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Hasta Siempre Esperanza
by Duncan on apr.22, 2011, under Ispirazione, Poesia, Simbolo
Finchè il nostro cuore rimarrà giovane noi non moriremo.
Finchè la stanchezza non prevarrà noi saremo vivi.
Finchè non accetteremo il pasto dei cadaveri, il nostro sorriso si
alzerà in cielo.
E sono infinite le prove amici miei..
infinite le cadute e le prove..
Infnite trappole sul cammino, lupi ad assediare la via e cecchini dai
balconi.
Finchè non rinunceremo saremo ancora in piedi..
Cosa è questa Nuova Repubblica Amici..
se non il simbolo di un pungo lanciato nel cielo,
di un sogno di cristallo dal cuore di fuoco
di una ribellione morale alla mediocrità.
Ci sono campi che toccano il sole
ci sono amori che attendono le anime salve,
e scale a chiocciola fino al desiderio sperduto,
braccia di irrefrenabile amore..
e bicchieri di vino e speranza…
Finchè non curveremo le spalle restermo giovani..
Alziamoci oggi e prendiamo l’anima in spalla..
La Ruota del mondo gira le maschere e porta a galla i veri Maestri del
Terrore..
Ma un Sentiero Luminoso accende lumini nelle catacombe,
e strade prendono il nome di chi le amarono.
Non lasciamo che la polvere uccida quella rabbia santa,
quella infinita fame,
quel bacio arrotolato,
quel sigillo sul cuore,
quel simbolo sulla fronte.
Cani neri sfidano i nostri passi e le nostre mani..
e quante volte.. quante volte vorremmo cedere…
Forse è solo un vecchio pazzo che vi parla..
ma vi dico..
Alto il cuore, alte le braccia..
Mani sul ventre,
ancora, e ancora, e ancora…
Per sempre fedeli…
HASTA SIEMPRE ESPERANZA COMPAGNEROS
Amore tra le sbarre
by Duncan on apr.22, 2011, under Ispirazione, Resistenza umana
Questo brano che leggerete oggi -in realtà la fusione di due brani- mostra il carcere, e fa sentire sempre lo smarrimento, il dolore, il soffocamento esistenziale. Eppure c’è qualcosa che nobilita.. non il carcere, ma l’essenza umana che, come pianta rampicante, si incunea ribelle, vogliosa di succhiare ancora scampoli di amore, e nel succhiarli diventare.. amore.
E in questi uomini e in queste donne che strappano ogni oncia di occasione per un saluto da “innamorati” e una lettera scritta sui tavolacci, ci sono i passi -a impronta forte nella neve- dell’amore.
Leggendo mi è tornato alla mente un pezzo sublime dell’immortale Arcipelago Gulag di Alexander Solzenycin. In quel passaggio Solzenicynparlavo dell’amore nel Gulag. Ora, lo so bene che tra il carcere e i Gulag la distanza è siderale. Eppure qualche vaga affinità permette di fare rivivere alla mia anima ora il brano stupendo di Solzencyn, con queste donne (le donne nel Gulag) che si costruivano il loro “romanzo” d’amore.. rischiando letteralmente la vita… con gli incontri fugaci e quasi impossibili… e i bigliettini lanciati tra le sezioni maschili e femminili.
Voglio citare un frammento del testo bellissimo che leggerete tra poco..
“A volte gridando per farsi sentire dal padiglione maschile a quello femminile. Più spesso, sia per non essere rimproverati, sia per una forma di privacy, parlandosi facendo grandi gesti con le mani e le braccia, ad imitazione delle lettere dell’alfabeto. Una sorta di alfabeto muto per conoscersi, per farsi compagnia, per innamorarsi. A volte si parlavano fino a notte fonda. Una volta ho riso di tenerezza perché al giro di terapia del mattino un detenuto della A.S. non si presentava in infermeria. Era un lavorante. Strano, di solito era uno dei primi ad arrivare. Lui no, non per chiedere terapia, ma per portarci il caffè (naturalmente secondo la ricetta di Cicciriniella).
Quella mattina però era in ritardo. L’agente arriva e lo giustifica. “Eh, che ci vuoi fare… stanotte alla finestra, “ha fatto l’amore” fino alle tre con la sua bella”… “
Naturalmente queste immagini romantiche, i segnali in codice, le lettere, i saluti a gesti presuppongono che le sezioni maschili e le sezioni femminili di un carcere siano dirimpetto. Se fossero a molta distanza tra loro, o a una distanza sufficiente a non permettere alcun contatto, parte di questo “romanzo” non esisterebbe. E state pur certi che potendo si cercherà sempre di stroncarle questi fili taglienti e sospesi su macerie e cuore. Perchè ogni contatto è visto con terrore, ogni comunicazione come ambigua e a doppio gioco.. e il detenuto a sua volta è visto come oggetto di pura afflittività. E c’è chi sogna un carcere di celle compatte che non si aprono mai. 24 ore al giorno chiusi in cella. Questo sognano i paranoici tra i giustizialisti. La pura segregazione, l’atomizzazione assoluta, la vita divenuta nuda, le mura dirimpetto agli occhi, all’anima e alla mente. La castrazione anche della possibilità di una poesia. Un 41 bis all’ennessima potenza, esteso però a tutti i detenuti. Questo è il loro sogno malato.
Ma nonostante tutto le piante rampicanti si arrampicano ancora..
impertinenti e ribelle al sole e alla pietra.. e si trova ancora dell’amore in carcere.. ancora poesie su qualche muro.. fogli scritti correndo alla rinfusa per la propria bella.. e urla, gesti, saluti e abbracci tra maschi e femmine, tra le sezioni maschili e le sezioni femminili..
Succede ancora qualcosa del genere in qualche carcere d’Italia..
Ringraziamo la nostra amica per averci regalato questi momenti..
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Chissà perché , però, a volte i nomi si perdono nella nebbia… Forse è la prova che il tarlo dell’indifferenza si stava annidando anche dentro di me? Sarebbe inaccettabile questo pensiero, ma forse davvero la galera cambia e cesella a sua immagine e somiglianza chi varca quei cancelli unti e cigolosi, rendendo allo stesso modo unte, cigolose e chiuse le sensibilià di chi lì dentro, per un motivo o per l’altro, si venga a trovare. Un modo per difendersi, per non cedere a emozioni che sarebbero troppo forti. Un modo per accettare… (no, sopportare,
ingoiare) quel mondo al contrario, un mondo a testa in giù, dove ogni ordine è sovvertito, ogni valore capovolte. Dove i detenuti trovano l’amore più grande del mondo parlando alla finestra con le ragazze delle sezioni femminili.
A volte gridando per farsi sentire dal padiglione maschile a quello femminile. Più spesso, sia per non essere rimproverati, sia per una forma di privacy, parlandosi facendo grandi gesti con le mani e le braccia, ad imitazione delle lettere dell’alfabeto. Una sorta di alfabeto muto per conoscersi, per farsi compagnia, per innamorarsi. A volte si parlavano fino a notte fonda. Una volta ho riso di tenerezza perché al giro di terapia del mattino un detenuto della A.S. non si presentava in infermeria. Era un lavorante. Strano, di solito era uno dei primi ad arrivare. Lui no, non per chiedere terapia, ma per portarci il caffè (naturalmente secondo la ricetta di Cicciriniella).
Quella mattina però era in ritardo. L’agente arriva e lo giustifica. “Eh, che ci vuoi fare… stanotte alla finestra, “ha fatto l’amore” fino alle tre con la sua bella”…
E, poichè era inverno, per stare in “dolce” compagnia si era preso pure una bella bronchite! Che tenerezza, davvero. Come cambiano le prospettive. Da qui sembra così strano, forse ridicolo. Persone che non si sono mai nemmeno sfiorate o guardate negli occhi che si aggrappano l’una all’altra con una forza disarmante e inattesa,
inconcepibile per noi. Se ci ripenso sì… ancora ricordo e ancora sorrido… Forse queste storie hanno salvato loro. E, poichè questi ricordi ancora mi emozionano, forse hanno salvato un po’ anche me.
Alla sera passavamo con il carrello della terapia per la somministrazione delle… droghe serali. Insieme a noi c’erano gli agenti che su di noi vigliavano e di solito ne approfittavano per raccogliere la posta. Niente mi avrebbe fatto pensare che un giorno su quelle lettere in attesa appoggiate sui cancelli ci sarebbe stato il mio nome. Il carrello doveva stare al centro del corridoio, al sicuro da mani che avrebbero potuto protrarsi per fregare qualcosa. Qualsiasi cosa. Sia per uso personale o sia da utilizzare come mercei scambio.
A qualcuno andava bene tutto. Anche una bustina di antinfiammatorio poteva valere una sigaretta. Ovvio che un tavor valeva di più. Vera e proprio moneta sonante. Entrare in certe sezioni era una passeggiata, in altre un incubo. Era più o meno ora di cena e molti detenuti stavano mangiando o cucinando. Gli odori si mescolavano. Odori di paesi lontani e di spezie stantie, di umidità e di rabbia. Ma non solo. A volte profumi di manicaretti deliziosi, ottenuti come un miracolo culinario dai pochi ingredienti a disposizione. Forse fa strano pensare che a volte c’era pure nell’aria una specie di allegria. Beh, in fondo non ci voleva tanto. Una battuta, intonare la strofa di una canzone, qualsiasi cosa che non fosse propria della galera, poteva per un attimo ricordare che quelli dietro alle sbarre non erano soltanto detenuti, ma …persone. E forse non mi sbagliavo quando avevo l’impressione che fossero proprio loro ad avere più bisogno di ricordarselo! A volte invece avevano già finito di mangiare
e qualcuno se ne stava impalato, in piedi, davanti alla tv. Ho poi avuto modo di sapere che stavano guardano programmi musicali in cui passavano le dediche scritte per loro da mamme, fidanzate, figli, che gli davano la buona notte, dicevano loro il loro affetto, facevano sentire la loro vicinanza.
Altri invece se ne stavano seduti al tavolo con il pacchetto di tabacco e le cartine tutte in fila, preparandosi da fumare per il giorno successivo. Molti, moltissimi scrivevano. Fogli densi e fitti di parole. Mi domandavo cosa avessero tanto da scrivere, nel susseguirsi di quei giorni tutti uguali. Chissà… Molte lettere erano di posta interna, per coltivare le amicizie e gli amori e le dipendenze emotive dei rapporti nati alla finestra di cui ti raccontavo nella nota precedente. Queste lettere erano per loro davvero un grande aiuto, perché erano quotidiane, quindi i discorsi avevano un filo logico che si susseguiva nel giro di poco tempo, senza aspettare le lungaggini delle Poste Italiane ( a questo proposito, non ho mai capito come mai dovessero mettere il francobollo, quando le
lettere non uscivano neanche dall’Istituto…. Mah !).
Talvolta invece la tensione rendeva l’aria irrespirabile. Tensioni accumulate in giorni, mesi, anni di vite travagliate, sgangherate, degradate, fuori e dentro il carcere. Giorni, mesi, anni di condizioni disumane, fuori e dentro il carcere. Rabbia, disperazione, frustrazione, tutto cotto al punto giusto, pronto ad esplodere come una pentola a pressione al minimo, insensato pretesto…
C’E’ UN GRANDE GRANDE SOLE DURO
by Duncan on nov.19, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Musica, Simbolo, video
Sentii per la prima volta questa canzone, la canzone che adesso sentirete anche voi, solo qualche anno fa, nel meraviglioso film di Sean Penn, IN TO THE WILD, basato sul romanzo di John Krakauer, Nelle terre Estreme, in cui viene raccontata la vera storia di Christopher McCandless, un giovane che subito dopo la laurea abbandona la famiglia e intraprende un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell’Alaska, dove troverà la morte.
Mentre guardavo questo film, in una fredda notte romana, in un semivuoto cinema romano, sentii la mia anima allargarsi, e fare capolino quella matta sete di libertà, quello spirito eroico che in quei giorni era molto bastonato da un periodo grigio catrame. E fa ancora più male in tempi di meriggio come quelli, il doloroso ritorno allo stadio “ordinario”, così lonano dal brivido sulla pelle, dal sogno e dalla gloria. Da quella gloria che è ribellione al mondo, e semplicemente piedi nudi sul cornicione.
La rammento adesso quella canzone.. che dopo sangue e sudore non è più solo chimera stratosferica, perché adesso i giorni non sono più di meriggio, il Grande Sole ancora deve sorgere, ma i piedi camminano verso la Libertà. Ora ci credo.. posso crederci..
E riprendo questa canzone, nella sua versione originaria di Indio (Gordon Peterson), mentre quella presente nel film era di Edd Veder.
Prima del video, inserisco la traduzione di questa canzone. C’è una tale immensità in queste parole, nell’amore trascendente e carnale e di nuovo trascendente di nuovo carnale e poi trascendente che esse manifestano.
Lo senti il sapore della Gloria?
Arriverà un momento in cui dovrai cimentarti. Un momento in cui i tuoi vestiti prenderanno fuoco, e almeno una volta oserai. Un momento in cui sfiderai te stesso e il mondo, e da questa sfida capirai cosa è l’amore più alto, e sfuggirai dagli inferni ad aria condizionata, e da una vita inchiodata al binario.
E dopo aver camminato scalzo, tanto da avere sangue ai piedi..
vedrai al zarsi un Grande Grande Sole Duro..
e saprai cosa sono le Terre Selvagge.
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Quando cammino accanto a lei
Sono l’uomo migliore
Quando cerco di lasciarla
Torno sempre indietro vacillando
Una volta ho costruito una torre d’avorio
Per poterla adorare dall’alto
E quando sono sceso per essere lasciato libero
Mi ha preso dentro di nuovo
C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e durod
Quando viene a salutarmi
Lei è la grazia ai miei piedi
Quando vedo il suo fascino amaro
Lei me lo getta indietro di nuovo
Una volta ho scavato una tomba in anticipo
Per trovare una terra migliore
Lei mi ha sorriso e ha riso di me
E ha ripreso di nuovo il suo blues
C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro
C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro
Quando vado ad attraversare quel fiume
Lei è il conforto al mio fianco
Quando cerco di comprendere
Lei apre le sue mani
C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro
Una volta stavo per perderla
Quando ho visto cosa avevo fatto
Ero sceso e avevo fatto volare via le ore
Del suo giardino e del suo sole
Così ho provato ad avvertirla
Mi sono voltato per vederla piangere
40 giorni e 40 notti
E ancora il pensiero mi tormenta
C’è un grande
Un grande sole duro
Che batte sulla grande gente
Nel mondo grande e duro
TEMPO DI GUARIGIONE- la rubrica di Monica Benatti
by Duncan on ott.16, 2010, under Ispirazione, Simbolo
Eccoci al secondo appuntamento con uno spazio che è una vera colonna in questo territorio per anime libere chiamato Born Again. Lo spazio che vibra nelle mani di Monica Benatti..
Molti parlano di guarigione riempendosi la bocca, Monica è una donna dalle radici antiche, e dalla freschezza giovanile e incarna in sè la guarigione, guarigione che cammina, guarigione “vivente”. Per studio, esperienza e pratica ha realizzato in sé percorsi autentici che è pronta a condividere.
Chi cammina il Sentiero della Libertà ama condividere e spezzare il proprio pane con gli altri. Ed è ciò che fa Monica, e che farà.. in testi scritti con passione. Essa vi prenderà per mano e vi condurrà in territori di comprensione, saggezza, evoluzione, guarigione.
Molti di voi hanno solo vaghe infarinature di ciò che rientra nella medicina “alternativa” e nei percorsi “naturali”. Monica tratterà temi appassionanti, vi dara strumenti di comprensione, chiavi di lettura, imput e approcci verso un mondo affascinante e idee da sperimentare.
Cose come i fiori di Bach, la gemmoterapia, la cromoterapia ed altro non saranno per voi solo qualcosa di lontano o vagamente abbozzato.. ma lei vi aiuterà a capire.
Nella rubrica di oggi Monica continua il discorso sulla medicina vibrazionale, incentrandosi sulla cromoterapia, ma toccando la gemmoterapia e i fiori di Bach.
Ci sarete anche al suo terzo appuntamento… ma intanto godetevi questo
LE TINTURE DEI CRISTALLI E LA CROMOTERAPIA
La proprietà fondamentale dell’acqua come mezzo universale di immagazzinamento di energia vibrante permette di preparare esenze terapeutiche con il metodo solare, come gli elisir di gemme. Queste si preparano mettendo una o più gemme di una particolare struttura cristallina in acqua pura di fonte o distillata, lasciando il tutto esosto alla luce solare diretta del primo mattino per parecchie ore; le energie solari sono al massimo delle forze praniche nelle prime ore del giorno, Alcune proprietà eteriche dei cristalli sono trasferite all’acqua, che viene caricata delle loro caratteristiche vibrazionali.
L’azione delle gemme si colloca tra le essenze floreali ed i preparati omeopatici; quando si ingerisce materialmente una gemma dopo averla frantumata, l’effetto è simile a quello ompeopatico, influenzando percettibilmente il corpo fisico con prorpietà medicinali, nutritive ed antibiotiche. Quando una gemma è preparata come elisir, quindi usando il sole nello stesso modo che per la preparazione delle essenze floreali ( meglio conosciute come Fiori di Bach), il rimedio funziona in modo più simile a queste e diventa più eterico nelle sue caratteristiche. In entrambi i metodi di preparazione, le gemme influenzano organi specifici del corpo, mentre i rimedi omeopatici hanno un più vasto impatto sull’intero organismo; le gemme hanno in loro lo schema di una struttura cristallina, che agisce sui minerali e sulle strutture cristalline dell’organismo a livello biomolecolare; prciò lavorano più strattamente a questo livello per integrare la forza vitale nel corpo. Infine l’azione delle gemme si colloca a metà tra quelle degli altri due gruppi di rimedi vibrazionali ( essenze floreali e rimedi omeopatici), perchè ha un impatto più forte sul fluido eterico; le essenze floreali derivano dalla manifestazione vivente che porta l’impronta della coscienza, mentre le gemme amplificano la coscienza. ( ho lavorato spesso coi fiori di Bach e gli elisir di gemme, che insieme hanno una grandissima sinergia).
Gli elisir di gemme come forma di terapia vibrazionale sono in grado di amplificare le energie che già si muovono nelle strutture sottili dei livelli superiori, aiutando a mantenere l’equilibrio tra il corpo fisico e quelli sottili in un modo molto simile a quanto fanno le essenze floreali, benchè non contengano lo stesso livello di energia vitale. Essi agiscono con il principio della risonanza frequenziale.
(nei prossimi articoli approfondiremo il concetto di risonanza frequenziale, che tanto amo). Le gemme ed i cristalli hanno la loro organizzazione molecolare in una simmetria geometrica che dà loro proprietà vibrazionali di specifica frequenza; nella preparazione degli elisir di gemme con il metodo solare, lo schema eterico di queste frequenze viene trasferito all’acqua.
La guarigione per mezzo di elisir di gemme avviene quando lo schema cristallino memorizzato nel preparato è trasmesso per risonanza alle strutture biomolecolari instabili del corpo malato; la conseguente stabilizzazione dei processi biochimici produce un aumento dell’organizzazione cellulare, il risanamento dell’organo ed un generale orientamento verso la salute.
Gli elisir di gemme influenzano anche le dinamiche psicospirituali delle persone; a questo livelo agiscono sulle strutture sottili della coscienza più che sulla chimica molecolare del corpo fisico. Possono avere un un effetto potente sui meridiani, i chakra ed i corpi sottili; modificando gli elementi che contribuiscono alla consapevolezza, possono promuovere l’evoluzione dell’essere e portare alla fine a modificazioni comportamentali. Gli elisir non influenzano tanto il comportamento quanto la consapevolezza dalla quale il comportamento deriva; assumendo gli elisir, la persona può mettere meglio a fuoco i propri problemi interiori e le decisioni da prendere. I preparati di gemme hanno effeti leggermente diversi sui meridiani dell’agopuntura: le essenze floreali tendono ad influenzare specifici meridiani nel corpo, mentre gli elisir di gemme tendono ad influenzarli tutti, passando da uno all’altro attraverso i punti terminali situati sulla punta delle dita delle mani e dei piedi. Questo fenomeno che non avviene con le essenze floreali, è in parte dovuto alla maggiore potenza vibratoria delle gemme: Un altro rimedio interessante , che può essere preparato senza l’uso nè di fiori nè di gemme, è la tintura colorata; si prepara esponendo dell’acqua disitllata alla luce diretta del sole, in bottilgie di vetro colorate o rivestite di plastica colorata. Dopo l’esposizione alla forza pranica della luce solare l’acqua, caricata delle frequenze del filtro colorato usato, si può somministrare per via orale per curare diversi disturbi.
L’uso delle tinture colorate (o terapia idrocromatic) è una forma meno conosciuta di cromoterapia, ma testimonia il principio che sull’acqua può essere memorizzata una quantità di caratteristiche vibrazionale per uso terapeutico. La cromoterapia non è una novità del 20° secolo; questa arte sottile era applicata nell’antichità nei templi di cura con uce e colore ad Eliopoli in Egitto, come nell’antica Grecia, in Cina e in India.
Ognuno dei colori fondamentali visibili ha particolari qualità che sono collegate al chakra con il quale risuona; la conoscenza della natura dei chakra e dei loro legami energetici con la fisiologia del corpo aiuta a capire l’uso di particolari colori per curare specifiche malattie. Le forme nelle quali le frequenze dei colori possono essere trasmesse ai pazienti sono numerose: usando la luce di lampade elettriche (o luce naturale) filtrata attraverso schermi o filtri colorati, con acqua trattata con luce solare colorata (terapia idrocromatica), attraverso la respirazione colorata (un metodo fisico eterico), cioè facendo una profonda inalazione di aria praticamente caricata con l’enrgia di un colore particolare. Una variazione consiste nel visualizzarsi respirareun determinato colore nella fase di ispirazione; in sintonia con la respirazione il colore visualizzato è diretto mentalmente verso le zone malate, i blocchi e le disfunzioni o gli organi che hanno bisogno di essere vitalizzuati. Spesso ho consigliato di indossare indumenti del colore di cui si è carenti, e se possibile tenere un indumento del colore giusto sull’organo o sulla zona squilibrata, per tutta la notte durante il sonno.
Le gemme sono delle miniere inesauribili dei sette raggi cosmici, i quali formano il cosmo e l’universo. Questi sette raggi divengono visibili nell’arcobaleno, in un ordine regolare, per ricordare all’uomo che i raggi sono alla base dell’universo.
Monica Benatti
SALUTO AL SOLE
by Duncan on apr.23, 2009, under Poesia, Simbolo
Le onde concentriche espandono inarrestabili essenze,
ed ecco il mare e cerchi di fuoco,
in maestose ottave… innalzi preghiere…




