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	<title>Born Again &#187; Robert</title>
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		<title>Qualcuno verrà&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 13:41:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Duncan</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Qualcuno viene a raccoglierti quando sei perso e la tua anima è seppellita dentro dentro, in cunicoli oscuri e densi.. Qualcuno viene a tirarti fuori. Orfeo non è mai morto&#8230;. Qualcuno ha teso la mano, sciamana in incognito, muovi le mani e le braccia, e pronunci le parole&#8230; hai teso la mano e un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;"><a name="msg_8cdad350c82acd66"><img class="aligncenter size-large wp-image-698" title="mano tesa" src="http://www.bornagain.it/wp/wp-content/uploads/2010/01/mano-tesa-673x1024.jpg" alt="mano tesa" width="673" height="1024" /></a></div>
<div style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;"> </span></strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #ff0000;">Qualcuno viene a raccoglierti quando sei perso e la tua anima è<br />
seppellita dentro dentro, in cunicoli oscuri e densi..<br />
Qualcuno viene a tirarti fuori. Orfeo non è mai morto&#8230;.<br />
Qualcuno ha teso la mano, sciamana in incognito, muovi le mani e le<br />
braccia, e pronunci le parole&#8230; hai teso la mano e un bambino si è<br />
salvato da una lenta discesa in un autismo assordante, da un calvario<br />
infinito di psichatri, parcelle, istituti, e pillole.<br />
Hai dato il tuo tempo, la pazienza che non molla,.. chi è quel<br />
bambino?.. pronuncia il suo nome?&#8230;<br />
Qualcuno viene a salvarti dal buio.. l&#8217;amore ti cinge&#8230;<br />
mostrami la Strada, liberami dal male.. la tua musica scacci le<br />
ombre&#8230;<br />
allontana i demoni&#8230;<br />
Un bambino è vivo in questo grande e strano mondo..<br />
Qualcuno viene e l&#8217;amore ti cinge&#8230;<br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;­&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;<br />
LA STORIA DI ROBERT</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gloria Steinem</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Verso la fine degli anni Sessanta mi occupavo di un bambinetto che veniva ogni giorno alla scuola materna di un popolare quartiere del West Side di New York, che a quel tempo stava mutando rapidamente la propria fisionomia. Era un bambino serio, con due grandi occhi neri molto espressivi, che non prendeva mai parte ai giochi dei compagni.<br />
Il più delle volte si limitava a osservarli a distanza, da un angolino. Quando aveva in mano dei giocattoli, li maneggiava con una<br />
sorta di timoroso  rispetto, quasi ci fosse più vita in quelli che in lui. A quanto se ne sapeva quel bambino di quattro anni non aveva mai detto una parola.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ogni mattino Dorothy Pitman Hughes, la donna del quartiere che aveva messo in piedi quell&#8217;avanzatissima scuola materna, rubava qualche minuto agli impegni della sua giornata e lo conduceva per mano in un angolo della stanza, davanti a uno specchio che occupava tutta la parete. Inginocchiandosi accanto a lui in modo che i suoi occhi fossero alla stessa altezza di quelli della piccola immagine riflessa nello specchio, intonava ogni volta una dolce litania, &lt;&lt;Guarda che bel faccino. Non è bellissimo? Lo sai che non c&#8217;è un&#8217;altra faccia uguale, in tutto il mondo?&#8230; E adesso alza la mano, e guarda che meraviglia è. Quelle dita possono allacciare le scarpe, possono disegnare, possono fare cose che nessun altro al mondo sarebbe capace di fare&#8230; E lo vedi come sono forti, queste gambe? Sanno correre, ballare e saltare per questo piccolo bambino&#8230; I suoi genitori gli vogliono tanto bene, io gli voglio tanto bene, e i bambini qui sono tutti felici di giocare con lui&#8230;  poi guarda quegli occhi. C&#8217;è una persona molto speciale che guarda da dentro quegli occhi, una persona che sa cose che nessun altro può sapere&#8230;&gt;&gt;</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In un primo momento parve che quel rituale, pazientemente ripetuto ogni mattina, non avesse nessun effetto. Docile e obbediente come suo solito, a ogni richiesta il bambino alzava ora la mano, ora la gamba, ma i suoi occhi non perdevano lo sguardo vago e distante di sempre. Passavano le settimane, e non si manifestava il minimo accenno di cambiamento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi, un pomeriggio che Dorothy era stata così presa dal lavoro nella scuola che il momento del rituale sembrava non giungere mai, il bambino le tirò un lembo della gonna e la condusse davanti allo specchio. Era la prima volta che Robert esprimeva un&#8217;esigenza diversa da quella d&#8217; avere del cibo o di soddisfare i bisogni più elementari. Nei giorni successivi il bambino incominciò a prendere l&#8217;iniziativa del rituale, alzando la mano, poi il piede e infine il ginocchio, quasi volesse accertarsi che tutte le parti del suo corpo erano ancora lì, in perfetto stato. Quando ne ebbe conferma per l&#8217;ennesima votla, sorrise senza che gli venisse chiesto di farlo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi una mattina, nel bel mezzo della litania di Dorothy, puntò il dito sul petto, vicino al cuore, e disse: &lt;&lt;Io?&gt;&gt;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Io&gt;&gt; confermò Dorothy. Poi gli chiese di dire il suo nome.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&lt;&lt;Io&#8230; Robert&gt;&gt; rispose lui. Le prime parole che gli avessero mai sentito pronunciare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ai compagni, uno per uno, ripetè il suo nome, come per accertarsi di esistere anche ai loro occhi. Via via che gli altri bambini gli<br />
rispondevano dicendo il proprio nome, oppure chiedendogli di giocare, o magari dicendo anche un semplice ciao, Robert si rincuorava sempre più. Come un tempo dalla quieta osservazione degli altri bambini era giunto a convincersi della propria inesistenza, così ora compiva a ritroso lo stesso percorso, partendo dal proprio nome per arrivare ad aprirsi sempre più, tanto con i compagni di scuola quanto con gli adulti, fino a raggiungere un livello effettivo di comunicazione. A ogni conquista di un pezzetto di realtà il suo viso si illuminava di gioia.</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A poco a poco Robert divenne attivo e vivace come tutti gli altri bambini della scuola materna e forse anche di più, visto che aveva molti arretrati da recuperare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora che questo bambino ha più di vent&#8217;anni, mi dicono che dopo essersi sposato è andato ad abitare in un posto lontano da New York e ha una figlia e un figlio. Grazie a Dorothy, che aveva compreso tutta la ricchezza delle emozioni e dei pensieri di un bambino di quattro anni, altri due  bambini potranno essere coscienti dell&#8217;unicità irripetibile e preziosa del loro essere.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>(&#8230;)</strong></p>
</div>
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