Tag: sogno
CONTINUA
by Duncan on mar.14, 2010, under Ispirazione, Poesia, Resistenza umana

Venerdì 11 ero a Roma.. circa le dieci di mattina.. stazione metro di San Paolo.
Si avvicina un ragazzo con la barba, l’atteggiamento è di chi sta per chiedere. E io per un attimo ho quella sorta di automatico irrigidimento che, anche inconsapevolmente hai, dopo che per due giorni ti si sono avvicinate almeno cinquanta persone con quell’atteggiamento. E questa cosa fa riflettere.. di come a chi viene dopo non venga data la stessa attenzione di chi viene prima.. ed inevitabilmente si faccia di tutto un calderone.
Però.. una sorta di miscuglio di educazione dura a morire del tutto e vago dispiacere forse nutrito di sensi di colpa verso il dolore e il bisogno.. mi spinge a non allontanarlo automaticamente o, a non distaccarmi, prima che abbia detto almeno una parola.
E questo tipo mi dà un foglio.. mi dice che è un poeta.. e che distribuisce le sue poesie..e se voglio dargli un piccolo contributo per potersi sostenere, in cambio di esse..
E allora qualcosa in me si scioglie. Oltre a pezzi di carta interi, avevo due euro a moneta e glieli dò. Lui non si limitava a chiedere soldi. Offriva qualcosa di sé. E poi.. non si vergognava a definirsi poeta, e addirittura a chiedere un contributo per le sue poesie. Roba che sa di marziano finito per sbaglio sulla Terra.
O forse quella maledetta fascinazione cinematografica che ormai so che è una malattia dentro di me.. E questa scena era talmente cinematografica da farmi essere grato per essa..
E poi pensavo a questo tipo che in chissà quale miserabile topaia vive e che scrive le sue poesie chissà con quale assurda passione tra il freddo e la solitudine, sentendosi almeno cento volte al giorno fuoriposto, e altrettante cento di nuovo rialzando le chiappe dal fuoriposto perché si deve pur andare avanti..
E mi chiedevo se sta anche scrivendo un libro, magari con carta di altri buttata e riciclata..
se insegue qualche sogno tra le pieghe distratte, gli angolli e le ombre tra i muri della metropoli..
Prendo il suo foglio.. e.. ormai ero nel fim.. gli metto una mano sul braccio destro…
e gli dico…
CONTINUA….
e me ne vado, mentre la nuova carrozza metro si avvicina; e non mi volto indietro per non dargli il fardello della riconoscenza, e lo ringrazio per avermi fatto dire quelle parole che tante volte ho sognato mi fossero state dette
quando una trottola scheggiata nella neve strappava al dolore la sua canzone.. e che talvolta qualcuno mi ha detto… come un passero dalle gambe spezzate..
CONTINUA…
Tu e io, noi e loro, schermi al finestrino, il proiettore, luci dentro i manicomi, e carceri dell’anima, sogni come orme nel fango, amori dolci sui fianchi,
c’è chi non si arrende ancora,
l’Amore non è una cosa facile…
CONTINUA
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Di seguito una delle poesie contenute in quel foglio.. ah, il nome i
quel ragazzo.. Emiliano..
Allieta l’animo mio
di profumate fragole cosparso
danzando nella penombra
su tetti di gelida neve composti
una musica soffice
invade il mio corpo leggero
quando delle tue mani
l’ombra oso intravedere
e colorati i tuoi occhi
di carnefice dolcezza
fissano dolci
i miei deliranti sorisi
c’è allegria nei miei sogni
quando il tuo corpo sfioro
con desiderio
attendo la tua rinascita
dolce creatura
attendo il tuo dolore
dolce amore
attendo il tuo essere
mentre non ho la tua amicizia
non ho la tua compagnia
non ho te
Cosa porterai con te?
by Duncan on feb.27, 2010, under Poesia, Simbolo

il Principio Speranza
by Duncan on gen.12, 2010, under Musica, Resistenza umana, Simbolo, video

Nei fumi tossici del novecento più plumbeo Bloch elaborò il “principio speranza”…
E non importano le singole argomentazioni e riferimenti, di un pensatore tra l’altro, non sempre facile e articolato. Ma il richiamo alla speranza, come forma di resistenza alle cicliche ondate del pensiero nichilista o dell’amor fati inteso come accettazione dell’inevitabilità dello stato di cose presenti e della inarrestabilità del Fiume della Prepotenza. Speranza ancora più che immagine carica di vita del futuro (cosa che comunque è), è inveramento del presente La Speranza potrà vivere, liberando anche il futuro, se ADESSO accendo la luminescenza in ogni anfratto e jota del mio tempo di oggi, del MOMENTUM. L’eternità avrà una chance se combatto per rendere eterna l’ora presente irragiandola di bellezza, sradicandola dalle atonie dissonanti e sterili, immergendomi in essa con tutta l’intensità possibile. La Speranza si dissemina dovunque l’arte porta alla trascendenza, nei grandi sogni che anche se furono tradito lasciarono un segno nella carne e nel sangue degli uomini. Nei sogni di riscatto popolari, nella musica che ci innalza a vibrazioni superiori, nei primi vagiti di ciò che deve essere. E non è solo previsione o aspettativa.
E’ scelta… VIVERE COME SE.. CI FOSSE DATA LA SPERANZA.. Trovarla soprattutto nel buio, scorgere il sole nelle tenebre…
Battiato in Prospettiva Newskji.. “E il mio Maestro mi insegnò come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire….”
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Remo Bodei
Il principio speranza di Ernst Bloch Documenti correlati
1 Il punto di partenza di Bloch è che tutti abitiamo questo continente della speranza, che è assai affollato, però è così inesplorato, dice lui, come l’Antartide, per questo “Il principio speranza” di Bloch è una grande mappa di tutti i territori della speranza; e la speranza Bloch la concepisce contro Heidegger, contro il principio della angoscia, se vogliamo chiamarlo così, in quanto, secondo Bloch, non bisogna prendere il mondo così com’è; la speranza ci mostra il mondo in movimento, in evoluzione. Quindi l’idea di Bloch è che la speranza non è semplicemente un premio di consolazione per le disgrazie necessarie della vita degli individui e della storia; la speranza è piuttosto uno sforzo per vedere come le cose stanno in movimento, come si evolvono, quindi la nostra mente non è simile a uno specchio che riflette una realtà ferma, la nostra mente è piuttosto qualche cosa che si inserisce nel mondo della speranza. Se vogliamo usare un’immagine classica della storia della filosofia, quella di Kant, Kant parlava della candida colomba della ragione che pensa che l’aria, che invece sostiene il suo volo, gli possa essere di ostacolo, si potrebbe dire con questa immagine che la speranza è in Bloch l’aria che sostiene la ragione, senza la speranza la ragione non potrebbe volare e senza la ragione però la speranza sarebbe cieca.
2 Nel 1933, poco prima dell’avvento del national-socialismo, ci fu una discussione nel palazzetto dello sport a Berlino tra un rappresentante del partito comunista tedesco e un rappresentante nazista, il comunista entra e comincia a spiegare la caduta tendenziale del saggio di profitto secondo Marx, la gente non capisce niente, magari, aggiunge Bloch, ha detto delle cose vere, soltanto che queste verità non fanno presa, arriva invece il nazista che comincia a parlare in termini mitici della pugnalata alle spalle che gli ebrei e i demoplutocrati hanno dato al popolo tedesco, fa dei discorsi che hanno una grande presa emotiva, usa quei termini come patria, casa, quelle forme cioè di richiamo all’identità delle persone ed esce tra le ovazioni di tutti. Ora, per Bloch il punto, e forse anche per noi, è quello di capire che non si può staccare la razionalità dagli affetti, ma che non si può avere una pura razionalità, un socratismo, per cui basti enunciare il vero perché il vero si raggiunga, né si può avere, come nel caso del national-socialismo, una pura mobilitazione basata su problematiche irrazionali. Quindi il tentativo di Bloch rispetto alla storia del marxismo va controcorrente. Diventando scientifico e cioè per lui dogmatico, si è creduto che il marxismo avesse più successo, ma in questo modo ha dimenticato e lasciato per così dire in mezzo ai rovi, quelle che sono le tendenze degli uomini verso una vita migliore, quello che Marx stesso chiamava il sogno di una cosa. Per questo la rivendicazione della speranza in Bloch non è la rivendicazione di una mobilitazione cieca degli uomini verso una vita migliore che non sanno dove stia, ma è il tentativo di innervare un progetto che ha una base razionale, analitica, di innervare il progetto di queste energie umane che altrimenti si disperdono e si dissipano.
3 Paradossalmente l’utopia di Bloch, o la speranza di Bloch, non riguarda tanto il futuro quanto il presente, nel senso che per Bloch ogni istante può diventare significativo, noi dobbiamo imparare a vivere ogni momento come se fosse eterno: “Cogli l’eternità nell’istante” è un principio fondamentale di Bloch. Naturalmente per eternità non si intende un tempo lungo, gonfiato oltre ogni dimensione finita, per eternità si intende la pienezza dell’esistere, l’eternità riguarda quei momenti d’essere in cui a me sembra di scoprire il senso delle cose, e questo senso delle cose io lo scopro andando al di là dell’oscurità dell’attimo vissuto. Il principio che Bloch ritiene più originale di tutta la sua filosofia è quello di aver scoperto che la nostra coscienza del presente, che a noi sembra così cristallina, così trasparente, è in realtà opaca, e che quindi il presente in effetti è oscuro, o, usando un proverbio cinese che usava Bloch, “alla base del faro non c’è luce”; questo significa allora che noi dobbiamo non proiettarci nel futuro in quanto tale, ma illuminare, attraverso la conoscenza e attraverso la conoscenza della speranza, quello che è il centro del nostro essere, cioè dobbiamo buttare luce, dare senso a ogni momento della nostra esistenza. Questo accade ad esempio attraverso l’arte, attraverso la musica in particolare, dove si ha il massimo di esattezza matematica e il massimo di pathos: questa è una bella illustrazione del principio speranza, la speranza non è soltanto pathos ma è anche misura e quindi la speranza è una forma che mobilita gli animi, come la musica ci può dare questo senso di esaltazione, di tristezza, ma nello stesso tempo questo senso di esaltazione o di tristezza è retto da una struttura matematica rigorosa.
4 In Bloch non c’è il gusto, per così dire, illuministico di rendere tutto chiaro e trasparente. Bloch sa appunto che il nucleo di oscurità che è interno a noi stessi non si potrà mai dissipare; nello stesso tempo però Bloch non cade nel ricatto dell’oscuro, dell’enigma per l’enigma. In Bloch c’è il tentativo di sviluppare, per dirla con Montale “cercano la chiarità le cose oscure”, cioè Bloch cerca di passare dall’oscuro al chiaro senza cancellare gli elementi di oscurità. Se volessimo usare una formula, si potrebbe dire che Bloch col suo insegnamento vuole ridurre queste intermittenze dell’intelletto e del cuore, questa opacità a noi stessi, e moltiplicare questi attimi in cui invece noi incontriamo noi stessi. Infatti il principio speranza ruota attorno a quello che Bloch chiama “incontro con noi stessi”, “Selbstbegegnung”, perché la cosa più strana è che noi siamo in compagnia di noi stessi, ma in realtà è come se non ci incontrassimo mai, siamo sottoposti a tutti questi messaggi, che vengono dall’inconscio ad esempio, del mondo dei sogni e dei desideri, ma questi messaggi non sono chiari nella nostra coscienza. Scopo del principio speranza è quello di cercare di dare un senso a questo nostro vivere a distanza da noi stessi, quindi l’ideale utopico per eccellenza è di ritrovare noi stessi, di ritrovare il senso di noi stessi in una collettività, non un senso solitario. Noi viviamo assieme agli altri e quindi è anche attraverso gli altri che conosciamo parte di noi stessi, il noi diciamo è più ospitale dell’io, l’io però è più proprio a noi stessi, quindi quando noi incontriamo l’io incontriamo anche il noi, e quando incontriamo il noi incontriamo l’io, cioè è soltanto vivendo in questa comunità di tutti gli uomini che l’opera d’arte ad esempio ci mette in contatto con ciò che è più proprio: se io sento una musica di Mozart o di Bach, se guardo un quadro di Raffaello o di Michelangelo, se vedo l’architettura del Partenone, ecco in questo momento ciò che è diventato proprietà comune del noi, del genere umano, mi parla e mi fa incontrare me stesso. (….)
Tratto dall’intervista: “Bloch e il principio speranza” – Napoli, Vivarium, 30 giugno 1994
LETTERA A MIO FIGLIO
by Duncan on mag.30, 2009, under Poesia, Resistenza umana
Tu figlio di un altro tempo,
che leggerai questa in un tempo in cui io non ci sarò più,
in cui sarò una traccia lasciata nell’aria, uno spirito nel vento..
Tu figlio non ancora concepito,
che leggerai quando forse sarai padre, in tutto un altro tempo.
Chissà come sarà il mondo allora. Sì, perché ci sarà.
Ci sarà sempre il mondo. Ci saranno sempre uomini. Sono stato sempre
un ottimista.
Salutami quel sole che ancora ti accoglie e accolse me e i miei compagni, me e tutte le stelle che incontrai nel cammino. Me, mentreamavo, o urlavo o cantavo.
Questa lettera è stata buttata come un turacciolo in una piccola antica nave chiamata Nuova Repubblica. Una notte fonda come le altre.
Quando non ho avuto una notte fonda?
Chissà se ci sono ancora cinema aperti, se ancora i libri sono su carta. Ma credo di sì. I Iibri sono come la ruota, non moriranno mai.
Hai bussato a lungo alla porta.Non ero propriamente ragazzo quando
nascesti. Non era propriamente ragazza neanche lei. Presa per un pelo, dura da raggiungere.
Ma del resto cosa non è stato duro da raggiungere?
Ci saranno sempre quelli dal cappello al chiodo, finti lavori, finte famiglie, finti sogni, finti amori. Muori semmai, ma non cercarti una nicchia.
Meglio avere un coltello tra i denti che essere servi.
Meglio la solitudine che finti amori.
E se cercheranno di spegnere le tue passioni, beh tu suda più forte..
perché per ognuno che si illumina altri troveranno la forza,
In fin dei conti.. vedi?..Ti dico un mucchio di banalità.. cose scontate.
Ma ci credo.
E se troverai il dolore, scendici dentro, stringi la mano sui chiodi e oltrepassalo.
Se c’è qualche mio vecchio libro, o segno nel mondo.. a volterileggilo, giusto per sfiorare con le dita la carta e vedere ancora se son rimasti trattenuti un pò dei mie sogni.
E sapere che un tempo ci siamo stati anche noi.
E ci siamo alzati ridendo sfidando i lupi e i giganti, stringendoci la mano come cavalieri pazzi,
Che non siamo stati docili, ma le abbiamo date le nostre belle pedate.
Le abbiamo fatte le nostre belle corse.
E ti diranno di riposarti, che c’è tempo.. di rilassarti, di non darti arie, di non prenderti sul serio, di darti una regolata, di accontentarti. Ma invece ti dico.. dacci l’anima, morditi il labbro, ruba a ogni notte le sue ore. Non prendertela comoda, e sei stanco
buttati acqua freddo sul viso e continua. Hai la responsabilità di un Sogno. Un Sogno vive in te, o morirà per sempre.
E se tutti ti diranno che quella montagna non la puoi scalare..
scalane tre..
E lascia andare gli amici da saldi.
Lealtà assolute.. fedeltà assolute…
Pretendile, meritale, conquistale..
Non so se darai il mio nome a un pesciolino rosso.. a sto punto meglio un criceto, i pesciolini rossi muiono subito..:-)
Nessuno di noi è mai stato davvero solo. E forse sentirai dire che tutto è merda, solo roulotte del caso. Spero che tu vivrai quelle notti, quelle notti in cui saprai che tutto è così Grande che le parole non basteranno mai a spiegarlo.. che c’è di più, immensamente di più, di quanto potranno mai dire esperti o professori, scienziati o libri..
In fin dei conti, non so ancora cosa posso averti lasciato. Figurati non so neanche il tuo nome. Spero ci sia anche qualcosa però, come un pugno alzato, o una foto ingiallita, o una collezione segreta, un orologio a cipolla, o una lettera d’amore sfuggita agli incendi.. sentieri di pietre acciottolate, o colpi appena dipinti lì in fondo, da portare nell’anima.
Se per ogni cazzata avessi un euro chissa che pensione benestante
avrei. Ne ho fatte tante. Sicuramente né farò altre.
Cazzata dopo cazzata ho costruito un mio sentiero con le ginocchia, ho trovato la mia strada in mezzo alle capate ai muri, ho spalato tanta merda sai..
.. ma alla fine la Strada ci prende con sé e si impadronisce di noi. E forse sarà la follia a salvarti quando avrai perso ogni ragione. Posso dirti che ho amato. No, non mi sono tirato indietro. Mai tirato indietro. Non ho mai fatto compromessi.. Se non puoi dare tutto è meglio che muori. Sono cattivo? Ma ha senso amare solo quando senti la tromba e nudo in mezzo ai leoni puoi guardarli negli occhi. Posso dirti che ho amato con tutti i polmoni.. e parlo anche per il tempo che verrà.
E allora ama senza ritegno. Con tutti i polmoni. Vivrai in piedi..
E morirai in piedi. Mi piace credere di essere morto in piedi, scalando una bella montagna, magari in qualche impresa impossibile, in qualche viaggio selvaggio.
No.. non ti avevo mai parlato di questa lettera..
Scritta in una notte folle come tante..
In anni incredibili.. anni di lotte incredibili e di amici fantastici..
Una notte in Italia.. maggio 2009…
Un ragazzo con idee balzane alla tastiera,
un mondo lontano, appassionato e glorioso..
chiamato Nuova Repubblica…
Hasta Siempre Esperanza
Sogno, visione, ricordo, o …
by Bjori on mar.21, 2009, under Misticismo, Poesia
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L’anima era stordita. Si ritrovava in un luogo che non conosceva, che non aveva scelto, o non sapeva di averlo fatto, ma che in un certo modo comprendeva.
Doveva recuperare, doveva andare avanti, doveva superarsi, doveva fare tante cose, ma adesso attendeva.
Era stordita, ma com’era possibile che da un momento a un altro si ritrovava li…era come se qualcuno l’avesse strappata anzitempo dalla sua esperienza precedente. Ma di essa l’anima non ricordava nulla, sapeva ma non ricordava.
Era un po brutale l’anima, una che sapeva il fatto suo, che s’era probabilmente gestito la propria esperienza senza tanti scrupoli, prendendo quello che poteva, strappandolo e senza grandi rimpianti, ma con un certo senso d’amaro in bocca e con una certa consapevolezza: quella non era la pace…ma poi cos’è questa pace…essa l’ignorava.
Qualcuno le diceva che un corpo le era stato affidato e l’anima cercava di evaderlo…voleva quella libertà che solo un corpo senza pesi e limiti può avere, e poi il cambiamento le faceva paura, l’ignoto.
La scelta però era già stata compiuta e anche se non voleva accettarla, sapeva di non avere scelta. Quella voglia di evasione, però, non cessava.
In un certo momento si vede entrare in un piccolo buco al di sotto del corpicino che gli stava davanti, era come un imbuto, come un vortice, ed ecco li dentro.
Quel corpo era così piccolo, così stretto e così angoscioso…dalla libertà in una prigione angusta.
E il disagio sale, e l’angoscia sale, e l’anima si contorce li dentro, e si dimena e cerca di scuotere quel corpo,ma niente, esso non si muove di un centimetro.
E cerca di liberarsi, di fuggire, ma sa, sa che sarà costretto a rimanere li per molto tempo, molto tempo. Alla fine si rassegna.
Ed è proprio allora che egli e il corpo diventano una cosa sola, una cosa unita, e non si dimena più, ed è una prima accettazione, un primo momento di pace tra l’anima e il corpo… e poi…e poi…e poi….???????
Una carrozzina e cinque persone attorno ad essa. Dentro l’anima e il bambino. Le facce non sono limpide, esse sono un misto di corpo e anima, un espressione dell’essere e delle sue ombre, e delle sue inclinazioni.
All’anima non piace quello che vede…”ah che brutta gente”, esclama.
Una donna anziana lo prende in braccio…il suo sorriso esprime cattiveria.
“Lasciatemi, lasciatemi”, continua a gridare l’anima, in modo brusco…se potesse li prenderebbe a grosse parole, li direbbe chi sono in realtà e se ne andrebbe lontano…sì, lontano, via, via…si guarda intorno, ah uno è un po diverso…”questo si può salvare”…
Ah, quel corpo così piccolo, così debole e scoordinato, non potente…ah se potessi…”aspettate che diventi grande, ch..che ve la faccio vedere io”…
E l’anima guarda fuori.
Tra il balcone al primo piano e la strada lontana sembra si possa camminare, come?…solo un anima può sapere…con gli occhi dell’anima si può vedere…e l’anima va, adesso si vede grande e va…libera va, prepotente va, verso cosa non sa, ma la novità l’attira, la fa sentire libera, le fa paura, ma sempre libera, va…verso un immagine offuscata…verso il futuro…
Dopo questa proiezione, sente che il suo destino sta la fuori…allora si sente in pace…allora inizia a dimenticare…allora si inizia ad accettare..una seconda accettazione, un secondo momento di pace tra l’anima e il corpo…
E inizia ad espandersi entro il corpo, sente con lui, vive con lui… e una sensazioone di intorpidimento…non vuole, vuole, dimentica…i ricordi svaniscono…lentamente la coscienza dell’anima svanisce.. inizia ad apprendere e a comprendere…ma questo non lo sa, questo lo sa…….
ECCO IL MAGO
by Duncan on mar.15, 2009, under Controinformazione, Musica
Agli amici della Repubblica: questa la scrissi mesi addietro, come ricorderete, in una notte stupenda, ed oggi è riaffiorata alla mia mente, e ho voluto tirarla fuori, ancora una volta, per condividerla anche qui. Rispetto alla versione originale ci sono dei piccoli cambiamenti, anche questi usciti di getto, come sempre..

Verrà ancora una volta. Con la sua giacca sbagliata. E ancora una volta tornerà con le sue storie, e le sue magie. Magie non proprio esaltanti, trucchi che ormai conoscono tutti. E il coniglio nel cappello è forse più vecchio di lui. E quegli scherzi, chi non li conosce?
Ma lui verrà nel silenzio. Entrerà dalle scale e i brividi cominceranno a salirci per la schiena. La pelle d’oca. Ancora una vota. Saremo tutti stretti sulle sedie e in piedi. E il Bar Mario sarà il centro della terra. Dimenticheremo tutto e saremo rapiti.
Perché è lui la star, è lui lo zingaro di lusso, è lui l’incantatore di serpenti, è lui che parla di donne impossibili che nessuno ha mai visto, è lui che le spara così grosse, ma così grosse, che ci abbiamo sempre riso.
Eppure quando si presenterà a noi ci cascheremo un’altra volta, ce la berremo un’altra volta.
Perché lui è il Mago Walter. Lui è il vecchio Zio Segreto che tutti i bambini hanno sempre sognato. Lui è lo Splendido. Le sue storie ti incanteranno sempre. Anche se saremo coperti di fuliggine e rumore, le sue storie ci sedurranno ancora una volta, e la sua magia ci porterà lontano.
Guarda nei suoi occhi e ti incanterà. Ti mostrerà mondi che conosce solo lui. Lui è il ciarlatano, lui lo spara balle, lui.. lo Splendido, Walter il Mago.
“e la magia più grossa giura
che gli è successa in casa sua
con il suo cane per pubblico
‘per una magia così’ dice ‘val la pena vivere’ “
E noi ci crederemo. Quel giorno ci crederemo. Sì, dannato Mago, ci crederemo..
La magia più grossa, la più stupefacente l’ha vista solo il tuo cane, a casa tua. E noi non c’eravamo, mannaggia.. Ma ci crederemo. Noi ci crederemo, perché ci sono notti in cui devi credere, in cui vuoi credere. Notti in cui ti devi fidare, in cui ti vuoi fidare. In cui puoi solo fidarti.
Non avremo bisogno di prove o spiegazioni. Ci hai regalato trenini sperduti nel cielo, ci spalancavi la bocca e lentamente il tuo tempo era il nostro, mentre strizzavi l’occhio. E allora ti crederemo.
Sì, un giorno hai toccato il cielo. Quel giorno tutto ti è stato concesso, hai fatto piangere Dio, sei stato il più grande. E anche se nessuno ti ha visto, oltre al tuo cane semicieco, noi ci crederemo.
“quanti bambini ha stupito
e ora i bambini sono più vecchi di lui
nemmeno un trucco è cambiato che
se il mondo cambia
qualche mondo non cambia mai”
Tu non sei mai cambiato Mago Walter. I bambini sono venuti e sono andati, qualcuno è tornato. I bambini sono diventati più vecchi di te.
Ma tu non sei mai cambiato. Tu non sai cambiare. Qualche capello bianco e un po’ di rughe danzanti. Un po’ più lento, la giacca sgualcita. Ma sei sempre tu. I tuoi occhi non si sono mai spenti. Tu non hai mai dimenticato. Demone dei boschi, giocatore d’azzardo, illusionista da fiera, zingaro di lusso.
Tu non sei mai cambiato. Tu non hai mai tradito. Tu non sai tradire.
Certe cose non cambiano mai. Qualche mondo non cambia mai.
Ci sono storie che non finiranno mai.
E noi ci saremo, saremo ancora noi, quelli che si alzavano la mattina presto e fuori c’era la neve, e correvamo a piedi nudi nel giardino. T tutta la gioia, tutto l’amore del mondo era nelle nostre mani.
E potevamo sollevarci da terra. Linguaggi segreti come poeti nascosti. Potevamo fare incantesimi.
Ci sono mondi che non cambieranno mai. C’è sempre un Giardino Segreto.
E c’è qualcuno, c’è sempre qualcuno che non ti tradirà. Costi quel che costi, sangue su sangue, bufera e murriana, gelo su mani e piedi, non ti tradirà. Dovesse essere anche l’ultimo, quando i tempi scomodi ti hanno messo all’angolo.. non tradirà. Qualcuno che starà sempre al suo posto, fino alla fine dei giorni, fino alla fine dei tempi.
Qualcuno che non potranno ingrigire, che non potranno mai comprare, che non potranno mai bruciare.
Ci sarà sempre un Sogno che ti scalderà il Cuore..
Mentre il tempo scivolava via tu ci tenevi stretti.
Facesti un Cerchio che i demoni non potevano oltrepassare..
e ci desti il tuo tempo..
Con i suoi scherzi segreti Walter il Mago si presenterà di nuovo qua,
e sarà ancora il più Grande Spettacolo del mondo…




