondh non perderebbero soltatno i loro mezzi di sostentamento, le loro case, le loro terre. Perderebbero la salute, l’indipendenza e la loro insostituibile e profonda conoscenza dell’ecosistma di colline e foreste. Ma, ancor di più, la distruzione di Niyamgiri rappresenterebbe la perdita della loro identità, la fine del senso stesso della loro millenaria esistenza.
La bauxite, in campo industriale, ha un’importanza notevole: si tratta infatti dell’elemento base per la produzione di alluminio. Con il cosiddetto processo Bayer, i sali d’alluminio presenti nel minerale vengono separati da altri elementi “spuri” – silice, ossidi di ferro, titanio… – attraverso diverse fasi di “puriicazione” che, inevitabilmente, producono grandi quantità di materiali residui di una certa tossicità. Le comunità che vivono nei pressi della raffineria della Vedanta già in funzione nell’aria, infatti, oltre ad essere state sfrattate dalle loro case e dalle loro terre, denuncniano un diuso avvelenamento responsabile di soghi cutanei, infezioni e disturbi di vario genere. A ciò si aggiungono la compromissione dei raccolti, le morie degli animali che si bagnano e abbeverano nelle acque di Nyamgiri, e la colorazione rossastra assunta dal suolo e dalla vegetazione circostante.
>. Questa è la posizione – ferma ed inequivocabile – delle tribù scese in lotta, compatte nel proposito di fermare la Vedanta per impedire la “profanazione” delle loro montagne, la conversione dell’area in una desolata zona industriale e per non bararattare il proprio modo di vita con la prosepttiva di diventare, nel migliore dei casi, dei salariati della raffineria. Riiutano il Progresso, questi barbari! Un Progresso grazie al quale, forse, otterrebbero qualche automobile, qualche telefonino, e qualche Mac Donald’s dove chiedersi cosa è successo alla loro acqua, ai loro colori, alle loro forteste, alle loro vite.
Di fronte a tale inconcepibile rifiuto, la Vedanta e le forze governative non tardano a reagire. Ad alcune comunità la compagnia offre del denaro per convincerle a trasferirsi altrove, mentre le case di quelli che declinano l’offerta vengono abbattute nottetempo dalle ruspe. Le cronache parlano anche di azioni punitive, di interventi paramilitari con omicidi mirati, rastrellamenti, pestaggi e sparizioni, nei confronti dei membri più attivi delle comunità.
I Kondh, però, non si sono mai arresi. Negli ultimi anni, a più riprese, i loro tamburi di guerra hanno ripreso a rullare dal profondo della giungla. Hanno bloccato le strade di accesso ai cantieri, impedendo fisicamente il passaggio alle scavatrici. In centinaia, provenienti dalle varie comunità e villaggi della zona, si sono riuniti di fronte ai cancelli degli stabilimenti Vedanta, scontrandosi con le forze dell’ordine e subendo cariche, aggressioni, arresti e intimidazioni… Hanno celebrato colossali puja, raduni di massa per dare vita ad un movimento allargato, formato anche da rappresentanti di altri gruppi tribali e da attivisti, accademici, avvocati, per attirare l’attenzione del mondo intero. E proprio grazie al lavoro di informazione, la notizia della loro battaglia ha acquistato un’eco internazionale, stimolando diverse iniziative di solidarietà, coe ad esempio una manifestazione nel cuore di Londra durante l’annuale meeting generale della Vedanta. Un’ondata di critiche e pressioni ha così colpito la corporation, al punto che alcuni dei finanziatori hanno fatto dietrofront, ritirando le quote di investimento nell’azienda.
Si può letteralmente dire che i Kondh sono tornati sul sentiero di guerra, al suono dei gong e dei tamburi, indossando i costumi arcaici ormai sempre più rari, e impugnando le loro armi tradizionali: archi, frecce e asce. Il gesto stesso di brandire queste armi antiche, le stesse che un tempo avevano usato per difendersi dai colonialisti inglesi, e che oggi sono rivolte contro le mostruose propaggini meccaniche del sistema industriale, ha l’alto valore simbolico di rivendicazione dell’identità culturale di un popolo, nella resistenza al processso di trasformazione imposto da una modernizzazione genocida. Ma non solo: il brandire le armi sottolinea la volontà di combatere ancora una volta a oltranza fino all’ultimo uomo, una battaglia impari, dando forma a uno degli slogan più volte ripetuto: >:
Non è la prima volta infatti che queste popolazioni si trovano a combattere una guerra impari contro la Civiltà. Un tempo i Khand sparsi ai piedi del sacro Monte Nyamgiri erano adusi a celebrare sacrifici umani. Un orrore che l’impero britannico non poteva tollerare. Dall’altro di una legittimità morale fondata su secoli di roghi, guerre, stermini, schiavitù, il cristianissimo e civilissimo Occidente si mobilitò per estirpare una simile barbarie, massacrando quanti osavano difendersi, pianificando un vero e proprio genocidio (per evitare l’atrocità dei sacrifici umani, of course). Si era a metà dell’Ottocento, ei Kadh resistetero armi in pugno all’Impero, trasformando le colline e le foreste dell’Orissa nel teatro di una guerriglia testarda e senza tregua. Stremati, perseguitati, affamati, condotti sull’orlo dell’estinzione, i Kandh riuscirono a vincere la partita con la storia. Sono sopravvissuti, aggrappandosi alla propria identità culturale. Oggi la Civiltù torna alll’attacco, tentando di portar via, con il loro sacro monte, il senso della loro vita millenaria. Qualcuno ha deciso che devono stare meglio, che il Progresso deve arrivare fino a lì. L’antica storia si ripete, la multinazionale Vedanta dà vita al suo genocidio di vite fisiche, morali, culturali, comprando tutto quello che può comprare e distruggento tutto il resto.
I Kandh sono tornati sul sentiero di guerra. La loro tenacia ha trasformato una piccola tribù delle giungle dell’Orissa in un simbolo di una battaglia globale. Nel loro mondo popolato da spiriti, sciamani e uomini tigre, i Kandh hanno trovato la forza di resistere e le ragioni per combattere, dimostrando, non foss’altro che per questo, di avere molto da insegnarci.
SAMIZDAT
by Duncan on ago.12, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Improvvisamente nacque il samizdat. Nessuno sa come sia incominciato, nessuno sa come funzioni, eppure c’é, esiste e risponde alle reali esigenze del lettore… alla fine c’é sempre qualcuno che ritorna in sé e si scuote di dosso la maledizione del letargo. (Nadezda Mandel’stam)
Dopo la morte di Stalin, negli anni ’50 e ’60 l’Unione Sovietica fu percorsa da un fenomeno che ha qualcosa di unico in sé. La censura, ogni livello di censura, e su ogni territorio della vita e del sapere, era spietata.
E anche i libri erano rigorosamente filtrati, controllati, selezionati.
Ma, è troppo forte questa fame di sapere e di vita. Non potete mettere tutti in riga. Su, sull’attenti.. agli ordini Compagno Professore. Non potete togliere quella rabbia, quella fame smadica di sapere.
Quanti sono i pompieri del fuoco?… e ci furono…
Ci furono questi strani “Uomini Libro”…
Moltie persone a loro rischio e pericolo andavano a scovare i testi proibiti. Alcuni riuscivano ad andare all’estero.. e là arrivavano financo a imparare a memoria un libro. Perché i libri proibiti non potevi mica portarti con te.
ALCUNI ARRIVARONO A IMPARARE UN LIBRO A MEMORIA…
GLI UOMINI LIBRO… BRADBURY PARLO’ DI LORO.. GLI UOMINI LIBRO…
E poi giù su carta a scrivere.. e poi il libro circola.. carta carbone.. poche copie..
Libri clandestini. Spesso potevi tenerli una sola notte. E allora con gli amici intimi iniziava il Viaggio. Venite vi aspetto..stanotte è il Grande Spettacolo. Stanotte va in scena il Libro Proibito.
Ho visto carbonari madre, clandestini sotto i venti centimetri di neve di Stalingrad. Camminavo piano nella notte. I Kgb non perdona. La Lubianka è il pozzo senza fondo di chi alzò la testa al cielo e fu preso.
Ma ci sono uomini che ameranno anche sotto la tortura del cavallo dell’inquisizione.. e allora, potete davvero pensare di spegnere questa Scintilla..?
SPEGNILA.. SPEGNILA .. DICONO… O FRUSTA O ZUCCHERO.. O GULAG O SAZIETA’.. TERRORE O PLACIDO CONFORMISMO.. BRUCIARE I LIBRI.. O RENDERLI INDIFFERENTI..
SPEGNI.. SPEGNI LA SCINTILLA… DISTRUGGI IL SACRO MISTERO CHE E’ IN TE… gracchiano tiranni, battone, e i loro gendarmi e i loro servi.
E prendevano questi libri i fortunati.. a volte una sola notte. una sola notte… una sola notte di amore. Tutti gli amici. Qualcuno di loro tradirà? Alcune volte è accaduto. Pagano bene i traditori. I delatori hanno un posto di riguardo nella Santa Madre Russia no, Roskolnikov? E’ solo una questione di prezzo?
A volte in quella lunga notte.. neanche leggeva chi aveva il libro.. ma come un pazzo lo ricopiava. Era un libro proibito.
Come il Necronomicon di Lovecraft.. con la differenza che il Necronomico faceva diventare pazzi e era scritto da forze oscure, dice la leggendo.. questi davano vita alla parte migliore che c’è, la parte che non si piega mai. E allora su… fai l’alba per scrivere ragazzo..
Domani avrai anche tu una copia.. farai qualche copia in carta carbone… non ciclostile….. niente di troppo ufficiale o professionale. Veste dimessa. Meno si è appariscenti, meglio è.
E il Samizdat da impresa di pochi.. dilagò.. divenendo un autentico fenomeno collettivo.. un’alternativa colossale alla editoria pubblica, ai libri ammessi e tollerati dal grande Moloch, il GOSIZDAT, l’ediitoria di stato.
E state certi.. non abbiate alcun dubbio.. che tutti i più bei libri erano solo nel SAMIZDAT. Tutti i libri originali, estremi, coraggiosi, liberi.. li avreste trovati là.
Non ci fu verso di stroncare quest’onda. E ci fu un tempo, ho sentito dire da una persona, poche sere fa.. ci fu un tempo.. che quando qualcuno in Unione Sovietica ti diceva “hai un libro da darmi…?” Intedeva quasi sempe un LIBRO VEBRO.. un libro del SAMIZDAT.
Fammi ascoltare il tuo nome.. il nome dei camminatori pallidi..
SAMIZDAT.. Lo devo a qualcuno, a chi ha fatto rammentare di quest’epoca eroica nel tetro realismo sovietico. Un’epoca che pochi conoscono. Un’epoca e un’Epica del riscatto.
Sono sempre pochi quelli che salvano una generazione dal buio. Sono sempre pochi. Ma ci sono.
Bradbury e i suoi pompieri del fuoco. Bruciate i libri, dicono. I libri portano la pestilenza del pensiero. Passioni su carta che non potete sterilizzare. Bruciate i libri… Bradbury…
E molto prima di lui Inquisizioni.. roghi di libri.. Hitler e le camice brune.. cinesi, sovietici… e ovunque.
Anche ora.. bruciate i libri.
SAMIZDAT
Forza interiore tra le tenaglie di un cupo piombo cementificato cimiteriali.. Clandestini della speranza.
La Casa dei Coraggiosi non sarà mai vuota. Eterne promesse di un Rinascimento.
Il Rinascimento nasce , quando nasce, solo perché per anni, per decenni… pochi hanno messo in gioco se stessi per qualcosa di grande, rischiando la propria pelle, il proprio culo.. e diciamo anche le proprie palle.
Questi conservano il seme salvandalo per un tempo migliore.. “il tempo in cui il pensiero sarà libero” Orwell dixit.. in “1984″.
Vedete è la passione la chiave.
Quei pazzi che si andavano a imparare il libro a memoria, o lo ricopiavano in nottate insonni.. rischiavano il famigerato “trattamento”.. ma erano vivi.
Li potevi incontrare per le stradi Leningrad o le periferie moscovite.. e o negli sterminati territori suburbani e avevano la Fede negli occhi.
Vedete erano più vivi loro, perché aveva la Fede. Perché sentivano la pelle sfiorata dal rasoia. Paura, ma anche eccitazione, scoperta, lotta, Resistenza.
Erano più vivi loro di troppi di noi ad aria conzionata, stanchi già a vent’anni, pigri, sazi, comodi e sciatti.. con cellulare e iphone e il pensiero di quale locare beccare stasera.
Erano più vivi loro.. come sono più vivi tutti quelli che non stiracchiano la giornata come una pratica da accartocciare in magazzino.. tutti quelli che si cimentano.. che stanno su una corda tesa o si fanno tirare i piedi e le mani fino a sentire le ossa allungarsi.
Perché solamente quando dai tutti cominci a “vedere”.. e l’amore nasce se sei messo alla prova, se continui a cercare il tuo cuore pur sotto venti centimetri di neve.. se cerchi le sfide peggiori.. se stai a petto nudo d’inverno.
Anche adesso qualcuno ricopia libri sapete?
scrutate gli occhi della gente per strade, quacuno avrà un Demone al centro degli occhi, e due falò come iridi delle pupille. Qualcuno avrà una Fede. Qualcuno avrà un Segreto.
Ci sono ancora cantine dove la notte.. accade qualcosa…
Una Nuova Resisteza. Un Nuovo Rinscimento.
Conformismo, obbedienza, crassa sottomissione.. le vedi le tre lupe.. vogliono il tuo scalpo, il muscolo delle gambe, la pompa del cuore.
Abbiamo bisogno di una Rinascita Spirituale….
di te, che togli il cappello buono ed esci fuori dal metro quadro…
e vai in cerca di Nuovi Ribelli.
Mille luci si accendono.
Altri libri attendono…. Uomni Libro.. Anime Viaggianti..
Jack Viaggiante andò nei Territori per sgominare il Re Rosso.
E noi abbiamo intere nottate per dare onore alla vita…
E se tutto ciò vi sembra troppo.. almeno dite ancora una volta…
SAMIZDAT…
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Vi lascio a un piccolo testo preso sul Web (tratto da questo sito che ringrazio.. http://berlicche.splinder.com/post/5936615/Samizdat/comment/14758952), di cui voglio anticipare un passaggio…
“I poeti e gli scrittori del samizdat furono spesso processati, incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e gulag, puniti, espulsi, uccisi, persero lavoro e posizione sociale.
Ma alla fine vinsero. Come disse Vladimir Bukovskij, <<E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai proprii figli: “Io ho fatto tutto quello che ho potuto.>>”
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Forse molti, quando si parla di samizdat, non sanno a cosa questo termine si riferisce.
Samizdat in russo significa “edito in proprio“, e indica un fenomeno spontaneo che esplose in Unione Sovietica tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 del secolo scorso. In tale periodo, quello che era un processo selvaggio fece un salto qualitativo e divenne una sorta di istituzione alternativa. Fu il principale “strumento” (e quasi l’unico) che il nascente dissenso si diede per poter vivere a comunicare, al punto che talvolta è identificato con esso.
Il samizdat sovietico è stato un fenomeno unico nel suo genere. Riprodurre in proprio (a mano o con la macchina da scrivere, raramente col ciclostile) dei testi che la censura di stato non avrebbe mai fatto passare non era un’attività che riguardasse solo la letteratura, anzi, in esso confluirono all’inizio documenti di ogni genere, materiali segreti, proteste e appelli, versi, romanzi, saggi filosofici. Ma alla fine degli anni ’50 l’uso di riprodurre in proprio i testi e di diffonderli assunse una consapevolezza precisa e si diffuse a macchia d’olio.
Il meccanismo era semplice: l’autore scriveva il testo facendo alcune copie con la carta carbone, poi le distribuiva agli amici; se questi lo trovavano interessante lo distribuivano a loro volta raggiungendo così gli angoli più remoti del paese.
Nonostante la mancanza assoluta di guadagni e gli evidenti rischi, al samizdat non mancarono mai autori interessanti e diffusori pieni di abnegazione. Grazie al fatto di richiedere strumenti tecnici semplicissimi era l’unico mezzo praticabile in URSS per aggirare il monopolio statale sulla circolazione delle idee e delle informazioni.
I fascicoli del samizdat passavano rapidamente di mano in mano, e capitava di avere in lettura un testo per una sola notte, perchè la lista d’attesa era lunghissima. Allora il fortunato passava la notte in bianco, immerso nella lettura, e magari invitava gli amici a partecipare.
I poeti e gli scrittori del samizdat furono spesso processati, incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e gulag, puniti, espulsi, uccisi, persero lavoro e posizione sociale.
Ma alla fine vinsero. Come disse Vladimir Bukovskij, “E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai proprii figli: “Io ho fatto tutto quello che ho potuto.”.” (il vento va e poi ritorna)
GERUSALEMME
by Duncan on giu.19, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Poesia, video
Nei tuo rovi l’Anima del Mondo,
Potrei sognare anche per Te?
Fango sul viso, segni di sangue,
Mia terra, ferri ai polsi,
Che assurda dedizione ti prese,
Che assurdi nomi lasciasti per terra,
Nei tuoi occhi tutta l’Anima del Mondo,
Nessuna speranza è stata tradita,
Calci sul ventre, sputi incappucciati,
Resistenza dei sorrisi inviolati,
Vorrei riuscire ad amarti, come tu hai amato noi,
Inchinarmi alla tua Mano,
Nel tuo ventre tutta l’Anima del Mondo,
Cimento
by Duncan on feb.16, 2009, under Musica, Resistenza umana
Agli amici della Repubblica: ho rimaneggiato il post di ieri, togliendo tra l’altro i passi citati da un altro blog non avendo una chiara autorizzazione a riportare quei passi anche “in pubblico”, ed essendo di solito i blog di quel genere particolarmente personali. L’ho voluto piazzare anche qua forse in omaggio allo spirito di ieri notte e, forse, soprattutto, anche perché una persona solo tra quelli che capiteranno in queste lande potrebbe trovarlo utile…
E alla fine sapete che faccio, ci metto anche Born to Run di Springsteen; una canzone che è leggenda.. dedicata a tutti coloro, chiunque voi siate, a tutti coloro, che sono ancora in vita… e sentono le chiappe in fiamme.. a tutti coloro, Nati per Correre..
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E allora cosa diavolo dirò alle quattro di notte passate? Cosà dirò a
voi masnada di senza patria, di manigoldi dalla faccia d’angelo, di
furfanti di strada, fuori casta?.. sì, dannati fuori casta, anime
salve ma ancora con la camicia ben stretta. In attesa di un tempo che
sia tutto vostro..
Eccomi a casa dopo una serata passata sull’ottovolante, piccoli
elettrodi invisibili sulla pelle..
Dovrei andare a letto, ma prima ho qualcoa da dire, ma.. cosa?..
Che cosa diavolo posso dirvi? Se sono così tante le cose che si
attorcigliano nella mente come il serpente piumato, e sono incroci di
filari le cose che vorrei dire, un flusso vorticoso, che non riesco a
trattenere, non posso trattenere..
La Morte è la nostra alleata perché bastona la nostra ignavia, la
nostra pigrizia, il nostro aspettare che il tempo ci muova quando
dobbiamo essere noi a farlo cacare addosso..
Che cosa posso dirvi allora?..
In qualche modo cominciate…
Non dividete il tempo in quotidianità e futuro eroico. O quel futuro
sarà sempre una ninna nanna che cullerà i vostri giochi notturni, ma
mai reale..
In qualche modo cominciate..
Piccoli passi, piccole azioni “dissonanti”, piccoli tentativi, ma
cominciate..
Qualunque essi siano,ma cominciate..
Ancora più importante di “cosa”, è il CIMENTO..
Cominciare a mutare, la pelle cambia, il mio corpo cambia, il tuo
corpo cambia..
Il nostro corpo cambia quando nel calora la pelle è lucida e i muscoli
elastici, il respiro affannato e gli occhi incandescenti. Ma cambia
anche oltre, cambia ogni giorno.
E deve cambiare, cambiando il battito, il respiro. Il suono stesso
della voce.
Come iniziare?
Tre mosse…
1-Credi di essere molto più di quello che sei, che ciò che adesso vedi
è un pezzo dello Specchio..
2-Disponito al CIMENTO..
3-Incomincia a cambiare.. qualunque cosa… sovverti qualche regola..
Il terzo passo sembra il più piccolo ma forse è il più decisivo.
Finché non muti qualcosa, finché non muovi le mani nulla ti toglierà
dalle tue profondità subconsce e inconsce il fastidiosa sensazione di
essere in fin dei conti solo un “parolaio”. Il dubbio di essere
“falsi”, questa è una malattia che immalinconisce lo spirito, lo rende
stanco..
Comincia anche con cose che un giorno abbandonerai. Anche senza dire
niente a nessuno…
Prova altri pasti, percorri altre strade per andare al lavoro, digiuna
ogni mese, impara ogni giorno qualcosa a memoria, rotolati nelle
montagne, recita in ebraico mentre fai il bagno..:-).. ma non restare
fermo..
Creati i tuoi rituali. Fai i tuoi esperimenti. Gioca con la mente,
raddrizzala, irrobustiscila..
Affila la lama, piano a piano, poco a poco, passo a passo..
E.. rompete questa Musica sinistra..
SPEGNETELI…
Spegnete la televisione,
buttate gli occhiali,
niente più occhiali da sole,
guardatevi negli occhi…
UN SALTO OLTRE TUTTO CIO’ CHE ABBASSA

