Tag: scopo
I Cavalieri del Re
by Duncan on apr.30, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Per tutti i cantori della disillusione e i professionisti della resa oggi non c’è spazio.
Per i cinici e gli ammazzato di tempo oggi non c’è posto.
La storia che leggerete è una semplice storia.. la storia di persone come tante si direbbe..
La storia di un gruppo di ragazzi.. I CAVALIERI DEL RE.
E di un insegnante pazzoide, di quelli che credi di vedere solo nei film, un pò Robin Williams nell’Attimo Fuggente.. un pò Henry Fonda in La parola ai giurati.. in compenso bello grosso, una sorta di omaccione dal volto buono.
C’è sempre qualcuno che crede in un mondo di distruttori di sogni.
C’è sempre qualcuno che dà nei cortili abitati dai Vampiri.
Pascola e stai al tuo posto ti dicono. Bruca capra. Spegni quella scintilla. Spegnila. Non sarai più che un gregario di periferia.
Qualcuno viene sotto mentite spoglie..
ti spinge a credere che c’è una montagna anche per te…
che tu vali qualcosa, anche tu..
che ti vedremo volare fino agli anelli di Saturno o allo splendore arcano di Sirio.. o solo fino ai confini estremi del tuo Cuore.
Qualcuno viene a trascinarti fuori,
a dirti… SEI DI PIU’.. SEI DI PIU’.. SEI DI PIU’….
Vedo sinistre figure a volte circondarci..servi del Potere e manipolatori, arricchiti e ruffiani di corte, vitelloni al macello
dell’immondezzaio televisivo,
ma è tutta gente già morta in partenza, destinata alla polvere..
e vedo Eroi qualche volta,
Eroi come Bill Hall e i Cavalieri del Re..
costoro non moriranno mai…
Sotto il Buddha delle periferie qualcuno accende ceri e mette fogliettini di carta,
mentre mani si stringono, ancora un pò più a este del sangue, ancora un pò più su del dolore,
nella Casa di Coloro che Credono…
Se mi incontri riconoscimi,
se mi incontri mi riconoscerai?
Toglimi la benda, strappami dal buio,
fammi sentire un Eroe,
fammi sentire un Cavaliere del Re
Buona lettura…
———————————————————————————
di Gloria Steinem
…
A poca distanza dal mio appartamento a Manhattan, eppure lontana migliaia di anni luce, c’è quella parte di New York che si chiama Spanish Harlem. Sotto molti aspetti, assomiglia a un Paese del Terzo Mondo: il tasso di mortalità dei neonati e delle partorienti più o meno eguaglia quello del Bangladesh, e la durata media della vita di un individuo maschio è ancora più breve. Aspetti, questi, che caratterizzano anche il resto di Harlem; qui, in più, c’è anche la lingua a separare il quartiere dalle altre zone della città. Se a tutto ciò si aggiunge l’invisibilità assoluta rispetto ai mass media, l’atteggiamento paternalistico di molti insegnanti, una polizia che opera nel quartiere ma non ci abiterebbe mai, e dei libri di scuola che hanno ben poco a che vedere con i problemi concreti dei ragazzi, la lezione per i giovani è chiarissima: essi sono <<più in basso>> di chi vive nel quartiere vicino, a poche centinaia di metri di distanza.
In una scuola media superiore situata nel mezzo di un cortile di cemento circondato da una recinzione metallica sulla East 101 Street, Bill Hall insegna lettere e tiene anche dei corsi di inglese come seconda lingua per i ragazzi che arrivano direttamente da Puerto Rico, dal Sud e dal Centro America, se non addirittura dal Pakistan e da Hong Kong. Questi ragazzi devono confrontarsi con una cultura diversa dalla loro, con regole non sempre comprensibili, con una vita di quartiere molto dura e con dei genitori che probabilmente si sentono disorientati tanto quanto i loro figli. Bill Hall a sua volta deve confrontarsi con questi ragazzi.
Un giorno, mentre stava pensando quale attività extrascolastica
avrebbe potuto proporre a un gruppo di questi scolari, per aiutarli a integrarsi e nello stesso tempo imparare l’inglese, Bill notò un ragazzino del quartiere con una scacchiera in mano. Da giocatore appassionato, Bill sapeva che il gioco degli scacchi è conosciuto e praticato in Paesi e culture diverse, sicché strappò a un direttore alquanto scettico, il permesso di formare un club di scacchi nell’ambito delle attività pomeridiane della scuola.
Di ragazze ne arrivarono pochissime; non avendo mai visto una donna giocare a scacchi, esse ritenevano evidentemente che quel gioco non facesse per loro; anche le poche che si erano presentate a poco a poco si allontanarono, mancando loro un’insegnante donna che proponesse un modello femminile diverso. Anche parecchi ragazzi non si fecero vedere
– non erano certo gli scacchi il gioco che dava popolarità in quel quartiere – ma una dozzina circa di studenti restarono, per imparare le regole elementari del gioco. Gli amici li prendevano in giro perché si fermavano a scuola anche il pomeriggio, e non pochi tra i loro genitori erano convinti che gli scacchi fossero una perdita di tempo, visto che li avrebbero certo aiutati a trovare un lavoro. I ragazzi, però, rimasero lo stesso. Bill stava offrendo loro qualcosa di estremamente raro: l’attenzione premurosa di una persona che credeva in loro.
A poco a poco la padronanza tanto degli scacchi che della lingua inglese aumentò sensibilmente. Ora che i ragazzi erano diventati più esperti nel gioco, Bill incominciò a portarli fuori Harlem, nelle scuole dove si svolgevano tornei studenteschi. Dato che era lui a pagare i biglietti della metropolitana e le pizze dopo i tornei, cosa non da poco per uno stipendio da insegnante, i giovani scacchisti si rendevano conto che il suo interessamento verso di loro era genuino, e questo ebbe ripercussioni favorevoli sulla fiducia che erano disposti ad accordare a quell’uomo bianco di mezza età.
Per aiutarli a conquistare una maggiore autonomia, Bill propose che di volta in volta i ragazzi scegliessero al loro interno un coordinatore, che si sarebbe occupato di organizzare la partecipazione ai tornei, il viaggio, e tutti i preparativi necessari. Gradualmente essi incominciarono a responsabilizzarsi verso tutto il gruppo, anche quando l’insegnante non era con loro, aiutando chi aveva qualche difficoltà con il gioco, confidandosi i loro problemi personali, e sostenendosi l’un l’altro di fronte ai genitori, ai quali cercavano di far capire che dopotutto gli scacchi non erano una perdita di tempo. A poco poco, la sicurezza derivante dalle nuove competenze acquisite diede i suoi frutti anche a livello di studio, e i risultati scolastici del gruppo incominciarono a migliorare.
A questo punto Bill decise di puntare ancora più in alto. Grazie a una piccola somma stanziata dal Club Scacchistico di Manhattan riuscì a farli partecipare al torneo di Syracuse, dove si sarebbero svolte le eliminatorie finali per lo Stato di New York. Quelli che poco prima erano dodici ragazzi diversissimi l’uno dall’altro, isolati e in alcuni casi addirittura resi passivi dall’emarginazione in cui vivevano, ora erano diventati una squadra, con tanto di nome scelto da loro: I Cavalieri del Re.
Classificatisi al terzo posto della graduatoria nazionale, furono ammessi a partecipare alle finali dei tornei studenteschi che ci
sarebbero svolti in California. A quel punto, però, persino i colleghi di Bill avevano incominciato a darsi da fare per convincerlo che non valeva la pena di spendere tante energie e tanto tempo per quell’impresa. Nella realtà quotidiana, quei
ragazzi del ghetto non sarebbero mai andati <<più in là del New Jersey>>, come disse un insegnante. Che senso aveva, allora, spendere tanti soldi per il viaggio, solo per renderli ancora più insoddisfatti della loro esistenza? Malgrado tutti gli ostacoli, Bill racimolò la somma necessaria per il trasferimento in California. Nelle finali nazionali ottennero il diciassettesimo posto su un totale di 109 squadre partecipanti.
Ormai gli scacchi erano diventati un argomento importante nella scuola, se non altro perché permettevano di fare qualche bel viaggio. Durante un torneo organizzato da un club di New York i componenti della squadra fecero la conoscenza di una ragazza proveniente dall’Unione Sovietica, che era campionessa mondiale. Persino Bill rimase sconcertato dall’idea che due dei ragazzi gli comunicarono al ritorno dal torneo; se quella ragazza aveva fatto tutto quel viaggio fin dalla Russia, perché non dovevano riuscirci anche i Cavalieri del Re? Dopotutto là era la patria degli scacchi, e alle finali degli incontri amichevoli del torneo internazionale delle scuole mancava ormai poco tempo.
Nessun giocatore americano della loro età aveva mai partecipato a quel torneo, tuttavia l’idea piacque moltissimo ai dirigenti del distretto scolastico, e piacque anche a un paio di grandi società multinazionali tra le tante che Bill aveva contattato per una richiesta di fondi.
Ovviamente nessuno si illudeva che la squadra potesse vincere, ma il problema non era quello, in fondo. Già il viaggio di per sé sarebbe stato un bene per i ragazzi, affermava Bill, perché avrebbe ampliato i loro orizzonti. Quando la Pepsi-Cola arrivò con un assegno di 20.000 dollari, l’insegnante si rese conto per la prima volta che il sogno impossibile stava per realizzarsi.
I ragazzi salirono sull’aereo che li avrebbe portati in Russia in veste di rappresentanti ufficiali di un Paese che fino a pochi mesi
prima avevano sentito del tutto estraneo, ma come veterani di Spanish Harlem si sentirono in dovere di precisare che a quel torneo partecipavano anche in rappresentanza del proprio quartiere. Sulle magliette sportive c’era scritto <SPANISH HARLEM>, non <<USA>>.
Una volta sbarcati a Mosca, però, la loro sicurezza incominciò a vacillare, perché la consumata abilità e lo stile compassato di gioco dei loro avversari sovietici era una cosa con cui non si erano mai confrontati prima di allora. Alla fine uno dei Cavalieri ruppe l’incantesimo riuscendo a fare patta in una simulazione di partita con un Gran Maestro sovietico. Dopotutto, i russi non erano imbattibili, erano persone come loro. In seguito i Cavalieri vinsero una metà circa delle partite, e scoprirono addirittura di possedere un notevole vantaggio sugli avversari quando si giocavano partite con un tempo breve per le mosse. A differenza dei sovietici, per i quali il gioco lento e l’accurata preparazione di ogni mossa costituiscono la vera arte degli scacchi. I Cavalieri avevano un proprio stile metropolitano- artigianale, che consentiva loro di essere veloci e accurati al tempo stesso.
Il giorno in cui Bill e la squadra si spostarono a Leningrado per affrontare la parte più difficile del torneo, i ragazzi erano di nuovo in perfetta forma. Pur essendo stati scelti a caso, essenzialmente per facilitare l’apprendimento dell’inglese, e pur giocando solo da pochi mesi, riuscirono a vincere una partita e a pareggiarne un’altra.
Al ritorno a New York, erano persuasi di avere il mondo in tasca. Una convinzione di cui avevano bisogno. Qualche mese più tardi, quando andai a trovarli nel club della loro scuola, trovai Bill Hall, un omone grande e grosso e dolcissimo, che solo di rado perde le staffe, letteralmente furioso a causa di un diverbio scoppiato tra un ragazzo portoricano della squadra e un insegnante bianco. Come mi spiegarono, c’era appena stata una prova scritta in classe e il ragazzo l’aveva svolta talmente bene che l’insegnante, pensando che avesse copiato, l’aveva costretto a rifarla. Quando il giovane gli aveva consegnato un compito buono quanto il primo, l’insegnante si era mostrato più irritato del fatto di dover ammettere il proprio errore che soddisfatto dei risultati del suo studente. <<Se questa scuola fosse in un altro quartiere>>, commentò Bill <<una cosa simile non sarebbe
mai successa>>.
Era, quella, l’ennesima dimostrazione della sfiducia da parte degli insegnanti e dell’istituzione scolastica che i ragazzi avevano finito per interiorizzare; solo che adesso c’era la loro autostima a fare da contrappeso. <<Magari quell’insegnante era un po’ invidioso…> commentò il ragazzo senza nessuna acredine. <<Sì, perché questa scuola l’abbiamo fatta diventare famosa.>>
Era proprio così. Lo squallido auditorium della scuola era appena stato prescelto da una compagnia di ballo sovietica quale sede del loro spettacolo a New York; inoltre, tutti i direttori scolastici del distretto si erano mobilitati per organizzare un club di scacchi anche nella loro scuola, e i Cavalieri del Re erano stati intervistati da giornali e televisioni locali. Ora che all’esame di licenza mancavano solo poche settimane, parecchie scuole superiori con programmi per ragazzi <<dotati>>, e persino un istituto della California, si contendevano l’iscrizione di uno di questi ragazzi della squadra..
(…)
Che cosa facevano chiesi, prima che Bill Hall e il gioco degli scacchi entrassero a far parte della loro esistenza? A questa mia domanda seguì un lungo silenzio.
<<Stavo sempre in mezzo alla strada e mi sentivo una merda>> rispose uno dei ragazzi, quello che adesso voleva diventare avvocato.
<<Fregavo gli spiccioli ai ragazzini più piccoli per farmi la merenda, e anche qualche spinello ogni tanto>> confessò un altro.
<<Io stavo sempre disteso sul letto a leggere fumetti, con mio padre che mi urlava dietro perché non facevo niente>> disse un terzo.
La differenza tra ieri e oggi si poteva spiegare con qualcosa che avevano imparato dai libri di testo?
<<No, o per lo meno no finché a Mister Hall è venuto in mente che forse eravamo in gamba>> mi spiegò uno studente, seguito da un coro di assensi. <<E allora siamo diventati veramente in gamba>>.
–
MIRACOLI
by Duncan on nov.18, 2009, under Ispirazione, Simbolo
Con mani e piedi in catene scoprono la verità.
Perdendo tutto arrivano dove pochi osano e possono arrivare.
Vi invio la storia di una “guarigione”. Da intendersi come un rivolgimento esistenziale.
E’ l’estratto di un libro. Lo troverete più giù. Vi toccherà dentro.
E’ il buio dell’anima, la lunga notte azzoppato e impotente, dove ti si stringe il collo e ti prendi a frustate “handicappato”, ti dici “striscerai accompagnato e compatito per il resto dei tuoi giorni”.
Sono i pugni sul muro unici tuoi compagni di notti spietate. Il Guerriero che sognavi di essere un handicappato.. sì, ti flagelli con le parole, qualcuno da andare a trovare a turno, come opera buona,
…come diceva De André in “Amico Fragile…<<Avresti un’ora al mese per me?>>.
Ma qual’è il Segno che rende pazzi e disperati o liberi e vittoriosi?
Puoi passare una intera vita con mani e piedi libere. Scivolando come un placido fiumiciattolo di montagna Collezionando esperienze.
Riempendo gli scaffali. Uno dopo l’altro scandire gli anni. E nonostante ciò non vivere mai. Restare sempre in un quotidiano io che arranca e consuma. Non aver mai pianto ululando alla luna, non essere mai morto in un orgasmo accecante, mai passato intere notti in piedi a seguire un Sogno. Mai amato così tanto da avere corone di spine o da fare pazzie che mozzano la lingua e il respiro.
Cosa porti dentro? C’è qualcosa di più dietro a quegli occhi? Hai qualcosa di solamente tuo? Sei disposto a morire per qualcosa?
Puoi restare sempre nella superficie o tornare alla radice. Diventare radicale. Essere scaraventato nelle profondità abissali. Ci sono livelli dell’Essere che la maggior parte delle persone neanche sfiora. Ci sono Luoghi che molti non vedranno mai. E’ forse questa la Maestà del Miracolo. La trasfigurazione, l’annichilimento che procede la rigenerazione. Il cane impaurito che diventa un leone.
E puoi non avere gambe e piedi ma imparare a Vivere, copulare con la vita fino a strapparle ogni gemito di piacere. Puoi essere rotolato su fili spinati, eppure essere sveglio e svegliare.
Avere uno scopo. Avere un senso. Mai più giorni sperperati a dare fiato ai denti. Mai più giorni sperperati in chiacchere da bar. Mai più giorni sperperati a sentirsi impotenti. Mai più giorni sperperati con gli occhi spenti sul muro biano. Mai più giorni sperperati nei quotidiani-divani-inferni davanti ai quotidiani-televisori-inferni.
Mai più notti sperperate in locali per rincoglioniti, avvinazzati e oziosi cercatori di esperienze.
Ora hai uno scopo. Ora hai un senso. Ora credi in qualcosa. Ora hai passione. Ora conosci qualcosa di molto più grande del Potere e della Gloria…
Ora hai delle radici. Sei tornato alle radici. Come il legno grezzo…..
Vivere spendendo tutto, con una generosità che ti fa danzare anche se non hai gambe.
Morire scalando la Grande Montagna…
Sapere che tu sei qui per qualcosa. E non avere il tempo di scagliare le pietre..
perchè la Vita ti attende..
Non è questo un Miracolo?
P.S.: questo post nasce anche come omaggio a “Cronaca di una Guarigione Impossibile” di Alessio Tavecchio. O meglio, è ancora prima un omaggio a lui e al coraggio, alla forza, alla sete e al valore con il quale ha affrontato le dure sfide che la vita gli ha messo dinanzi, e che ha narrato nel suo libro, “Cronaca di una Guarigione Impossibile”, appunto, scritto per le - Edizioni Mediterranee (Roma). Libro che vi invito a leggere. Presumo di non fare cosa gradita nei confronti di Alessio Tavecchio nel consigliare il suo testo e nel riportare estratti, comuque già presenti su internet. Estratti che non pubblico con caratteri “giustificati”, preferendo lasciarli nella veste grafica in cui li ho trovati. Mi dichiaro comunque a disposizione dell’autore, qualora non condivida questa valutazione e preferisca che il suo estratto venga tolto dal sito.
———————————————————————————————————————————-
Il libro che ho scritto e’ una storia vera, e’ un grido nel buio verso
la Luce, una testimonianza che il mondo deve conoscere per tentare di
dare una valutazione diversa alla parola sofferenza, per capire che
non è mai il momento di arrendersi: NON ORA.
“Cronaca di una Guarigione Impossibile” -
Edizioni Mediterranee Roma (06-32.35.194)
——————————————————————————–
Poesie di Alessio
La storia infinita
Il sette dicembre dell’anno settanta
un piccolo fanciullo voglia ne aveva tanta,
di cominciare una bella esperienza
dopo otto mesi di lunga pazienza.
Tanto tempo è stato coccolato
da mamma e papa’ come un RE beato
e quando comincio’ tutto solo ad annoiarsi
i genitori sembravan rinnamorarsi
portando alla luce due bei fratellini
uno via l’altro proprio tanto piccolini.
Le prove per lui cominciarono presto
e una brutta malattia va curata senza pretesto
nel corso di lunghissimi anni con cure dolorose,
lui e i suoi fratelli passaron esperienze davvero penose.
Alle porte dell’adolescenza guarirono finalmente
anche se in modo del tutto sorprendente
perche’ davvero grave era la malattia
e il futuro sembrava dovesse portarli via.
Veloce il fanciullo cresceva
e mai potra’ dimenticare come cavolo faceva
a resistere al dolore delle tante punture
che i dottori normalmente chiamavano cure.
Le tappe della vita Alessio affrontava
e il tempo a scuola normale passava
fino a che arrivo’ il gran momento
di far la scelta sul proprio compimento.
Le idee chiare non tanto lui aveva,
ma fin dall’infanzia sempre forte ripeteva
che qualcosa di grande e importante doveva fare
anche se al momento non sapeva dove andare.
Dove camminare in giro, le idee aveva chiare
perché da buon Sagittario gli piaceva viaggiare
così visitò la Francia, l’Austria, l’Olanda,
l’Egitto, l’America e anche l’Irlanda.
Pero’ in Italia era bello tornare
soprattutto per come si poteva mangiare
e per ritrovare i suoi tanti amici
facendo con loro esperienze felici.
Un poco insicuro estroso e confuso
fece la scelta di studiare all’universita’
per vedere se riusciva a fare buon uso
delle proprie sue doti in quella facolta’.
Le cose non bene sembravano andare
e poi tanta voglia non aveva di studiare
pensando di piu’ al puro divertimento
che lo faceva sentire fasullamente contento.
Rendersi conto delle sue tendenze sapeva,
ma nel fare il netto cambiamento si perdeva
nei meandri di tanti schemi e voglie senza fine
che lo portavan di sicuro ad esser sul confine.
Tanto e poi tanto lui si e’ impegnato,
ma i risultati ottenuti l’han proprio smontato,
cosi’ i lunghi studi cominciarono a vacillare
e nuove strade all’orizzonte si venivan a profilare.
Nel giro di alcuni mesi
la vita per lui cominciava a cambiare
perche’ la liberazione dei grossi pesi
in un futuro migliore lo facevan sperare.
Lavorava si allenava
e certi interessi maturava,
anche se la grave cosa mancante
era la presenza di una bellissima amante.
Amante nel senso di una ragazza da amare,
sentimento che mai aveva saputo provare,
pero’ aspettava fiducioso e attentamente
il nascere della sua storia ancora latente.
Il compimento di 23 anni si avvicinava
e quel giorno intensamente proprio aspettava
perché sentiva ormai imminente
una svolta positiva assai sorprendente
che magari si rivelasse pure divertente.
Dove mi trovo? Che cosa è accaduto?
Sono confuso, forse son caduto!
Ma certo, l’ambiente mi sembra un ospedale,
allora davvero mi son fatto male.
Ho tanta paura e non sento piu’ niente,
ma forse e’ solo una questione di mente.
Di mente un corno, la cosa e’ reale
le gambe non sento, cos’e’ questo male?
La schiena si e’ rotta, il midollo e’ andato,
hai la faccia distrutta e in coma sei stato.
Midollo andato? Che cosa vuol dire?
Io voglio ripigliarmi e presto guarire!
Sei vivo per miracolo e ti devi scordare
che cosa vuol dire alzarsi e camminare.
AIUTO mio Dio, che cosa mi e’ successo?
Ti prego, camminare fa che mi sia ancora concesso!
Che forte dolore che provo nel cuore!
In queste condizioni mi sa che si muore,
perche’ nella mente continuo a pensare
che qualcosa di grande avevo da fare,
ma una cosa del genere proprio non mi pare.
I tanti miei progetti che forte ho immaginato
son già tutti svaniti in un attimo passato.
Per una stupida moto che tanto gli piaceva
Alessio disperato a lungo ormai piangeva
e pensava alla sua vita prossima a finire,
perché ormai il desiderio era solo di morire.
Ma no, cosa dico. Qualcosa io ricordo!
Mi sembra che da qualche parte abbia
preso un accordo.Ma certo! Ora chiaro nella mente so dove son stato e
una ragazza di nome Mara indietro m’ha portato,
anche se a far questo nessuno m’ha obbligato
e solo per mia scelta alla fine son tornato.
Ormai son sicuro di quello che ho vissuto:
l’altra dimensione davvero ho veduto…
e se proprio ho scelto sicuro di tornare
vuol dire che qualcosa c’e’ ancora d’affrontare.
Alla fine del viaggio, abbondante mi avvolgeva
una Luce stupenda che tanto mi piaceva
e in questa Luce di Vita, ovunque raggiante
il mio corpo lo vedevo in forma smagliante.
Felice mi muovevo e tranquillo ho camminato
verso un grande muro nel quale sono entrato.
E’ l’ultimo ricordo di quello che ho vissuto
e malgrado l’accaduto, immensamente mi è piaciuto.
La visione del Mondo meraviglioso
mi ha fatto diventare assai fiducioso
sulle grandi possibilita’ e audaci capacita’
che l’essere umano ha di sua proprieta’
di poter realizzare anche cose impensabili
come quella di guarire da mali incurabili.
Ma certo, la cosa si puo’ fare
e fiducioso nel futuro bisogna guardare.
Il tempo trascorre e un anno è gia’ passato,
ma Alessio continua e non si e’ rassegnato.
Lavora per lo scopo assai duramente
sia nel corpo, ma soprattutto nella mente
per cercare in ogni modo di realizzare
il suo duplice sogno di poter camminare
e abbracciare fortemente una donna d’amare.
Dei giorni poteva riposare
mentre altri doveva lottare,
certe giornate invece eran belle,
ma sempre trascorse in sedia a rotelle.
Basta! Sono stanco, voglio camminare!
Quanto cavolo di tempo, devo ancora aspettare?
Caro Alessio, felice e beato,
non vedi da quanta gente sei circondato?
Noi siamo di qua e voi tutti siete di la’,
ma questa cosa, nessuna differenza fa.
L’amore che ti giunge, a te vicino, a te lontano
immenso aiuto ti da’, altro che una mano.
Se sempre fiducioso aspetterai,
arriverà un giorno in cui vedrai,
che tutti i lavori e le energie impegnate
nel tuo corpo finalmente saranno calate.
Quel momento, sarà un grande inizio,
quello che tu chiami il giorno del giudizio,
in cui cominciare assiduamente a lavorare
con quelle persone che sono d’aiutare.
Quando bisogno avrai, a te sempre volerò
perche’ io sono Mara e mai ti lascero’.
Sono un ragazzo davvero fortunato!
Indietro sulla Terra un angelo m’ha portato,
perché una missione devo ancora affrontare
prima che questo posto io possa lasciare.
Quando davvero riuscirò a guarire
questa strada a tutti farò seguire:
Le tre P di Preghiera, Pazienza e Perseveranza
SEMPRE col Miracolo saran premiate in una danza,
che armoniosamente compirete con tanto brio
perché scoprirete di far parte del regno di Dio.
“Cronaca di una Guarigione Impossibile” -
Edizioni Mediterranee Roma
Note e pensieri tratti dal libro
Mi sono sempre chiesto se la vita fosse gestita e basata sul puro
caso, oppure se dietro ogni cosa ed avvenimento ci fosse una legge ben
precisa, un’esigenza profonda o una causa misteriosa.
Ho sempre sentito di dover fare qualcosa di importante in questa vita
e mi chiedevo spesso che cosa.
Che cosa devo fare? Cosa voglio fare? Dove voglio andare? Come
funziona?
Le mie domande hanno finalmente trovato un filo conduttore ben
preciso, indicante che tutte le risposte stanno dentro di me, proprio
li’, ad aspettare di essere scoperte.
Le conoscenze che ho acquisito grazie al corso Metodo Silva, alle
frequenti e spesso accese conversazioni e discussioni con i miei
genitori e perche’ no, grazie alla mia grande curiosita’, inquietudine
interiore e ricettivita’, ho potuto giungere “pronto” all’appuntamento
piu’ importante della mia vita: l’incidente.
Questa esperienza, drammatica dal punto di vista umano, mi ha rivelato
il mistero della vita spingendomi mio malgrado a varcare quella soglia
che chiamiamo morte e che invece mi si e’ rivelata come un passaggio
della coscienza ad un livello diverso da quello conosciuto nella
dimensione fisica.
Mentre il mio corpo giaceva in stato di coma la mia coscienza ha
effettuato un “viaggio” in compagnia di una ragazza di nome Mara, che
mi ha guidato oltre i confini del razionale e in luoghi di altri
tempi. Prima di riprendere possesso del mio corpo fisico, ho visto e
mi sono “immerso” in una Luce così intensa, radiosa e splendente che
compenetrava il mio Essere e nutriva ogni cellula del “corpo”. Era una
Luce palpabile, così vera e soprattutto VIVA. Viva di un qualcosa che
mi ha permesso di gridare: DIO c’e’. Grazie!
E’ cio’ che ho sperimentato oltre quella soglia che mi ha conferito
una grande fiducia in me stesso, la consapevolezza di cio’ che in
realta’ sono e di conseguenza la convinzione e la forza per cercare di
realizzare l’obiettivo apparentemente impossibile della guarigione
fisica.
Ma cosa ho sperimentato oltre quella soglia di cosi’ bello?
E’ stato l’incontro profondo con me stesso, l’avere scoperto la mia
vera Essenza, cio’ che in realta’ sono. Il ricordo di quello che ho
vissuto in quella “dimensione” mi ha permesso di capire che SONO
un’Anima al comando di un corpo fisico e non di possedere anche una
parte Spirituale. E’questo radicale cambiamento di identificazione che
ha prodotto una nuova visione di vita piu’ reale, che mi ha spinto a
reagire positivamente di fronte ad un evento considerato drammatico.
Cio’ mi ha permesso di maturare, di lasciar affiorare la parte
migliore di Alessio e conoscere la forza che non avevo mai pensato di
possedere.
Questo non vuol dire che non dovro’ faticare. So che questa scelta e’
un cammino lungo e difficile in compagnia della sofferenza mia e di
coloro che incontro e incontrero’.
Prima dell’incidente, come tanta altra gente, non conoscevo il mondo
del dolore e della sofferenza. Eppure esisteva! Forse lo sfuggivo per
paura, per ignoranza, per vigliaccheria, per comodita’. La gente che
soffre aumenta sempre piu’ e se si cerca di conoscere il dolore e
guardarlo in faccia e’ il dolore stesso che ci suggerisce come lenirlo
e superarlo.
Il mondo visto da una sedia a rotelle e’ diverso da quello che siamo
soliti vedere. Le emozioni che si provano, i ragionamenti che si fanno
e il rapporto che si ha con la vita diventano piu’ profondi, piu’
essenziali, piu’ autentici.
Non si tratta di una malattia o di qualcosa di degenerativo che porta
alla morte, ma si tratta solamente di vivere l’intera vita da seduto.
E’ inimmaginabile per un giovane di 23 anni in piene forze e desideri,
dover cominciare, da un momento all’altro, a “subire” anziché
“conquistare”.
Ho scritto questa mia storia vissuta e sofferta, non ancora conclusa,
con l’intento di stimolare, far conoscere, risvegliare, allargare gli
orizzonti e tentare di far capire che ogni cosa è collegata, ogni
avvenimento e’ un segnale e, che la sofferenza e le disgrazie possono
essere un prezioso strumento di crescita ed evoluzione se capite ed
interpretate. Ho cercato di spiegare come un grande dolore o
un’apparente ingiustizia possa essere considerata positiva ai fini di
capire il “perche’ ” e impostare un lavoro concreto di riparazione
dell’errore che ha generato la disgrazia, vivendola in modo creativo e
cercando anche di inventarsi qualcosa di originale, piuttosto che
lasciarsi andare subendo come ineluttabile cio’ che ci succede.
Desidero caldamente che questa cronistoria possa essere d’aiuto per
chiunque voglia tentare di risolvere i propri problemi e per stimolare
coloro che desiderano cambiare, crescere, sviluppare la fede, pregare,
credere, capire, risvegliare la loro creativita’ e i potenziali sopiti
dentro il cuore.
La guarigione impossibile va ricercata con fiducia e perseveranza
dentro di noi, perché in noi risiedono i veri poteri di autoguarigione
e solo noi stessi possiamo innescarli e coltivarli fino al germoglio
del miracolo, avvalendoci anche dell’aiuto di chi ci ama, della
scienza, ecc. Con amore verso noi stessi, bisogna assumersi la
responsabilità completa del nostro essere e del nostro agire,
sviluppare la Forza e una Fede incrollabile, spalancando le porte del
cuore alla Forza Divina del Cristo senza opporre barriere razionali,
schemi scontati e sentenze limitanti.
Bisogna aver FEDE fino in fondo!




