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Luce del Mondo
by Duncan on set.14, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

I colpi venivano giù violenti, ed era ogni volta come se mancasse il respiro.
Come se tutto il corpo avvampasse, non solo le mani, mentre il legno si imprimeva come marchio di fuoco. A ogni altra bacchettata sentivi come se qualcosa si sarebbe rotto.
Il tuo corpo tremava, non per il freddo, non solo per la paura, ma proprio perché il tuo corpo non le reggeva, attrito violento, la pelle si tirava, sobbalzava il petto. Si può provare così male.
“Parla”, latrava il maestro.. “parla.. piccola canaglia…”
E giù colpi.. e ancora.. e ancora.. e ancora..
E a ogni botta sentivi una lama nella carne, e la paura, la paura ancora peggio del dolore. No, non di quel dolore, diciamo che se la giocavano alla gara del peggio.. la paura quanto il dolore, la paura che ti avrebbe spezzato il braccio.. la mano un moncherino, penzoloni, come quei bambini zingari per strada..
“Parla.. cane… chi è stato?”
Già, solo sputare dei nomi. Vomitarglieli addosso. Sapeva che avrebbe smesso allora. Tutto, tutto.. tutto perché smettesse. Mi spezzerai anche l’anima così..
E il sangue tracciava segni sul muro, e per terra piccole chiazze..
“Parla bastardo.. e ti scampo.. parla… voglio solo i nomi…”
Francesca, Roberto e lui avevano rubato il registro per vedere i voti. Lo avevano ritrovato nel corridoio. Ma era intollerabile. Non era mai successo alla High School che un registro fosse preso. Mai. E ci voleva una punizione esemplare. Lui, Paolino, l’unico a sapere.
C’è sempre qualcuno che fa la spia.. e tre ombre furono viste con il registro in mano, solo uno fu visto in faccia. Paolino.
Ma finché non c’erano tutti e tre, puniti e messi alla gogna.. lo smacco restava…
Sarebbero stati poi sbattuti fuori dalla High School con ignominia e disonore. Paolino sapeva che c’era di mezzo il prestigio. Tutti i colpevoli esposti alla scuola sull’attenti. Dovevano uscire fuori. E era ancora peggio averne trovato solo uno che nessuno. Che figura se alla High School non fossero capaci di far parlare un ranocchio come quello. Avesse parlato basta verghe, basta bacchette. E.. neanche espulsione… Il prezzo di due nomi
Due al prezzo di uno? Tutto purché smetta?
E altri colpi.. e il sangue cominciò a gocciolare come piovigginasse.. laghetti appena per terra. La carne apriva squarci.
E venne il tempo del petto e della schiena, dopo la mano ridotta a parodia.
Il maestro, ora latrava.. la bocca schiumava…
“PARLA… FALLITO.. ABORTO … PARLA…”
Paolino non capiva più, la mente bolliva, immagini sfocate nella mente. Si accasciava accoccolandosi sul petto come a proteggersi da un terremoto, mentre desiderava solo la morte.
PARLA…
Ma non avrebbe parlato…
Vedeva Roberto, vedeva gli occhi di Francesca, non osava immaginare cosa gli avrebbero fatto… girare per la scuola con il cappio giallo.. mentre la teppaglia dei viscidi giù palparla. E poi le verghe su di lei. E schiaffi su quel viso così piccolo da stringerlo nelle mani, quando i capelli da due sono uno nel momento di un bacio..
PARLA, DICE IL GRANDE INQUISITORE..
Ecco il Regno della Desolazione…
Parla e avrai salva la vita e sarai ricompensato, aggiunto in lista sul libro paga…
SE PARLO ORA, pensava Paolino, PARLERO’ PER SEMPRE…
Ci sono molti modi di morire…
Su un piatto di argento o di letame due nomi, due volti, una mano stretta, uno sguardo nella notte…
No, non lascerò che ti prendano amico mio, non lascerò che ti sfregino a sangue dolce Francesca…
E non capiva i pensieri che faceva.. in fin dei conti era solo un bambino… chi le aveva mai pensate quelle cose…. Cosa gli entrava dentro, cosa gli rivoltava l’anima?
Passarono altri diecimila colpi…
Il maestro a sera andò via, non riusciva più a colpire, troppo dolore alle bracciA.. andò via, lasciandolo tramortito, in una pozza di sangue, semiincosciente, ma ancora vivo.
Paolino, il tuo mondo è iniziato allora….
Sotto la pioggia della vergogna, la nebbia si dissipa…
Quella scuola adesso è deserta e abbandonata…
Ma su un muro qualcuno ha scritto..
“Paolino, luce del mondo”…..
Mani di ragazza, firmato F…..
Lunga è la lista dei traditori. Il libro paga è sempre più chilometrico.
Si inizia presto a vendere il culo. Si inizia presto a calare le brache.
Si inizia presto a spezzare un cuore.
Si inizia presto anche.. a non piegare la testa..
Ciao.. Paolino…
CONTINUA
by Duncan on mar.14, 2010, under Ispirazione, Poesia, Resistenza umana

Venerdì 11 ero a Roma.. circa le dieci di mattina.. stazione metro di San Paolo.
Si avvicina un ragazzo con la barba, l’atteggiamento è di chi sta per chiedere. E io per un attimo ho quella sorta di automatico irrigidimento che, anche inconsapevolmente hai, dopo che per due giorni ti si sono avvicinate almeno cinquanta persone con quell’atteggiamento. E questa cosa fa riflettere.. di come a chi viene dopo non venga data la stessa attenzione di chi viene prima.. ed inevitabilmente si faccia di tutto un calderone.
Però.. una sorta di miscuglio di educazione dura a morire del tutto e vago dispiacere forse nutrito di sensi di colpa verso il dolore e il bisogno.. mi spinge a non allontanarlo automaticamente o, a non distaccarmi, prima che abbia detto almeno una parola.
E questo tipo mi dà un foglio.. mi dice che è un poeta.. e che distribuisce le sue poesie..e se voglio dargli un piccolo contributo per potersi sostenere, in cambio di esse..
E allora qualcosa in me si scioglie. Oltre a pezzi di carta interi, avevo due euro a moneta e glieli dò. Lui non si limitava a chiedere soldi. Offriva qualcosa di sé. E poi.. non si vergognava a definirsi poeta, e addirittura a chiedere un contributo per le sue poesie. Roba che sa di marziano finito per sbaglio sulla Terra.
O forse quella maledetta fascinazione cinematografica che ormai so che è una malattia dentro di me.. E questa scena era talmente cinematografica da farmi essere grato per essa..
E poi pensavo a questo tipo che in chissà quale miserabile topaia vive e che scrive le sue poesie chissà con quale assurda passione tra il freddo e la solitudine, sentendosi almeno cento volte al giorno fuoriposto, e altrettante cento di nuovo rialzando le chiappe dal fuoriposto perché si deve pur andare avanti..
E mi chiedevo se sta anche scrivendo un libro, magari con carta di altri buttata e riciclata..
se insegue qualche sogno tra le pieghe distratte, gli angolli e le ombre tra i muri della metropoli..
Prendo il suo foglio.. e.. ormai ero nel fim.. gli metto una mano sul braccio destro…
e gli dico…
CONTINUA….
e me ne vado, mentre la nuova carrozza metro si avvicina; e non mi volto indietro per non dargli il fardello della riconoscenza, e lo ringrazio per avermi fatto dire quelle parole che tante volte ho sognato mi fossero state dette
quando una trottola scheggiata nella neve strappava al dolore la sua canzone.. e che talvolta qualcuno mi ha detto… come un passero dalle gambe spezzate..
CONTINUA…
Tu e io, noi e loro, schermi al finestrino, il proiettore, luci dentro i manicomi, e carceri dell’anima, sogni come orme nel fango, amori dolci sui fianchi,
c’è chi non si arrende ancora,
l’Amore non è una cosa facile…
CONTINUA
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Di seguito una delle poesie contenute in quel foglio.. ah, il nome i
quel ragazzo.. Emiliano..
Allieta l’animo mio
di profumate fragole cosparso
danzando nella penombra
su tetti di gelida neve composti
una musica soffice
invade il mio corpo leggero
quando delle tue mani
l’ombra oso intravedere
e colorati i tuoi occhi
di carnefice dolcezza
fissano dolci
i miei deliranti sorisi
c’è allegria nei miei sogni
quando il tuo corpo sfioro
con desiderio
attendo la tua rinascita
dolce creatura
attendo il tuo dolore
dolce amore
attendo il tuo essere
mentre non ho la tua amicizia
non ho la tua compagnia
non ho te