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LA MENTE E’ PIU’ FORTE DEI GENI
by Duncan on mag.12, 2010, under Ispirazione, Medicina, Scienza, Simbolo, video

“Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia.”
Vi riporto una intervista a Lipton più sotto e anche un suo seminario integrale ripartito in 16 video. Ma già tra noi possiamo sbucciarci qualche pensiero.
Ci hanno venduto.. dice Lipton.
Amici, cosa è che non “ci hanno venduto”? Quand’è che non ci hanno tentato di ingannare? Su cosa non ci sono state manipolazioni.. o almento.. tentativi di manipolazioni?
Pensate solo alla famigerata influenza suina che doveva abbattersi sul mondo come un flagello biblico, e causare milioni di morti.. cataste di morti per le strade.
Per mesi “ci hanno venduto” un panico folle, per mesi “ci hanno venduto” l’ossessione. Per mesi “ci hanno venduto” la paura. Per mesi appelli disperati,testimonial, depliant, esperti. Già c’era chi prefigurava scenari apocalittici da Day After. Ora tutti dimenticano. Ma questa influenza fu annunciata come un nuovo flagello.
I paesi spesero miliardi in scorte di vaccini. Risultato?
E’ stata una influenza ancora più blanda delle precedenti.. e..
milioni di dosi di vaccino non sono state utilizzate e hanno solo fatto aumentare il deficit degli stati e ingrassate le tasche sporche di sangue e letame dei maiali di Bigpharma e dei loro sodali prezzolato.
E adesso con questa crisi greca cosa “ci vogliono vendere”?
E’ tutto illusione? E’ tutto manipolazione?
No. E questo è il problema. Perché se fosse così facile vivremmo semplicemente in un mondo clone di Matrix e avremmo risposte facili e lapidarie su tutto. E invece il mondo è un rebus, un ginepraio di verità e menzogne, di soffocamenti e liberazioni, di sistemi e falle dei sistemi.
Per reagire alle manipolazioni sorge spesso il loro specchio riflesso e opposto.. il complottismo più oscuro e paranoide che vede in tutto, praticamente in tutto sudole e sottili forme di controllo e manipolazione e già immagina i carri bestiame che porteranno al macello o a rinnovati gulag le vittime prossime venture del Nuovo Ordine Mondiale. Il complottismo assoluto è un’altra forma di delirio che depreda la vita di gioia e speranza. Il complottismo assoluto è un altro cantico di impotenza. Insieme al conformismo e ai complotti e manipolazioni reali, e a quella suprema forma di obbedienza che è l’acquiscienza e la sterilità emotiva.
E quindi dobbiamo dire “ci hanno venduto” senza poi saltare sul carro del Quattro Cavalieri dell’Apocalisse. Senza pensare che siamo solo burattini e automi di un mondo Matrix fotocopia.
Senza perdere il senso dell’equilibrio, della lotta, e della speranza.
E torniamo a Lipton. Il tema è semplicemente immenso. E potrei stare da mo a un altro mese a scrivere ininterrottamente di seguito arrivando appena a scalfirlo. E quindi adesso non potrò mai essere veramente convincente, mai essere veramente esaustivo. Queste sono solo tracce Gringos, solo tracce, cartelli stradali.. chi poi ha una scintilla a continuare, continui a leggere e a studiare e si faccia una sua idea.
Io posso solo dirvi, che a livello di istinto di base, ho sempre creduto alla sostanza di ciò che dice Lipton.
In sostanza ci hanno venduto un mito.. dal nome.. REDUZIONISMO GENETICO…
Noi saremmo guidati ed eterodiretti fin dal concepimento dai geni che abbiamo avuto la ventura di avere. E non c’è scampo. Inevitabili predisposizioni a certe malattie. Inevitabili problemi, ostacoli e limiti. O anche opportunità. Ma tutto inevitabile, o altamente probabile.
Il reduzionismo genetico fu un paradigma sposato da subito da tutte le scuole di medicina, le elité intellettuali, gli organi scientifici, gli apparati di informazione. Se ci pensate.. costantemente escono notizie che danno manforte a questo paradigma.. scoperte sul “gene della gelosia”.. “gene dellla rabbia”.. “gene della gentilezza”.. e su infinite spiegazioni riduttive e semplicistiche all’osso sull’origine di ogni nostro problema e condizione.
Tutto questo crea un clima di arrendevolezza alle condizioni date e di accettazione delle soluzioni proposte. Un soggetto che è completamente imbevuto di atmosfera reduzionista starà al posto in cui gli verrà detto di stare, opterà per le scelte che gli verranno dette sono alla sua portata, seguirà i percorsi che gli verranno somministrati come inevitabili. Cercherà già cure per malattie che “quasi certamente” avrà. E sarà spinto ad aderire a screening genetici di massa, alla raccolta di informazioni cellulari s ulla popolazione, alla schedatura delle mappe genetihe… a un senso costante di controllo e limitazione. E a prendere i farmaci che varranno prodotti ad hok “sul tuo fenotipo genetico”.
E poi.. sarà facile fare il salto.. Si dirà, molti già lo dicono.. che i bambini con deficit di attenzione hanno un problema “genetico”, che si può tentare di neutralizzare, almeno in parte, con psicofarmaci devastanti come il Ritalin. Sì.. è molto più facile dire questo.. altrimenti bisognerebbe andare alla radice delle cose, al modo in cui molte famiglie reprimono le spinte dei bambini, a strutture scolastiche castranti e alienanti, a meccanismi economici generatori di tensioni, a quartieri dormitorio che spengono la vitalità..
Noi, diamo solo la colpa al bambino e ai suoi geni. Più comodo no?
A prescindere… cambia il modo in cui affronti la vita…
La persona addestrata da anni di riduzionismo genetico.. è sottilmente percorsa da un ansia costante e da una cappa dii fatalismo che è quasi un distintivo. Ti farà una lista di cosa si aspetta.. calvizie, diabete, alzhaimer.. perché magari padre, nonna, prozio.. hanno avuto queste problematiche. Ti dirà che certe cose non potrà mai farle o sarannno chimere, perché è geneticamente predisposto.
Ancora di più si berra la bubbola dei reduzionisti estremisti per la quale anche sentimenti ed emozioni non sono altro che processi biochimici e organici.
E noi ci perdiamo le ali, le mettiamo in fiamme..
Tutto il nostro dibattito è inquinato dal fanatismo e dal cinismo.
Pensate la controversia Darwin. Da una parte la Chiesa, o almeno settori di essa, e il Creazionismo intransigente.. dall’altra il pensiero orgogliosamente laicista alla Micromega che ha trasformato Darwin in un totem. Non c’è spazio per altro nel dibattito di massa. Come al solito. Come sempre. Il campo è sempre di due clan estremi e dogmatici. Sempre e solo Guelfi e Ghibellini.
Con Lipton voliamo alto anche sul piano della teoria dell’evoluzione..
E certamente può sbagliare anche lui. Ma non si dica che è un folle isolato. Sono tanti gli studiosi di avanguardia, specie nel campo della biologia e della fisica quantiistica che da anni sostengono queste cose.
Ma tutto ciò non arriva alla Periferia dell’Impero.
Alla fine dei giochi, al momento attuale, queste due tesi si contengono il campo.
E’ anche una questione di scelta.
Cosa sceglieremo?
Che siamo bambocci del destino, automi genetici, sinapsi interconnesse e processi biochimici predeterminati dalla culla alla tomba? Attenderemo le malattie e il fato che ci sono stati destinati?
O crederremo.. che la nostra mente è più forte?.. che non siamo solo automi ma anche attori e creatori?.. che potremo dire anche la nostra.. e incidere sui giorni che verranno?
Io scelgo la seconda, a costo di sbagliarmi..
Ricordo che Sant’Agostino (o fu un altro.. illuminatemi voi:-) un giorno disse:
“Se tutto ciò che esiste fosse contro l’amore.. se l’amore stesso fosse solo una follia.. sceglierei comunque di amare…”
PRIMA DI VEDERE I VIDEO: Il mio post ha come punto di riferimento la contestazione del modello incentrato sul paradigma del riduzionismo genetico e della fatalità biologica vista come destino o predisposizione difficilmente scansabile. E, dall’altro lato, c’è la volontà di far emergere un senso più alto delle potenzialità umane, che non siano sottoposte alla tenaglia di una condanna genetica, di un determinismo ritornato sotto mentite spoglie. Questo discorso si innesta in quadri amplissimi, relativi ai piani dell’esistenza e della comprensione umana. Nessuno può dire di sapere veramente tutto. Tantomeno io. Riportare adesso il seminario integrale di Bruce Lipton, ripartito in sedici video, non vuol dire adesso diventare “discepoli” di Lipton. O fare propria integralmente tutta la serie di riferimenti, co ncetti e parole che coloro che sono interessati a libri, conferenze o argomenti di questo genere solitamente fanno propri. La nostra libertà è nel non sposare totalmente e apriori neanche il pensiero alternativo più autorevole… a prescindere. Che intendo? Che qui non vi si dice. Ecco Bruce Lipton.. sentite tutto il suo seminario e la vostra vita cambierà o avrete in mano i segreti dell’universo. Qui vi si dice.. cose così sicuramente difficilmente hanno cittadinanza tra i media ufficiali e nelle istituzioni canoniche che si occupano della diffusione della conoscenza e dell’amministrazione dell’istruzione.. soprattutto da noi.. alla periferia dell’impero. Viviamo completamente succubi di determinate impostazioni e visioni, che diventano dogmi. Ad esempio, miglia di persone, milioni nel mondo, ogni anno, sono portate come pecore al macello, a sottoporsi al “bombardamento militare” della chemioterapia per quanto riguarda il trattamento di forme tumorali e patologie degenerative. Milioni di persone che verrano (quasi sempre) condannate ad anni di atroce sofferenza. Quando ci sono sempre state, e ci sono.. altre strade, alcune con tante frecce nel loro arco. E io ho visto sia la sofferenza indicibile dei trattamenti ufficiali. Sia le prospettive di liberazione di alcuni percorsi alternativi. Ma di tutte queste cose intere legioni di persone non verranno mai a conoscenza. E quando talora fanno capolino nei circuiti della comunicazione uffiiciale, esperti, baroni e inquisitori scagliano i loro anatemi o tentano, a volte è più efficace, la strategia del disprezzo e della ridicollizzazione.
Alla base poi di altri Sentieri ci sono altre visioni del mondo e dell’uomo. E questo è il senso di un percorso e di una argomentazione come quella di Bruce Lipton. Nella quale ci sono certamente cose che condivido. E altre che non mi convincono del tutto, o, meglio detto, sulle quali il mio percorso interiore non è arrivato ancora al punto di potersi pronunciare con una certa sicurezza. Ci sono persone, che indipendentemente se lui dica effettivamente ciò, che dalla base delle sue teorie e di quelle di altri scienziati di avanguardia e dei mistici di ogni, sostengono che tutta la realtà è esclusivamente una creazione della mente. Bene, io sono certo che la mente gioca un ruolo essenziale. Non sono certo però che sia l’unica forza motrice in campo. Almeno, non mi sento di poterlo dire con certezza inesorabile. Così come più che il sostenere o meno certe cose, è il riverbero operativo ed esperienziale che poi ne consegue che è importante. Ci sono persone che dall’approccio a certe conoscenze alternative, nobili e luminose tra l’altro, giungono forse a un equivoco, ossia al pensare che basta connettersi su diversi livelli di frequenza indipendentemente da uno sforzo e da un impegno totale su tutti i piani del proprio essere, corporale compreso. Anche qua, il ruolo della “frequenza” è un ruolo Principe. Forse è anche un ruolo Sovrano. Ma tendo ancora a credere che se pensiamo a creare qualcosa di potente o di fare trasformazioni reali senza un impegno radicale su ogni livello, e senza mettere in gioco concretamente il corpo potremmo non riuscire pienamente nello scopo a cui vogliamo consacrarci. Detta in soldoni, è talmente importante questa esistenza e ciò che in essa noi ci sentiamo chiamati a fare, che, pur in teorie che in buona parte condivido, non vorrei che si finisse per adagiarsi in una tendenza “comoda”.. quella propria di alcuni scrittori new age di successo (che tra l’altro dicono cose pure molto apprezzabili) .. quella che magari ti dice “alza le tue frequenze, cambia livelli di pensiero, ama te stesso e il mondo e tutto cambierà…” Sono cose fondamentali queste, ma credo, potrei sbagliarmi naturalmente.. credo che non bastino. Che bisogna anche dire.. “sforzati, impegnati, dacci l’anima.. suda, vai oltre, metti in gioco tutto te stesso..”
E trovo anche “facile” pensare che raggiunta la giusta frequenza tutta la vita per noi funzionerà come un orologio svizzero, o, meglio detto, che non incontreremo sofferenze, nemici, ostacoli, momenti di caduta. Vedere la realtà come una serie di vibrazioni, corrispondenze e frequenze non può diventare, secondo me, un altro assolutismo nel quale tutto ciò che io sono è esclusivo specchio di ciò che mi accade. E se per esempio incontro anche persone he mi danno del filo da torcere o sfide dolorose da affrontare, vuol dire ad esempio che io non sono abbastanza “positivo” e che non ho ancora capito bene le regole del gioco. Alcune delle persone migliori su questo pianeta hanno dovuto affrontare anche la negatività, il dolore, gli ostacoli e le cadute. E non credo si possa dire che ciò era esclusivo portato di una loro ombrosità interiore che si proiettava nel mondo esterno. Anzi spesso invece quelle cose avevano un senso profondo per loro e per gli altri. A me, in sostanza, non convincerebbe una visione della teoria delle vibrazioni se fosse declinata su un piano di esistenza intesa come puro benessere perfettamente programmato dalla nostra coscienza e impermeabile ad altro. Che poi penso che tutto abbia un senso. Quindi anche il dolore, gli ostacoli, le cadute, le battaglie. Che anche affrontare in certi momenti l’Ombra e la sofferenza abbia un senso. E che non siano sempre e comunque parti di una individualità che non ha ancora correttamente imparato a vivere e a pensare. E riconfermo. Io credo che le vibrazioni siano essenziali. Ci sono luoghi in cui c’è stato tanto amore e te ne accorgi subito. Persone piene di odio e se ti guardano ti senti quasi accoltellato. O tu stesso che a volte sei così pieno di energia che in quei momenti è come uno stato di grazia, e ti pare che tutto il mondo ti sorrida e con chiunque parli sembra possa esserci amore e comprensione. Così come elevate vibrazioni ti danno effettivamente più forza e potere per trasformare te stesso e cambiare il mondo. Il succo è che non per questo stesso la tua vita diventa un semplice sogno mentale, ogni problema viene completamente evitato alla radice, e non incontrerai ostacoli e sfide dure, anche se le tue vibrazioni fossero sempre elevate.. come del resto è accaduto anche a grandi benefattori e santi nel corso della storia. O forse a un livello immenso basterebbero solo le vibrazioni? Tipo un livello da grande anima o Illuminato supremo? Forse sì. Ma è un livello che non riguarda gran parte delle esistenze. Io credo che per noi, anche per i migliori, ci siano momenti imprevedibili,s ituazioni destabilizzanti, sudore, passione, intensità da dare.. sempre. Non sono affatto certo che potremo evitare ogni trappola e ostacolo. Ma credo che, anche con le visioni che Liptone molti altri ci delineano, così come con molte altre conoscenze e strumenti, venute pure da contesti non poco diversi… noi possiamo affrontare e superare tutto. E da tutto trarre qualcosa. Questo mi sento di crederlo. Anche se non sono un Mahatma che può parlare p er scienza infusa…:-)… ma questo mi sento di crederlo. Comunque ho appena sfiorato questo genere di questioni. Ciò che mi premeva veramente dire è che, anche quando sottoponiamo un documento così prezioso, stimolante, utile e benefico come il seminario di Bruce Lipton, non lo facciamo come discepoli acritici e adoranti, ma come persone che vogliono dare un’arma in più per crescere e interrogarsi, altro cibo sul tavolo… nessuna Tavola della Legge, ma strumenti da implementae e di cui nutrirsi se, come e quando si vuole nell’ottica di un proprio personale percorso, che deve essere sempre radicalmente libero. Noi non vi diciamo “pensate questo!”.. ma… “questo può esservi utile.. insieme ad altro che prenderete da altre fonti.. e scambiandoci poi i nostri futuri pezzi di strada capiremo qualcosa di più dell’uno e dell’altro.. e di questo pazzo.. pazzo mondo..”
Relativamente poi alle questioni specificatamente genetiche, c’è chi arriva a dire che proprio i geni non contano assolutamente nulla e tutto sorge per forme di creazione mentale. La mia idea è un pò più sottile. Io penso che forse i geni, come la famiglia e gli ambienti determinano delle tendenze che si muovono in certe direzioni. Ma esse non sono irribaltibili. Così come quindi si può guarire da malattie cosiddette “incurabili”.. NOI POSSIAMO EFFETTIVAMENTE MODIFICARE IL DNA. Quindi magari il DNA opererebbe, almento per certi aspetti, anche se io fossi isolato dal mondo in una foresta amazzonica.. quindi ciò che mi accade non sarebbe totalmente creazione del pensiero o dell’ambiente. MA… ANCHE SE IL DNA MI SPINGESSE VERSO CERTE DIREZIONI.. IO POSSO CAMBIARLO. In questo senso accolgo la visione di Lipton. E il mio cuore la senta vera, come ho scritto in precedenza. Ma naturalmente non sono nessuna mente galattica o esperto cosmico di tutte le strutture della materia, né delle “sacre armonie della musica celeste” o dei vortici inesorabili delle “ottave”..
… sono solo un Uomo tra gli Uomini, come voi.. e tutti insieme siamo qui per qualcosa, che alcuni chiamano Disegno, e che ci fa fremere, gioire e lottare ogni giorno. E gli specchi riflettono il nostro tempo e le nostre Canzoni.
Chiunque voi siate e dovunque voi siate… il pane spezzato alla fine è la sola cosa che rimane..
HASTA SIEMPRE ESPERANZA
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CONVERSAZIONE INTERVISTA CON BRUCE LIPTON
Durante il periodo in cui Bruce Lipton lavorava come ricercatore e professore alla scuola di medicina, fece una sorprendente scoperta sui meccanismi biologici attraverso i quali le cellule ricevono ed elaborano le informazioni: infatti, piuttosto che controllarci, i nostri geni sono controllati, sono sotto il controllo di influenze ambientali al di fuori delle cellule, inclusi i pensieri e le nostre credenze. Questo prova che non siamo degli “automi genetici” vittimizzati dalle eredità biologiche dei nostri antenati.
Siamo, invece, i co-creatori della nostra vita e della nostra biologia.
Lipton descrive questa nuova scienza, chiamata epigenetica, nel suo libro “The Biology of Belief: Unleashing the Power of Consciousness, Matter and Miracles” (N.d.T.: Biologia delle Credenze: Liberare il Potere della Consapevolezza, della Materia e dei Miracoli) (2005: Mountain of Love/Elite Books). Pieno di citazioni e riferimenti di altri scienziati che conducono, in tale campo, ricerche all’avanguardia, questo libro potrebbe, letteralmente, cambiare la vostra vita al suo livello più fondamentale.
Fino alla scoperta dell’epigenetica, si credeva che il nucleo di una cellula, contenente il DNA, fosse il “cervello” della cellula stessa, del tutto necessario per il suo funzionamento. Di fatto, come hanno scoperto Lipton ed altri, le cellule possono vivere e funzionare molto bene anche dopo che i loro nuclei siano stati asportati. Il vero “cervello” della cellula è la sua membrana, che reagisce e risponde alle influenze esterne, adattandosi dinamicamente ad un ambiente in perpetuo cambiamento. Che cosa significa questo per noi, quali collezioni di cellule chiamati esseri umani? Man mano che incrociamo le diverse influenze ambientali, siamo noi a suggerire ai nostri geni cosa fare, di solito inconsciamente.
Lipton ci mostra anche come Darwin avesse torto. La competizione non è la base dell’evoluzione; non è la sopravvivenza del più forte che ci permette di sopravvivere e prosperare. Al contrario, dice, dovremmo leggere l’opera di Jean-Baptiste de Lamarck, che venne prima di Darwin e dimostrò che la cooperazione e la comunità sono la base della sopravvivenza. Immaginate se ciascuna dei vostri trilioni di cellule decidesse di farcela da sé, di combattere per essere la regina della collina piuttosto che cooperare con le cellule compagne. Per quanto sopravvivereste ?
L’INTERVISTA
Barbara Stahura: La premessa di base della tua ricerca e del tuo libro, The Biology of Belief, è che il DNA non controlla la nostra biologia.
Bruce Lipton: Sì. Ho cominciato a studiare questo verso la fine degli anni ’60. Da allora la scienza di frontiera ha iniziato a rivelare tutte le cose che avevo osservato. I biologi che fanno ricerca d’avanguardia sono a conoscenza di ciò che dico nel libro. Il pubblico, però, non ne ha comprensione alcuna perché, o gli arriva in forma abbreviata, o quello che gli viene venduto è la credenza che siamo controllati dai nostri geni, sebbene ciò non sia sostenuto dalla scienza d’avanguardia. Tutto il mio sforzo si è concentrato nel far giungere al mondo l’informazione d’avanguardia. L’orientamento mentale del pubblico è stato programmato secondo la credenza che siamo degli automi genetici, che i geni controllano la nostra vita, che ne siamo vittime, e via di seguito. Il punto, però, è che la scienza di frontiera – quella di cui parlo – si è stabilizzata da almeno 15 anni. È ora che sia portata nel mondo perché è lì che viene usata.
BS: Questa scienza relativamente nuova sulla quale tu scrivi viene chiamata epigenetica.
Ci spiegheresti di che cosa si tratta?
BL: L’epigenetica è quella scienza che mostra che i geni non si auto-controllano, ma sono controllati dall’ambiente. Si sa da circa 15 anni, e ora fa finalmente fa capolino da dietro l’angolo. Ti faccio un esempio. La Società Americana per il Cancro ha recentemente pubblicato una statistica che afferma che il 60 per cento dei tumori sono evitabili, cambiando stile di vita e dieta. Quest’informazione proviene da un’organizzazione che ha cercato per circa 50 anni i geni del cancro. E ora se ne viene fuori dicendo: è lo stile di vita, non sono i geni. Ci siamo focalizzati sul cancro come se fosse una questione genetica, ma solo il cinque per cento dei cancri ha una connessione genetica. Il novantacinque per cento dei cancri in effetti non ha nessuna connessione coi geni. La ragione (che ci fa dire che c’è una connessione genetica) è che tale spiegazione è fisica, tangibile, perciò preferiamo lavorare su di essa. E il 95 per cento che ha un cancro e non c’è una connessione genetica? Non è facile fare esperimenti su qualcosa sulla quale non puoi focalizzarti fisicamente.
BS: Così il determinismo genetico – l’idea che siamo controllati dai nostri geni – è inevitabilmente incrinata, come dici nel libro.
BL: Sì.
BS: Hai scritto anche di Jean-Baptiste de Lamarck e della sua teoria dell’evoluzione – che sopravviviamo attraverso la cooperazione, piuttosto che la più recente idea darwiniana di competizione e sopravvivenza dei più forti. Che tutti i nostri trilioni di cellule devono cooperare per mantenere il nostro corpo in perfetto funzionamento, in quanto noi esseri umani non possiamo sopravvivere senza grandissime quantità di cooperazione gli uni con gli altri e con il nostro ambiente.
BL: Immediatamente, appena hai detto cooperazione, stavi violando la teoria darwiniana, che è competizione e lotta. Di fatto, si tratta di un’interpretazione erronea. La nuova scienza ci dice che quella credenza è sbagliata. La credenza di cui hai appena parlato, invece – la natura della cooperazione e della comunità – è in effetti il principio basilare dell’evoluzione.
Nel 1809 Lamarck ha scritto che i problemi che tormenteranno l’umanità verranno dal suo separarsi dalla natura, e ciò condurrà alla distruzione della società. Aveva ragione, perché la sua enfasi sull’evoluzione era che un organismo e l’ambiente creano un’interazione cooperante. Se volete capire il destino di un organismo, dovete capire la sua relazione con il suo ambiente. Poi ha affermato che separarci dal nostro ambiente significa assumere la nostra biologia e tagliarci fuori dalla nostra sorgente. Aveva ragione. E quando arrivi a capire la natura dell’epigenetica, la sua teoria ora ha trovato sostanza. Senza alcun meccanismo che, all’inizio, le desse un senso – e specialmente da quando abbiamo comprato il concetto dei biologi neo-darwiniani che affermano che tutto è controllato geneticamente – Lamarck sembrava stupido. Ma sai cosa? Aveva proprio ragione.
BS: La tua dimostrazione che il “cervello” della cellula non è il DNA ma, bensì, la sua membrana è affascinante. Che significato ha questa scoperta riguardo a ciò che pensiamo di noi stessi e della nostra vita, dal momento che siamo proprio una comunità di cellule?
BL: Se due cellule si uniscono e stanno comunicando, useranno i loro “cervelli” per farlo, giusto? E se dieci cellule si uniscono, useranno i loro cervelli affinché la loro comunicazione reciproca abbia un senso. Quando prendi un insieme di un trilione di cellule, come in un cervello umano, queste opereranno ancora secondo il principio del cervello cellulare. Beh, quando abbiamo comprato l’idea che i geni ed il nucleo formano il cervello della cellula – che ci porta fuoristrada – e la applichi come fosse un principio di neurologia o di neuro-scienza, ti sei già incamminato nella direzione sbagliata. Non puoi arrivare da nessuna parte perché quello non è il cervello della cellula. I nostri principi su come funziona l’intelligenza sono stati totalmente sviati. Ecco perché, dopo tanta neuro-scienza, se chiedi a qualcuno: “come funziona, veramente, il cervello?” La risposta sarà: “veramente, non lo sappiamo”.
Il Progetto Genoma Umano dice che quel modello è sbagliato. Pensavamo che ci volessero più di 100.000 geni per far funzionare un essere umano. Il fatto che ce ne siano meno di 25.000 ha messo un bastone tra le ruote dell’intero processo. Come può esserci un tale esiguo numero di geni a formare una cosa così complessa come un essere umano? La risposta è che ci vuole molto di più dei soli geni a farlo funzionare – che è l’apporto dall’ambiente che può alterare la lettura dei geni.
Ci sono 140.000 proteine in un corpo umano, e si credeva che ciascuna richiedesse un gene separato per prodursi. Di colpo, trovi che ci sono 25.000 geni e 140.000 proteine, e non ci siamo con i numeri. L’epigenetica rivela qualcosa di così sorprendente che la scienza stessa ha dei problemi a comprendere la forza di questo nuovo significato, e suona così: con il controllo epigenetico, che significa il controllo mediato dall’ambiente, un singolo gene può essere usato per creare 2000 o più proteine diverse dalla stessa matrice. Il controllo epigenetico è come un lettore che può leggere l’impronta originaria e ristrutturarla per produrne qualcosa di diverso. Ed ecco come un singolo gene può essere usato per creare molti prodotti proteici differenti. Non è stato il gene che ha prodotto ciascuna proteina, è stato il controllo epigenetico che l’ha fatto, e questo è il feedback diretto dall’ambiente. Ci allontana da quel meccanismo che dice che siamo solo macchine.
BS: E ci dice invece che non siamo vittime. Siamo co-creatori.
BL: Assolutamente.
BS: Per tanti l’idea che siano i nostri pensieri a creare la realtà, che è quello su cui si basa la Scienza Religiosa e altre tradizioni metafisiche e spirituali, è un’idea puramente spirituale. Ma la fisica quantistica ha aggiunto all’idea, il fatto scientifico. E ora, il tuo lavoro e quello di altri porta quel concetto a livello delle cellule. Che lo rende in qualche modo più reale, più tangibile.
BL: Se si definisce lo spirito più o meno su questi parametri si potrebbe ottenere una definizione del tipo “una forza motrice invisibile.” Se definisco la natura della meccanica quantistica, è una forza motrice invisibile. Di fatto afferma: “Sì, ci sono forze invisibili che modellano la nostra esistenza”. Poiché la nostra biologia è tradizionalmente basata su un concetto newtoniano e materialistico, la natura di quel sistema è di considerare le forze invisibili come non rilevanti. Però, quello che la meccanica quantistica ha stabilito è che le forze motrici invisibili sono tutto. Perciò, se la nostra scienza non si adatta alla nuova fisica, sta di fatto ostacolando il progresso in evoluzione. Quando si introducono nuove forze, si deve dar loro nuovo credito, e quando lo si fa, i ricercatori spirituali saltano su e dicono: lo sapevo! E i fisici quantistici saltano su e dicono, lo sapevo! Stiamo sempre parlando della stessa cosa. Se lo ammettessimo, l’opportunità di unione diventa così tangibile che è quasi fisica. Sì, possiamo sentirla! Ora possiamo essere tutti d’accordo. Tu la chiami come vuoi, io la chiamo come voglio. Ma siamo tutti governati da queste forze invisibili.
BS: Ho letto una tua intervista nella quale hai affermato, “piuttosto che esser vittime dei nostri geni, lo siamo stati delle nostre percezioni.” Puoi aggiungere qualcosa su ciò che significa essere una vittima delle nostre percezioni?
BL: In un certo senso, sappiamo attraverso lo studio della membrana cellulare, attraverso lo studio dell’epigenetica, che questo è fondamentale. L’epigenetica dice che i segnali ambientali influenzano l’espressione genetica, e questi segnali ambientali talvolta sono diretti, e tal’altra sono interpretazioni, quando per es.le percezioni diventano credenze. Così, ho una credenza su qualcosa, che è una percezione, e aggiusto la mio biologia a quella particolare credenza. Come col cancro terminale, se credo a quello che i medici mi dicono, lo loro diventa una vera e propria predizione. Se dicono che ho il cancro terminale e sono d’accordo, allora essenzialmente morirò quando, a detta loro, accadrà. Quali sono le persone che non lo fanno? I casi di “remissione spontanea.” Almeno una persona, scommetto, non ha “comprato” quella diagnosi. E la sola ragione per la quale ne sono usciti è che avevano un altro sistema di credenze completamente diverso, e quindi sono stati capaci di cambiarlo.
Angelo D’Arrigo, Eagle Man
by Duncan on ott.17, 2009, under Ispirazione, Simbolo, video
Alcuni uomini sono l’essenza stessa della libertà..
e possono volare, e insegnano a volare..
guardate come insegna a quell’aquila, come vola con lei…
Guerrieri della Luce, alcuni uomini vengono.. a ricordarci chi siamo….
(ringrazio Kerridwen che loha conosciuto quando ancora era su questa terra, e mi ha donato queso video)
I sentieri dell’Infamia
by Duncan on set.19, 2009, under Controinformazione, Resistenza umana

Ci siamo resi colpevoli di crimini contro l’umanità.
Abbiamo sporcato le nostre mani di sangue.
Consegnato esseri umani alle camere di tortura e agli aguzzini.
Violato legge, Costituzione e Convenzioni internazionali.
I respingimenti in male sono illegali. Sono uno stupro.
Le persone non sono controllate, non sono censite, non ricevono domande.
Pura illegalità. Puro crimine squadrista.
Ogni migrante deve prima essere accolto in suolo. E poi, singolarmente, una commissione dovrà vautare se gli spetta il diritto d’asilo.
Questo non è stato fatto. E’ invalsa la pratica “sporca”, degna della peggiore canaglia, di risolvere il problema “alla radice” rispingendo i barconi in mare, senza chiedere e indagare all’interno. Ma solamente ricacciarli, come cani sulla rabbia o appestati.
Persone che avevano il diritto di asilo le abbiamo servite sul piatto comode comode alle famigerate carceri libiche.
Non c’è scusante, non c’è attenuante.
Queste cose sono conosciute dai governi. Compreso il nostro.
Il dolo è completo. Le vostre mani sono sporche di sangue.
Vedete questo video e fatelo circolare (non c’è l’incorporazione, posso darvi solo il link)
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d7bc61b1-21d5-4731-8032-2645b9d7d3e1.html?p=0
L’ESERCIZIO DELLA TIGRE
by Duncan on lug.28, 2009, under Disciplina, Musica, Resistenza umana

Davvero in questa calda serata di luglio, appena appena scodellato dalla strada a casa, e ancora acerbo e refrattario al sonno, davvero non ricordo se già, incueata o inculata negli anfratti o nei frattaloni di qualche post vi abbia (io, il presente, il qui medesimo, letamaio dei letamai Sir Alfred Lupmannar Coschier detto Duncan) già parlato dell’esercizio della Tigre.
Se così fosse.. Dio ce ne scampi… mi perdonerete.
O meglio no.. non perdonatemi.. e anzi procedete a una lapidazione
vecchio stile.. pietre grosse e acuminate. Credo di meritarla dopo le
tante malefatte con le quali ho infestato questo pianeta.
Veniamo a voi pards, gringos, buscaderos, guerriglieros, camineros.. e chi più ne ha più ne strametta.. ma mi raccomando.. il thè sia caldo, per domani a colazione. Offro io.. te di ortica amaro e biscottazzi duri na petra al sapore di scorza di cranio.
Andiamo a noi..
L’esercizio della Tigre è una pratica dal retroterra millenario. Sotto cangianti vesti o mutamenti di dettaglio esiste da tempo immemorabile.
La sua origine è orientale. Ma la sua applicazione può essere (es è stata) praticamente ovunque.
Questo esercizio libera e canalizza le tensioni accumulate negli anni nel corpo. Tensioni che, col tempo, si cristallizzano quasi, come blocchi e rigidità, nei tessuti e nelle fasce muscolari. E’ come se le molte rabbie, angosce, “avviluppamenti di intestino”, colpi inaspettati, parole violente e che feriscono.. che ci sono venuti addosso, lasciassero un segno non solo a livello interiore ma anche nel nostro sistema biologio. Parlare di tensioni psico-fisiche allora esprime perfettamente il senso di quello che entra in gioco.
Ma è questo ma non solo questo. A volte è come una vibrazione più alta che non abbiamo mai suonato. Un pugno che non abbiamo mai dato. Un gesto che non abbiamo mai fatto. Un andare fuori righe che non ci siamo mai concessi, sempre così attenti a rispettare lo spartito.
A volte è un urlo..
Questo è un esercizio di liberazione.
Devi immaginare di essere una tigre. Sei alzato e bello eretto.
Cominci piano piano ad agitare le braccia davanti a te, con un fare ritmico, alzi una, la abbassi, e mentre si sta abbassando già l’altra è alzata. E mentre le braccia si muovono le mani sono come grinfie, che lanciano zampate nell’aria. Mentre fai questo immagini di essere davvero una tigre, che si muove, si agita, prende coraggio, vigore, mette in moto il suo Sacro Furore. Anche il viso è teso, concentrato, occhi fissi.
Tu immagini di essere una tigre.
Tu senti di essere una tigre.
Tu SEI una tigre.
I movimenti diventano sempre più rapidi, sempre più impetuosi. E’ una accellerazione lenta, ma progressiva. E man mano che alzi e abbassi le braccia; man mano che lanci le tue zampate.. immagini come se con quelle grinfie potenti di tigre frantumassi ostacoli, blocchi, rigidità, paure. Puoi anche vedere cose e situazioni, vicende del passato, momenti dolorosi, rospi inghiottiti, attimi di smarrimento, umiliazioni da parte di altri.
Ma stavolta il gioco è cambiato. Non sei indifeso, non sei alla mercé di nessuno, non subisci.
Ma sei la Tigre Possente che Scuote la Terra. Occhi di fuoco, fierezza indomita, ti muovi danzando e sdradicando ogni ostacolo. E allora puoi immaginare le ombre e i dolori, i blocchi e le catene passate e “vedere” come ogni zampata frantuma tutto.
Continui ad accellerare. Sempre più rapido. Sempre più impetuoso. Stai sudando. Il respiro è accellerato. Quando hai raggiunto il momento dello sforzo maggiore, della velocità più intensa… a un certo punto.. fai esplodere tutto con..
UN URLO FINALE.
Esatto. All’apice della “corsa” e della tensione… tendi il collo, spalanchi la bocca e lanci un urlo con tutta la forza che hai. Urli come non hai mai urlato in vita tua. Come un animale selvaggio nella ùforesta selvaggia. Un urlo primigenio, atavico, titanico, liberatorio.
E’ come se con quell’urlo cacciassi fuori secoli di rabbia, di rospi inghiottiti e di tensioni.
E’ come se sfidassi ogni limite.
Come se alzassi la testa come non l’hai mai alzata.
Come se gridassi al mondo che tu sei quello che sei, e nessuno potrà più legarti mani e piedi, nessuno potrà più farti stare in ginocchio, nessuno potrà più spegnerti.
E’ un urlo un pò folle, un urlo di sacro furore, un urlo di entusiasmo, un urlo di riaffermazione.
Naturalmente potreste trovarvi in un ambiente dove non è “opportuno” che lanciate tale urlo animalesco se non volete che pensino che siete completamente pazzi o che chiamino l’esercito.
Allora farete l’esercizio con modalità “ridotta”, o con modalità “silenziosa”.
Al momento dell’Urlo, cioè, contraete comunque il collo, spalancate la bocca.. manifestate il contegno di chi urla con tutto se stesso, ma fate uscire un suono ridotto, compatibile con l’ambiente; o non fate uscire alcun suono, se il contesto non lo permette (immaginate) che siete in una stanza e nelle altre ci siano altre persone.. non credo proprio che vorreste essere sentiti urlare.
Anche con modalità ridotta o silenziosa è assolutamente benefico.
Tuttavia, al posto vostro proverei almeno UNA volta a fare l’esercizio integrale. Ad andare in un luogo cioè dove nessuno può darvi noie o sentirvi; dove potete fare insomma quel che minchia vi pare… e là, provare, forse per la prima volta nella vostra vita, a lanciare un urlo da fare impallidire Tarzan. Un urlo con quanto fiato avete in gola. Urlo da far tremare le montagne.
Salutamos
Notte al Bar Mario
by Duncan on lug.23, 2009, under Bellezza, Musica, Poesia

Ecco che alza la mano.
Balla tra i tavoli indiana, ti strapperò i vestiti ad uno ad uno.
Intanto Mario smadonna e tracanna santi e crocifissi nella sua bocca
furiosa.
Ecco che alza la mano.
Gli impolverati buttano il cappello sui piedi per dannarsi col poker.
E il Signore degli Inganni gioca il suo gioca, mostra i trucchi del
Viandante.
Ecco che alza la mano.
I Leoni non divorarono Daniele.. nella fossa drogò il respiro,
e solo fiamma, solo fiamma negli occhi..
Ti porterò nei letti della vendemmia,
ti inchioderò ai muri, e non avrei scampo.
Le trombe suonano e Mario sputa e lava, sputa e lava…
Sempre a credito, sempre a credito..
“Quando pagheranno questa minchia di birra”, e ci sputa,
ci sputa nella birra il bestione, “Beh si bevino pure la sputazza”,
Colera suona il piano, il suonatore cieco, ma le dita cazzo se fanno
rumore..
Dimmi chi sei, mostrami il mosto, quanto miele c’è nel tuo veleno?
E’ l’unico, l’originale, il fuori quota..
è il Signore delle cavalcate…
ecco lo Splendido, l’inimitabile..
dammi le tue redini puledra…
Il fummo dilaga tra la puzza dei fagioli e la lingua di Regina.
Chi siete? datemi un dannato nome, sputatemi la vostra fame..
Ecco che alza la mano,
lasciate la mancia…
finchè c’è ancora puzza di gloria al Bar Mario.
I giorni della nostra vita
by Duncan on lug.11, 2009, under Bellezza, Ispirazione, Musica, video

Sicuramente conoscete questa canzone.
Meravigliosa essa è. Ehi, sto parlando come il Maestro Yoda di Guerre Stellari.
“Paura forte è, ma non temere non dovrai. Usa la Forza e smarrito non sarai”..:-)
Una stagione finiva e un’altra cominciava. Questo video portava con se un Uomo.
E dove lo portava, amici miei? Oltre le stelle forse, oltre gli anelli di Saturno, nei guanciali immoti e ignoti dei buchi neri? In quale casa aperteaper sempre dietro le Bianche Colline..?..
Questo video è un atto di amore, traboccante di struggimento e malinconia. Come quando la morte bussa, e stava bussando, e tu scavato e sfibrato, ancora lanci i tuoi ultimi fiore, il fiore baciato sulla bocca del vento.. prima di aprire la porta.
Freddy Mercury qui è irriconoscibile. Il trucco rende l’effetto un pò meno straziante, ma può coprire poco. La malattia gli aveva consumato il corpo e le ossa, ma non l’anima. L’anima era pronta ancora per un volo.
Quando vidi questo video trattenni a stenno le lacrime.
Quanta è bella questa vita, proprio quando ci sfugge tra le dita. Ehi Freddy, nei Giardini del Signore ci sono davvero tutti i profumi di ogni tempo? Lattedi miele, sogni costruiti nel granito, i desideri di chi ha avuto le gambe spezzate, le piccole dita degli smarriti puoi toccarle?
Il ritmo dolcemente avvolgente, e così, bussando appena, una delle più memorabili canzone dei Queen usciva fuori. L’ultima canzone dei veri Queen. Non quelle forme senzienti patetiche che cercano di sopravvivere facendosi camaleonti e lucrando sul proprio passato, come cadaveri con gli anabolizzanti. I veri Queen finivano allora.
I veri Queen finivano con Freddy Mercury. Finivano con la sua vita. Finivano con questo immenso atto di amore.
These are the days of our lives.. questi sono i giorni della nostra vita…
Sì sono questi, che ci svegliano la mattina.. “Ehi ci sei?”, e ci inseguono sulla sabbia, ci mordono col pane, e ridono mentre i nostri occhi si velano in un dolcissimo sorriso.
Sono questi che rubiamo palmo a palmo la notte, con questa sete, queste sete che ci portiamo dietro come marchio sulla pelle, questa sete di cui non ci liberermo mai.
Sono questi con tutti i libri che non entreranno mai nello zaino. Con tutti i libri che ci regalavano la mamma e il papà, e i nonni, e i fumetti. Mentre correvi per la spiaggia, e arrivavi sempre troppo tardi per cena. E certe notte ti alzavi e in punta di piedi andavi al frigorifero, con quel misto di paura e eccitazione, ed eri così felice, come se tutto il mondo ti sollevasse..
Con tutti i poster alle pareti, e ballavano nei film, e tu volevi dire alla Principessa:.
“Quanto vorrei morire nei tuoi occhi.. posso baciarle la mano.. posso baciarla fino ad impazzire..”
O avere il giubbotto di pelle e una di quelle moto quasi troppo belle per essere vere e poi: “Salta su, fino alla Fine del Mondo”.
Sono questi, inseguito dai compagni di scuola. E poi, allenarsi di notte, per imparare a difendersi. E il primo pugno andato a segno finalmente. E file di fumetti. Non rubatemi la fantasia. E lunghi ghirigori al finestrino. Cosa mi hai insegnato? A catturare la luce nel buio.
Cosa potevi insegnarmi di più?
Sono questri i giorni della nostra vita.. con questo folletto che ci tiene svegli?
E tu conosci questo folletto? Dagli un nome.. dagli un nome.. se gli dai un nome ti farà un dono. Lo sapevi? Lo sapevi questo?
Sono questi con il pugno sbattuto sul tavolo, e la porta in frantumi.
Non ci venderemo mai,
sulle costole le tacche degli alberi. Tutte le volte che il coraggio ti ha sorretto.
E qualcuno per strada ti vedeva sorridere e nel treno ti sei sorpreso a dire “perché no?”.
E Freddy moriva, e mentre stava morendo raccoglieva tutte le radici in mano per un ultimo colpo nella notte.
Li ho visti camminare nella notte. E tu pulivi la maschera d’argento.
E io ti annodavo i fazzoletti alla caviglia.
Sono questi, con tutti i voli pindarici, con le ali bruciate e bruciate di nuovo per farsi ferire dal sole.
Con la polvere sul mantello.
E le tue labbra a sugellarmi il silenzio.
Mentre baciavo la mano…
e l’amore mi divorava…
Siete ancora là con la faccia imbambolata. Chissà come mai nove persone su dieci che leggono assumono a un certo punto una faccia imbambolata, con le labbra leggermente aperte come merluzzi..;-)..
portatevi uno specchio la prossima volta..:-)
C’è ancora tempo per la merdaglia alla televisione, per il litigio e il vicino, per la resa.. c’è ancora tempo? C’è ancora tempo per lasciare morire i sogni nel cassetto? C’è ancora tempo per la noia?
Sono questi i giorni della nostra vita. Siate insaziabili, siate folli, siate affamati..
E la fine della canzone è stupenda…
Le ultime parole.. Freddy in primo piano.. le luci stanno per calare..
la vita sta per finire..
Le ultime parole.. l’ultima carezza..
I STILL LOVE YOU
Con i ragazzi iraniani
by Duncan on giu.25, 2009, under Resistenza umana

Con i ragazzi dell’Iran. Con tutti coloro che combattono, sempre, in ogni parte del mondo.
E certo arriverà poi il momento delle alte analisi politiche, delle convenienze internazionali, dei ritorni economici. Ma non si può sempre vedere ogni cosa sul tavolo che disseziona e ricompone dietro gli occhi dell’ideologia.
E’ una protesta quella in Iran, che non scalda i cuori, non ne scalda troppi. Non smuove folle, non interpella i pacifisti più “fiammeggianti”. Perché è un pò “complicata” rispetto alle categorie con le quali ci siamo abituati a guardare il mondo, rispetto a tutto il sistema di valori, appartenenze e idiosincrasie nel qualle ci siamo strutturati. Qui non c’è una netta aggrassione o oppressione americana-occidentale e una resistenza-annientamento terzomondista-arabo, o comunque totalmente altro rispetto a quello che classicamente rappresenta il potere.
Addirittura c’è un’aggravante. La consapevolezza che l’ “opposizione” ha una qualche sintonia con l’America, e il governo (infamaemente in carica) è ferocemente antioccidentale. E tutto ciò è sufficiente per non alimentare entusiasmi, e scatenare i professionisti del distinguo, i complottisti “a prescindere”, gli annacquatori per coerenza ideologica.
E, voglio dirlo, parla uno che è sempre stato dalla parte di quelle manifestazioni contro le guerre “americane”. E che sa la bestialità e gli orrori compiuti storicamente, lungo molti decenni da America e Occidente in altre terre, e in altri mondi.
Ma noi non siamo bandiere, e non siamo manifesti. Non siamo come cani da corsa che si muovono solo quando sentono l’odore al quale sono stati addesstrati. Quando qualcuno combatte, dovremmo più avere a cuore lui, che la nostra “coerenza ideologica”.
E non è se siano (alcuni o molti) manovrati o meno, ciò che conta. E’ il meccanismo linguistico mentale che vedi all’opera. La corsa, la fretta, che a voltre intravedi, che alcuni hanno, dopo aver bofonchiato qualche vaga reprimenda sulle violenze e timidi sostegni alle protesti.. la fretta a poter subito aggiiungere “si però..”… “si ma..”.. “ma in realtà..”. Non sto neanche contestando che possano esserci importanti interessi in gioco, anche a sostegno dell’opposizione iraniana. Ma a questo troppe volte non si arriva come una (non gradita) conclusione dopo attente analisi, ma si cercano conferme a ciò che a prescindere si crede, a ciò che si vuole credere.
Siamo sempre noi che ci mettiamo in mezzo tra i nostri occhi e gli altri. E non riusciamo a guardare gli altri senza guardare i nostri pensieri, le nostre coccarde e il nostro retaggio. Dicendo “massa manovrata..”.. “opposizione prezzolata…”.. “interessi americani…”,ecc.. tiriamo un sospiro di sollievo. Il mondo continua a rassomigliare decisamente a quello che abbiamo sempre conosciuto, a quello che “vogliamo” sempre ri-conoscere. Non ci sono più scomode e destabilizzanti storie.. la nostra “coerenza” ideologica, il nostro antiamericanismo che non va mai a letto, eternamente insonne, non resta a stomaco vuoto.
E’ che si tratterebbe a volte semplicemente di essere uomini e di aprire le mani e la mente, di aprirci al momento che passa, con quegli occhi, e quelle voci che vediamo, con quei visi coperti di sangue sulle strade.. senza questo peasante bagaglio del nostro ego che portiamo sulle spalle come un cappio.
Semplicemente avere la generosità di poter sostenere qualcuno per un momento senza dover mettere automaticamente le mani avanti, diluire, sospettare, controbilanciare, ideologizzare.
Essere capaci di vera compassione e sostegno umano. Perché non siamo cani da corsa.
Ed è qualcosa che ho già visto, già visto altre volte. Ricordo quando caddero le torri in America. Di colpo ci trovammo di fronte migliaia di vittime innocenti americane. Ma non erano le nostre vittime “preferite”, anzi a molti dava pure un pò di irritazione dover esprime cordoglio una volta tanto verso chi apparteneva al paese oppressore per eccellenza. Perché giammai qualcuno sotto l’onda della empatia umana si dimenticasse per qualche giorno dell’eterna battaglia ideologia. E ricordo, perché li conoscevo e li conosco, che molti bofonchiavano in pubblico pallide e stentate parole di dolore, ma, dietro, era tutto un “se la sono cercata..”, “tremila morti cosa sono rispetto a..”, “hanno loro alimentao il terrorismo..”. L’ultima affermazione è anche reale, mentre le altre due sono da amebe mentali, ma il punto è il non fermarsi mai con autentica pietas dinanzi a quegli esseri umani. Io non trovai, non trovai negli ambienti “giusti”, quelli che si ammantano di belle parole e di grandi ideali, che poche oncie di sensibilità vera, vibrante, verso quelle persone, senza frammischiature d’altro.
Onestà. Stare dalla parte di chi combatte adesso, senza avere il pallottoliere che costantemente calcola interessi futuri e geopolitici. Senza avere paura di essere con compagnie “sbagliate”. Anche perché solo una compagnia dovrebbe interessarci quella di coloro che combattono, di chi mette se stesso in gioco e corre i rischi per una vita più degna per se e per gli altri.
Onestà. Così mi piace chiamarla.
Ho letto alcuni dire che Ahmajinejad non è poi così male. Ahmajinejad è anche il feroce nemico di Israele, e questo ci basta per dargli qualche patente di merito o “nobilitarlo” in una certa misura. Israele è uno stato terrorista per me, ma non basta ragliare contro Israele per avere legittimità, valore e rispetto. E poi c’è modo e modo; e il suo modo non mi piace, saturo di odio, volto ad eccitare il popolo e a costruire consenso, più che spinto da interesse per i palestinesi.
Ma per i nostri paraocchi la protesta contro qualcuno che è sia antiamericano e sia antiisraeleiano non può che avere qualcosa di profondamente sospetto ed equivoco. Al massimo, se proprio non riusciamo a dire, per un sussulto di decenza, che gli oppositori sono i veri nemici dell’Iran, ci adagiamo in una cappa indistinta, in cui tutti sono manovrati, interessati e “sporchi”.
Io non escludo nulla. Come tutti, non posso che non sapere che poco su questa vicenda.
E forse ci sono interessi in gioco. Manovre e convenienze.
Ma ho visto il materiale che quei ragazzi hanno, con mezzi di fortuna e con raro coraggio, filmato, ho sentito le loro voci strappate dalla folla, gli scritti che i blogger che, rocambolescamente hanno fatto precipitare per vie traverse fino a noi (Sebbene al momento Twitter, Facebook e Youtube siano stati oscurati, molti iraniani stanno ricorrendo a proxy).
le cariche della polizia…
l’irruzione nell’Università di Teheran.
le mani di Neda la ragazza assassinata, ormai simbolo della resistenza..
E poi storie infinite.. racconti di brutalità, vendetta e violenza..
Mi hanno colpito le immagini di questa donna iraniana mentre affronta le forze di polizia alla fermata dell’autobus.
Ed ecco le parole di un blogger iraniano, Azarmehr, dinanzi a queste immagini:
“Guardate questa coraggiosa leonessa iraniana, che prende a calci le rozze guardie antisommossa munite di manganelli! Subisce qualche manganellate, ma è il prezzo per la libertà e non le importa. Benedetta sia la nostra madrepatria Iran, che può contare su tali figlie. Sparita la paura, l’onda continua a crescere.”
E di notte (riferiscono molti blogger)fra I quali Zeitoon, si sente la gente intonare Allah-0-Akbar (Dio è grande) dalle proprie case.
Sempre dalla parte di chi combatte. Di chi è un’altra parte di noi, che oggi mette la faccia.
Onestà. Senza balbettii ideologici, retropensieri, eterni distinguo.
Senza distintivi da controllare.
Qualcuno ha scritto:
“solidali con qualcuno e non con altri, contro i G8 ma non per Teheran, contro le guerre ma non per i tibetani o per i cubani. Bisognerebbe essere solidali senza termini di paragone, e senza ideologia, senza richiesta di appartenenza”.
Mi trovo d’accordo..
Dalla parte dei ragazzi iraniani..
CYRANO
by Duncan on mag.19, 2009, under Musica, Poesia, Resistenza umana
Questa canzone è memorabile.
Questa canzone è indimenticabile.
Questa canzone ti entra nell’anima e non ti abbandona più.
Una volta la mandai anche quando inviavo il pacchetto di video.
Ma è talmente bella che merita un trattamento privilegiato.
Cyrano è forse la canzone più amata di Francesco Guccini (anche se non credo la sua più bella, ne ha scritto anche di più belle).
Cyrano è il cuore dolce e integro di Guccini. Solo lui poteva scrivere questa canzone.
Cyrano è la passione.
Cyrano è la follia.
Cyrano è il coraggio.
Cyrano è l’indignazione.
Cyrano è la ribellione.
Cyrano è l’amore, l’amore impossibile, folle, tenero e disperato.
Cyrano è il grande amore.
Cyrano è l’ultimo sognatore in un mondo di maiali.
Cyrano è lo spirito dei cavalieri.
Cyrano è l’eroe che tutti avremmo amato.
Cyrano è l’eroe che tutti portiamo dentro.
Cyrano contro ruffiani, porci e servi.
Cyrano e le sue lettere di amore.
Ecco una pietra miliare della canzone italiana ed europea.
OSARE
by Duncan on mag.02, 2009, under Resistenza umana, video
Né caldi, né freddi.. tiepidi..
essere adulti qualunque non è realismo, è morte, è noia…
Osare.. e fare quello che nessuno fa mai..
C’è un Mistero nella vita che si chiama MIRACOLO..
Osare è Ribaltare la realtà per come la conosciamo,essere pronti per l’irruzione dello Straordinario nella vita..
Essere Arditi.. come dice Jack in questo video meraviglioso..
rifare per l’undicesima volta la stessa cosa che non ci è riuscita mai, anche se vi siete scornati dieci volte, cento volte. La differenza sta lì. Troppi mollano. Troppi cambiano traiettoria. Troppi tornano indietro con la coda tra le gambe.
Sbattete contro il muro cento volte, mille volte? Ritornerete a scornarvi la centounaesima volta, la milleunaesima volta.
Noi siamo il nostro stesso cane lupo. La gabbia piace, rassicura, distrugge.
Meglio Osare e fare figuracce di cacca, mille volte meglio osare e perdere tutto che bere la cicuta goccia a goccia, dilazionando la morte in interminabili rate.
Non me ne importa nulla delle scornate. E’ terribile, terribile, una vita in cui non si sia mai osato.
E non accontentevi. Non accontentiamoci. Anche di una donna, di un uomo.. tanto per avere una donna o un uomo. Qualunque essi siano. Una donna o un uomo “qualunque”, come dice Jack.
Pretendete un essere speciale per la vostra vita. Pretendete di stare con qualcuno che non “si accontenta” di voi, qualcuno che vi renda il sangue bollente, e l’anima leggera.
Osare è come una bestemmia, una santa bestemmia.
C’è qualcosa di eroico che mormora nel Cuore..
“In realtà sono tre le espressioni che amo. Un verbo, un’agettivo e una parola. Osare, audace e speranza. Che è una parola di guerra e non di pace, una parola di fuoco. Speranza è una parola da combattimento”.
CRUDELTA’ SUI CANI – VIDEO SHOCK
by Duncan on apr.19, 2009, under Controinformazione, Resistenza umana, video
Molti di voli questo video non dovrebbero proprio vederlo. E’ davvero devastante. Ma ci sarà sempre qualcuno che vorrà e che potrà vederlo.
Qualcuno per cui avrà senso vederlo e farlo circolare.
Nel training a cui alcune truppe dell’esercito boliviano erano sottoposte sembra ci fossero le sevizie e l’uccisione di cani. Intendiamoci. Sicuramente c’è nel caso che il video mostra. Ma, è lecito credere che non si trattasse di una pratica isolata.
Difficilmente si tratta di pensate di pochi caporioni pazzi quando avvengono queste cose. Non sono atti impulsivi di malati di mente. E’ qualcosa che si può cominciare ad afferrare se si entra in quel sottobosco di manuali sulla tortura stilati decenni fa (e poi sempre rinnovati), studi sulla psicologia della guerra; senza dimenticare gli esperimenti condotti in lager e luoghi di restrizione per prigioniri di guerra. Con una nota particolare per le tecniche adoperate in Corea e in Giappone.
Parlare di scalmanati sarebbe proprio il modo migliore per rendere queste cose marginali. Non sono pecore nere, al di là della specificità dell’utilizzo di cani vivi, che, effettivamente, è qualcosa di inusuale.
Si tratta di una voluta e studiata strategia di desinsibilizzazione psichica, di shock-a-catena indotti per rendere plasmabili i circuiti neuronali alla somministrazione della crudeltà.
Lo scopo resta sempre lo stesso. Trasformare esseri umani in “lobotomizzati” da poter impiegare in “operazioni sporche” che quasi ogni governo, struttura terroristica, o apparato militare e paramilitare, ha di volta in volta “opportunità” di porre in essere.
Dico questo, perché non si tratta solo di carni torturati e uccisi in pratiche infami. E’ già questo sarebbe indegno, vergognoso e intollerabile. Ma, è quello che adesso sto tentando di dire, la violenza è fatta anche su quegli essere (che è difficile definire “umani”) che torturano e squartano i cani. Queste pratiche devasteranno la loro coscienza e la loro vita.
In Bolivia poi è scoppiato lo scandalo. Pare sia stata approvata una legge che vieta queste pratiche. Meglio così.
Ma come avete capito, da quanto sopra detto, il problema non è “solamente” la Bolivia, e non è “solamente” questo “concreto” training messo in atto dall’esercito boliviano.
Esso è simbolo e manifestazione.. di qualcosa.. che è molto più profondo e diffuso.Ripeto. Il video è shockante. Pensateci bene prima di vederlo.
IL CORAGGIO
by Duncan on apr.16, 2009, under Musica, Resistenza umana
Questo video è magnifico, e lo dedico a voi che mi onorate con la vostra amicizia.. che siete un patrimonio.. un patrimonio per chi vi conosce e per chi vi conoscerà..
Coraggio. Per chi mette la mano sul fuoco..
Mettere tutto in gioco.Soldi, popolarità, reputazione. E dovere masticare sabbia, rabbia e dolore.Ostacoli e ostacoli ovunque.
Si verrà lasciati soli, si perderanno gli amici.
Per seguire quella Voce che ti incita, fino alla fine, fino alla fine.
Per quello in cui credi.
Quando la strada sara dura, quando tutto sarà scomodo, quando le cose saranno difficili.. quando non conviene.. tu ci sarai?
Questo è.. Coraggio..
ANFIBIO DELL’ANIMA
by Duncan on apr.01, 2009, under Musica, Poesia

……..Mi muove come mente e pensiero e poi mi assalta, mondi sommersi…
Adesso ti trovo, adesso vedo il vino grande,
Tutti i maestri non sano passati come goccia di crisantemo,
come rugiada sperduta,
atomi che gravitano, neutroni, positroni e cavità addominali..
Nell’ombra la luce, nell’imbrunire l’alba,
E mi conduceva nei sepolcri, a percuotere le mie paure,
Anfibio dell’anima, il mare dilagava.. ed era magia,
Era giorni umidi e oscuri allora, le città svuotate, macchine alla deriva,
il cielo impregnato del giallo pallido di un sole grande,
eppure mi sorresse in scale a cui seguivano scale, e altre scale ancora..
Nei tempi del crepuscolo, mi condusse alla mia Epifania…
Lunga erano le musiche che allora attraversavano il pianeta,
le città potevi vederle da lontano,
Anfibio dell’anima
antro cavernoso dei sogni, candela ad olio…
In principio legno grezzo, fammi ridere ancora nel buio..
Il principio legno grezzo,
..quasar compressi, di notte trovasti la porta, la casa non era
illuminata,
ma potevi vederla, un segno di cavallo benediva i viandanti,
..Eri l’odore dei colori, mi sollevasti sulle tre carte della fiera,
acqua fredda sul mio viso,
mi muove come bruna onda, rito degli abissi, mani alzate..
lasciavo le mani portarmi su, fino a che non c’erano stelle che non fossero riflessi..
Gli ultimi tempi del Solstizio scendevano come polvere, e urla di furore scuotevano il mondo..
Uomini coperti portavano segni sinistri..
Ma non avevo paura… oltre le folle coordinate del tempo,oltre gli emblemi radianti nei deserti,
oltre le seconde e triple pelli di fango,
poteva sollevarmi..
Anfibio dell’anima.
Il bene non deve vincere il male
by Bjori on mar.20, 2009, under Fuori categoria, Videoclip
Il bene non deve vincere il male…non qui, non ora. Il perché è semplice da capire, anzi ovvio direi. La difficoltà sta soprattutto nell’accettarlo. Chi di noi pensa di essere nato buono, di esserlo stato sempre e di non aver mai concorso a farlo il male. Eppure concorrere a fare il male (non in senso assoluto, ma nel proprio piccolo) significa scegliere il male. Sceglierlo in quel momento, anche se in modo inconsapevole, significa avere la volontà, interna o esterna, di compiere un’opera negativa, una ribellione a Dio e al suo ordine.
Sì, anche di ribellione si tratta. Il voler vincere il male e cambiare lo stato delle cose è ribellarsi alla volontà di chi ha posto
le cose in questo modo. Se c’è bene e male nel mondo e nella vita, c’è una ragione superiore che ne giustifica l’esistenza. Vincere il male o anche ritenerlo non degno di riconoscimento ci pone in contrasto con ciò che ci ha resi buoni (ovviamente entro limiti umani, poiché “solo uno è buono”).
Immaginate la vita umana senza alcun male e ponetevi la domanda: perché essere amorevoli? per cosa provare pietà? come crescere? quali lezioni trarre? Poiché la nostra crescita dipende molto dalle nostre sofferenze, le quali portano alla nostra crescita interiore, le quali, però, hanno origine nel male.
Volere la fine del male è fare la volontà del maligno, è proprio seguire il male in un piano di distruzione e negare la funzione costruttiva che lo stesso ha. Volere la morte del male è fare il male.
Esso è anche una ribellione all’equilibrio che Dio ha posto in questa vita con assoluta scienza e coscienza. Il ribellarsi a quest’ordine ci porta visto che in fondo si combatte il male) infinitamente vicini al bene, ma nello stesso tempo ci rimanda infinitamente lontani da esso. Questo perché perdiamo il senso profondo del bene che è appunto lontano, diverso e
superiore al male (non opposto, ma il bene ingloba il male per un fine superiore e, appunto, benefico; esso non si oppone ma lo supera).
In una visione terrena delle due componenti il segno del Tao esprime benissimo la situazione che si pone davanti a noi: due contendenti che sarebbero incompleti l’uno senza l’altro, ma che sono anche parte l’uno dell’altro.
In una visione universale, però, il male rimane limitato alla sua funzione educatrice (volta ovviamente a chi ha la
volontà di accogliere l’insegnamento nel momento in cui esso arriva e, quindi, anche se si ripresenta costantemente viene accolto solamente da “chi ha orecchie per intendere e per chi ha occhi per vedere”) all’interno del bene, che in fondo corrisponde e fa capo, come ogni cosa, a Dio.
Anche se in certi casi rimaniamo scandalizzati e abbiamo l’istinto di reprimere ogni forma di orrore presente nel mondo, dobbiamo pensare (anche se il sentimento lo esprimeremo probabilmente in modo passionale ed istintivo, umanamente cioè) che noi siamo quello che siamo e ci possiamo dire diversi proprio grazie anche a quella componente che decidiamo di non abbracciare (non sempre almeno, diversamente che pregio ne avremmo “non fanno così anche i pagani e i
pubblicani”).
Il male è presente e deve essere presente nella dimensione terrena perché è anche esso parte di quella forza che fa
emergere le anime dalle paludi delle tenebre alla luce. E’ anch’esso, o forse è proprio esso, che fa emergere le coscienze dall’oblio di un’esistenza vuota alla pienezza della consapevolezza. Senza di esso probabilmente non ci sarebbe nessun movimento interiore negli esseri umani. E lo stesso vale per il bene. E il fatto che nel Tao ognuno di loro ha una parte
dell’altro, è indice del fatto che entrambe si legittimano a vicenda trovando nell’altro ragione di esistere. In un senso più astratto, nella dimensione terrestre, l’esistenza dell’una non può prescindere dall’esistenza dell’altra.
Mentre in un senso universale e, aggiungerei, divino, il bene è l’unica dimensione esistente originaria e assoluta, dove invece il male con tutto il resto del creato è derivazione posta in un determinato modo, con un equilibrio perfetto, che è anche “conditio sine qua non” della stessa esistenza di quella dimensione derivata, altrimenti persa in un esistenza caotica e informe.
Diverso è, d’altra parte, arrendersi passivamente al male. Questo è un’altra forma di fare il male, negando l’esistenza del bene o ritenendola inutile. L’arrendersi ad una componente dell’intero è, in senso passivo, essere aggressivi nei confronti della parte per cui non si lotta. Anche se si afferma di volere il bene, arrendendosi allo stato delle cose si arriva a negare lo stesso o a non riconoscerlo capace di esistere attivamente, il che in sostanza si rivela un attacco al bene.
Tuttavia, la lotta contro il male è soprattutto una lotta a sostegno del bene e non volta alla distruzione del male. In realtà, il fine ultimo della lotta è interno all’uomo, anche se ha dei riflessi esterni ad esso. Il voler cambiare lo stato delle cose è una
ribellione al bene (che in senso universale tutto abbraccia e accoglie) e si rivela altrettanto distruttivo quanto il cercare di
abbattere il male o lo schierarsi dalla sua parte.
La distruzione è intrinsecamente male e mentre si intende fare il bene si compie inevitabilmente il male.
Infatti, sino al momento in cui non si cade nella dimensione della distruzione si rimane nel bene e nella beatitudine. La parola che accompagna questo stato è pace oppure serenità, se non a volte gioia interiore.
Il primo momento, però, in cui si passa alla distruzione, segna anche il passaggio dall’altra parte: nella lotta distruttiva, anche quando essa è rivolta contro il male, il campo di battaglia è il male e il premio finale è lo stesso male. Il cerchio vizioso e distruttivo del male si compie e esso ha la sua rivincita sul bene nel momento in cui il bene si comporta e utilizza gli schemi del male, trasformandosi in male e divenendo l’antitesi di se stessa. E’ qui che si compie il passaggio dalla forza buona dei cavalieri Jedi alla forza oscura. E’ qui che si perde il bene.
Il vero scopo della lotta è, infine, fare il bene accettando lo stato delle cose e entrando in una condizione di consapevolezza dell’universo e dell’ordine ad esso posto o, come direbbe Kirkegaard, porsi trasparente davanti a Dio.
Tiziano Terzani – Il senso del male
Anche se queste sono mie riflessioni desidero ricordare la grande
opera di Kirkegaard “La malattia mortale” la quale ultimamente mi ha
accompagnato e mi ha dato dei strumenti e ha cullato la mia anima,
guidandola per riflessioni e viaggi mentali logici e immaginari, che
mi hanno appagato e che hanno dato lo spunto per queste riflessioni.
Desidero ringraziare anche Atreyu, poiché da un dibattito con lui è
partito il tutto.
Un saluto a tutti.
FUORI ORARIO, la Notte ci appartiene…
by Duncan on feb.28, 2009, under Cinema, Musica, Videoclip

Le immagini del video che adesso vedrete qualcuno di voi le conosce..
Non solo Patty Smith… ma Fuori Orario.
E la notte andava.. mai prima dell’una.. e poi iniziava il regno del cinema.
Fuori orario, i film perduti, i film incredibili, i film invedibili. I film che nessuna televisione aveva il coraggio di trasmettere, o i grandi capolavori dei Maestri Supremi.
E la notte andava, nel fortino di Enrico Ghezzi, uno dei pochi territori perché la televisione potrà essere in futuro ricordata. E la notte era tutta per gli amanti, per gli occhi eccitati di visione.
Un appuntamento segreto la notte, Fuori Orario, non finiva mai, finoall’alba..
Metropolis di Fritz Lang.. e Fitzcarraldo di Wilhem Erzog… sontuose epifanie del cinema, droghe per gli occhi. I film di gangster anni 30, il selvaggio e blasfemo Bunuel. E il maestoso
Einsenstein, dalle fredde terre di russia. Trema la terra con AKIRA KUROSAWA, il titanico samurai del cinema giapponese. E rassegne su Fellini, Pasolini, Rossellini. E poi Visconti e l’epopea di “Rocco e suoi fratelli” e il silenzio assordante di “Morte a venezia”..
E i folli cavalieri king-fu del cinema psichedelico di Hong-Kong. E gli omaggi allo scugnizzo Troisi. Ma non c’erano barriere. L’apoteosi più alta che i film potevano toccare, lì fu toccata. Il grattesco, bestialmente provocatorio e millenaristico THE KINGDOM di Lars Von Trier.
Perchè la Notte potevi rifarti gli occhi.. si entrava gratis, solo dovevi essere un notturno marcio per sederti il prima fila..
Il mondo visto con gli occhi di Kaurismäki. Ingmar Bergman, zar di Svezia e il suo SETTIMO SIGILLO, dove il cavaliere ancora gioca con la morte e non verrà mai vinto, perché stavolta il
finale lo scriviamo noi. Ci facevi l’amore e sotto magari in sottofondo ORIZZONTI DI GLORIA di Stanley Kubrick. Il FRANCESCO duro, passionale, drammatico, lirico di Liliana Cavani, un Francescod’Assisi che nessuno ha mai visto. Le allucinazioni newjorkesi di Martin Scorsese in MAINSTREETS. L’epopea di C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA di Sergio Leone.
E poi Chaplin.. e il cantore del West, John Ford.. e Arthur Penn, PICCOLO GRANDE UOMO..
E Henry Fonda contro gli undici giurati di Sidney Lumet..
E ancora… cose che nessuno mostra mai, che neanche i canali regionali hanno il coraggio di proporre..
Lo straniante cineme iraniano.. gli abissali silenzi delle terre oltre gli Urali.. il Patos e l’Eros dell’India.. E poi i film bestemmiati e banditi, film scomodi e rinnegati.. film anticommerciali di 45 ore (che venivano divisi a puntate naturalmente)..
Se non hai mai visto Fuori Orario, se non sei mai entrato in Fuori Orario, non saprai mai cosa veramente è , cosa veramente è stato il Cinema..
Tutto quello che vedi adesso, sulla maggior parte delle sale e su tutti gli altri canali televisivi non è che un briciolo di quello che è stato il Cinema, delle vette che ha potuto raggiungere, e di quello che un giorno potrà di nuovo essere, dopo la fine del Medioevo..
E poi non era solo Cinema quello che ci trovava ancora svegli, alle tre di notte sulle ali di Terence Malick o con Bob Dylan in PAT KARRET E BILLY THE KID.
E questa è la sigla di Fuori Orario.. quasi ogni notte dopo l’una, sempre dopo l’una..
Because the Night di Patty Smith. Le immagini del video sono tratte da L’ Atalante di Jean Vigo,un film in bianco e nero del 1934.. E’ proprio questa qua la sigla ufficiale, musica e immagini, che ti
portava nella tana del Bianconiglio..
E la canzone è stupenda, prima di magia e di nostalgia.. Di amore succhiato, teso, strappato, goduto, fino all’ultimo diapason prima che giunga l’alba..
PERCHE’ LA NOTTE E’ IL NOSTRO REGNO..
E LORO NON POSSONO TOCCARTI..
LA NOTTE APPARTIENE A NOI..
LORO NON POSSONO TOCCARTI ORA..
COME TI SENTI SOTTO IL MIO COMANDO?..
“Io vi lascio il giorno, ma la notte è solo mia..”
Because the night…
..
PEOPLE HAVE THE POWER
by Duncan on feb.24, 2009, under Musica, Resistenza umana


Questa canzone è un must, un cult umanista.
Il testo di essa non constata. Perché è evidente che non è così. Ma è la perenne voce del riscatto, dalle urla profetiche nella Bibbia, alle rivolte degli zappatori nell’Inghilterra che aboliva le enclosures, alla resistenza degli indiani d’America dinanzi allo sterminio. La stessa voce potevi sentirla mentre bruciavano Jan Huss nei cieli di Praga, nell’inverno che gelò nel sangue la Primavera. E i carrarmati sovietici sull’Ungheria non poterono farla tacere.Mandela la sognava di notte nei suoi 27 lunghi anni di carcere. E cavalcava con i Libertadoresi in Sudamerica. Tom Joad la viveva mentre dava alla madre il suo addio dicendo “Dovunque un uomo combatte per la vita ioi sarò là..”
I monaci tibetani si riunivano clandestinamente e la respiravano nel loro Om Mani Padme Um, con i cinesi sguinzagliati pronti a mettergli elettrodi ai testicoli e a sterilizzare le lorodonne.
Giordano Bruno bruciava insieme ad essa a Campo dei Fiori..
Ed era dentro Martin Luther King il giorno in cui disse: “Verrà un
giorno in cui..”
Di tutte le Utopie e i Canti della terra è la trama e l’ordito..
Di tutti gli indomabili Cavalieri del Bene, è l’inno..
Un sogno pazzo e millenario..
da sempre eretico, da sempre bandito,
ma che eternamente rinasce sotto mutate spoglie,
e con nuovi uomini e storie a cui lasciare la Fiaccola..
Giungerà il Crepuscolo dei Tiranni,
i folli malati di morte saranno spazzati e gettati nella polvere,
e glu uomini, tutti gli uomini, i piccoli, i miti, i coraggiosi..
avranno la Terra..
“Mi sono risvegliata al grido
che le persone / hanno il potere
di riscattarsi / il lavoro dei folli
sugli umili / la doccia del perdono
è decretato / le persone comandano”
Di segutito il video