Born Again

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I mondi di Barbara (Il demone di Michail Jur’evič Lermontov)

by Duncan on dic.12, 2011, under Bellezza, Scienza

Ritorna Barbara Lazzarini con la sua rubrica dedicata ai suoi mondi, i suoi amori, le sue visioni..

L’appuntamento di oggi è d’eccezione, in quanto dedicato ad un momento sublime della letteratura…. Il demone di Michail J. Lermontov.

Con Barbara la letteratura diventa passione dove l’educazione è anima che viaggia tra il sentimento e il rigore, in una pulizia profonda che brucia di inconciliabili tensioni e di rinnovate rivoluzioni.

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Il demone di Michail Jur’evič Lermontov

Ho sempre amato solo i ribelli, quegli esseri che non si piegano agli ordini, che disubbidiscono perché non continui ad esistere il vertice da cui debba partire l’obbligo a uniformarsi. Così quando m’imbattei in Lermontov, uno dei massimi esponenti del Romanticismo russo, il suo poema “IL DEMONE” fu subito, per me, il simbolo del dissenso, la forza del vero contro quel che si proclama forzosamente giusto.

Se il più alto debito letterario Lermontov lo deve a Milton e al suo “Paradiso perduto”, tuttavia, “il demone”, resta un poema laico, filosofico, metafora di quello a cui si rinuncia per mantenere fede a se stessi.

In breve questa è la trama:

Un potente demone orgoglioso e amareggiato si aggira sulla Terra. E’ immensamente sofferente, deve scontare la sua condanna di insorto in eterna solitudine. Nel Caucaso scorge Tamara, è una fanciulla bellissima. Lui se ne innamora perdutamente. “Gli eroi lermontoviani si accendono senza rimedio, e amano con un’ostinazione furente…” (Ripellino)

Nel poema il comune, banale sentire è ribaltato e la maledizione viene dal cielo: è la negazione dell’amore per chi come lui, non ha rispettato la legge suprema:  Che far senza di te di questa vita eterna, dell’infinito estendersi del mio regno? Il mio tempio è vuoto: manchi tu che sei il mio Dio

Quando Tamara gli chiede che ne pensi di dio il demone fierissimo le risponde:

Non ci degna nemmeno d’uno sguardo.

Il cielo gl’interessa, non la terra!

Inesausto nel suo ribellismo titanico, per spezzare un destino che rifiuta, per la sua libertà, il demone scende nuovamente in guerra.

E’ un vero e proprio scontro tra titani quello che sottende tutto il poema e che si rivela solo all’analisi meno superficiale. All’amatissima Tamara lui parla in sogno, assorto e disperato, secondo i tipici toni romantici:

Io son colui che tu nella silente

notte hai sentito accanto a te presente,

il cui pensiero al cuor t’ha bisbigliato,

la cui tristezza tu confusamente hai inteso,

la cui immagine hai sognato;

colui che ogni speranza che riviva

fa cenere, colui che ognuno schiva

ed a cui impreca ogni essere vivente.

Per me lo spazio e il tempo sono niente:

sono il flagel d’ogni mio schiavo umano,

di conoscenza e libertà sovrano,

colui che il male impone alla natura,

il nemico del cielo, eppur se vuoi,

il mio poter depongo ai piedi tuoi.

A te ho portato in umiltà

la pura preghiera dell’amore, a te il tormento

ch’io provo in terra, per la prima volta

e le mie prime lacrime terrene…

Lui le appare bellissimo nella sua dolente fierezza, Tamara lo bacia, poi, pentitasi d’aver provato qualcosa per un essere tanto esecrabile, si ritira in un convento dove muore.

Le illusioni scemano, il demone torna a sentire il dolore della sua potenza, la sua protesta è disperata, non può, per legge, disertare la sua condizione, è prigioniero della propria infinita natura di ribelle: “e spesso, molto spesso gli uomini invidiava. Essi hanno la speranza di riscattarsi, ed anche la speranza del mortal sonno. Meglio sopportare tutti i loro tormenti che una goccia dei tormenti infernali” .

La sua sconfitta altro non è che il simbolo della rassegnazione al male. Proprio lui che paradossalmente avrebbe dovuto incarnarlo quel male, per volontà del “bene”, è stato dal bene perpetuamente esiliato. Tenuto lontano dalla possibilità d’amare è obbligato a odiare.

per sé solo vivere, e nella noia,

e in questa lotta senza mai vittoria,

In questa lotta senza mai la pace!

Il lungo monologo in cui l’autore romantico fa sussurrare al demone l’amore che non riesce a non provare è biografico, Lermontov amò disperatamente Varvara Bachmeteva, ed ebbe come il grande Puskin una breve e sfortunata esistenza, infatti, proprio come Puskin, morì in duello per amore quando non aveva ancora compiuto 27 anni.

La cornice naturale e selvaggia è anch’essa demoniaca, ma profondamente amata, lui, l’autore, ne è intriso, è il suo faticoso, ostile, feroce Caucaso, che fa da sfondo a tutte quante le opere del poeta, A te Caucaso, cupo signore della terra, consacro il trascurato verso…ovunque t’amo.”

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L’ESERCIZIO DELLA TIGRE

by Duncan on lug.28, 2009, under Disciplina, Musica, Resistenza umana

tigre-seduta1

Davvero in questa calda serata di luglio, appena appena scodellato dalla strada a casa, e ancora acerbo e refrattario al sonno, davvero non ricordo se già, incueata o inculata negli anfratti o nei frattaloni di qualche post vi abbia (io, il presente, il qui medesimo, letamaio dei letamai Sir Alfred Lupmannar Coschier detto Duncan) già parlato dell’esercizio della Tigre.
Se così fosse.. Dio ce ne scampi… mi perdonerete.
O meglio no.. non perdonatemi.. e anzi procedete a una lapidazione
vecchio stile.. pietre grosse e acuminate. Credo di meritarla dopo le
tante malefatte con le quali ho infestato questo pianeta.
Veniamo a voi pards, gringos, buscaderos, guerriglieros, camineros.. e chi più ne ha più ne strametta.. ma mi raccomando.. il thè sia caldo, per domani a colazione. Offro io.. te di ortica amaro e biscottazzi duri na petra al sapore di scorza di cranio.
Andiamo a noi..
L’esercizio della Tigre è una pratica dal retroterra millenario. Sotto cangianti vesti o mutamenti di dettaglio esiste da tempo immemorabile.
La sua origine è orientale. Ma la sua applicazione può essere (es è stata) praticamente ovunque.
Questo esercizio libera e canalizza le tensioni accumulate negli anni nel corpo. Tensioni che, col tempo, si cristallizzano quasi, come blocchi e rigidità, nei tessuti e nelle fasce muscolari. E’ come se le molte rabbie, angosce, “avviluppamenti di intestino”, colpi inaspettati, parole violente e che feriscono.. che ci sono venuti addosso, lasciassero un segno non solo a livello interiore ma anche nel nostro sistema biologio. Parlare di tensioni psico-fisiche allora esprime perfettamente il senso di quello che entra in gioco.
Ma è questo ma non solo questo. A volte è come una vibrazione più alta che non abbiamo mai suonato. Un pugno che non abbiamo mai dato. Un gesto che non abbiamo mai fatto. Un andare fuori righe che non ci siamo mai concessi, sempre così attenti a rispettare lo spartito.
A volte è un urlo..
Questo è un esercizio di liberazione.
Devi immaginare di essere una tigre. Sei alzato e bello eretto.
Cominci piano piano ad agitare le braccia davanti a te, con un fare ritmico, alzi una, la abbassi, e mentre si sta abbassando già l’altra  è alzata. E mentre le braccia si muovono le mani sono come grinfie, che lanciano zampate nell’aria. Mentre fai questo immagini di essere  davvero una tigre, che si muove, si agita, prende coraggio, vigore, mette in moto il suo Sacro Furore. Anche il viso è teso, concentrato, occhi fissi.
Tu immagini di essere una tigre.
Tu senti di essere una tigre.
Tu SEI una tigre.
I movimenti diventano sempre più rapidi, sempre più impetuosi. E’ una accellerazione lenta, ma progressiva. E man mano che alzi e abbassi le braccia; man mano che lanci le tue zampate.. immagini come se con quelle grinfie potenti di tigre frantumassi ostacoli, blocchi, rigidità, paure. Puoi anche vedere cose e situazioni, vicende del passato, momenti dolorosi, rospi inghiottiti, attimi di smarrimento, umiliazioni da parte di altri.
Ma stavolta il gioco è cambiato. Non sei indifeso, non sei alla mercé di nessuno, non subisci.
Ma sei la Tigre Possente che Scuote la Terra. Occhi di fuoco, fierezza indomita, ti muovi danzando e sdradicando ogni ostacolo. E allora puoi immaginare le ombre e i dolori, i blocchi e le catene passate e “vedere” come ogni zampata frantuma tutto.
Continui ad accellerare. Sempre più rapido. Sempre più impetuoso. Stai sudando. Il respiro è accellerato. Quando hai raggiunto il momento dello sforzo maggiore, della velocità più intensa… a un certo punto.. fai esplodere tutto con..
UN URLO FINALE.
Esatto. All’apice della “corsa” e della tensione… tendi il collo, spalanchi la bocca e lanci un urlo con tutta la forza che hai. Urli come non hai mai urlato in vita tua. Come un animale selvaggio nella ùforesta selvaggia. Un urlo primigenio, atavico, titanico, liberatorio.
E’ come se con quell’urlo cacciassi fuori secoli di rabbia, di rospi inghiottiti e di tensioni.
E’ come se sfidassi ogni limite.
Come se alzassi la testa come non l’hai mai alzata.
Come se gridassi al mondo che tu sei quello che sei, e nessuno potrà più legarti mani e piedi, nessuno potrà più farti stare in ginocchio, nessuno potrà più spegnerti.
E’ un urlo un pò folle, un urlo di sacro furore, un urlo di entusiasmo, un urlo di riaffermazione.
Naturalmente potreste trovarvi in un ambiente dove non è “opportuno” che lanciate tale urlo animalesco se non volete che pensino che siete completamente pazzi o che chiamino l’esercito.
Allora farete l’esercizio con modalità “ridotta”, o con modalità “silenziosa”.
Al momento dell’Urlo, cioè, contraete comunque il collo, spalancate la bocca.. manifestate il contegno di chi urla con tutto se stesso, ma fate uscire un suono ridotto, compatibile con l’ambiente; o non fate uscire alcun suono, se il contesto non lo permette (immaginate) che siete in una stanza e nelle altre ci siano altre persone.. non credo proprio che vorreste essere sentiti urlare.
Anche con modalità ridotta o silenziosa è assolutamente benefico.
Tuttavia, al posto vostro proverei almeno UNA volta a fare l’esercizio integrale. Ad andare in un luogo cioè dove nessuno può darvi noie o sentirvi; dove potete fare insomma quel che minchia vi pare… e là, provare, forse per la prima volta nella vostra vita, a lanciare un urlo da fare impallidire Tarzan. Un urlo con quanto fiato avete in gola. Urlo da far tremare le montagne.
Salutamos

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