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Qualcuno inizia
by Duncan on feb.03, 2011, under Ispirazione, Simbolo
“Bisogna rifiutare senza rinunciare. Bisogna soffrire senza perdonare. Bisogna arrivare fino in fondo senza sprofondare. Bisogna raggiungere a nuoto la riva del mondo e accorgersi che nuotando davamo forza a chi pensava come noi di nuotare da solo nel buio bianco della nebbia, nella notte senza stelle, nel manto della luce accecante, da solo, senza avere alcun punto di riferimento. E quando arrivare alla riva del mondo è accorgersi che tanti ci riescono solo per aver preso coraggio da un altro che sentivano nuotare a distanza del buio, da solo. Tu sei in questa condizione che devi vivere come un compito.”
Spezzo questo legno con voi, qui, sabbia notturna, vicino al falò, lontani dall’acccampamento.
Per un tempo che è già memoria, e un futuro che già esiste.
E ci sediamo intorno al fuoco, i Membri di un Antico Popolo Disperso, e come si raccontano le storie di fantasmi.. le storia “di paura”… in certe notti estive e notti campeggio… continuiamo ancora a raccontare per dare scambiarci il sangue e sputare il veleno. Per rammentarci di antiche Promesse.
Ecco il mesaggio nella bottiglia di oggi. Un brano tratto dalla lettera del Professore Ferraro ad un ergastolano, Carmelo Musumeci. Ecco poche parole che stricano forte sul carbone per farlo accendere.
Camminerai da solo. Bussano alla porta, piedi che battono per terra, palloni per strada.
Perchè iniziare? Non vedi nulla, non senti nulla. Sei solo nel buio.
Molti vorrebbero almeno una voce in quel silenzio di morte. Almeno una fgura lontano in quel deserto. Se ci fosse almeno un segno tanti tenterebbero. Molti restano inchiodati perchè non vedono nessuno.
Qualcuno deve pur iniziare, per dare agli altri speranza. Qualcuno deve spingersi avanti per dimostrare che allora è possible.
Qualcuno deve insegnare il coraggio.
E quel qualcuno darà a mille altri la spinta di buttarsi.
Qualcuno inizia la conta dei giorni.
E allora non aspettare testa di capra che non sei altro, pendaglio da forca, scapestrato filibustiere, fellone mangiagatti, smargiassone, scimunito, viso pallido, minchionazzo, bandolero e bucaniere…..:-)
Buttati in quella cazzo di acqua…
Lettera al figlio che verrà
by Duncan on gen.02, 2011, under Ispirazione, Poesia, Simbolo
Tu figlio di un altro tempo,
che leggerai questa in un tempo in cui io non ci sarò più,
in cui sarò una traccia lasciata nell’aria, uno spirito nel vento..
Tu figlio non ancora concepito,
che leggerai quando forse sarai padre, in tutto un altro tempo.
Chissà come sarà il mondo allora. Sì, perché ci sarà.
Ci sarà sempre il mondo. Ci saranno sempre uomini. Sono stato sempre
un ottimista.
Salutami quel sole che ancora ti accoglie e accolse me e i miei
compagni, me e tutte le stelle che incontrai nel cammino. Me, mentre
amavo, o urlavo o cantavo.
Questa lettera è stata buttata come un turacciolo in una piccola
antica nave. Una notte fonda come le altre.
Quando non ho avuto una notte fonda?
Chissà se ci sono ancora cinema aperti, se ancora i libri sono su
carta. Ma credo di sì. I Iibri sono come la ruota, non moriranno mai.
Hai bussato a lungo alla porta.Non ero propriamente ragazzo quando
nascesti. Non era propriamente ragazza neanche lei. Presa per un pelo,
dura da raggiungere.
Ma del resto cosa non è stato duro da raggiungere?
Ci saranno sempre quelli dal cappello al chiodo, finti lavori, finte
famiglie, finti sogni, finti amori. Muori semmai, ma non cercarti una
nicchia.
Meglio avere un coltello tra i denti che essere servi.
Meglio la solitudine che finti amori.
E se cercheranno di spegnere le tue passioni, beh tu suda più forte..
perché per ognuno che si illumina altri troveranno la forza,
In fin dei conti.. vedi?..Ti dico un mucchio di banalità.. cose
scontate.
Ma ci credo.
E se troverai il dolore, scendici dentro, stringi la mano sui chiodi e
oltrepassalo.
Se c’è qualche mio vecchio libro, o segno nel mondo.. a volte
rileggilo, giusto per sfiorare con le dita la carta e vedere ancora se
son rimasti trattenuti un pò dei mie sogni.
E sapere che un tempo ci siamo stati anche noi.
E ci siamo alzati ridendo sfidando i lupi e i giganti, stringendoci la
mano come cavalieri pazzi,
Che non siamo stati docili, ma le abbiamo date le nostre belle pedate.
Le abbiamo fatte le nostre belle corse.
E ti diranno di riposarti, che c’è tempo.. di rilassarti, di non darti
arie, di non prenderti sul serio, di darti una regolata, di
accontentarti. Ma invece ti dico.. dacci l’anima, morditi il labbro,
ruba a ogni notte le sue ore. Non prendertela comoda, e sei stanco
buttati acqua freddo sul viso e continua. Hai la responsabilità di un
Sogno. Un Sogno vive in te, o morirà per sempre.
E se tutti ti diranno che quella montagna non la puoi scalare..
scalane tre..
E lascia andare gli amici da saldi. Lealtà assolute.. fedeltà
assolute…
Pretendile, meritale, conquistale..
Non so se darai il mio nome a un pesciolino rosso.. a sto punto meglio
un criceto, i pesciolini rossi muiono subito..:-)
Nessuno di noi è mai stato davvero solo. E forse sentirai dire che
tutto è merda, solo roulotte del caso. Spero che tu vivrai quelle
notti, quelle notti in cui saprai che tutto è così Grande che le
parole non basteranno mai a spiegarlo.. che c’è di più, immensamente
di più, di quanto potranno mai dire esperti o professori, scienziati o
libri..
In fin dei conti, non so ancora cosa posso averti lasciato. Figurati
non so neanche il tuo nome. Spero ci sia anche qualcosa però, come un
pugno alzato, o una foto ingiallita, o una collezione segreta, un
orologio a cipolla, o una lettera d’amore sfuggita agli incendi..
sentieri pi pietre acciottolate, o colpi appena dipinti lì in fondo,
da portare nell’anima.
Se per ogni cazzata avessi un euro chissa che pensione benestante
avrei. Ne ho fatte tante. Sicuramente né farò altre.
Cazzata dopo cazzata ho costruito un mio sentiero con le ginocchia, ho
trovato la mia strada in mezzo alle capate ai muri, ho spalato tanta
merda sai..
.. ma alla fine la Strada ci prende con sé e si
impadronisce di noi. E forse sarà la follia a salvarti quando avrai
perso ogni ragione.
Posso dirti che ho amato. No, non mi sono tirato indietro. Mai tirato
indietro. Non ho mai fatto compromessi.. Se non puoi dare tutto è
meglio che muori. Sono cattivo? Ma ha senso amare solo quando senti la
tromba e nudo in mezzo ai leoni puoi guardarli negli occhi. Posso
dirti che ho amato con tutti i polmoni.. e parlo anche per il tempo
che verrà.
E allora ama senza ritegno. Con tutti i polmoni. Vivrai in piedi..
E morirai in piedi. Mi piace credere di essere morto in piedi,
scalando una bella montagna, magari in qualche impresa impossibile, in
qualche viaggio selvaggio.
No.. non ti avevo mai parlato di questa lettera..
Scritta in una notte folle come tante..
In anni incredibili.. anni di lotte incredibili e di amici
fantastici..
Una notte in Italia.. maggio 2009…
Un ragazzo con idee balzane alla tastiera,
un mondo lontano, balzano e glorioso…
Hasta Siempre Esperanza
L’angolo di Alice… i segnali di calma
by Duncan on lug.01, 2010, under Ispirazione

Ritorna Alice con la sua splendida rubrica dedicata al mondo degli animali..
Alice è una opportunità preziosa per chiunque vorrà leggere i suoi articoli.
Non si tratta delle solite riflessioni sugli animali (con tutto il rispetto per esse) ma di esperienze, conocenze, studi, imput di particolare valore e qualità, e di cui spesso i più sono totalmente ignari.
La ringrazio ancora per la sua volontà di condividere con altri. Born Again ama le persone che sanno condividere…
Vi lascio alla lettura del suo pezzo..
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I SEGNALI DI CALMA
Un libro assolutamente da leggere e rileggere per capirli perfettamente è stato scritto da una grandissima comportamentalista, Turid Rugaas, che ha scoperto 27 segnali calmanti o CALMING SIGNALS, come lei li definisce.
E’ necessario premettere, contrariamente a ciò che molti pensano, che i cani, come i lupi , non sono animali alla ricerca della prevaricazione e dello scontro, anzi, sono tendenzialmente pacifici.
Essi lottano se davvero è necessario farlo, ma altrimenti, anche la figura del capobranco è una figura equilibrata, che è valevole non tanto degli scontri, ma nel gestire determinate situazioni , all’interno del branco.
Togliamo il luogo comune di pensarli bellicosi, feroci e intenti a lottare per predominare. I cani , come i lupi, hanno una visione collaborativa all’interno del gruppo, di cooperazione.
Per evitare scontri, spesse volte evitabilissimi, i cani utilizzano quelli che la studiosa sopracitata chiama SEGNALI CALMANTI.
Veri e propri segni in codice che fanno comprendere all’altro interlocutore, non solo specie specifico ma anche umano, che sono in pace, che non vogliono lo scontro.
I cani inviano continui segnali di calma o pacificazione. Peccato che i loro amici bipedi non li sappiano minimamente leggere o, meglio ancora, non sappiano neppure che esistono.. ed è questo il motivo per il quale spesso i cani tra loro si scontrano o i cani attaccano o mordono le persone.
Dobbiamo saperci porci con i cani e saperli condurre anche, quando sono con noi a guinzaglio, verso gli altri simili. (il guinzaglio non è certo il mezzo attraverso il quale un cane tenderebbe a socializzare, quindi tendenzialmente è più aggressivo…o potrebbe esserlo).
I segnali di calma servono per indicare le tendenze pacifiche o anche per indicare uno stato di ansia e stress.
Vanno quindi conosciuti, contestualizzati e non letti in chiave umana. Ciò significa che, un cane che sbadiglia non necessariamente lo fa perché, come noi ha sonno. Spesse volte lo sbadiglio nel cane indica uno stato di stress, disagio o vuole indicare un segnale di pacificazione.
Ci sono ben 27 segnali di calma, è molto affascinante conoscerli, è incredibile vedere quanto spesso vengono usati ed è fondamentale per noi capirli, affinchè la nostra relazione uomo – cane abbia una comunicazione comprensibile per entrambi.
Un altro segnale di calma dei cani e che anche noi dobbiamo utilizzare quando ci avviciniamo ad un cane che non conosciamo (onde evitare spiacevoli sorprese, come essere morsi) è avvicinarsi di lato, non frontalmente, in modo diretto, ma compiendo una semicurva, rompendo la linea retta dritta di fronte al cane.
Osservate come si approcciano , se in pace, due cani che si vedono da lontano e si vogliono avvicinare, naturalmente non conoscendosi… Essi compiono specularmente, mentre si avvicinano , due semicerchi, che vanno sempre più restringendosi fino ad avvicinarsi ed annusarsi. Questo modo di presentarsi è alla base dell’educazione per i cani. E’ un approccio non bellicoso e corretto. Allo stesso modo, conoscendolo ed avendolo compreso è buona norma per noi , effettuare lo stesso tipo di movimento, accompagnato anche con il voltare la testa e solo di tanto in tanto guardare il cane, se vogliamo farci conoscere ed essere ben accettati.
Il nostro modo di andare dritto verso il cane sconosciuto, magari anche vocalizzando (con i cani meno si vocalizza meglio è ) e guardando dritto negli occhi è equivalente ad una forma di maleducazione, come se a noi un estraneo si avvicinasse e ci toccasse o abbracciasse. Creerebbe anche in noi un certo fastidio o imbarazzo.. Insomma : “ma chi ti conosce?” …
Attenzione anche se abbiamo il nostro cane a guinzaglio. E’ necessario assecondarlo nella traettoria circolare per avvicinarsi ad un altro amico, magari scorto in lontananza.
Il mondo dei segnali di calma è affascinantissimo davvero , consiglio vivamente il libro che ho citato all’inizio del mio scritto.
Anche distogliere lo sguardo e girare la testa altrove e’ un segnale di calma , ma anche indica paura… Se, pur non volendolo, osserviamo e guardiamo dritto troppo un cane e magari questo è un soggetto pauroso o poco fiducioso, si potrà osservare come girerà la testa e lo sguardo altrove.. Proprio perché lo stiamo intimorendo.
Tra cani invece lo stesso atteggiamento indica pace. L’esatto opposto di dominanza.
L’inchino per gioco è un altro classico segnale di calma e pace che indica che tutto quello che si sta facendo è per gioco. Lo avrete di certo osservato tra due cani che giocano: posteriore e coda alti e inchino con le zampe anteriori.
Leccarsi le labbra ed il naso sono segnali di calma anche essi. Anche perché bisogna distinguere un SEGNO DA UN SINTOMO.
Il cane che si lecca il naso può anche avere il tartufo secco (sintomo), ma potrebbe anche con molta probabilità stare inviando un segnale per comunicare all’uomo o all’altro cane pace e calma , anche un po’ di paura verso l’altro.
Immobilizzarsi (freezing) o sedersi e sdraiarsi solo altri segnali di calma che il cane ci manda sia nel gioco che nella vita normale , di tutti i giorni.
Anche l’impercettibile battere delle palpebre è un segnale di calma . E’ difficile da notare, ma noi, sapendo il valore che ha per esso, potremmo riproporlo quando approcceremo ad un cane.
Questi sono solo alcuni esempi di questo magnifico mondo di comunicazione corporea dei nostri cari amici a quattro zampe e che spesso non conosciamo o osserviamo.
Il cane ci pone il dorso, magari sedendosi sotto i nostri piedi. E’ un altro modo di pacificare. Il cane nel primo approccio offre il dorso, difficilmente ama la conoscenza frontale, che reputa invasiva .
Ora invito chi mi legge e magari ha un cane, ma anche chi passeggiando ne incontra per la sua via a provare ad osservare alcuni dei segnali che ho indicato. Sorprenderà vedere quanti ne inviano in continuazione e quanto è pieno di sfaccettature il mondo canino . Anche se non parlano, si fanno capire eccome.
Cerchiamo quindi di volerli capire, utilizzando la loro lingue e non la nostra.
LO SPIRITO DEL VINO
by Duncan on ago.08, 2009, under Bellezza, Poesia

Lo Spirito del Vino
Nell’argilla mi impasti,
fiato ai miei organi,
menhir di pietra,
segnali interstellari.
Nell’argilla ti plasmo,
percorrendo i tuoi estuari,
crogiolando il tuo fango,
l’uovo primordiale.
Non c’è scampo,
antichi come le montagne,
antichi come le visioni
di mio nonno falco, di tua madre lucertola.
Mani di Re, mani di Guaritore,
vedette a Faro Nord, solo le ultime barche,
quelle con il segno, ancora giungono,
fiamme incrociate, direzione Valinor.
Nel tuo fiato provocazioni incontenibili,
paralitici lasciano biografie su fogli volanti,
su carta da cesso, su mattonelle, tronchi scheggiati,
ed è lo Spirito del Vino.
Trenta chiavi e un muro, trenta passi e una lama,
dolce delizia del meriggio, nulla tradisce traviando le ore,
In quel fango sogni di infanzia, demolivi i miei minareti,
nel tuo fango plasmavo il lupo e l’agnello, il morso sul collo.
Questo è il mio mattino,
il gatto dagli occhi di cristallo, la promessa che strazia la pelle,
l’amore che non declina a mezzogiorno, la pietra, il matto e..
lo Spirito del Vino.

