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Sud, Camus, Onore e Fedeltà
by Duncan on feb.11, 2011, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo
SUD, CAMUS, ONORE, FEDELTÀ
“Se un ragazzo ha conosciuto una ricchezza per godere della quale non era necessario avere del denaro, se la bellezza lo ha aspettato ad ogni angolo di ogni strada senza chiedere mercede, allora egli è libero per sempre dall’universo claustrofobico dell’accumulazione delle ricchezze private”
(Franco Cassano Il pensiero meridiano)
Se sei stato nutrito da vera Ricchezza, puoi essere immunizzato dal potere delle cose, dal mercato delle vacche. C’è una ricchezza profonda prima che può esserti insegnata e che ti aiuterà a non essere il cane imbastardito e con le orecchie mozze gettato a lanciarsi per mordere e uccidere a sangue nelle lotte clandestine tra cani. Se hai potuto godere di ricchezza, bellezza e amore senza dover sborsare denaro, vendere o farti vendere, tradire o prostituirti… se sei stato colmato dalla ricchezza di terra e mare, abbracci e calore, sviluppi una generosità che contraddice gli ingranaggi dello spirito del tempo. Non sei un piccolo io claustrofobico, un ego rancoroso pieno di pretese e rabbia. Sei libero dall’invidia e dal rancore. Questo passaggio possiamo estenderlo oltre l’essere stato educato, finanche all’essere stato “diseducato”, fino alla possibilità di un percorso per apprendere a ritornare umani. E allora, anche se si è stati intossicati dalla opacità delle cose e dal loro Dominium, anche se ogni rapporto è stato sotto il battito incestuoso della reificazione, anche allora puoi riappropriarti di una Ricchezza antica e profonda che nessuno può sottrarti. Una Ricchezza che ti libera dall’ansia e dalla bramosia di servilismo. Sì, c’è una colossale CUPIDIGIA DI SERVILISMO. Fanno nascere l’istinto famelico verso ogni forma di compromesso e sottomissione, ricordando che anche essere “cani di lusso” è una forma di sottomissione. Puoi riappropriarti di una Ricchezza che ti libera dall’odio verso tutto ciò che è altro-da-te e, in quanto tale, degno di odio e di disprezzo perché potenziale concorrente nella spartizione della torta. Una ricchezza che si nutre di apprezzamento, rispetto, generosità, coraggio.
Nel testo da cui è tratta la citazione iniziale, “Il pensiero meridiano”, Franco Cassano, riprendendo Camus, traccia una capitale distinzione tra Rivolta e Rivoluzione. Rivolta in questo senso umanistico non è semplice opposizione. Non è pura distruzione dell’ordine presente. Non è solo furore distruttivo. La rivolta che storicamente è insorgenza contro l’ordine attuale delle cose, tante, troppe volte si è mutata in opposizione spietata, disperata; in nichilismo distruttivo. Combattendo cioè il Senso attuale del Dominio si è rifugiata nel Non-Senso. E spesso ha lasciato reduci, desolati, frustrati e arrabbiati a sopravviverle. Qui la Rivolta non mira solo a una libertà dal potere presente, a uno spezzare i vincoli, a un sovvertimento dello stato di cose. Ma oltre, dietro e in fondo a questo, c’è un Giardino che cresce nel Deserto. La Rivolta è anche aspirazione a una Fedeltà più alta. Il male è combattuto avendo nel cuore una più sublime visione dell’Essere e della Creazione, dell’Uomo e del legame-tra-gli-uomini. Questa più alta fedeltà ti salva dal Nichilismo. Con questa più alta aspirazione la Rivolta può essere salvata dal cinismo e dalla delusione. Perché il Potere è combattuto amando il Mondo, e consacrandosi alla sua Bellezza. Combatti l’Ordine del Dominio perché hai un altro Ordine nel Cuore, e non un caos distruttivo, reattivo e impotente. La differenza, se volete, è tutta qua. Molti hanno sempre combattuto avendo un nemico da abbattere, ma niente de edificare. Senza un altro Ordine per cui spendersi, qualcosa in cui credere.
Lo scopo di questi movimenti concentrici e centripeti, di questo passaparola di verità o di menzogne
dal sapore leggero come mandorle tostate. Di tutti noi che crediamo nella ribellione dello spirito… Lo scopo che ci accende il cuore e ci libera la mente. Lo scopo che ci fa sorvolare i burroni, fino a scricchiolare sullo rocce. E ci spinge verso cantonate. Lo scopo di voi, pianisti sull’oceano, poeti muti che urlate, e che ancora non riconoscete la vostra voce e ancora bussate alla porta di casa vostra, e portate la musica sul petto, come le sette stelle dell’Orsa Maggiore. La Scuola di Hokuto, le sette stelle dell’Orsa, l’airone di Nanto. Lo scopo di tutti quelli che riempiono pagine e pagine, o recitano al freddo in teatri di periferia, o accendono segnali di fumo che qualcuno leggerà. Lo scopo di tutti noi, piccolo popolo disperso, razza nomade, padri di diecimila figli, e lattanti di prosperosi seni. Lo scopo di tutte queste canaglie dal volto umano, romanzi viventi, seduttori della notte, monaci rinnegati, camminatori scalzi, visi pallidi e lingue rosse… Lo scopo di ogni ricerca, delle più violente invettive, della indignazione carnale o dei sogni sulle vette, non è mai il nichilismo, la desolazione… ma una fedeltà più alta.
Nell’oscurità la Rivolta autentica porta i fiori, “vede” i fiori. In ciò che è oggetto di disprezzo e irrisione da parte dei profeti del già vissuto e delle grasse battone del pasto-caldo-predigerito-e-premasticato, essa vede invece i bagliori clandestini scampati alla notte, le voci degli eroi del tempo antico trasformatesi in farfalle per sopravvivere clandestine al tempo. Essa in quei “fiori” vede i rifugi di montagna, le botole sotto casa che portano a Zion, i libri sfuggiti ai roghi del Grande Inquisitore. In quei “fiori” essa vede la carne di chi ha dimenticato di imparare a dimenticare, l’incanto che ancora resiste nel mondo, avvinghiato insaziabile alle querce come amante in calore, respirato in ogni alba nelle anime di “coloro che credono”. E ancora, e ancora… in questi “fiori” essa vede brevi squarci, immagini, promesse di ciò che il mondo potrebbe essere. Certe frasi sono scritte in stato di grazia, e illuminano interi sistemi solari.
Ed è bello come Camus, e Cassano con lui, rivalutano antiche parole, strappandole ai recinti e restituendocele rinnovate. E allora per una volta possiamo permetterci di parlare di Onore, un altro onore. Onore di essere Uomini e di comportarsi da Uomini. Onore come spinta a guardare in su e a chiedere a se stessi di dare il meglio di sé. Onore in tal senso è di chi fa propria l’antica massima… “Esigi da te stesso molto più di quanto chiunque altro possa mai aspettarsi da te.” E allora Riscoperta, Rivolta, Fedeltà, Onore si intrecciano in chi sprofonda nella palude… Nella capacità di essere “radicali”, di sentire il senso della chiamata verso l’impossibile che ti incendia il Cuore… E che dice:
Difendi l’indifendibile.
Parla quando tutti taceranno.
Stai in piedi quando tutti si accomoderanno.
Anche se non conviene, anche se c’è tutto da perdere, anche se la tempesta è prossima all’orizzonte.
Anche se verrai deriso, se sarai lasciato solo, se subirai la gogna…
Non retrocedere.
Questo è il più alto onore.
Questa è la fedeltà non verso assurde dottrine o potenze esterne.
Ma fedeltà alla tua radice che ti lega a tutte le radici.
La fedeltà al tuo essere con gli altri.
Essendo fedele agli esseri umani, salvi te stesso
Questo è il Servizio…
E solo se sei in grado di Servire puoi Guidare gli altri.
E, sempre dal libro di Cassano:
“Ciò che fa da contrappeso all’assurdo è la comunità degli uomini in lotta contro di esso. E se scegliamo di servire questa comunità, scegliamo di servire il dialogo fino all’assurdo, contro ogni politica della menzogna e del silenzio. È così che si è liberi insieme agli altri”.
UNA DONNA STRAORDINARIA
by Duncan on gen.27, 2011, under Bellezza, Disciplina, Ispirazione, Poesia, Resistenza umana

Fu in una sera come tante che mi imbattei in questa storia. E non l’ho più dimenticata. La raccontai, a suo tempo. E continuai a raccontarla nel tempo. Certe storie non muoiono mai, né ristagnano come crisalidi cristallizzate o polverosi classici sterilizzati. Noi diamo incarnazione alle Storie. Le Storie ci abitano. E ci scelgono allo stesso modo in cui noi scegliamo loro.
Alcune storie non ci lasciano sonnecchiare, ma continuano a chiamarci nella Spirale del Tempo. E questa storia vuole ancora vivere. E vuole essere risuscitata. Anche qui. Anche adesso.
Ci sono uomini e donne venuti sulla terra ad insegnarci il coraggio.
Rammentano in noi l’antica credenza, che mai è morta e mai morirà.
Credenza che è balsamo e bestemmia. Messaggio del tempo, tramandato tra aquiloni e cellule e scritto a lettere di fuoco e sangue sulle rocce, che dice…
Nessuno ostacolo potrà fermare lo spirito umano.
E noi stiamo là sulla soglia a toccare con gli occhi queste comete che riempirono il cielo di speranza. Potrai perdere braccia e gambe, ma se il tuo cuore è grande, un giorno ti vedremo volare.
No, nessuno ostacolo potrà fermare lo spirito umano.
È la storia di una donna straordinaria, la storia in cui mi imbattei.
Una donna giapponese. Due suoi versi:
“Volere è potere: ho impresso queste parole in mente e vissuto fin qui la mia vita, all’insegna di esse.”
“Gli uccelli sono i miei veri maestri: mi hanno insegnato a scrivere usando la bocca.”
Tsumakichi, era il suo nome. Una geisha che si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato. Che poi era proprio il posto in cui doveva essere per fiorire come essa è fiorita. C’era anche lei nellacasa per Geishe, Sankairo, nel quartiere a luci rosse Horie di Osaka, nel 1905, quando il proprietario della casa, in una esplosione di follia furente, dopo aver saputo del tradimento della moglie, affettò con la spada sei geishe, uccidendone cinque…
La sesta era Tsumakichi. Rimase viva, ma perse entrambe le mani. Da quel momento non poté più danzare, e comincio a peregrinare come attrice di strada in una compagnia teatrale ambulante. Dopo una tournee, nella città di Sendai, dove la compagnia era arrivata, nel locale in cui andarono ad alloggiare, Tsumakichi vide una coppia di canarini. Nonostante fossero imprigionati in un gabbia piccola e stratta, i canarini “vivevano”, cantavano con allegria e cibavano col becco i loro figli. E Tsumachiki fu come folgorata. E pensò che come loro avevano una bocca, una bocca aveva lei. Come loro facevano tutto con la bocca, non ci sarebbe stato nulla che lei non avrebbe potuto realizzare con la sua bocca!
E rammentò allora le parole del patrono di Horie: “Qualunque cosa possano fare gli altri, sono sicuro che anche noi possiamo. Dipende tutto dalla sola forza di volontà.” Questa donna indomita, che non aveva mai letto e scritto in vita sua, seguì il richiamo della sua folgorazione.
E comincio con sforzo incrollabile a studiare con la penna in bocca. In seguito divenne monaca e assunse il nome di Oishi Junkyo. Le sue opere di calligrafia e i suoi dipinti divennero celebri. Come chiunque si è spinto oltre ciò che sembrava fato implacabile e condanna, Tsumakichi si spendeva anche per destare negli altri la stessa fame, la stessa disperata e folgorante fede.
E quando parlava con gli handicappati era solita dire: “Se il problema è un corpo storpio, non c’è nulla da fare, ma cercate di non rendere storpio il vostro cuore”, soleva dire per incoraggiare gli handicappati.
Yanagi Muneyoshi, nel suo libro Shinge scrive:
“DONA TUTTO TE STESSO! ALLORA NON AVRAI MAI RIMPIANTI.”
Lettera al figlio che verrà
by Duncan on gen.02, 2011, under Ispirazione, Poesia, Simbolo
Tu figlio di un altro tempo,
che leggerai questa in un tempo in cui io non ci sarò più,
in cui sarò una traccia lasciata nell’aria, uno spirito nel vento..
Tu figlio non ancora concepito,
che leggerai quando forse sarai padre, in tutto un altro tempo.
Chissà come sarà il mondo allora. Sì, perché ci sarà.
Ci sarà sempre il mondo. Ci saranno sempre uomini. Sono stato sempre
un ottimista.
Salutami quel sole che ancora ti accoglie e accolse me e i miei
compagni, me e tutte le stelle che incontrai nel cammino. Me, mentre
amavo, o urlavo o cantavo.
Questa lettera è stata buttata come un turacciolo in una piccola
antica nave. Una notte fonda come le altre.
Quando non ho avuto una notte fonda?
Chissà se ci sono ancora cinema aperti, se ancora i libri sono su
carta. Ma credo di sì. I Iibri sono come la ruota, non moriranno mai.
Hai bussato a lungo alla porta.Non ero propriamente ragazzo quando
nascesti. Non era propriamente ragazza neanche lei. Presa per un pelo,
dura da raggiungere.
Ma del resto cosa non è stato duro da raggiungere?
Ci saranno sempre quelli dal cappello al chiodo, finti lavori, finte
famiglie, finti sogni, finti amori. Muori semmai, ma non cercarti una
nicchia.
Meglio avere un coltello tra i denti che essere servi.
Meglio la solitudine che finti amori.
E se cercheranno di spegnere le tue passioni, beh tu suda più forte..
perché per ognuno che si illumina altri troveranno la forza,
In fin dei conti.. vedi?..Ti dico un mucchio di banalità.. cose
scontate.
Ma ci credo.
E se troverai il dolore, scendici dentro, stringi la mano sui chiodi e
oltrepassalo.
Se c’è qualche mio vecchio libro, o segno nel mondo.. a volte
rileggilo, giusto per sfiorare con le dita la carta e vedere ancora se
son rimasti trattenuti un pò dei mie sogni.
E sapere che un tempo ci siamo stati anche noi.
E ci siamo alzati ridendo sfidando i lupi e i giganti, stringendoci la
mano come cavalieri pazzi,
Che non siamo stati docili, ma le abbiamo date le nostre belle pedate.
Le abbiamo fatte le nostre belle corse.
E ti diranno di riposarti, che c’è tempo.. di rilassarti, di non darti
arie, di non prenderti sul serio, di darti una regolata, di
accontentarti. Ma invece ti dico.. dacci l’anima, morditi il labbro,
ruba a ogni notte le sue ore. Non prendertela comoda, e sei stanco
buttati acqua freddo sul viso e continua. Hai la responsabilità di un
Sogno. Un Sogno vive in te, o morirà per sempre.
E se tutti ti diranno che quella montagna non la puoi scalare..
scalane tre..
E lascia andare gli amici da saldi. Lealtà assolute.. fedeltà
assolute…
Pretendile, meritale, conquistale..
Non so se darai il mio nome a un pesciolino rosso.. a sto punto meglio
un criceto, i pesciolini rossi muiono subito..:-)
Nessuno di noi è mai stato davvero solo. E forse sentirai dire che
tutto è merda, solo roulotte del caso. Spero che tu vivrai quelle
notti, quelle notti in cui saprai che tutto è così Grande che le
parole non basteranno mai a spiegarlo.. che c’è di più, immensamente
di più, di quanto potranno mai dire esperti o professori, scienziati o
libri..
In fin dei conti, non so ancora cosa posso averti lasciato. Figurati
non so neanche il tuo nome. Spero ci sia anche qualcosa però, come un
pugno alzato, o una foto ingiallita, o una collezione segreta, un
orologio a cipolla, o una lettera d’amore sfuggita agli incendi..
sentieri pi pietre acciottolate, o colpi appena dipinti lì in fondo,
da portare nell’anima.
Se per ogni cazzata avessi un euro chissa che pensione benestante
avrei. Ne ho fatte tante. Sicuramente né farò altre.
Cazzata dopo cazzata ho costruito un mio sentiero con le ginocchia, ho
trovato la mia strada in mezzo alle capate ai muri, ho spalato tanta
merda sai..
.. ma alla fine la Strada ci prende con sé e si
impadronisce di noi. E forse sarà la follia a salvarti quando avrai
perso ogni ragione.
Posso dirti che ho amato. No, non mi sono tirato indietro. Mai tirato
indietro. Non ho mai fatto compromessi.. Se non puoi dare tutto è
meglio che muori. Sono cattivo? Ma ha senso amare solo quando senti la
tromba e nudo in mezzo ai leoni puoi guardarli negli occhi. Posso
dirti che ho amato con tutti i polmoni.. e parlo anche per il tempo
che verrà.
E allora ama senza ritegno. Con tutti i polmoni. Vivrai in piedi..
E morirai in piedi. Mi piace credere di essere morto in piedi,
scalando una bella montagna, magari in qualche impresa impossibile, in
qualche viaggio selvaggio.
No.. non ti avevo mai parlato di questa lettera..
Scritta in una notte folle come tante..
In anni incredibili.. anni di lotte incredibili e di amici
fantastici..
Una notte in Italia.. maggio 2009…
Un ragazzo con idee balzane alla tastiera,
un mondo lontano, balzano e glorioso…
Hasta Siempre Esperanza
Oltre la Tavola dei Clientes
by Duncan on dic.12, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo
Cambiare seguendo il Cuore è come il seme che diventa quercia, la crescita che in te costringe a diventare te stessa o te stesso. Cambiare perché si crede fortemente a qualcosa, o perché non si può fare a meno di vivere in un certo modo.. è non smettere mai di dare altri frutti, non diventare mai un tronco sterile, ma carico, carico.. di una vita che si rinnova.
Cambiare invece solo per denaro, potere, convenienza… è tradimento…
Svendee se stessi, i propri sogni.. e anche chi si ha più caro per potere ottenere vantaggi, nicchie e cunicoli di lusso presso le tane dei potenti…è prostituzione.
C’è una Grande Tavola…
In questa Tavola al vertice c’è il Principe.. vicini a lui.. i feudatari.. più lontano i CLIENTES…
Appena fuori dalla Tavola.. per terra i Servi.. sui Servi cadono le briciole.. Di tanto in tanto il Principe fa fuori qualcuno dei Clientes e “promuove” qualcuno dei Servi tra i Clientes… quei Servi aspiravano ardentemente ad essere cooptati.. e alla fine qualcuno di loro fa il Salto..
e riceve coccarda e bavaglino.. promosso a Cane di Lusso…
Ma nessuno lì è libero…
Hai privilegi.. ma non diritti.. sei un cliente.. un mantenuto.. un parassita..
non un Uomo….
Nessuno è libero.. anche i feudatari.. persino il Principe è schiavo del suo Gioco e del suo Ruolo.
E poi c’è un’altra Tavola.. che ci portiamo dentro nell”’anima da Generazioni.. che alcuni hanno sempre portato con sé..
La Tavola di chi non è Clientes.. e non gliene importa una cippa di diventarlo.. di chi non sta a fare anticamera per anni come galoppino, claque o leccasedere per finalelmente essere elevato a cane di lusso.. e poi magari.. un girono feudatario e mercante dis chiavi..
C’è un’altra Tavola.. che non si vede spesso.. che è un pò clandestina.. ma esiste… esistono coloro che la portano dentro.. che non la tradiscono..
La Tavola di chi non vuole un ruolo o un posticino alla Tavola del Principe.. ma lo manda semplicemente a farsi f… non implora.. non vuole gioghi e frustini.. ha altri modi per eccitarsi che la sadomaso sottomissione…
La Tavola di chi non vuole campare come un parassita… di chi se ne sbatte di una vita di privilegi.. ma vuole una vita di Valore..
Di chi non è mantenuto….
ma è libero..
La Tavola degli Uomini Liberi..
Dove chi ha un Potere lo ha solo per Servire…
E io li vedo.. “vi” vedo.. scintille perse nella nebbie..
anime belle col sorriso infinito..
occhi grandi come il mare….
mi piace pensare di riconoscevi quando vi incontro..
che in qualche modo possiamo capirci, anche in tutte le nostre diversità..
che potremmo spartirci vini e pomodori.. per il solo piacere di farlo..
per il solo piacere di condividere..
E che potreste mostrami la faccia bella della Luna…
come si mostra un mistero appena sfocato, prima ancora che il giorno si ingravidi e poi esca, esca ancora..
Mi piace sapere che c’è sempre un falò dove puoi fermarti a raccontare storie bere una birra, e incontrare..
Mi piace sentire che c’è altro, c’è maledettamente altro…
Come quei banchi di scuola con su scritto.. Torneremo..
ma dove?.. ma quando?…
La Tavola degli Uomini liberi… le storie non dimenticate.. l’amore che cresce sugli alberi..
Seppure in incognito, il sangue non mente..
la storia neppure.. i lividi mai..
Ti vedo già a preparare tagliare il pane… altri portano la pasta.. qualcuno versa il vino..
Il resto è illusione…
TEMPO DI GUARIGIONE- La rubrica di Monica Benatti
by Duncan on set.24, 2010, under Controinformazione
Non siamo cani da corsa
by Duncan on mag.22, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Alcuni gesti restano come staffilate nella carne, come dita spezzate, e occhi cielo azzuri limpidi dritti di speranza, dove i battiti del cuore pulsano forte nell’eccitazione adrenalinica di chi fa la cosa giusta perché prende il “sentiero sbagliato”.
E scuote di dosso la polvere, con gesto insieme di sfida infantile e di rivoltoso dovere, con tremiti di paura, che tendono le corde dell’addome, ma anche eccitano.
Come si è sempre un pò eccitati e impauriti al tempo stesso, quando ci si alza dal coro e si rovina la festa a tema, e gli sguardi sbuffanti e irritati di prime donne e comparse posso solo stare a guardare, per farla pagare poi. Ma ormai il colpo è fatto, lo spettacolo è rovinato e il gesto resta nella terra dove abitano gli
Uomini.
1968, Olimiadi Messicane. I due velocisti neri americani Smith e Carlos arrivarono rispettivamente primo e terzo nei duecento metri. E al momento della vittoria urlarono “non siamo cani da corsa” e alzarono il pugno in alto; pugni guantati di nero. Un gesto dirompente che squarciò le pagine. Una colpo geniale, che fece più rumore di mille convegni, dibattitii e proteste formali e che toccava il ventre caldo di un’America malata di rancore e razzismo, dove ancora fumava il cadavere di Martin Luther King, ucciso proprio pochi mesi prima.
Omicidio seguito a ruota da quello di Bobby Kennedy.
Quei pugni chiusi guantati di nero alzati a sfidare il cielo divennero leggenda, ma loro pagarono prezzi altissimi. La loro vita ne fu devastata. L’America non li perdonò mai.
Storie di Coraggio. Storie di Dignità. Storie di Uomini.

