Tag: tradimento
Oltre la Tavola dei Clientes
by Duncan on dic.12, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo
Cambiare seguendo il Cuore è come il seme che diventa quercia, la crescita che in te costringe a diventare te stessa o te stesso. Cambiare perché si crede fortemente a qualcosa, o perché non si può fare a meno di vivere in un certo modo.. è non smettere mai di dare altri frutti, non diventare mai un tronco sterile, ma carico, carico.. di una vita che si rinnova.
Cambiare invece solo per denaro, potere, convenienza… è tradimento…
Svendee se stessi, i propri sogni.. e anche chi si ha più caro per potere ottenere vantaggi, nicchie e cunicoli di lusso presso le tane dei potenti…è prostituzione.
C’è una Grande Tavola…
In questa Tavola al vertice c’è il Principe.. vicini a lui.. i feudatari.. più lontano i CLIENTES…
Appena fuori dalla Tavola.. per terra i Servi.. sui Servi cadono le briciole.. Di tanto in tanto il Principe fa fuori qualcuno dei Clientes e “promuove” qualcuno dei Servi tra i Clientes… quei Servi aspiravano ardentemente ad essere cooptati.. e alla fine qualcuno di loro fa il Salto..
e riceve coccarda e bavaglino.. promosso a Cane di Lusso…
Ma nessuno lì è libero…
Hai privilegi.. ma non diritti.. sei un cliente.. un mantenuto.. un parassita..
non un Uomo….
Nessuno è libero.. anche i feudatari.. persino il Principe è schiavo del suo Gioco e del suo Ruolo.
E poi c’è un’altra Tavola.. che ci portiamo dentro nell”’anima da Generazioni.. che alcuni hanno sempre portato con sé..
La Tavola di chi non è Clientes.. e non gliene importa una cippa di diventarlo.. di chi non sta a fare anticamera per anni come galoppino, claque o leccasedere per finalelmente essere elevato a cane di lusso.. e poi magari.. un girono feudatario e mercante dis chiavi..
C’è un’altra Tavola.. che non si vede spesso.. che è un pò clandestina.. ma esiste… esistono coloro che la portano dentro.. che non la tradiscono..
La Tavola di chi non vuole un ruolo o un posticino alla Tavola del Principe.. ma lo manda semplicemente a farsi f… non implora.. non vuole gioghi e frustini.. ha altri modi per eccitarsi che la sadomaso sottomissione…
La Tavola di chi non vuole campare come un parassita… di chi se ne sbatte di una vita di privilegi.. ma vuole una vita di Valore..
Di chi non è mantenuto….
ma è libero..
La Tavola degli Uomini Liberi..
Dove chi ha un Potere lo ha solo per Servire…
E io li vedo.. “vi” vedo.. scintille perse nella nebbie..
anime belle col sorriso infinito..
occhi grandi come il mare….
mi piace pensare di riconoscevi quando vi incontro..
che in qualche modo possiamo capirci, anche in tutte le nostre diversità..
che potremmo spartirci vini e pomodori.. per il solo piacere di farlo..
per il solo piacere di condividere..
E che potreste mostrami la faccia bella della Luna…
come si mostra un mistero appena sfocato, prima ancora che il giorno si ingravidi e poi esca, esca ancora..
Mi piace sapere che c’è sempre un falò dove puoi fermarti a raccontare storie bere una birra, e incontrare..
Mi piace sentire che c’è altro, c’è maledettamente altro…
Come quei banchi di scuola con su scritto.. Torneremo..
ma dove?.. ma quando?…
La Tavola degli Uomini liberi… le storie non dimenticate.. l’amore che cresce sugli alberi..
Seppure in incognito, il sangue non mente..
la storia neppure.. i lividi mai..
Ti vedo già a preparare tagliare il pane… altri portano la pasta.. qualcuno versa il vino..
Il resto è illusione…
SAMIZDAT
by Duncan on ago.12, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Improvvisamente nacque il samizdat. Nessuno sa come sia incominciato, nessuno sa come funzioni, eppure c’é, esiste e risponde alle reali esigenze del lettore… alla fine c’é sempre qualcuno che ritorna in sé e si scuote di dosso la maledizione del letargo. (Nadezda Mandel’stam)
Dopo la morte di Stalin, negli anni ’50 e ’60 l’Unione Sovietica fu percorsa da un fenomeno che ha qualcosa di unico in sé. La censura, ogni livello di censura, e su ogni territorio della vita e del sapere, era spietata.
E anche i libri erano rigorosamente filtrati, controllati, selezionati.
Ma, è troppo forte questa fame di sapere e di vita. Non potete mettere tutti in riga. Su, sull’attenti.. agli ordini Compagno Professore. Non potete togliere quella rabbia, quella fame smadica di sapere.
Quanti sono i pompieri del fuoco?… e ci furono…
Ci furono questi strani “Uomini Libro”…
Moltie persone a loro rischio e pericolo andavano a scovare i testi proibiti. Alcuni riuscivano ad andare all’estero.. e là arrivavano financo a imparare a memoria un libro. Perché i libri proibiti non potevi mica portarti con te.
ALCUNI ARRIVARONO A IMPARARE UN LIBRO A MEMORIA…
GLI UOMINI LIBRO… BRADBURY PARLO’ DI LORO.. GLI UOMINI LIBRO…
E poi giù su carta a scrivere.. e poi il libro circola.. carta carbone.. poche copie..
Libri clandestini. Spesso potevi tenerli una sola notte. E allora con gli amici intimi iniziava il Viaggio. Venite vi aspetto..stanotte è il Grande Spettacolo. Stanotte va in scena il Libro Proibito.
Ho visto carbonari madre, clandestini sotto i venti centimetri di neve di Stalingrad. Camminavo piano nella notte. I Kgb non perdona. La Lubianka è il pozzo senza fondo di chi alzò la testa al cielo e fu preso.
Ma ci sono uomini che ameranno anche sotto la tortura del cavallo dell’inquisizione.. e allora, potete davvero pensare di spegnere questa Scintilla..?
SPEGNILA.. SPEGNILA .. DICONO… O FRUSTA O ZUCCHERO.. O GULAG O SAZIETA’.. TERRORE O PLACIDO CONFORMISMO.. BRUCIARE I LIBRI.. O RENDERLI INDIFFERENTI..
SPEGNI.. SPEGNI LA SCINTILLA… DISTRUGGI IL SACRO MISTERO CHE E’ IN TE… gracchiano tiranni, battone, e i loro gendarmi e i loro servi.
E prendevano questi libri i fortunati.. a volte una sola notte. una sola notte… una sola notte di amore. Tutti gli amici. Qualcuno di loro tradirà? Alcune volte è accaduto. Pagano bene i traditori. I delatori hanno un posto di riguardo nella Santa Madre Russia no, Roskolnikov? E’ solo una questione di prezzo?
A volte in quella lunga notte.. neanche leggeva chi aveva il libro.. ma come un pazzo lo ricopiava. Era un libro proibito.
Come il Necronomicon di Lovecraft.. con la differenza che il Necronomico faceva diventare pazzi e era scritto da forze oscure, dice la leggendo.. questi davano vita alla parte migliore che c’è, la parte che non si piega mai. E allora su… fai l’alba per scrivere ragazzo..
Domani avrai anche tu una copia.. farai qualche copia in carta carbone… non ciclostile….. niente di troppo ufficiale o professionale. Veste dimessa. Meno si è appariscenti, meglio è.
E il Samizdat da impresa di pochi.. dilagò.. divenendo un autentico fenomeno collettivo.. un’alternativa colossale alla editoria pubblica, ai libri ammessi e tollerati dal grande Moloch, il GOSIZDAT, l’ediitoria di stato.
E state certi.. non abbiate alcun dubbio.. che tutti i più bei libri erano solo nel SAMIZDAT. Tutti i libri originali, estremi, coraggiosi, liberi.. li avreste trovati là.
Non ci fu verso di stroncare quest’onda. E ci fu un tempo, ho sentito dire da una persona, poche sere fa.. ci fu un tempo.. che quando qualcuno in Unione Sovietica ti diceva “hai un libro da darmi…?” Intedeva quasi sempe un LIBRO VEBRO.. un libro del SAMIZDAT.
Fammi ascoltare il tuo nome.. il nome dei camminatori pallidi..
SAMIZDAT.. Lo devo a qualcuno, a chi ha fatto rammentare di quest’epoca eroica nel tetro realismo sovietico. Un’epoca che pochi conoscono. Un’epoca e un’Epica del riscatto.
Sono sempre pochi quelli che salvano una generazione dal buio. Sono sempre pochi. Ma ci sono.
Bradbury e i suoi pompieri del fuoco. Bruciate i libri, dicono. I libri portano la pestilenza del pensiero. Passioni su carta che non potete sterilizzare. Bruciate i libri… Bradbury…
E molto prima di lui Inquisizioni.. roghi di libri.. Hitler e le camice brune.. cinesi, sovietici… e ovunque.
Anche ora.. bruciate i libri.
SAMIZDAT
Forza interiore tra le tenaglie di un cupo piombo cementificato cimiteriali.. Clandestini della speranza.
La Casa dei Coraggiosi non sarà mai vuota. Eterne promesse di un Rinascimento.
Il Rinascimento nasce , quando nasce, solo perché per anni, per decenni… pochi hanno messo in gioco se stessi per qualcosa di grande, rischiando la propria pelle, il proprio culo.. e diciamo anche le proprie palle.
Questi conservano il seme salvandalo per un tempo migliore.. “il tempo in cui il pensiero sarà libero” Orwell dixit.. in “1984″.
Vedete è la passione la chiave.
Quei pazzi che si andavano a imparare il libro a memoria, o lo ricopiavano in nottate insonni.. rischiavano il famigerato “trattamento”.. ma erano vivi.
Li potevi incontrare per le stradi Leningrad o le periferie moscovite.. e o negli sterminati territori suburbani e avevano la Fede negli occhi.
Vedete erano più vivi loro, perché aveva la Fede. Perché sentivano la pelle sfiorata dal rasoia. Paura, ma anche eccitazione, scoperta, lotta, Resistenza.
Erano più vivi loro di troppi di noi ad aria conzionata, stanchi già a vent’anni, pigri, sazi, comodi e sciatti.. con cellulare e iphone e il pensiero di quale locare beccare stasera.
Erano più vivi loro.. come sono più vivi tutti quelli che non stiracchiano la giornata come una pratica da accartocciare in magazzino.. tutti quelli che si cimentano.. che stanno su una corda tesa o si fanno tirare i piedi e le mani fino a sentire le ossa allungarsi.
Perché solamente quando dai tutti cominci a “vedere”.. e l’amore nasce se sei messo alla prova, se continui a cercare il tuo cuore pur sotto venti centimetri di neve.. se cerchi le sfide peggiori.. se stai a petto nudo d’inverno.
Anche adesso qualcuno ricopia libri sapete?
scrutate gli occhi della gente per strade, quacuno avrà un Demone al centro degli occhi, e due falò come iridi delle pupille. Qualcuno avrà una Fede. Qualcuno avrà un Segreto.
Ci sono ancora cantine dove la notte.. accade qualcosa…
Una Nuova Resisteza. Un Nuovo Rinscimento.
Conformismo, obbedienza, crassa sottomissione.. le vedi le tre lupe.. vogliono il tuo scalpo, il muscolo delle gambe, la pompa del cuore.
Abbiamo bisogno di una Rinascita Spirituale….
di te, che togli il cappello buono ed esci fuori dal metro quadro…
e vai in cerca di Nuovi Ribelli.
Mille luci si accendono.
Altri libri attendono…. Uomni Libro.. Anime Viaggianti..
Jack Viaggiante andò nei Territori per sgominare il Re Rosso.
E noi abbiamo intere nottate per dare onore alla vita…
E se tutto ciò vi sembra troppo.. almeno dite ancora una volta…
SAMIZDAT…
![]()
Vi lascio a un piccolo testo preso sul Web (tratto da questo sito che ringrazio.. http://berlicche.splinder.com/post/5936615/Samizdat/comment/14758952), di cui voglio anticipare un passaggio…
“I poeti e gli scrittori del samizdat furono spesso processati, incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e gulag, puniti, espulsi, uccisi, persero lavoro e posizione sociale.
Ma alla fine vinsero. Come disse Vladimir Bukovskij, <<E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai proprii figli: “Io ho fatto tutto quello che ho potuto.>>”
————————————————————————————————————
Forse molti, quando si parla di samizdat, non sanno a cosa questo termine si riferisce.
Samizdat in russo significa “edito in proprio“, e indica un fenomeno spontaneo che esplose in Unione Sovietica tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 del secolo scorso. In tale periodo, quello che era un processo selvaggio fece un salto qualitativo e divenne una sorta di istituzione alternativa. Fu il principale “strumento” (e quasi l’unico) che il nascente dissenso si diede per poter vivere a comunicare, al punto che talvolta è identificato con esso.
Il samizdat sovietico è stato un fenomeno unico nel suo genere. Riprodurre in proprio (a mano o con la macchina da scrivere, raramente col ciclostile) dei testi che la censura di stato non avrebbe mai fatto passare non era un’attività che riguardasse solo la letteratura, anzi, in esso confluirono all’inizio documenti di ogni genere, materiali segreti, proteste e appelli, versi, romanzi, saggi filosofici. Ma alla fine degli anni ’50 l’uso di riprodurre in proprio i testi e di diffonderli assunse una consapevolezza precisa e si diffuse a macchia d’olio.
Il meccanismo era semplice: l’autore scriveva il testo facendo alcune copie con la carta carbone, poi le distribuiva agli amici; se questi lo trovavano interessante lo distribuivano a loro volta raggiungendo così gli angoli più remoti del paese.
Nonostante la mancanza assoluta di guadagni e gli evidenti rischi, al samizdat non mancarono mai autori interessanti e diffusori pieni di abnegazione. Grazie al fatto di richiedere strumenti tecnici semplicissimi era l’unico mezzo praticabile in URSS per aggirare il monopolio statale sulla circolazione delle idee e delle informazioni.
I fascicoli del samizdat passavano rapidamente di mano in mano, e capitava di avere in lettura un testo per una sola notte, perchè la lista d’attesa era lunghissima. Allora il fortunato passava la notte in bianco, immerso nella lettura, e magari invitava gli amici a partecipare.
I poeti e gli scrittori del samizdat furono spesso processati, incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e gulag, puniti, espulsi, uccisi, persero lavoro e posizione sociale.
Ma alla fine vinsero. Come disse Vladimir Bukovskij, “E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai proprii figli: “Io ho fatto tutto quello che ho potuto.”.” (il vento va e poi ritorna)
Eros e Insegnamento
by Duncan on apr.02, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana

è molto bella e profonda. Leggetela.
E nel leggerla andate al di là di una idea settoriale e angusta di educazione. Andate anche al di là della stessa cononica visione dell’insegnamento. Per cercare nel Cuore la fiamma che tiene vivi.
In principio è il legame. La corda che connette corpi e anime per un percorso che è un antidodo al tradimento.
Tradimento di speranze, passioni, anche illusioni che è costantemente in opera in una società orfana del pensiero, del pensiero coniugato all’anima, dell’anime che si fa penetrare accogliendo il frutto spermatico dell’eiaculazione, e nel godimento generare. Ogni generazione è un atto di amore.
O meglio.. ogni generazione che merita di restare, oltre le spirali del tempo.
Da me a te, la trasmissione continua. Tradimento è l’arroganza stitica dei taccagni che tengono tutto in saccoccia, per non condividere, e tenendo muiono. Tradimento è non avere fame e non avere sete. E’ farsi trascinare da una corrente limacciosa che ti fa sentire sazio, senza neanche aver sentito i petardi ai testicoli, e le erbe bruciate sul culo. E’ lo stravaccarsi al fato di un quotidiano già scritto, dove al sudore si alterna il sonno e il divano, la noia e il gioco a tressette. Tradimento è non cercare, non appassionarsi. Non alzarsi ogni giorno illuminati dalla Maestà del mondo.
Tradimento è l’abdicazione. TRADIMENTO E’ ABDICAZIONE. E’ la scelta facile che non porta rischi, è il compiacere peloso che non è mai dare, ma scarabocchio della deriva. E’ una mondo orfano di Maestri. Un mondo orfano di persone che hanno il coraggio di accendere la Fiaccola e di guidare. E anche dell’umiltà di farsi accendere.
Nessuna fase lapidaria è mai del tutto realte. Già mentre dico orfano.. so che non è veramente così. Ma so che la forza di una espressione sta nell’urlo e nel fuoco, nell’immagine vividamente dipinta che spinge all’interrogamento, che sprona all’azione. Il breve shock della dissonanza porta a rammentare ciò che si puà essere.
Non sempre è importante dire tutta la verità. Ma sempre è importante resistere al Tradimento.
Di insegnamento parla il testo che leggerete. Ma in una modalità insolita e fuori moda.
Come estrinsecazione dell’Eros. Atto di manifestazione dell’amore, dove due esistenze si imbattono sulla medesima strada. E allora nasce la visione di un sogno comune. Due corpi costruiscono un dipinto. Due anime scelgono di sceglieri. Vedrò nei tuoi occhi quanto di più alto un essere umano può diventare e darò tutto quello che posso dare. O,dall’altro lato, riconoscerò in te colui che come pietra focaia accende il carbone che è già in me.
E tutto l’apparato di norme, regole, programmi, istituzioni, regolamenti ossessivi, eruditi nozionismi, pagelle, professori annoiati, studenti passivi e distratti.. tutto il Circo Barnum dell’educazione somministrata burocraticamente.. per un attimo sarà dimenticato davanti al Nutrimento che da te viene a me, e da me viene a me.. davanti al vino versato e al pane spezzato.
Non siamo abituati a risollevarci dalla mediocrità imperante, da quella suprema forma di sottomissione che è il conformismo. Nei giorni che si avventano uno sull’altro difendiamo fortini ridotti all’essenziale di una sopravvivenza pericolante. Nel lottare siamo tristi, perché non conosciamo il sapore di CREDERE.
Ogni battaglia sembra ridotta al piccolo cabotaggio. Alla divisione di risorse mai sufficienti, sempre più insufficienti.
E quindi non siamo abituati a intendere l’insegnamento come atto d’amore. Non siamo abituati alla follia che libera. Alla luce che acceca. Al Retaggio che di mano in mano continua a scuoterti da ogni rassegnazione. Perché la Musica continua anche nelle epoche più buie.
Banchi devono essere rovesciati e parole d’ordine abolite mentre di nuovo la Passione entra nel sangue, nelle viscere, nelle vene. Poter vedere in te un’opera d’arte e sentirmi chiamato a dare tutto quello che posso dare, per lasciare una traccia di Sogno e Splendore in una vita che è sempre troppo bella per rendere sazi..
segnare il punto oltre gli stitici appelli alla noia..
regalare un Sogno,
donare se stessi,
Eros anche nel muovere le mani mentre ti insegno a far volare un’aquilone,
mentre mi insegni a trovare la candela accesa nell’ombra..
Forse è anche questa l’essenza dell’insegnamento.
Vi lascio al brano…
————————–————————–————————
DA IL CODICE DELL’ANIMA
di James Hillmann
Possiamo osservare il cuore dell’insegnare in azione in tre esempi tratti dalle biografie di scrittori distinti. James Baldwin il romanziere e saggista americano, ricorda: ” un edificio scolastico… terribile, antico; scuro, cupo e a volte pauroso. In una classe di cinquanta bambini, per lo più neri, un’insegnante Orilla Miller – una giovane insegnante di scuola bianca, una donna bellissima… che amavo… in modo assoluto, dell’amore di un bambino”, riconobbe una qualità in questo bambino nero di dieci anni. “La giovane donna del Midwest era sorpresa dalla vivezza d’ingegno di questo bambino dei bassifondi”. Scoprirono un interesse comune in Dickens; lo leggevano entrambi ed erano ansiosi di scambiare opinioni. Anni più tardi, dopo essere diventato famoso, Baldwin scrisse alla sua vecchia insegnante, chiedendo una fotografia. “Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”.
Un altro resoconto; questo di Elias Kazan, lo straordinario regista cinematografico: “Quando avevo dodici anni ebbi un colpo di fortuna, l’incontro con la mia insegnante dell’ottavo grado, Miss Shank influenzò il corso della mia vita… Mi prese in simpatia… fu lei a dirmi che avevo dei begli occhi marroni. Venticinque anni più tardi, mi scrisse una lettera. ‘Quando avevi solo dodici anni’ scrisse ‘la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua testa e la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto. Pensai alle grandi possibilità che erano nel tuo sviluppo e …’. Miss Shank si avviò sollecitamente a sottrarmi alla tradizione della nostra gente riguardo al figlio maggiore e a indirizzarmi verso… le discipline classiche”.
Un terzo esmpio è quello di Truman Capote, un tipico “bambino difficile”, che faceva tutto quello che poteva per disturbare la classe e provocare i suoi insegnanti. Ma incontrò la simpatia della sua insegnante di scuola media, Miss Wood. Condividevano un interesse per Ibsen. Miss Wood invitò spesso il giovane Capote a cena, lo favoriva in classe e incoraggiava i suoi colleghi a fare altrettanto.
“Mi prese in simpatia” ha detto Kazan; ” Ho tenuto il tuo volto nella mia mente per molti anni”, ha detto Baldwin; Miss Wood invitava Capote a casa per mangiare insieme e gli forniva ciò che desiderava in classe. Miss Shank “mi disse che avevo dei begli occhi marroni”, ha detto Kazan. Queste schizzi ci dicono che c’è un modo di valutare indipendente dagli esami. L’insegnare vede con l’occhio del cuore. Noi non crediamo più in questa specie di visione: “…la luce cadeva dalla finestra attraverso la tua fisionomia e illuminava l’espressione del tuo volto”. Ma al giorno d’oggi, forse specialmente negli Stati Uniti, vediamo solo con l’occhio dei genitali. L’attrazione che ha appassionato questi allievi e questi maestri oggi sarebbe seduzione, manipolazione, persino abuso. Agli insegnanti è consentito di essere chiamati dalla bellezza; l’educazione permette che l’eros si risvegli?
Ma se dovesse risvegliarsi, allora l’eros non corromperebbe l’obiettività e l’eguaglianza?
Può darsi che proprio qui risieda la ragione più profonda dei computers all’interno dell’aula: essi sono completamente imparziali. Non c’è eros nel programma.
Niente eros neppure nell’accademia – una mancanza comune in istituzioni di istruzione superiore. I professori non ascoltano le lezioni degli altri, leggono i saggi degli altri. Borsisti e ricercatori non amano l’amministrazione; gli amministratori non amano i professori. Il personale è “di una classe più bassa”, persino al di sotto degli studenti. Gli studenti mettono in contatto i loro cuori affamati con la loro sete di conoscenza che sarà mandata via dalle vane preoccupazioni della facoltà, loro stesse in cerca di amore. La trappola sessuale diviene l’unico accesso all’eros nell’università.
Gli esempi di Baldwin, Capote e Kazan rivelano qualcosa di particolare riguardo all’eros dell’insegnare. Ciò che fece riunire le coppie, la reciproca attrazione, fu una visione comune. L’amore fiorì perché condividevano una fantasia. Per Baldwin e Miss Miller, Dickens; per Capote e Miss Wood, Ibsen e Undset; per Kazan, la visione di un futuro umanista. Essi percepirono la bellezza l’uno nell’altra e permisero la vicinanza. (Capote veniva a casa per cena; Miss Shank studiava il volto e gli occhi di Kazan; Miss Miller dava a Baldwin il suo tempo privato). Quando l’eros è represso cade in un’intimità clandestina. Pure impariamo attraverso la vicinanza – osservando le mani del maestro al lavoro, ascoltando le inflessioni vocali, contagiati dalla gioia del compito. Uno degli studenti di Socrate dice (Teagete 127 Bff): ” Ho fatto progressi ogni volta che ero insieme a te… e sono progredito più rapidamente e profondamente quando mi sono seduto vicino, accanto a te e ti ho toccato”. Mentre per l’educazione nello stesso passaggio (128B) Socrate dice: ” Non so niente di questo raffinato sapere dei Sofisti; io ho soltanto un piccolo corpo di sapere: la natura dell’amore (tà erotika)”.
E’ importante mantenere distinte nella mente le molte specie di eros. I filosofi della Chiesa potrebbero elencare una quarantina di specie di relazioni amorose, come i soldati in armi, i compagni in un viaggio, le suore in un ordine, il servo e il padrone, fratelli e sorelle, e naturalmente madri e figli, mariti e mogli. Ciò che in particolare il mentore divide con il suo o la sua protetta è un amore nato da una fantasia comune. La loro dedizione non è tanto per ciascuno come amanti quanto – in questi casi di scrittori – per la lingua inglese. I loro demoni sono in armonia, ciascuno aiuta l’altro a soddisfarsi. Insegnare e imparare sono necessari l’uno all’altro e, come Hansel e Gretel si salvano l’uno con l’altro. Così l’insegnante non è un genitore sostitutivo che procura allo studente i soldi per il pranzo e scarpe nuove. Miss Miller e Miss Wood e Miss Shank nutrivano le anime degli studenti e mettevano il fuoco nei loro spiriti.
Come fiori rossi sull’asfalto di Tienanmen
by Duncan on ott.16, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana

Ma Jian è il genere di scrittore che per la Cina non dovrebbe esistere. Che nella nuova Grandeur revanchista è come polvere negli occhi. Un pò come quei piccoli insetti che mandano in paranoia un elefante.
Ha una caratterisca non troppo apprezzata dall’apparato che da sempre è come una cappa di piombo calata senza feritoie e senza bombole d’ossigeno sulla Cina. E’ interiormente libero. E scrive la sua libertà.
Nato nel 1953 ha svolto ogni sorta di mestieri, da riparatore di orologi e pittore di poster. Ma nel 1983 abbandona il lavoro e viaggia per tre anni attraverso la Cina. Una esperienza che lo portò a scrivere il libro “Polvere Rossa” e nel 1987 darà vita alla raccolta di racconti sul Tibet “Tira fuori la lingua”. Libro che comporterà la condanna pubblica de governo cinese, la messa al bando delle sue opere, e la necessità di espatriare.
Lui c’era a Tienman in quel momento in cui per la prima volta dei cinesi alzarono la testa contro il potere.
Erano pochi, ma coi loro gesti riscattarono la vigliaccheria e la paura di molti, tempi immemorabili di schiene piegate e di vite ranicchiate. Finirono nel sangue, ma diventarono mito. Un mito sempre temuto. E quindi cancellato, annichillito, consegnato al vuoto ancestrale dell’oblio.
“Dimentica” dice sempre il Potere.. “perché nella dimenticanza io prospero”.
Istantanee.
La nostra vita sono istantanee scolpite a tinte forti nel tempo, quadri e foto appesi sul muro.
Lo siamo stati anche noi. E poi siamo stati altro. E altro saremo.
Completamente perduti o ritrovati. C’è un filo, c’è un filo che lega i nostri infiniti presenti Mia Signora?
Istantanee.
I volti di quello che siamo ci condannano all’Onore. Ad essere fedeli o a tradire.
La scritta sul muro, il pugno alzato, la voce che attraversa il deserto.
Alcuni dimenticano. Altri continuano.
I nostri occhi e il nostro tempo, i volti nelle foto staranno lì a incendiarsi e a farci l’unica domanda che, in fin dei conti, veramente conta. più che una domanda.. una richiesta imperiosa..
DIMMI CHI SEI!
C’è stato anche lui a Tienanmen,, Ma Jian. La differenza… la differenza è che lui c’è ancora.
E che gli altri.. quasi tutti gli altri hanno tradito. Le ali hanno un modo tutto loro di piegarsi, pezzo a pezzo, accumulando la polvere, consumando divani, conti in banca ed appoggi. C’è una nicchia per tutti nel paese di Mangiafuoco.
Ma Jian scattò delle foto (e alte se le procurò). Le troverete su internet se volete.
Istantanee. In una di queste ci sono tutti i maggiori scrittori cinesi giovani (giovani in quell’epoca).
Adesso esistono ancora, come corpo, carne, vene, cartilagine e strutture neuronali.
Il loro complessivo sistema organico biopsicofisico esiste ancora. Ma, in un certo senso, sono morti.
Quest’anno alla fiera del libro a Francoforte l’ospite d’onore è la Cina. Ed arriva sovraccarica di quella pseudo prosopopea “imperiale” con la quale ama piazzarsi all’esterno, come il nuovo astro emergente del tempo che verrà. Con quell’autoincensarti che è tipico dei periodi letargici e bovini della storia. E slogan come “tra tradizione e modernità” che cercano di intruppare tutto nel comune servizio al Grande Sogno Cinese. Ci sarà una delegazione in pompa magna con oltre duecento persone tra scrittori e studiosi dell’Accademia delle Scienze sociali. Tutti con la loro bella tessera del Partito Comunista Moloch.
Tutti revisionati, ripuliti, approvati e corretti.
Molti che sudano 107 camice da anni per cancellare il loro passato, così ingombrante. E ne hanno consumato di gomme a fura di stricare sui fogli di carta e non lasciare neanche, dell’inchiostro, l’ombra.
Ma troveranno qualcuno che volentieri eviterebbero. Qualcuno che era con loro. Qualcuno che non ha dimenticato.
Qualcuno che non si è venduto. Qualcuno che non ha tradito.
<<In quei giorni molti di loro sfilavano insieme a noi studenti. Nelle
foto si vedono i loro volti, e quando sarò a Francoforte per la Fiera
del libro li chiamerò per nome e domanderò dove sono finiti i loro
slogan per la libertà.>>
Qualcuno c’è sempre a rompere i quadri troppo perfetti, a steccare nel coro. A ricordarci che la maturità non è solo un cimitero dei sogni. Che possiamo non tradire il meglio di quello che siamo e il meglio di quello che siamo stati. Che crescere non è inevitabilmente un declino.
Che a volte i sogni non muoiono.. come i fiori rossi sull’asfalto di Tienanmen.

Gli Uomini sono fatti così
by Duncan on ott.06, 2009, under Ispirazione, Resistenza umana

Questo testo lo devo a una ragazza speciale, Monica, che lo ha trascritto da un libro di Oriana Fallaci e me lo ha inviato dopo averlo battuto su pc, nei momenti di buca che ha avuto negli ultimi giorni. Monica è una di quelle persone capaci davvero di dare, di condividere. Capace di spezzare il pane e di versare il vino.
Queste pagine ti entrano nell’anima per non uscirne più. Se siete uomini non spaventatevi al nome della Fallaci. Se anche non l’avete mai amata, smentite la pigrizia che ci mantiene sempre nel nostro recinto e leggete lo stesso. Leggete, soprattutto se non l’avete mai amata. Leggete come solo le viscere e l’anima sanno leggere.
[..]
La trovai e la pagai: con le tre cicatrici che ora mi porto addosso. Replicherai: cosa sono tre cicatrici? Poco, d’accordo, pochissimo, ed annuisco se aggiungi che fanno parte del mestiere: quando vai dove sparano, il minimo che ti possa capitarti è d’essere prima o poi sparato. Però vedi, se io non ce le avessi, queste tre cicatrici, mi sentirei infinitamente più povera. Perché mi domanderei ancora a cosa serve nascere a cosa serve morire, e la morte di tutti gli uomini che ho visto morire per mano degli uomini mi sarebbe inutile,e me ne starei come una lucertola al sole, indifferente immobile intenta solo a sbadigliare sulla mia letargia. Me ne stavo così prima di assistere alla strage di Erode,prima del mio terremoto. Sicchè fammi raccontare che accadde quel mercoledì 2 ottobre 1968 e la risposta che ricavai.[…]
Dicevano: costano miliardi le dannate Olimpiadi,ed è vergognoso spendere i miliardi nelle Olimpiadi quando il popolo muore di fame. Gli studenti al Messico,sai, non sono come gli studenti italiani francesi inglesi americani. Non hanno la fuoriserie, non hanno le camicie di trina, specialmente al Politecnico sono figli di contadini, di operai e magari sono operai a loro volta. Ma torniamo alla piazza. Che era fatta a rettangolo. E da una parte questo rettangolo era limitato da un cavalcavia,dall’altra si concludeva una scalinata in cui i gradini scendevano verso un grande edificio che si chiamava Chihuahua. Il Chihuahua quindi dominava tutto e da esso vedevi la chiesa spagnola con le rovine azteche a sinistra, i grattacieli a destra, il cavalcavia in fondo, e la scalinata sotto ogni piano del Chihuahua aveva un balcone lungo 10 metri e largo 5, con una balaustra alta circa un metro e un’ apertura circa tre: le misure sono indispensabili per capire come ci spararono dall’elicottero. Ai balconi si accedeva per le scale a destra e a sinistra, oppure dagli ascensori le cui porte si aprivano sulla parete lunga; le porte degli appartamenti a privano invece sulle due pareti brevi, mi spiego? erano balconi molto comodi, ampi, contenevaano anche 50 persone e per arringare la folla eran perfetti.
E io avevo chiesto ma cosa vuol dire, e loro mi avevan risposto: non vuol dire niente, sono le nostre canzoni, sono canzoni da bambini. Perché in fondo quegli studenti, quei terribili studenti che mettevano in pericolo le Olimpiadi e il prestigio del governo messicano, eran bambini. A me infatti erano piaciuti perché eran bambini con l’entusiasmo dei bambini, e ci avevo fatto amicizia. Il mio primo amico era stato Mosè che era un ferroviere iscritto al Politecnico, piccino, timido, brutto, con una camicia sfilacciata e una giacca tutta rammendi. Lo incantava il fatto che fossi stata in Vietnam e mi diceva : “miss Oriana, vietcong very brave, eh? Molto coraggiosi, eh?”. Il mio secondo amico era stato Angelo che ra uno studente di matematica e fisica, invaghito dei Beatles e di Mao, con un visuccio triste da Savonarola. E poi Maribilla che era una ragazza di 18 anni,abbastanza graziosa se non fosse stato per il labbro leporino che le sciupava la faccia, due occhietti dolci ed allegri, una gran voglia di vivere. E poi Socrate che era un giovanottone coi baffi, i lineamenti di Emiliano Zapata, l’ardore del rivoluzionario disposto al sacrificio. E infine Guevara che era un laureando in filosofia,silenzioso e duro. E avevo pensato a ciascuno di loro quando quel mercoledì mattina ero stata ad intervistare il generale Queto, capo della polizia, e costui m’aveva detto che noi giornalisti si esagera sempre “non pasa nada, querida, nada, tutte menzogne, nessuno spara sugli studenti, che tengano pure il loro comizio, gli ho dato il permesso”. Capisci, gli aveva dato il permesso e ripeteva no pasa nada, non succede nulla, e i suoi ordini erano già stati impartiti: sparare.
mischiarsi nei comizi, e molte donne dell’ Associazione Madri Studenti Caduti, e un gruppo di ferrovieri e un gruppo di elettricisti giunti in segno di solidarietà: coi cartelli “nos ferrocarrilleros apoyamos al movimento estudiantil” “las aulas non son cuertelas” “gobierno dos crimine y dictatura”. S’eran messi quasi ai bordi della scalinata, dignitosi,composti e Mosè li fissava con angoscia perché era stato lui a chiedere di venire.
Restate calmi. Dimostrategli che la nostra vuol essere una manifestazione pacifica. Restate calmi. Compagni…non andremo al casco
santo thomas. Quando questo comizio sarà concluso, disperdetevi con calma e tornate alle vostre case..
Calma! Calma!
“Uberto! Che ti hanno fatto, Ubertooo!”. E gli sparavano alla schiena e lo tagliarono in due.
mentre scappava. Le scaricarono addosso tre colpi. E lei cadde esclamando “porque?” ed essi le spararono ancora una volta, nel cuore, e lei non parlò più.
Col loro stesso scrupolo, la loro stessa ferocia. E né lui e né quei figli del popolo dimenticarono mai di mirare dritto, di sparare in aria per esempio. Un primo obice colpì in pieno l’appartamento sopradi noi. Un secondo obice colpì il piano di sotto, una raffica di mitraglia pesante tagliò molte finestre,e ora anche l’elicottero s’era messo a sparare con la mitraglia. Le pallottole si conficcavano tutte nel muro dell’ascensore,però sempre più verso il pavimento, e mi ci volle qualche secondo per capire che l’obiettivo eravamo proprio noi del terzo piano, che dirigendo i colpi dentro l’apertura del balcone miravano proprio a noi che credevano i capi degli studenti. Lo compresero anche i poliziotti. E malgrado essi fossero in una posizione di gran privilegio perché i colpi venivano diagonalmente al muricciolo sotto cui eran nascosti, li assalì un terrore isterico e si misero a gridare, a gridare..”no tiren! No tiren!”
“ooooh!”. Come un rantolo. E girai lo sguardo e vidi il ragazzo col pullover candido che non era più candido,era tutto rosso davanti, e il ragazzo faceva il gesto di sollevarsi ma dalla bocca gli usciva una ventata di sangue, e si abbattè con la faccia nel sangue. E poi tocco a quello coi riccioli neri. La pallottola lo prese direttamente nel cuore perché s’era mosso appoggiandosi sul gomito destro, e disse:
“ma..” poi andò subito giù. Poi toccò ad una donna distesa là in fondo. Credo che fosse una donna dell’appartamento 306, era uscita di casa per veder cosa accadesse e i poliziotti non le avevan permesso di rientrare. Fu colpita ai polmoni. Poi toccò a Mosè che fu preso al collo e alle mani ma restò solo ferito. E poi toccò a me che attendevo in fondo al pozzo della mia verità, quel pozzo sempre sfiorato e mai toccato con tutte e due le mani, sempre intravisto e sempre perduto. Durò quasi mezz’ora l’attesa. Quella lunga attesa nella certezza che non ce la farai,che stai vivendo gli ultimi attimi della tua vita. Dopo mi chiesero: cosa provavi, puoi dirlo? Si , posso dirlo. Provavo una gran rassegnazione.
Ma non una rassegnazione immobile: una rassegnazione fatta di pensieri da cui nascevano altri pensieri come in un gioco di specchi, all’infinito, sicchè a forza di guardar negli specchi ritrovai ciò che avevo perduto. L’amore per gli uomini. È assurdo lo so, ritrovarlo proprio nel momento in cui gli uomini non sono più uomini ed accetti l’idea di finire. Ma questo è ciò che accadde, e puoi riderci quanto ti pare, scuoter la testa quanto ti pare, accadde veramente così, me ne ricordo benissimo, e lo ritrovai questo amore dimenticato respinto, lo ritrovai proprio giù in fondo al pozzo, mentre pensavo dunque di morire ammazzati è così, non è giusto ed illogico, morire di vecchiaia è giusto, morire di malattia è logico, morire così è illogico, ma cosa posso farci, nulla, vorrei solo che mia madre non ne soffrisse troppo, con quel male al cuore morirebbe a sua volta, speriamo che lo sappia bene, in modo non brutale, speriamo che dica era destino, se la cavò alla guerra per trovarsi sopra quel balcone. La guerra. Mi hai dato la definizione della guerra, Francois, un gioco per divertire i generali, e anche la sua formula, piantare pezzetti di ferro nella carne dell’uomo, ma questa non è guerra e ti piantano addosso i pezzetto di ferro, riecco l’elicottero, come scoppietta abbassandosi, i vietcong dovevan sentirsi così quel giorno a DaK To, quando ci abbassavamo su loro e perdevamo i limoni, e quel giorno con l’A37, gli uomini sono pazzi. Se bevi il brodo con la forchetta dicono subito che sei pazzo e ti portano al manicomio, se massacri migliaia di persone così non dicono nulla e non ti portano in nessun manicomio, qui bisognerebbe fare qualcosa, impedirlo,chissà quante creature sono morte là sotto, ma allora hanno ragione i vietcong, è necessario battersi, anche al costo di commettere errori, di sacrificare innocenti come Ignacio Eczurra e Biech e Piggott e Laramy e Cantwell e gli altri, è il prezzo del sogno,ecco, ha sparato, però stavolta ci ha mancato, chi ha ammazzato al posto nostro, povere creature, ma come facevo a non amare gli uomini, questi uomini sempre maltrattati, sempre insultati, sempre crocefissi, ma come facevo ad ire che è tutto inutile e a cosa serve nascere a cosa serve morire? Serve ad essere uomini anziché alberi o pesci, serve a cercare il giusto perché il giusto esiste, se non esiste bisogna farlo esistere, e allora l’importante non è morire, è morire dalla parte giusta, e io muoio dalla parte giusta perdio, accanto a Mosè che è sempre stato povero e maltrattato e insultato e crocefisso, non accanto a un poliziotto col guanto bianco, un vietcong deve pensare così quando l’elicottero torna e si abbassa, guardalo torna, si abbassa, e se pregassi dio? Macchè Dio, Dio l’abbiamo inventato, Dio no che non esiste, se esiste e si occupasse di noi non permetterebbe tali macelli, non lascerebbe ammazzare il ragazzo col pullover bianco, il ragazzo coi riccioli neri, la donna dell’ appartamento 306, il bambino che invocava Uberto e Uberto, sicchè non a Dio bisogna rivolgersi ma agli uomini, e bisogna difenderli, e bisogna combattere per loro perché loro non sono inventati ed avevi ragione tu, Francois, è come dicesti tu, Francois: per essere uomo a volte bisogna morire.
Ma il poliziotto con la rivoltella ripetè: “detenidos, silencio!” e puntò meglio la rivoltella e mi chetai. E restai lì con i miei tre coltelli, il dolore che andava e veniva ad ondate, insieme a un gran sonno, a momenti mi sembrava di dormire in un letto dove mi svegliavo per uno scoppio improvviso ma subito mi riaddormentavo di nuovo, e nel sonno c’era la voce di Mosè che piangeva “Miss Oriana, oh! Miss Oriana!”. E un’altra voce che diceva:”por favor!esta mujer es grave, se muere!”. Chi era la donna che moriva? Perché moriva? E perche Mosè piangeva, per chi? Per se stesso o per me? Se mi portavano via, agguantavo Mosè e lo portavo via con me. Dovevo salvare Mosè..
E Socrate che era stato arrestato assieme a Guevara e a duemila altriparlò. E denunciò i suoi compagni, i suoi amici. Perché gli uomini sono fatti così.
