Born Again

Tag: Scienza

Gustavo Rol

by Duncan on mag.23, 2011, under Ispirazione, Scienza

Nel testo che leggerete più sotto ho fuso tre brani su Gustavo Rol, tratti da questo sito: http://www.gustavorol.org/home.html

Ma chi era Gustavo Rol?

Non mi dilungo, perchè la nota è già corposa di suo, perchè io vi infligga anche troppi dei miei pensieri.

E’ stato definito il  ”il più grande sensitivo del XX secolo”.

Il che già lo renderebbe sospetto.. e farebbe sentire la puzza di ciarlataneria e di superstizione per gonzi.. che siamo stati da tempo addestrati a sentire ogni volta si sente di qualcosa o di qualcuno che va oltre “la normale codificazione della realtà”; oltre ciò che per noi è il paradigma del reale.

La Scacchiera insomma. Nella Scacchiera ci sono i bianchi, i neri, le regole consentite. Il resto non appartiene al Gioco degli Scacchi. Ma non per questo non è necessariamente irreale o privo di una sua forma di esistenza.

Il termine sensitivo comunque era restrittivo per una personalità come Gustavo Rol.. che non era alla ricerca dell’effetto o dell’applauso, che non si baloccava in travestimenti da occultista, che non si autorappresentava come maestro elitario di chissà quale verità insondabile e misterica, che non predicava con arrroganza e saccenza.

Era fondamentalmente un Ricercatore, a raggio ampissimo. Lui chiamava quello che faceva Scienza. Anche se era una “Scienza” che integrava pienamente in sè quello che viene solitamente definito come “paranormale”.

Che non fosse un personaggio da operetta, facilmente collocabile in qualche calderone saturo di stereotipi.. lo dimostra la considerazione che di lui hanno avuto persone che nessuno definirrebbe sciocce e ottuse, e che spesso sono state acute e spregiudicate.. oltre che molto diverse tra di loro.. persone come Federico Fellini, Dino Buzzati, il generale De Gaulle.

Sebbene nei testi che leggerete si parla anche di “poteri” e di “fenomeni”, non è tanto su quelli che inviterei a soffermarsi. Nè so dirvi fino a che punto i poteri che gli vengono attribuiti fossero reali.

Non è    tanto per quelli che ho dedicato una nota a questo personaggio.

Ma per la grande forza spirituale che molti riscontrarono in lui. Per quella sorta di benevolenza che sembrava irradiare. Per l’interesse appassionato per la conoscenza, anche in territori considerati per i più offlimits, e per la fortissima credenza nelle illimitate possibilità dell’essere umano.

Vi lascio alla lettura di questo testo..

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(testi tratti da.. http://www.gustavorol.org/home.html)

«Vive a Torino il dott. Gustavo Adolfo Rol, un sensitivo capace di imprese che non hanno nulla di normale e che è impossibile interpretare. È in grado perfino di fare viaggi nel tempo, di conversare con entità che hanno raggiunto l’oltretomba da secoli o di far piombare in un salotto col belato della capra anche il suo campanaccio. Un busto di marmo pesantissimo, senza che nessuno si muovesse, passò da un caminetto al centro di un desco». Così il giornalista e scrittore Enzo Biagi nel suo libro E tu lo sai? (Rizzoli, 1978) descrive la straordinaria figura di Gustavo Rol.

Chi era veramente? Lo hanno definito sensitivo, medium, mago, indovino e molto altro ancora. Egli però rifiutava di essere incluso in una qualsiasi di queste categorie. Così rispondeva al giornalista Renzo Allegri, autore della prima monografia su di lui, all’epoca di un inchiesta sul paranormale (1977) svolta per il settimanale Gente:

«Ma è sicuro che io sia importante per la sua inchiesta? Io sono una persona qualsiasi. Non ho niente a che vedere con i medium, i guaritori, gli spiritisti che lei intervista. Quello è un mondo lontano dalla mia mentalità. I miei modesti esperimenti fanno parte della scienza. Sono cose che in un futuro tutti gli uomini potranno realizzare».

In una lettera inviata al quotidiano La Stampa di Torino e pubblicata il 3 settembre 1978, Rol scrive:

«Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, medium, taumaturgo o altro del genere. È tutto un mondo, quello della Parapsicologia, al quale non appartengo anche se vi ho incontrato persone veramente degne ed animate da intenzioni nobilissime. Troppo si scrive su di me e molti che l’hanno fatto possono dire che mi sono lamentato che si pubblichi una vasta gamma di fenomeni e mai ciò che esprimo nel tentativo di dare una spiegazione a queste cose indagando su come e perché si producono certi meravigliosi eventi».

Così risponde Rol al giornalista Remo Lugli:

«Non credo di essere un medium nel senso letterale della parola e neppure un sensitivo. Forse posseggo doti di una intuizione profonda ed istintiva, e di questo mi sono accorto fin da quando ero ragazzo».

Dino Buzzati, noto giornalista e scrittore italiano del ’900, ha conosciuto bene Rol, e nel suo libro I misteri d’Italia (1978) racconta diversi episodi e aneddoti. Dice Rol:

«Non sono un mago. Non credo nella magia… Tutto quello che io sono e faccio viene di là [e indicava il cielo], noi tutti siamo una parte di Dio… E a chi mi domanda perché faccio certi esperimenti, rispondo: li faccio proprio a confermare la presenza di Dio… ».

Così Buzzati descrive Rol:

«Colpisce in Rol, che a sessantadue anni ne dimostra almeno dieci di meno, una vitalità straordinaria, e gioiosa. Insisto sulla serenità e l’allegrezza che ne emanano. Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile, almeno secondo la mia esperienza dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà. In quanto alla faccia, descriverla è difficile. Qualcuno l’ha definita da ‘bon vivant’. Non è vero. Potrebbe essere quella di un guru indiano. Ma potrebbe anche appartenere a un chirurgo, a un vescovo, a un tenero bambino. Ci si aspetta una maschera impressionante e magnetica. Niente di questo. Ciò che sta dietro a quella fronte, almeno a prima vista, non traspare».

Anche il dott. Massimo Inardi, studioso di parapsicologia, sul quotidiano di Bologna Il Resto del Carlino del 10 giugno 1975, dà una interessante descrizione:

«Stando vicino a Rol… si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un essere che di umano ha solo l’aspetto fisico e il comportamento, nonché il cuore: tutto il resto pare andare al di là di ogni concezione terrena delle possibilità umane».

Federico Fellini, noto regista italiano vincitore di cinque premi oscar (autore de La Dolce Vita) è stato un grande amico di Rol. Nel suo libro Fare un film, (1983), ne dà questo ritratto:

«Ciò che fa Rol è talmente meraviglioso che diventa normale; insomma, c’è un limite allo stupore. Infatti le cose che fa, lui le chiama ‘giochi’, nel momento in cui le vedi per tua fortuna non ti stupiscono, nel ricordo assumono una dimensione sconvolgente. Com’è Rol? A chi assomiglia? Che aspetto ha? È un po’ arduo descriverlo. Ho visto un signore dai modi cortesi, l’eleganza sobria, potrebbe essere un preside di ginnasio di provincia, di quelli che qualche volta sanno anche scherzare con gli allievi e fingono piacevolmente ad interessarsi ad argomenti quasi frivoli. Ha un comportamento garbato, impostato a una civile contenutezza contraddetta talvolta da allegrezze più abbandonate, e allora parla con una forte venatura dialettale che esagera volutamente, come Macario, e racconta volentieri barzellette. Credo che la ragione di questo comportamento (…) sia nella sua costante e previdente preoccupazione di sdrammatizzare le attese, i timori, lo sgomento che si può provare davanti ai suoi traumatizzanti prodigi di mago. Ma, nonostante tutta questa atmosfera di familiarità, di scherzo tra amici, nonostante questo suo sminuire, ignorare, buttarla in ridere per far dimenticare e dimenticare lui per primo tutto ciò che sta accadendo, i suoi occhi, gli occhi di Rol non si possono guardare a lungo. Son occhi fermi e luminosi, gli occhi di una creatura che viene da un altro pianeta, gli occhi di un personaggio di un bel film di fantascienza. Quando si fanno ‘giochi’ come i suoi, la tentazione dell’orgoglio, di una certa misteriosa onnipotenza, deve essere fortissima. Eppure Rol sa respingerla, si ridimensiona quotidianamente in una misura umana accettabile. Forse perché ha fede e crede in Dio. I suoi tentativi spesso disperati di stabilire un rapporto individuale con le forze terribili che lo abitano, di cercare di definire una qualche costruzione concettuale, ideologica, religiosa, che gli consenta di addomesticare in un parziale, tollerabile armistizio la tempestosa notte magnetica che lo invade scontornando e cancellando le delimitazioni della sua personalità, hanno qualcosa di patetico ed eroico».

Gustavo Adolfo Rol è considerato il più grande “sensitivo” del XX secolo. Il termine però, come abbiamo visto, non è sufficiente a darne una definizione. E questo perchè nell’epoca attuale, perlomeno in occidente, manca completamente la figura del Maestro Spirituale, così come non è dato trovare, anche laddove Maestri Spirituali ve ne siano, qualcuno che tra essi abbia conseguito lo stato di Illuminazione o Risveglio. Gustavo Rol faceva parte di questa categoria di Uomini, estremamente rara a trovarsi in tutte le epoche e oggi probabilmente estinta. Forse Rol è stato uno degli ultimi “esemplari” che abbia messo piede sul pianeta terra…

Nel corso della sua lunga vita, durata 91 anni (1903-1994), è venuto in contatto con grandi personaggi della storia del Novecento: Einstein, Fermi, Fellini, De Gaulle, D’Annunzio, Mussolini, Reagan, Pio XII, Cocteau, Dalì, Agnelli, Einaudi, Kennedy e tanti altri. Il suo ruolo è stato quello di mostrare l’esistenza di “possibilità” (come lui chiamava questi “poteri” – che di fatto corrispondono alle siddhi della Tradizione indù- ) che possono essere conseguite da ogni essere umano e di confermare la presenza di Dio fuori e dentro l’uomo. Oltre ad una vasta antologia di prodigi spontanei, ha codificato una originale serie di esperimenti che si situano nel confine metafisico dove convergono scienza e religione. Ha fatto spesso uso di carte da gioco, il che ha fatto insinuare ad alcuni che facesse della prestidigitazione. Tuttavia queste carte, che nella maggior parte dei casi non erano da lui nemmeno toccate, costituivano solo il primo e più semplice gradino cui accedevano i neofiti durante le “serate” di esperimenti, oppure erano un mezzo divertente e dinamico per scaldare l’ambiente. Ciò non significa che ciascuno dei “semplici” esperimenti non fosse di per sè sconvolgente.

In generale, le possibilità di Rol spaziavano dalla visione a distanza (lettura di libri chiusi, visione di cose che si trovano in un altro luogo o di ciò che accade in un altro luogo) ai viaggi nel tempo (con escursioni nel passato e nel futuro) sperimentati da parte dei presenti all’esperimento, dalla veggenza selettiva (osservazione dell’aura energetica che circonda il corpo umano, utile all’identificazione di malattie) all’endoscopia (la visione dell’interno del corpo umano). Era in grado di agire dinamicamente sulla materia, cioé poteva spostare a distanza oggetti di qualsiasi genere ( telecinesi ), o materializzarli e smaterializzarli ( apporti / asporti ), sapeva prevedere gli eventi futuri ( precognizione) e conoscere il passato di una persona ( chiaroveggenza ), leggeva nel pensiero (telepatia), era in grado di guarire persone ammalate anche molto distanti (tra i sistemi usati anche quello della pranoterapia) o trovarsi in due luoghi differenti nello stesso momento ( bilocazione ), poteva attraversare superfici solide (ad es. pareti) o far attraversare superfici solide a qualsiasi oggetto, così come poteva estendere o ridurre il corpo fisico a piacimento. Durante i suoi esperimenti potevano verificarsi epifanie di spiriti, che contribuivano alla dinamica degli esperimenti. Questi spiriti non erano però quelli dei defunti, anzi Rol sosteneva fermamente che i defunti non fossero tra noi. Ciò che gli uomini chiamano spiriti, non sono altro che i residui psichici lasciati dai defunti al momento della morte. Infatti, così come viene lasciato un residuo organico alla morte del corpo, viene anche lasciato un residuo psichico. Questo residuo è stato chiamato da Rol “spirito intelligente”, ed ogni Tradizione Metafisica sa di cosa si tratta. Per Rol ogni cosa ha uno spirito, però quello dell’uomo è uno spirito intelligente, per le superiori possibilità che la sua natura gli ha conferito. Il rapporto tra Rol e gli spiriti non aveva nulla a che vedere con questioni medianiche, si trattava invece di qualcosa non molto diverso da alcune pratiche egizie e sumero-babilonesi.
Infine, Rol produceva altri due tipi di fenomeni particolari, e cioé la proiezione a distanza di figure o scritte (soprattutto a grafite) su ogni genere di superfice e la pittura a distanza (che potremmo chiamare telepittura) – dove pennelli e spatole si libravano per aria da soli e dipingevano in pochi minuti quadri di pregevole fattura con l’aiuto dello “spirito intelligente” di un pittore scomparso (Ravier, Picasso, Goya, etc.).
Questi non sono che i fenomeni principali, essendovene molti altri (ne abbiamo classificati 49), tra cui possiamo ancora citare la levitazione, l’agilità, la traslazione, la glossolalia e l’azione post-mortem.

Dunque, chi era Rol? Era un Maestro Spirituale il cui risveglio della Luce interiore gli ha permesso di espandere le normali possibilità umane. Che ruolo ha avuto? Quello di confermare la presenza di Dio in un’epoca di grande materialismo e quello di incoraggiare ogni uomo ad intraprendere il suo stesso cammino al fine di dimostrare che il divino non è irraggiungibile e non è lontano dall’uomo, ma è alla sua portata quando egli desideri cercarlo. Ha inoltre indicato nella Scienza (la Scienza Sacra, quella dell’Armonia, sintesi di tutte le scienze) la Via da seguire:

«È così che ho sperato che fosse proprio la Scienza ad aiutarmi a riconoscere e codificare queste mie sensazioni che sono certo ogni uomo possiede, e sarà la Scienza stessa a rivelare queste facoltà e promuoverle in tutti gli uomini…».

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«Gustavo Rol è un uomo che Dio ha mandato fra di noi per renderci migliori»Franco Zeffirelli

«Rol sfugge alla nostra possibilità di comprensione. È un mistero»

Cesare Romiti

«…un individuo dotato di poteri incredibili»

Guido Ceronetti

«… una personalità fra le più sorprendenti del secolo» Alberto Bevilacqua

«… è il più indecifrabile e fascinoso enigma in cui mai mi sia imbattuto» Roberto Gervaso

«Tra le persone a cui rivolgo una preghiera quando sono in difficoltà c’è anche lui…» Vittorio Messori

«All’incredibile Rol, che sarà credibile solamente dopodomani» Jean Cocteau (dedica)

«Sono rimasto sbalordito, ma niente affatto sgomento: anzi, consolato ed arricchito» Valentino Bompiani

«A Gustavo Adolfo Rol che cammina come un illuminato sulla geografia dell’inconoscibile e della relatività» Pitigrilli (dedica)

«Quell’uomo legge nel pensiero e non possiamo rischiare che i segreti dello Stato francese vengano a conoscenza di estranei» Charles De Gaulle

«Al dottor Rol, con ammirazione per il suo lavoro ultra-umanitario» Vittorio Valletta (dedica)

«Gustavo era un essere meraviglioso che manca a tutti noi e che ci ha lasciato esperienze incredibili, emozioni uniche e straordinarie…» Valentina Cortese

«…è l’uomo più sconcertante che io abbia conosciuto. Sono talmente enormi le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene» Federico Fellini

«Un personaggio… dietro al quale si nascondeva un’entità inafferrabile» Tullio Kezich

«Religiosissimo, credo che appartenga al filone dei “santi laici” piemontesi, come Frassati e Savio…» Nico Orengo

«Qualcosa di benefico si irraggia sugli altri. È questa la caratteristica immancabile… dei rari uomini arrivati, col superamento di se stessi, a un alto livello spirituale, e di conseguenza all’autentica bontà» Dino Buzzati

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TEMPO DI GUARIGIONE- La rubrica di Monica Benatti

by Duncan on set.24, 2010, under Controinformazione

 
Oggi io sono onorato, e l’onore sarà per tutti i lettori del Blog, per tutti gli utenti di questo spazio di libertà, dignità, resistenza umana, bellezza e crescita interiore.
Inizia un nuovo appuntameto che grosso modo corrisponderà a due “interventi” al mese (o forse anche di più.. comunque.. su quella che sarà la cadenza esatta ne parleremo in seguito..). Un appuntamento che rappresenterà una delle Colonne principali del Blog.
E davvero renderà questo spazio ancora più speciale. E’ un appuntamento con una Donna, una Donna paricolare, di quelle che si incontrano poche volte sul proprio cammino.
Monica Benatti.. terre emiliane se volete saperlo.
Monica è una persona di notevole equilibrio, energia interiore, empatia. Ha fatto un lungo percoso nelle strade della Guarigione e della Cura. Percorso che continua ancora oggi e che continuerà.
Monica come tutti coloro che hanno veramente aperto il loro cuore, ha voglia di dare, condividere, trasmettere.
E questo sarà uno spazio in cui lo farà.
Questa rubrica crescerà col tempo. Pian piano si delineeranno gli argomenti, si assesterranno le coordinate, si approfondiranno i temi. Il campo è vastissimo. E’ quello della Cura, della Guarigione, della reintegrazione energetica.
E ci saranno alcuni cavalli di battaglia, anche se poi non si porranno limiti a ciò di cui si vorrà parlare. Si potranno affrontare i Fiori di Bach o gli olligoelementi (di cui Monica è esperta e “praticante”), ma anche i massaggi (fa pure questi), la campana tibetana (idem), il simbolismo dei tarocchi.. esperienze personali e quant’altro..
E quindi c’è la Conoscenza e la Tecnica, ma ancora prima cosa che per noi qui viene prima di tutto, c’è il suo Grande Cuore. Un’anima sciamana pronta a spargere un pò di polvere di stelle. Una occasione in più per tutti voi.
Quello che leggerete oggi è il primo testo di Monica per il suo “spazio”. E’ un testo introduttivo e di ampio respiro sulla medicina vibrazionale.
Vi lascio alla lettura Compagneros…
 
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OLOGRAMMI, ENERGIA E MEDICINA VIBRAZIONALE
La pratica medica attuale è basata su un modello newtoniano della realtà che considera in mondo simile ad un intricato meccanismo. Cioè i medici concepiscono il corpo come una macchina controllata dal cervello e dal sistema nervoso periferico: una specie di computer biologico,
Ma gli uomini sono davvero macchine? O non piuttosto meccanismi biologici in dinamica relazione con una serie di interpenetranti campi energetici vitali… il cosiddetto fantasma della macchina?
Introduciamo ora un nuovo approccio terapeutico che coinvolge l’emergente visione einsteniana, definita medicina vibrazionale. Il modello einsteniano applicato alla “medicina vibrazionale” (indica energia sottile od elettromagnetica a diverse frequenze ed ampiezze) vede gli essere umani come reti di campi energetici che interfacciano con sistemi fisico-cellulari. La medicina vibrazionale usa forme specializzate di energia per influenzarei sistemi fisici sbilanciati a causa di una malattia. Ribilanciando i campi energetici che regolano la fiosiologia cellulare, i terapeuti vibrazionali operano ad un livello superiore della struttura umana. Il riconoscimento che tutta la materia è energia costituisce il fondamento per comprendere come gli esseri umani possano essere considerati sistemi energetici dinamici. Con la famosa equazione E=MC2 Albert Einstein dimostrò che energia e materia sono i due aspetti della stessa sostanza universale. Questa sostanza è un’energia primaria o vibrazione di cui noi siamo composti; per questa ragione la tecnica terapeutica che agisce a livello energetico o vibrazionale di base può essere definita medicina vibrazionale. Il punto di vista di Einstein ha lentamente trovato ascolto e accettazione nel mondo della fisica, ma la sua profonda intuizione deve ancora essere incorporata nel modo in cui i terapeuti vedono l’uomo e la malattia. L’attuale pensiero medico ritiene che il comportamento fisiologico e psicologico dell’uomo dipenda dalla struttura fisica del cervello e del corpo. Per esempio, il cuore è visto come una pompa meccanica che distribuisce ossigeno e sangue agli organi del corpo e al cervello; i medici pensano di conoscere tanto bene il cuore da avere inventato i pezzi di ricambio meccanici per sostituire funzioni dell’organo naturale ammalato. Con la stessa visione, molti medici pensano che il ruolo primario del rene sia quelo di filtraggio; così hanno meccanicamente duplicato la capacità renale di filtrare impurità e tossine con gli apparecchi di emodialisi. Sebbene i progressi delle tecnologie biomediche abbiano fornito ai medici una sempre più vasta scelta di parti di ricambio per sostituire organi malati e vasi sanguigni, manca ancora una più approfondita conoscenza di come contrastare o prevenire molte malattie.
Le analogie meccaniche sono state di grande utilità dall’epoca di Newton per spiegare il comportamento del mondo fisico. I pensatori newtoniani vedevano l’universo come un ordinato, prevedibile meccanismo divino; di conseguenza ritenevano che gli uomini come il loro Creatore, dovessero essere costruiti allo stesso modo. All’epoca, quindi era più facile pensare all’annatomia umana in termini di complesso meccanismo biologico. Questo modo di pensare era così diffuso che i pensatori del tempo consideravano l’universo come un grande orologio. Il punto di vista dei medici sul funzionamento interno dell’uomo è cambiatomolto poco con l’evoluzione del pensiero scientifico nel corso del tempo. L’approccio medico di tipo newtoniano all’inizio fu chirurgico. I primi chirurghi lavoravano sulla base della premessa che il corpo fosse un sistema idraulico complesso. Farmaci diversi vengono usati per rinforzare o distruggere cellule dal funzionamento anomalo secondo le esigenze cliniche. L’approccio farmacologico e quello chirurgico sono incompleti perchè ignorano le forze vitali che animano e danno vita al biomeccanismo dei sistemi viventi. In una macchina, il principio guida è che il funzionamento totale può essere predetto dalla somma delle sue parti; ma gli uomini, a differenza delle macchine, sono più della somma di una quantià di sostanze chimiche combinate. Tutti gli organismi dipendono da una sottile forza vitale che crea sinergie attraverso una straordinaria organizzazione strutturale di componenti molecolari. A causa di questo sinergismo l’unità vivente è molto di più della somma delle sue parti. la forza vitale crea ordine nei sistemi viventi e continuamente ricostruisce e rinnova il veicolo cellulare attraverso il quale si manifesta. Quando la forza vitale abbandona il corpo con la morte, la struttura fisica degrada lentamente in un insieme disorganizzato di elementi chimici; questa è una caratteristica peculiare che distingue i sistemi viventi dai non viventi e gli uomini dalle macchine.
La forza vitale è un’energia normalmente ignorata dai pensatori di oggi, le cui opinioni prevalgono nella ndeicina ortodossa. Queste forze sottili non sono prese in considerazione nè indagate dai medici perchè non ci sono modelli scientifici, accettabili dai più, che ne spieghino l’esistenza e la funzione. L’attuale incapacità della scienza di prendere in considerazione le forze che danno vita alla struttura umana è dovuta in parte al conflitto tra i sistemi di credenze orientali e quelli occidentali; in realtà questa differenza di visione del mondo è il sengo profondo dello scisma tra religione e scienza che ebbe luogo molti secoli fa. L’applicazione del modello newtoniano per spiegare il funzionamento del corpo umano fu conseguenza dello sforzo degli scienziati di sottrarre l’uomo al dominio del divino e portarlo nel mondo meccanicistico che essi potevano capire e manipolare. La meccanizzazione del corpo umano rappresentò un ulteriore allontanamento dalle spiegazioni religiose delle forze mistiche che guidano gli uomini attraverso la vita e, misteriosamente, anche attraverso la malattia e la morte.
Ma c’è una nuova classe di medici e terapeuti che cerca di capire il comportamento degli esseri umani dal punto di vista materia come energia. Questi scienziati spirituali guardano al corpo umano come ad un modello istruttivo dal quale possiamo cominciare a capire non solo noi stessi, ma anche i meccanismi interni della natura ed i segreti dell’universo. Accettando che l’uomo è un essere composto di energia, si possono cominciare a comprendere nuovi modi di guradare alla salute ed alla malattia; questo diverso punto di vista offirà ai futuri medici e terapeuti non solo una prospettiva eccezionale sulle cause della malattia, ma anche strmenti più efficaci per curare le persone delle loro sofferenze. La medicina vibrazionale è basata sulla comprensione che la struttura molecolare del corpo fisico è, in realtà una rete di campi energetici interconnessi; questa rete è organizzata ed alimentata da strutture di energia sottile che collegano la forza vitale con il corpo. Vi è una struttura gerarchica di energie sottili che coordinano la funzione elettrofisiologica, quella ormonale e la struttura cellulare all’interno del corpo fisico: è da questi livelli sottili che fondamentalmente
originano salute e malattia. Questi rimarchevoli sistemi energetici sono potentemente influenzati dalle nostre emozioni e dal livello di equilibrio spirituale, così come da fattori  nutrizionali ed ambientali. Queste energie sottili influenzano i processi cellulari di crescita sia in senso positivo che negativo. Invece, la conoscenza medica convenzionale è fuorvita dal convincimento che si possa curare ogni patologia riparando materialmente o eliminando le strutture cellulari anomale. La chiave per il trattamento dele malattie non può consistere in interventi fisici di rapida riparazione, ma deve essere cercata nella riprogrammazione dei campi energetici che governano la manifestazione della disfunzione a livello cellulare.
C’è un aspetto della fisiologia umana che non si è ancora compreso o che si accetta con riluttanza: il campo dello spirito ed il suo collegamento con il corpo fisico. La dimensione spirituale è la base energetica di tutta la vita poichè è l’energia dello spirito che anima la struttura fisica. La connessione invisibile tra corpo fisico e le energie spirituali contiene la chiave per comprendere l’intimo rapporto tra materia ed energia; quando gli scienziati arriveranno a comprendere questo legame saranno più vicini a capire il legame tra l’Uomo e Dio.
La medicina vibrazionale, come scienza del futuro, può aiutare i medici a risolvere il mistero del perchè alcune persone si mantengano sane, mentre altre sono continuamente in stato di malessere.
Quando i medici arriveranno a comprenderemeglio la profonda interrelazione tra corpo, mente e spirito e le leggi naturali che guidano la loro manifestazione sul nostro pianeta, allora ci sarà una vera medicina olistica. Noi siamo davvero un microcosmo nel macrocosmo, come i filosofi orientali hanno da tempo compreso. I principi individuati dentro il microcosmo spesso riflettono principi più grandi che governano il comportamento del macrocosmo; schemi di leggi interne alla natura si ripetono su molti livelli gerarchici: se si possono comprendere le leggi universali, così come si manifestano nella materia a livello micro, allora diventa più facie comprendere l’intero cosmo. Quando gli uomini conosceranno veramente le strutture energetiche del loro corpo e della loro mente, saranno molto più vicini alla comprensione dell’universo e dele forze della creazione che  li collegano a Dio.   ( da Medicina Vibrazionale R. Gerber)
Monica Benatti
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LA TRUFFA DELL’AIDS,

by Duncan on mar.28, 2009, under Controinformazione, Medicina, Resistenza umana

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Prima di tutto alcune citazioni:

“L’establishment dell’Aids, dominato dai media, da gruppi di pressione e dagli interessi di svariati gruppi farmaceutici, ha fatto sì che la ricerca perdesse contatto con le menti aperte della scienza medica, dal momento che l’ipotesi mai comprovata dell’Hiv causa dell’Aids ha ricevuto il 100% dei fondi per la ricerca mentre le altre ipotesi sono state totalmente ignorate”. Dr Etienne de Harven, Emerito Professore di Patologia, University of Toronto

“Purtroppo si è formata una lobby dell’Aids che cerca da un lato di scoraggiare tutte le sfida a questo dogma, e che insiste a seguire idee totalmente prive di credito dall’altro.”
Dr. Roger Cunningham, Immunologo, Microbiologo e Direttore del Centro di Immunologia all’Università di Stato, University of New York, Buffalo

“Una volta gli scienziati dovevano provare scientificamente che le loro teorie fossero giuste o sbagliate. Ora non c’è nulla di tutto ciò nelle teorie standard Hiv-Aids, con tutti i loro miliardi di dollari.”
Dr. Richard Strohman, Professore Emerito di Biologia Cellulare alla University of California, Berkeley

“Non esiste alcuna prova che l’Aids sia causato dal retrovirus Hiv, né che questo sia la causa di qualsivoglia sindrome”.
Dr. Harry Rubin, Professore di Biologia Molecolare e Cellulare, University of California at Berkeley

“Il mistero che circonda quel dannato virus è il frutto inevitabile di quei due miliardi di dollari che ci spendono sopra ogni anno. Se prendessimo un qualsiasi altro virus e spendessimo due miliardi di dollari ogni anno per studiarlo, state certi che anche quel virus produrrebbe misteri a bizzeffe.”
Kary B. Mullis, Premio Nobel per la Chimica.

Sull’Aids c’è un’altra storia che non vi hanno mai raccontato. E che in pochi conoscono. Ma quei pochi aumentano nel tempo, e sono sempre più agguerriti. E non sono cialtroni e stregoni, o fanatici luddisti antiscienza, come piacerebbe a tutte le polizie del pensiero di questo mondo, che squalificano la persona quando non possono colpire gli argomenti.

E’ una larga schiera di studiosi, scienziati del valore di Peter Duisberg, premi nobel come Kary Mullis. Ma a queste voci è stato messo il silenziatore, e di rado riescono ad emergere oltre i piccoli circuiti di chi si avventure nelle informazioni di frontiera, e ha accesso alle libere fonti. Oltre alla curiosità, spirito bizzarro di chi è refrattario al pasto pronto. Se anche solo una parte di ciò che queste persone sostengono fosse vero i super allarmi che periodicamente generano terrore e angoscia di massa andrebbero rivisti sotto tutt’altra luce. Ed anche le vacche da mungere delle raccolte fondi, e tutto lo Spettacolo, tra partite del cuore, sms, vendita di arance, sottoscrizioni. Questo fiume di denaro che sicuramente fa del bene a qualcuno, ma forse non ai malati di Aide, né a quelli di cancro, sclerosi multipla, e quant’altro.

Se la Conoscenza fosse patrimonio pubblico, se anche le altre campane potessero suonare, forse non saremmo tutti qui a crogiolarci nelle eterne polemiche Africa-Papa-preservativi. Balletti di ottusità, gli eterni campi da gioco, guelfi e ghibellini. E ci avventureremmo, o proveremmo a farlo.. o.. proveremo a farlo (quanta differenza può dare una me in meno) in una Nuova Frontiera.


Andiamo un po’ più nel concreto. Adesso esporrò alcuni dei caposaldi della teoria “ribelle”.I “dissenzienti” al pensiero ufficiale sull’aids raccolgono almeno 700 firme tra virologi, infettivologi, epidemiologi ed altri specialisti di 23 nazioni, tra cui 3 premi Nobel.

Quando l’Aids cominciò a fare le sue prime apparizioni, comunicati apocalittici annunciarono la “peste del 2000”, che avrebbe negli anni flagellato centinaia di milioni di persone. Innanzi tutto va detto che rispetto agli allarmi originari l’Aids non ha raggiunto i paventati livelli di diffusione, e secondo i dissenzienti (non solo gli studiosi scientifici, ma anche giornalisti, analisti e osservatori indipendenti) l’epidemia ha una penetrazione minore di quello che si tende a far credere; restando in Occidente confinata a gruppi determinati e quanto all’Africa, che rappresenterebbe l’epicentro più devastante del suo manifestarsi, la cifra sarebbe gonfiata da una definizione artificiosa, che congloba in sé diverse malattie cambiandone il nome.

Secondo la teoria ufficiale l’Aids è una malattia infettiva provocata dal virus HIV che distrugge piano a piano le cellule del sistema immunitario, lasciando l’organismo indifeso di fronte a malattie “opportunistiche”. Il virus penetra dentro un singolo organismo attraverso un contatto con sangue e sperma infetto. Queste infezione virale provoca una reazione anticorporale inefficace. Aids sarebbe una parola conglobante che raccoglie differenti stati e condizioni. Queste molteplicità di situazioni sarebbero tra loro associate solo quando il risultato del test dell’Aids è positivo. Se il risultato è negativo le malattie vengono chiamate con il loro nome.

Ed ecco qui di seguito alcuni dei punti concreti della contestazione. Li ho tratti (con qualche piccolo rimaneggiamento) dalla rivista NEXUS NEW TIME edizione italiana n.5, all’articoloo “Aids la grande truffa” di Luigi de Marchi e Franco Franchi (no non è quello che faceva coppia con Ciccio Ingrassia :-) ).

1)Assenza di correlazione tra risultati del test e malattia: Una peculiarità delle malattie infettive virali è che hanno una causa unica (il virus), e ovviamente non possono verificarsi in sua assenza. La letteratura medica ha registrato migliaia di casi di Aids sieronegativi (cioè presentavano i sintomi ma il test era negativo), e sieropositività (test positivo) in assenza di Aids.

2) L’Aids non si comporta come una malattia infettiva contagiosa: Nonostante l’allarmismo, l’Aids è rimasto confinato a gruppi in cui sono presenti fattori di rischio ben precisi:

a) tossicodipendenti: si tratta di individui che oltre a subire gli effetti negativi dell’eroina, della cocaina, dell’alcool, delle anfetamine e di altre sostanze psicotrope, si alimentano in maniera scorretta e insufficiente e sono colpiti in moto più o meno continuo da infezioni multiple.

b) omosessuali: il problema riguarda principalmente gli utilizzatori sistematici di droghe multiple, cocaina, extasy, alcool, nitriti assunti per via inalatoria a forti dosi.

c) emofiliaci: i carichi di proteine estranee sono essi stessi immunodepressivi sia in emofiliaci sieropositivi che sieronegativi.

3) Non esistono studi che dimostrino che l’Aids è causato dall’Hiv:Kary Mullis, Premio Nobel per la chimica nel 1993, interpellò svariati virologi ed epidemiologi su dove trovare il riferimento bibliografico che spiegasse come l’Hiv provochi l’Aids. Ma nessuno dei colleghi fu in grado di precisarlo.

4)La definizione della malattia: Essa comprende un alto numero di malattie già conosciute, attualmente sono all’incirca 29. Queste malattie non sono affatto associate sempre ad immunodeficienza, sono definite Aids se associate ad un test positivo. Se una persona ha la tubercolosi e risulta sieropositiva allora “ha l’Aids”. Se invece ha la tubercolosi ed il test è negativo, allora “ha soltanto la tubercolosi”.

5 )L’incubazione misteriosa: Tutte le malattie infettive virali, salvo rare eccezioni, hanno una in incubazione breve, di pochi giorni o settimane. L’incubazione del virus dell’Aids è stata calcolata inizialmente intorno ai 18 mesi, per aumentare poi di anno in anno, fino a raggiungere nel 1992 i 10/14 anni. A questo super-virus viene attribuito di tutto. Di volta in vola può essere furbissimo, tanto di sfuggire ad ogni tentativo di controllo da parte dei ricercatori, o viceversa completamente “scemo”.

6) L’allarme prostitute: Le prostitute non potevano non diventare le vittime designate delle campagne propagandistiche dei tutori della nostra salute fisica. Sennonché, via via che passano i mesi, si è visto che il tasso di sieropositività era estremamente basso tra le prostitute.

7) La terapia con l’Azt: Sintetizzato nel 1964 come farmaco antitumorale, rimase inutilizzato per 20 anni, poiché si constatò sperimentalmente che i topi leucemici trattati morivano in numero maggiore di quelli non trattati. Ma perché questo farmaco così tossico, cancerogeno e privo di effetti benefici continua ad essere somministrato? La casa farmaceutica produttrice, la Wellcome, tra il 1987 e il 1992 è passata da 0,9 tonnellate vendute a 44,7; raggiungendo nel 1993 un profitto di 290 milioni di euro; tanto per avere un’idea.

Adesso come contributo riporto un testo scritto dal Dr Kary Mullis, biochimico e Premio Nobel per la chimica nel 1993. Un testo che ricostruisce la storia dell’affermazione della teoria ufficiale e ne mette in radicale discussione i capisaldi. Un testo che vi consiglio, con dati poco noti, ironico, tagliente.

Ma ancora due parole prima di lasciarvi a Mullis. Qui non è tanto importante che si creda ciecamente alle opinioni dei “dissenzienti”, così come vi è cieca “osservanza” delle teorie ufficiali. Ancora prima è in gioco l’idea stessa di libertà della conoscenza. L’idea di un pensiero che non venga costantemente “filtrato”. Che non sia prono e sottomesso alle verità dominanti. L’immagine che vedete a inizio post non è casuale.  FREE YOUR MIND.  Libera la tua mente. Liberiamo la nostra mente.  Ancora prima di decidere o schierarsi diamo una chance a ciò che sta oltre la soglia. “Aspettati l’inaspettato” diceva un tale.. o prova soltanto a dire, una volta tanto, “perché no?”.


IL CASO NON È CHIUSO

di Kary Mullis

Quando nel 1984 sentii dire per la prima volta che il francese Luc Montagnier, dell’Istituto Pasteur, e Robert Gallo, dell’America’s National Institutes of Health, avevano scoperto indipendentemente l’uno dall’altro che il retrovirus HIV – Human Immunodeficiency Virus – era la causa dell’AIDS, accettai il dato come una qualsiasi evidenza scientifica.

Il problema non riguardava strettamente il mio settore, la biochimica, e d’altronde loro erano esperti di retrovirus. Quattro anni più tardi lavoravo come consulente con gli Specialty Labs di Santa Monica: stavamo cercando il modo di utilizzare la PCR per individuare i retrovirus nelle migliaia di donazioni di sangue che la Croce Rossa riceveva ogni giorno. Stavo scrivendo un rapporto sull’andamento dei lavori, destinato allo sponsor del progetto, e cominciai affermando che “l’HIV è la probabile causa dell’AIDS”.

Chiesi a un virologo dello Specialty dove avrei potuto trovare elementi che confermassero il fatto che l’HIV era la causa dell’AIDS. “Non ne hai bisogno”, mi fu risposto. “È una cosa che sanno tutti.” “Mi piacerebbe citare qualche dato”: mi sentivo ridicolo a non conoscere la fonte di una scoperta così importante. Sembrava che tutti gli altri la conoscessero. “Perché non citi il rapporto del CDC?” mi suggerì, mettendomi in mano una copia del rapporto periodico sulla morbilità e la mortalità del Center for Disease Control. Lo lessi. Non si trattava di un articolo scientifico. Si limitava ad affermare che era stato identificato un organismo, ma non spiegava come. Invitava i medici a informare il Centro ogni qual volta si trovassero di fronte a pazienti che presentavano determinati sintomi, e a testarli per individuare la presenza di anticorpi per questo organismo. Il rapporto non faceva riferimento alla ricerca originale, ma questo non mi sorprese. Era destinato ai medici che non avevano bisogno di conoscere la fonte delle informazioni.

Dal loro punto di vista, se il CDC ne era convinto, doveva esistere, da qualche parte, la prova che era l’HIV a provocare l’AIDS.

Di solito si considera una prova adeguata dal punto di vista scientifico un articolo pubblicato su una rivista scientifica attendibile. Al giorno d’oggi le riviste sono stampate su carta patinata, piene di fotografie, di articoli scritti da giornalisti professionisti, e ci sono anche foto di ragazze che reclamizzano prodotti che potrebbero essere utili in laboratorio. A fare pubblicità sono aziende che offrono prodotti utili agli scienziati, o che producono farmaci che i medici dovranno prescrivere.

Tutte le riviste importanti contengono pubblicità. E di conseguenza, tutte hanno qualche rapporto con le aziende. Gli scienziati propongono gli articoli per descrivere le proprie ricerche. Per la carriera di uno scienziato è fondamentale scrivere articoli che descrivano il proprio lavoro e riuscire a farli uscire: non avere articoli pubblicati sulle riviste più quotate è una perdita di prestigio, tuttavia gli articoli non possono essere proposti fino a quando gli esperimenti che ne supportano le teorie non siano conclusi e valutati. Le riviste più importanti chiedono addirittura di riportare, direttamente o attraverso citazioni, tutti i dettagli degli esperimenti, in modo che altri ricercatori possano ripeterli esattamente e vedere se ottengono gli stessi risultati. Se le cose vanno diversamente, questo viene reso pubblico, e il conflitto deve essere risolto in modo che, quando la ricerca verrà ripresa, si sappia con certezza da che punto si riparte.

Le più qualificate tra le principali riviste hanno un sistema di revisione. Quando un articolo viene proposto per la pubblicazione, il direttore lo spedisce in copia ad alcuni colleghi dell’autore perché lo verifichino: i cosiddetti revisori. I direttori sono pagati per il loro lavoro, i revisori no, ma è pur sempre un compito che conferisce loro potere, il che in genere basta a soddisfarli. Feci qualche ricerca sul computer.

Ne Montagnier né Gallo né altri avevano pubblicato articoli descrivendo esperimenti che portavano alla conclusione che probabilmente l’HIV provocava l’AIDS.

Lessi gli articoli pubblicati su “Science”, che li avevano resi famosi come “i medici dell’AIDS”, ma tutto quello che c’era scritto era che avevano trovato in alcuni pazienti affetti da AIDS tracce di una precedente infezione da parte di un agente patogeno che probabilmente era HIV.

Avevano scoperto degli anticorpi.

Ma gli anticorpi contro determinati virus erano sempre stati considerati segno di malattie precedenti non di malattie in corso.

Gli anticorpi indicavano che il virus era stato sconfitto, e il paziente era salvo.

Negli articoli non si diceva affatto che questo virus provocava una malattia, né risultava che tutte le persone che avevano anticorpi nel sangue fossero malate. E in effetti erano stati trovati anticorpi nell’organismo di individui sani.

Se Montagnier e Gallo non erano riusciti a trovare questo genere di prove, perché i loro articoli erano stati pubblicati, e perché avevano discusso così duramente per attribuirsi il merito della loro scoperta?

C’era stato un incidente internazionale quando Robert Gallo dell’NIH aveva dichiarato che un campione di HIV inviatogli da Luc Montagnier, dell’Istituto Pasteur di Parigi, non si era poi sviluppato nel suo laboratorio. Altri campioni raccolti da Gallo e dai suoi collaboratori da potenziali pazienti affetti da AIDS, invece, si erano sviluppati. Basandosi su questi campioni Gallo aveva brevettato un test per l’AIDS, e l’Istituto Pasteur l’aveva citato in giudizio. Alla fine il tribunale dette ragione al Pasteur, ma nel 1989 si era ancora in una situazione di stallo, e i due istituti si dividevano i profitti.

Esitavo a scrivere che “I’HIV è la probabile causa dell’AIDS”, prima volevo delle prove, pubblicate, che lo confermassero. La mia affermazione era molto limitata: nella mia richiesta di fondi non volevo sostenere che il virus fosse indubbiamente la causa dell’AIDS, stavo solo cercando di dire che era probabile che lo fosse, per motivi a noi noti.

Decine di migliaia di scienziati e ricercatori stavano spendendo ogni anno miliardi di dollari per ricerche che si basavano su quest’idea.

La ragione di tutto questo doveva pur essere scritta da qualche parte, altrimenti tutta questa gente non avrebbe permesso che le proprie ricerche si concentrassero su un’ipotesi cosi ristretta. All’epoca tenevo conferenze sulla PCR a un infinità di convegni. E c’era sempre gente che parlava dell’HIV. Chiesi loro su cosa si basasse la certezza che era questo virus a provocare l’AIDS. Tutti avevano una qualche risposta, a casa, in ufficio, o in un qualche cassetto. Tutti lo sapevano, e mi avrebbero mandato la documentazione appena rientrati. Ma non mi arrivò mai nulla: nessuno mi mandò mai una spiegazione di come l’HIV provocasse l’AIDS.

Alla fine, ebbi l’opportunità di porre questa domanda a Montagnier, quando tenne una conferenza a San Diego in occasione dell’inaugurazione dell’UCSD AIDS Research Center, ancora oggi diretto dall’ex moglie di Robert Gallo, la dottoressa Flossie Wong-Staal. Sarebbe stata l’ultima occasione in cui avrei posto questa domanda senza perdere la pazienza. La risposta di Montagnier fu un suggerimento: “Perché non cita il rapporto del CDC?” “L’ho letto”, dissi, “ma non risponde realmente alla domanda se l’HIV sia la probabile causa dell’AIDS, vero?” Montagnier ne convenne: ero molto seccato.Se neanche lui sapeva la risposta, chi diavolo l’avrebbe potuta sapere?

Una sera ero in macchina per recarmi da Berkeley a La Jolla, quando ascoltai, sulla National Public Radio un’intervista a Peter Duesberg, famoso virologo di Berkeley (altro premio Nobel, ndt.). Finalmente capii perché era tanto difficile trovare le prove che mettevano in rapporto l’HIV e l’AIDS: Duesberg affermava che prove del genere non esistevano.

Nessuno aveva mai dimostrato che l’HIV causasse l’AIDS.

L’intervista durava circa un ora e mi fermai per non perdermi niente. Avevo sentito parlare di Peter quando frequentavo la specializzazione a Berkeley. Mi era stato descritto come uno scienziato veramente in gamba, che era riuscito a mappare una particolare mutazione in un singolo nucleotide di quello che sarebbe stato successivamente definito un oncogene. Negli anni Sessanta, era una vera impresa. Peter andò avanti sviluppando la teoria secondo la quale gli oncogeni potrebbero essere introdotti nell’organismo umano da virus e provocare il cancro. L’idea ebbe successo, e diventò una seria base teorica della ricerca che venne finanziata con lo sfortunato nome di “Guerra al cancro”. Peter fu eletto “Scienziato Californiano dell’anno”. Ma invece di dormire sugli allori, li incendiò. Riuscì a trovare punti deboli alla sua stessa teoria, e annunciò ai suoi stupitissimi colleghi che stavano dandosi da fare per trovarne la dimostrazione sperimentale che era molto improbabile che ci riuscissero. Se volevano combattere il cancro, le loro ricerche avrebbero dovuto essere indirizzate in altra direzione. Ma loro, fosse perché erano più interessati a combattere la loro povertà piuttosto che il cancro, o semplicemente perché non riuscivano ad affrontare i propri errori, continuarono a lavorare per dieci anni, senza alcun risultato sull’ipotesi dell’oncogene virale. E non riuscirono a cogliere l’ironia della situazione: più aumentava la loro frustrazione, più se la prendevano con Duesberg per aver messo in discussione la propria teoria e le loro assurdità. La maggior parte di loro non aveva imparato molto di quello che io definisco scienza. Erano stati addestrati a ottenere finanziamento governativi. assumere persone per fare ricerche e scrivere articoli che di solito si concludevano affermando che le ricerche dovevano essere ulteriormente approfondite, preferibilmente da loro, con denaro di qualcun altro. Uno di questi era Bob Gallo.

Gallo era stato amico di Peter. I due avevano lavorato per lo stesso dipartimento del National Cancer Institute. Tra le migliaia di scienziati che si erano impegnati inutilmente per assegnare a un virus un ruolo determinante nello sviluppo del cancro, Bob era stato l’unico tanto zelante da affermare di esserci anche riuscito. Nessuno prestò alcuna attenzione alla cosa, perché aveva dimostrato solo una relazione sporadica e molto debole tra gli anticorpí contro un innocuo retrovirus definito HTLV 1 e un insolito tipo di tumore individuato principalmente su due delle isole meridionali del Giappone.

Nonostante la sua mancanza di gloria come scienziato, Gallo era riuscito a scalare agevolmente le gerarchie, mentre Duesberg nonostante le sue capacita le aveva scese.

Quando si cominciò a parlare di AIDS, fu a Gallo che si rivolse Margaret Heckler quando il presidente Reagan decise che ne aveva abbastanza di tutti quegli omosessuali che manifestavano davanti alla Casa Bianca. La Heckler era il ministro per l’Istruzione, la Sanità e il Welfare, e quindi il capo supremo dell’NIH. Bob Gallo aveva un campione di virus che Montagnier aveva trovato in un linfonodo di un arredatore gay parigino malato di AIDS. Montagnier aveva spedito il campione a Gallo perché lo valutasse, e questi se ne era impossessato allo scopo di sfruttarlo per la propria carriera.

Margaret convoco una conferenza stampa e presentò il dottor Robert Gallo, che si sfilò lentamente gli occhiali da sole e annuncio alla stampa mondiale: “Signori, abbiamo trovato la causa dell’AIDS”. Tutto qui.

Gallo e la Heckler annunciarono che entro un paio di anni sarebbero stati disponibili un vaccino e una terapia. Eravamo nel 1984. Tutti gli ex cacciatori di virus del National Cancer Institute cambiarono le targhette sulla porta dei loro laboratori e diventarono esperti di AIDS.

Reagan, tanto per cominciare, stanziò all’incirca un miliardo di dollari, e da un momento all’altro chiunque potesse rivendicare una specializzazione medico-scientifica di qualche genere, e si fosse trovato senza molto da fare fino a quel momento, trovò un impiego a tempo pieno. Che mantiene tutt’oggi.

Il nome Human Immunodeficiency Virus fu creato da un comitato internazionale, nel tentativo di risolvere la disputa tra Gallo e Montagnier, che avevano dato al virus nomi diversi. Fu una prova di scarsa lungimiranza, e un errore che vanificò qualsiasi tentativo di indagare sulla relazione causale tra la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) e il virus (HIV) dell’immunodeficienza umana.

Duesberg, intervenendo dalle retrovie, sottolineò saggiamente sugli Atti della National Academy of Science che non c’erano prove attendibili sul coinvolgimento del nuovo virus.

Ma fu completamente ignorato, i suoi articoli furono rifiutati, e comitati composti da suoi colleghi cominciarono a mettere in dubbio che fosse necessario continuare a finanziare le sue ricerche. Alla fine, con quello che deve essere considerato un gesto di incredibile arroganza e disprezzo nei confronti della correttezza scientifica, un comitato di cui faceva parte Flossie Wong-Staal, che ormai era schierata apertamente contro Duesberg, decise di non rinnovare a Peter il Distinguished Investigator Award, escludendolo così dai fondi destinati alla ricerca.

In questo modo, Duesberg era meno pericoloso per il crescente establishment AIDS: non sarebbe più stato invitato a intervenire a convegni organizzati dai suoi ex colleghi.

>Conviviamo con un numero incommensurabile di retrovirus. Sono dappertutto, e probabilmente sono vecchi almeno quanto la razza umana dato che fanno parte del nostro genoma. Ne riceviamo alcuni dalle nostre madri, sotto forma di nuovi virus, particelle virali infettive che migrano dalla madre al feto. Altri da entrambi i nostri genitori, insieme ai geni. Alcune delle sequenze del nostro genoma sono fatte di retrovirus. Il che significa che possiamo produrre, e in alcuni casi produciamo effettivamente, le nostre particelle retrovirali. Alcune di loro possono somigliare all’HIV, ma nessuno ha dimostrato che abbiano mai ucciso qualcuno.

Ci deve essere una ragione che giustifichi la loro esistenza: una porzione quantificabile del nostro genoma contiene sequenze retrovirali umane endogene. C’è chi sostiene che alcune porzioni di DNA sono inutili, ma ha torto. Se nei nostri geni c’è qualcosa, ci deve essere una ragione. Il nostro organismo non permette che si sviluppino elementi inutili. Ho cercato di inserire sequenze geniche irrilevanti in organismi semplicissimi come i batteri, ma se non hanno ragion d’essere gli organismi se ne liberano. E voglio sperare che il mio corpo, quando si tratta di DNA, sia intelligente almeno quanto un batterio.

L’HIV non è saltato fuori all’improvviso dalla foresta pluviale o da Haiti. È semplicemente finito nelle mani di Bob Gallo, nel momento in cui lui aveva bisogno di una nuova carriera. Ma stava lì da sempre: nel momento in cui si smette di cercarlo solo per le strade delle grandi città, ci si accorge che l’HIV è sporadicamente distribuito ovunque.

Se l’HIV fosse stato lì da sempre, e fosse trasmissibile da madre a figlio, non avrebbe senso cercare gli anticorpi nell’organismo della madre di chiunque risulti HIV-positivo, specialmente se l’individuo non mostra segni di malattia?

Immaginatevi un ragazzo nel cuore degli Stati Uniti, il cui sogno e arruolarsi in aviazione dopo la laurea e fare il pilota. Non ha mai usato droghe, e per tutto il liceo ha avuto la stessa fidanzatina, con la quale ha tutte le intenzioni di sposarsi. A insaputa sua, e di chiunque altro, ha anche degli anticorpi per l’HIV, che ha ereditato dalla madre, tuttora viva, quando era nel suo ventre. È un ragazzo sano, e la cosa non gli ha mai creato alcun problema, ma quando l’aviazione lo sottopone al test di routine per l’HIV le sue speranze e i suoi sogni crollano. Non solo la sua richiesta di arruolamento viene respinta ma sulla sua testa pesa anche una sentenza di morte.

Il CDC ha definito l’AIDS come una tra più di trenta malattie connesse a un risultato positivo al test per individuare gli anticorpi per l’HIV. Ma queste stesse malattie non vengono definite AIDS, se non si individuano gli anticorpi. Se una donna HIV-positiva sviluppa un tumore all’utero, per esempio, la si considera malata di AIDS. Un HIV-positivo con la tubercolosi ha l’AIDS, mentre se risulta negativo al test ha solo la tubercolosi.

Se vive in Kenya o in Colombia dove il test per l’HIV è troppo costoso, ci si limita a presumere che abbia gli anticorpi, e quindi l’AIDS. In questo modo può essere curato in una clinica dell’OMS, che in alcuni posti è l’unica forma di assistenza medica disponibile. È gratuita, dato che i Paesi che finanziano l’OMS hanno paura dell’AIDS. Se lo consideriamo come un’opportunità per diffondere l’assistenza medica nelle aree dove vive povera gente, l’AIDS è stato una fortuna.

Non li avveleniamo con l’AZT come facciamo con i nostri concittadini, perché costerebbe troppo. Forniamo loro le cure per una ferita da machete sul ginocchio sinistro, e la chiamiamo AIDS.

Il CDC continua ad aggiungere nuove malattie alla definizione generale dell’AIDS: praticamente hanno manipolato le statistiche per far sì che la malattia appaia in continua diffusione. Nel 1993, per esempio, il CDC ha enormemente allargato la definizione di AIDS. Una scelta gradita alle autorità locali, che grazie al Ryan White Act (una legge approvata nel 1990 che garantisce assistenza ai malati di AIDS, N.d.T.) ricevono dallo Stato 2500 dollari all’anno per ogni caso di AIDS segnalato.

Nel 1634 Galileo fu condannato a trascorrere gli ultimi otto anni della sua vita agli arresti domiciliari per avere scritto che la terra non è il centro dell’universo ma, al contrario, ruota attorno al sole. Fu accusato di eresia, perché sosteneva che un dato scientifico non dovrebbe avere niente a che vedere con la fede.

Tra qualche anno, il fatto che noi abbiamo accettato la teoria secondo la quale l’AIDS sarebbe causata dall’HIV sembrerà una sciocchezza, come a noi sembrano sciocche le autorità che hanno scomunicato Galileo.

La scienza, così come è praticata oggi nel mondo, ha ben poco di scientifico. E ciò che la gente chiama “scienza”, probabilmente, non e molto diverso da quello che veniva chiamato scienza nel 1634. A Galileo fu chiesto di ritrattare le sue convinzioni, altrimenti sarebbe stato scomunicato. E chi rifiuta di accettare i comandamenti imposti dall’establishment dell’AIDS si sente dire più o meno la stessa cosa: “Se non accetti il nostro punto di vista, sei fuori.”

È una delusione vedere come tanti scienziati si siano rifiutati nel modo più assoluto di esaminare in modo obiettivo e spassionato i dati disponibili. Varie autorevoli riviste scientifiche hanno rifiutato di pubblicare una dichiarazione con cui il Gruppo per la Rivalutazione Scientifica dell’Ipotesi HIV/AIDS si limitava a chiedere “un’attenta verifica degli elementi disponibili a favore o contro questa ipotesi”.

Affrontai pubblicamente questo tema per la prima volta a San Diego, nel corso di un convegno dell’American Association for Clinical Chemists. Sapevo che mi sarei trovato tra amici, e dedicai all’AIDS una piccola parte di un lungo intervento, non più di un quarto d’ora. Dissi come la mia incapacità di trovare una qualsiasi prova avesse stuzzicato la mia curiosità. Più ne sapevo, più diventavo esplicito. Non potevo rimanere in silenzio: ero uno scienziato responsabile, ed ero convinto che ci fossero persone che venivano uccise da farmaci inutili. Le risposte che ricevevo dai miei colleghi variavano da una blanda accettazione a un esplicito astio.

Quando fui invitato a Toledo dalla European Federation of Clinical Investigation, per parlare della PCR, dissi loro che avrei preferito parlare dell’HIV e dell’AIDS. Non credo che, quando accettarono, avessero capito esattamente in che cosa si stavano cacciando. Ero arrivato a metà del mio intervento quando il presidente della società mi interruppe bruscamente, suggerendomi di rispondere alle domande del pubblico. Il suo atteggiamento mi sembrò molto sgarbato, e assolutamente inappropriato, ma, che diavolo! avrei risposto alle domande. Lui aprì il dibattito, e poi decise che avrebbe posto la prima domanda personalmente. Mi rendevo conto che mi stavo comportando da irresponsabile? Che la gente che mi sentiva parlare avrebbe potuto smettere di usare profilattici? Risposi che le statistiche, piuttosto attendibili, prodotte dal CDC mostravano che, almeno negli Stati Uniti, i casi di tutte le malattie veneree conosciute erano in aumento, il che dimostrava che la gente non usava i profilattici, mentre i casi di AIDS, attenendosi alla definizione originaria della malattia, erano in diminuzione. E quindi, no, non ritenevo di essere un irresponsabile. Il presidente decise che poteva bastare, e interruppe bruscamente l’incontro. Quando affronto questo argomento, la domanda che mi viene posta è sempre la stessa: “se non è l’HIV a provocare l’AIDS, allora che cos’è?” La risposta è che non so rispondere a questa domanda, più di quanto sappiano farlo Gallo o Montagnier.

Il fatto che io sappia che non c’è alcuna prova che l’HIV provochi l’AIDS non fa di me un’autorità sulle cause reali della malattia. È indiscutibile che, se una persona ha contatti molto intimi con un gran numero di individui, il suo sistema immunitario è destinato a entrare in contatto con un gran numero di agenti infettivi. Se una persona ha trecento contatti sessuali all’anno – con persone che a loro volta hanno trecento contatti sessuali all’anno – questo significa che ha novantamila possibilità in più di contrarre un infezione rispetto a una persona che ha una relazione monogamica. Pensate al sistema immunitario come a un cammello: se lo caricate troppo, stramazza.

Negli anni Settanta c’era un numero rilevante di uomini che si spostavano di frequente e avevano uno stile di vita promiscuo, condividendo fluidi corporei, droghe e una vita spericolata. È probabile che un omosessuale che viveva in una grande città fosse esposto praticamente a qualsiasi agente infettivo che avesse mai vissuto su un organismo umano. In effetti, se uno dovesse organizzare un piano per raccogliere tutti gli agenti infettivi esistenti sul pianeta, potrebbe costruire dei bagni turchi e invitare gente molto socievole a frequentarli. Il sistema immunitario reagirebbe, ma sarebbe stroncato dal numero degli avversari. Il problema scientifico si mescola con quello morale. ma quello che sto dicendo non ha niente a che vedere con la morale.

Non parlo di “punizione divina” o di altre assurdità. Un segmento della nostra società stava sperimentando uno stile di vita, e le cose non sono andate come previsto. Si sono ammalati.

Un altro segmento della nostra società cosi pluralista chiamiamoli medici/scienziati reduci della guerra perduta contro il cancro, o semplicemente sciacalli professionisti hanno scoperto che funzionava. Funzionava per loro.

Stanno ancora pagandosi le loro BMW nuove con i nostri soldi.

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Cancellare i ricordi

by Duncan on feb.19, 2009, under Medicina, Resistenza umana, Scienza

Ricercatori olandesi avrebbero sviluppato un farmaco capace di cancellare i ricordi dolorosi. Essi sostengono di aver cancellato i brutti ricordi utilizzando dei farmaci ‘beta-bloccanti’, che vengono solitamente prescritti ai pazienti cardiopatici. Gli esperimenti sugli animali, affermano, avrebbero già evidenziato che i farmaci –bloccanti del recettore beta adrenergico – possono interferire su come il cervello elabora e rielabora i ricordi degli eventi spaventosi.

Vado anche al di là della tendenza mediatica a vendere il vitello grasso e a spararla al massimo volume con quel genere di notizie che sovente si rivelano (almeno in buona parte) bufale (scoperto il genere della gelosia, ecco il farmaco per diventare simpatici,ecc.).
Vado al di là per vedere qualcosa di più profondo.
Cosa esprime ciò che leggiamo, sentiamo, viviamo? Quale è il valore sottostante, la matrice delle cose, la trame e l’ordito, la formula del pensiero?
E ancora oltre, il paradigma che emerge..
Perché di paradigma si tratta. E lo sforzo di una coscienza in atto, di qualcosa che sia degno di un essere senziente è non fermarsi al sapere, ma cercare di “capire”.
Tutto rivela un messaggio, conscia o inconscia che sia la sua natura ora non è ciò che in discussione.
Ma il messaggio c’è. La neutralità con la quale vengono colorate tutto ciò che fa parte dell’attuale immaginario tecnico scientifico è falsa.
E in questa falsità io non esprimo, ora, un disvalore negativo. Contesto la facile copertura della neutralità. Ogni sentiero in cui la strada si determina è frutto di altri sentieri, di scelte passate, di opzioni presenti, di gerarchie di valori, consapevoli o inconsapevoli.
Noi vediamo l’ineluttabilità del “fatto”; l’invenzione, la scoperta, la nuova pratica. E dal fatto ne traiamo il suo “non poter essere altrimenti”. L’errore, archetipale, che genera confusione mentale e, in ultima analisi, non-pensiero sta qua.
Vogliamo andare più terra terra…
Se cominciasse (parlo per ipotesi) una agricoltura prevalentemente basata sugli OGM, non è l’affermarsi “neutro” di una tecnologia “inevitabile”, che si sarebbe manifestata prima o poi nella storia. Ma è un complesso circuito che ingloba in sé vicende storiche, prassi economiche, visioni ideoloche e tanto altro. Tutto questo insieme si concretizza in una “direzione”. Diventa cioè, nel suo senso più globale e differenziato, SCELTA.
Io qui, sono un piano precedente anche alla contestazione di ciò a cui porta la scelta, ma mi incentro sulla decisività di de-mistificare l’inevitabiltà di ciò che è presente solo per il fatto di essere presente. Di spogliare, insomma, il fatto della sua neutralità. Non è qualcosa di neutrale che esiste il Grande Fratello, se mi perdonate questo esempio ebete, ma dietro, ci sono tutta una serie di azioni e contrazioni che hanno portato a quel risultato (la presenza di questo programma per rincoglioniti) , dinamiche che per comodità riassettiamo nel termine SCELTA.
Ma vedrò di dare un taglio drastico prima che incominciate a chiamare la neuro per venire a prelevarmi..
Eccoci all’articolo di oggi…
Esprime, la creazione scientifica di cui esso parla, non solamente una creazione “neutra”..
Ma una “direzione”, una visione della vita, una SCELTA..
Come potremmo riempire di contenuto questa scelta, come potremmo rappresentarcela?
Come una visione fortemente riduzionistica, chimico organica dell’essere umano. Fascio di reazioni e riflessi che possono essere ri-armonizzati e “corretti” con sostanze che creino altre contro-spinte. Approccio farmacologico, quindi, ai problemi della psiche, dell’identità, della coscienza, del dolore e del desiderio.
Questa direzione riduzionista e rozzamente materialista va vista per quello che essa è prima di ogni ulteriore passo in avanti. UNA SCELTA APPUNTO.
La prima difesa della nostra integrità mentale si trova nella “resistenza” a ciò che è venduto come inevitabile, come l’unico progresso possibile, l’unica “immaginazione”, l’unica “visione” per il nostro futuro. E’ l’ideologia del “no there is alternative” che porta molti a credere che, nel caso in concreto, solo un approccio farmacologico e “manipolatorio-manomissore” può essere una risposta potente ed efficace ai traumi e alle ferite del passato.
Non fatevi distogliere da quel velo. Al succo del succo, l’approccio è lo stesso del Ritalin come soluzione offerta per i bimbi “iperattivi”.
Lo stesso che ti promette di “manometterti” dall’esterno senza capire mai il quadro più ampio che una cosa rivela, e anche le interconnessioni. Perché ogni entità sistemica, e l’uomo sovranamente, non è una accozzaglia di elementi:piedi+torace+testa….emozioni…positive+istintoaggressivo+traumi…ecc..
Per cui incidi su un elemento e il resto resta intatto. Ogni parte influenza costantemente l’altra e ne è influenzata.
E poi, scartassimo anche questo, “cancellare” qualcosa senza sforzo è
sempre la strada più facile, e questo sedurrà molti.
Ma ha senso davvero cancellare qualcosa a colpi di click? Un pò come quando vogliamo sparazzarci di un file, lo raggiungiamo con la freccetta, premiamo col pulsante destro alle opzioni e poi clicchiamo su “elimina”.
Io sono sempre stato dell’opinione (sulla base di svariate argomentazioni) che tutto può essere superato. Nessun trauma e ferita è invincibile. Ma, il percorso devi farlo tu. E’ un tuo viaggio interiore, un confronto anche arduo, un processo di purificazione, di liberazione, di reintegrazione. E allora quel dolore, quella ferita, quel trauma può anche insegnarti qualcosa. Non diventa più un buco nero, ma la spinta propulsore per una trasformazione, un “salto quantico”.
Le migliori persone che ci siano mai state sono il frutto di questa battaglia, sono state forgiate dal dolore e dalla sofferenza, hanno fatto viaggi anni luce dentro di se.. si sono confrontati con la propria Ombra come direbbe il nostro caro Alpha.
E io sono fra coloro che ritengono che solo un percorso personale di tal genere può aprirti alla più ampia espansione e ricchezza emozionale.
NOTATE BENE..
Il trauma non è semplicemente “cancellato”, in realtà è TRASFIGURATO…
Non è come se non ci fosse mai stato, ma si è operata la TRASFORMAZIONE ALCHEMICA…
Tu sei di più, diventi molto di più dell’essere che eri pre-trauma, una volta che il piombo è diventato oro.. l’acqua è diventata vino..il vino è diventato sangue..
Se allora immaginiamo l’alternativa riduzionista-farmacologica potremmo anche provare, tanto per fare un giochino, che siano davanti a noi due esseri, entambi de-trumizzati.. il primo con un lavoro interiore.. il secondo con il farmaco.
Apparentemente sembrebbe essersi raggiunta la stessa meta..Ma è cosi?… Non credo..
Basta pensare a due parole la cui “differenza” dice tutto: INTEGRO e INTEGRATO…
Che differenza c’è tra una persona che ritorna e/ diventa INTEGRA e una che viene INTEGRATA? Se volete la differenza è enorme nascosta in due semplici lettere aggiuntive finali.. :-)
So molte delle obiezioni che possono farmi. Alcune delle quali, del resto, particolarmente efficaci.
“Immagina una donna che ha subito tremendi abusi sessuali, financo gli abominevoli abusi rituali e può spazzare via tutto con un click… che gli dici a lei eh?.. facile parlare davanti a un modem seduto sulla tua bella sediolina.. che rispondi ora eh?”
E’ dura.. chi potrebbe condannarla?.. con tutta quella morte e quell’inferno che porta addosso…
Ma quando noi parliamo di quello in cui crediamo, delle nostre credenze e valori.. della nostra Visione. proviamo a tentare un approccio di senso generale a ciò che la vita ci offre.
Nessuno approccio è perfetto, nessuno non si espone a lancinanti contraddizzioni.. nessuno ha sempre tutte le risposte.. nessuno darà mai solo soluzioni facili.
Io non so rispondere davvero a quella domanda….
Temi così complessi non si risolvono nel giro di un post. Ci possono essere confronti, anche durissimi, che durano decenni. Un post, ma neanche un libro, ma neanche un milione di volumi possono dare tutte le risposte.
Ammetto comunque la forza spiazzante di quella domanda..
Però ritengo, arrivati alle battute finali, che abbiamo anche un’altra SCELTA..
Che vede nell’uomo un essere di incalcolabile ricchezza. Un essere che agisce su una pluralità di livelli e vibrazioni. Un essere che non è un semplice ammasso di tendini, tessuti, neuroni..
Ma è anche mente-al-di-là-del cervello, emozioni, cuore, spirito..
Quale di queste due strade renderà la nostra vita appassionanta, unica, libera, eroica?
Quale di esse contiene in se il retaggio più prodondo di tutto ciò che è l’onore e la bellezza di un essere umano?

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