Born Again

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I mondi di Barbara (Lawrence Ferlinghetti)

by Duncan on mag.10, 2011, under Bellezza, Ispirazione, Poesia, Resistenza umana

 
Eccoci al nuovo appuntamento con Barbara Lazzarini e la sua rubrica.
Sono momenti questi a cui tengo molto. Una grande occasione per tutti i Naviganti e gli Zingari che vengono qui.. in questo territorio chiamato Born Again.
Barbara trasforma la letteratura in Magia…  rendendola carne e sangue della vita.
Non solo “autori”, ma Uomini.. resi vivi, tremendamente vivi.. compagni di viaggio che incarnano un Insegnamento capace di ispirare e di rendersi  vivo in noi.
Vi lascio a Barbara Lazzarini.. che in questo suo pezzo parlerà di Lawrence Ferlinghetti.
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LAWRENCE FERLINGHETTI
Nasce a New York nel 1919 da padre italiano e madre ebreo-francese, artista poliedrico ed eclettico, fulcro della controcultura americana della beat generation insieme ad Allen Ginsberg, Jack Hirschman, J. Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snyder, Norman Mailer.

Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche

trascinarsi per strade di negri in cerca di pere rabbiose,

hipsters dalla testa d’angelo ardenti per l’antico contatto celeste

con la dinamo stellata nel macchinario della notte…: questi versi della raccolta “Howl” (Urlo) di Allen Ginsberg, furono editi da Lawrence Ferlinghetti che per questo libro venne arrestato, nella San Francisco della fine degli anni Sessanta.

Era una generazione in rivolta tutta protesa ad inventare visioni nuove del mondo.

“I poeti, se sono veramente tali, non sono compromessi, sono puri e rappresentano una speranza”.

Aforistica e vocativa la sua è poesia che sa restare colta nonostante la semplicità, si fa leggere agevolmente, porge la mano soprattutto ai giovani, esorta, invita, desidera. Versi che professano ancora la rivolta e trasferiscono a tratti parole in immagini, i suoi quadri cercano, anelano la luce nell’intenzione di liberarla, in un processo contrario a quello solito che ne vuole la cattura. L’arte figurativa di Ferlinghetti si è sviluppata in un contesto di grande spessore e presenta una grande varietà di temi: denuncia politica e sociale, critica alle ingiustizie della società mercificata e massificante, amore e celebrazioni raffinate della femminilità: “Tutto ciò che volevo fare era dipingere luce sui muri della vita”.

CHE COS’E’ LA POESIA

“Poesia è

notizie dalla frontiera

della coscienza

Poesia è

il grido che grideremmo

al risveglio in una selva oscura

nel mezzo del cammin

di nostra vita

Una poesia è uno specchio

che percorre una via alta

colma di delizie visive

Poesia è lamina luccicante

dell’immaginazione

deve risplendere

e quasi accecarti

Il sole che irraggia

nelle reti del mattino

È notti bianche e

bocche di desiderio

È fatta

di aloni in dissolvenza

in oceani di suoni

È battute di strada

di angeli e diavoli

È un divano ricolmo di cantanti ciechi

dimentichi dei loro bastoni

Una poesia deve levarsi all’estasi

in qualche punto tra parola e canto

Che canti una poesia

ti voli via

o è anatra morta

dall’anima di prosa

Poesia è anarchia dei sensi

che si fa senso

Poesia è tutto

quanto nato alato canta

Come un vaso di rose una poesia

non la si deve

spiegare

Poesia è una voce di dissenso

contro lo spreco di parole

e la pletora folle della stampa

È ciò che sta

fra le righe

È fatta

da sillabe di sogni

È grida lontane lontano

su una spiaggia al calar della notte

È un faro

che muove il suo megafono

al di sopra del mare

È una foto di Ma’

in reggiseno Woolworth

che guarda dal vetro

un giardino segreto

È un Arabo che trasporta

tappeti variopinti ed uccelliere

per le strade

in una grande metropoli

Una poesia la si può fare in casa

con ingredienti di tutti i giorni

Sta in una pagina sola

ma può riempire un mondo e

sta bene nella tasca di un cuore

Il poeta è un cantante di strada

che salva strade-gatte d’amore

Poesia è pensiero-cuscino

dopo un rapporto

È distillato di animali articolati

che si chiamano l’un l’altro

traverso un golfo immenso

È frammento pulsante

di vita interiore

musica senza collare

È dialogo

di statue nude

È suono d’estate nella pioggia

e di gente che ride

dietro persiane chiuse

al fondo di un vicolo di notte

È lampadina spoglia

di un hotel di vagabondi

che illumina nudità

della mente e del cuore

Lasciate che il poeta sia animale da canto

fattosi lenone

per un re d’anarchia

Poesia è

lirica intelligenza incomparabile

volta a significare

varietà cinquantasette di esperienza

Poesia è una casa alta di echi

di ogni voce che abbia detto mai

qualcosa di folle

o meraviglia

Poesia è un’incursione sovversiva

sull’obliata lingua

dell’inconscio collettivo

Poesia è vero canarino in una miniera di carbone

e noi sappiamo perchè l’uccello in gabbia canti

Poesia è l’ombra gettata dalle nostre

immaginazioni-lampione

È voce

della Quarta Persona Singolare

È voce

entro la voce della tartaruga

È faccia

dietro la la faccia della razza

Poesia è fatta di pensieri-notte

Se può strapparsi via dall’illusione

non sarà rinnegata

prima d’alba

Poesia si fa evaporando

la risata liquida della gioventù

Poesia è libro di luce nella notte

che disperde nuvole di inconsapevolezza

Ode il bisbiglio

di elefanti e vede

quanti angeli danzano

su una punta di spillo

È un ronzare un lamentarsi estatico

ridendo un sospirare all’alba

una risata soffice selvaggia

È Gestalt finale

dell’immaginazione

Sia poesia emozione

ritrovata in emozione

Le parole sono fossili viventi

Ricomponga il poeta la

fera feroce

e la faccia cantare

Grande è un poeta solo quanto il suo orecchio

peccato se di latta

Poesia è lotta continua

contro silenzio, esilio inganno

Il poeta è un baluardo sovversivo

alle soglie della città

che sfida costantemente

il nostro status quo

È maestro d’ontologia

che interroga costantemente la realtà

e la reinventa

Prepara drink

dai liquori insani

dell’immaginazione

e perpetuamente si stupisce

che nessuno barcolli

Dovrebbe essere oscuro imbonitore

alle tende dell’esistenza

Poesia è quanto si ode dai tombini

echi di fuga del fuoco di Dante

Poesia è religione

religione poesia

È il ronzio di falene

cerchio intorno alla fiamma

È una barca di legno ormeggiata nell’ombra

sotto un salice in lacrime

entro l’ansa di un fiume

Il poeta deve avere un grandangolo

sguarda un mondo ogni sguardo

e il concreto è più poetico

Poesia

non è tutta eroina cavalli e Rimbaud

È anche preghiere impotenti

di passeggeri d’aereo

cinture allacciate

per la discesa finale

Poesia è vero oggetto

di grande prosa

Dice l’indicibile

Pronuncia l’impronunciabile

sospiro del cuore

Ogni poesia una temporanea follia

e l’irreale è il più realistico

Sia poesia ancora

tocco ribelle

alle porte dell’ignoto

Una poesia è sua stessa Coney Island

della mente

proprio circo dell’anima

Far Rockaway del cuore

Lasciate che un nuovo lirismo

salvi il mondo da sé!”

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SAMIZDAT

by Duncan on ago.12, 2010, under Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

Improvvisamente nacque il samizdat. Nessuno sa come sia incominciato, nessuno sa come funzioni, eppure c’é, esiste e risponde alle reali esigenze del lettore… alla fine c’é sempre qualcuno che ritorna in sé e si scuote di dosso la maledizione del letargo. (Nadezda Mandel’stam)

Dopo la morte di Stalin, negli anni ’50 e ’60 l’Unione Sovietica fu percorsa da un fenomeno che ha qualcosa di unico in sé. La censura, ogni livello di censura, e su ogni territorio della vita e del sapere, era spietata.
E anche i libri erano rigorosamente filtrati, controllati, selezionati.
Ma, è troppo forte questa fame di sapere e di vita. Non potete mettere tutti in riga. Su, sull’attenti.. agli ordini Compagno Professore. Non potete togliere quella rabbia, quella fame smadica di sapere.
Quanti sono i pompieri del fuoco?… e ci furono…
Ci furono questi strani “Uomini Libro”…
Moltie persone a loro rischio e pericolo andavano a scovare i testi proibiti. Alcuni riuscivano ad andare all’estero.. e là arrivavano financo a imparare a memoria un libro. Perché i libri proibiti non potevi mica portarti con te.
ALCUNI ARRIVARONO A IMPARARE UN LIBRO A MEMORIA…
GLI UOMINI LIBRO… BRADBURY PARLO’ DI LORO.. GLI UOMINI LIBRO…
E poi giù su carta a scrivere.. e poi il libro circola.. carta carbone.. poche copie..
Libri clandestini. Spesso potevi tenerli una sola notte. E allora con gli amici intimi iniziava il Viaggio. Venite vi aspetto..stanotte è il Grande Spettacolo. Stanotte va in scena il Libro Proibito.
Ho visto carbonari madre, clandestini sotto i venti centimetri di neve di Stalingrad. Camminavo piano nella notte. I Kgb non perdona. La Lubianka è il pozzo senza fondo di chi alzò la testa al cielo e fu preso.
Ma ci sono uomini che ameranno anche sotto la tortura del cavallo dell’inquisizione.. e allora, potete davvero pensare di spegnere questa Scintilla..?
SPEGNILA.. SPEGNILA .. DICONO… O FRUSTA O ZUCCHERO.. O GULAG O SAZIETA’.. TERRORE O PLACIDO CONFORMISMO.. BRUCIARE I LIBRI.. O RENDERLI INDIFFERENTI..
SPEGNI.. SPEGNI LA SCINTILLA… DISTRUGGI IL SACRO MISTERO CHE E’ IN TE… gracchiano tiranni, battone, e i loro gendarmi e i loro servi.
E prendevano questi libri i fortunati.. a volte una sola notte. una sola notte… una sola notte di amore. Tutti gli amici. Qualcuno di loro tradirà? Alcune volte è accaduto. Pagano bene i traditori. I delatori hanno un posto di riguardo nella Santa Madre Russia no, Roskolnikov? E’ solo una questione di prezzo?
A volte in quella lunga notte.. neanche leggeva chi aveva il libro.. ma come un pazzo lo ricopiava. Era un libro proibito.
Come il Necronomicon di Lovecraft.. con la differenza che il Necronomico faceva diventare pazzi e era scritto da forze oscure, dice la leggendo.. questi davano vita alla parte migliore che c’è, la parte che non si piega mai. E allora su… fai l’alba per scrivere ragazzo..
Domani avrai anche tu una copia.. farai qualche copia in carta carbone… non ciclostile….. niente di troppo ufficiale o professionale. Veste dimessa. Meno si è appariscenti, meglio è.
E il Samizdat da impresa di pochi.. dilagò.. divenendo un autentico fenomeno collettivo.. un’alternativa colossale alla editoria pubblica, ai libri ammessi e tollerati dal grande Moloch, il GOSIZDAT, l’ediitoria di stato.
E state certi.. non abbiate alcun dubbio.. che tutti i più bei libri erano solo nel SAMIZDAT. Tutti i libri originali, estremi, coraggiosi, liberi.. li avreste trovati là.
Non ci fu verso di stroncare quest’onda. E ci fu un tempo, ho sentito dire da una persona, poche sere fa.. ci fu un tempo.. che quando qualcuno in Unione Sovietica ti diceva “hai un libro da darmi…?” Intedeva quasi sempe un LIBRO VEBRO.. un libro del SAMIZDAT.

Fammi ascoltare il tuo nome.. il nome dei camminatori pallidi..
SAMIZDAT.. Lo devo a qualcuno, a chi ha fatto rammentare di quest’epoca eroica nel tetro realismo sovietico. Un’epoca che pochi conoscono. Un’epoca e un’Epica del riscatto.
Sono sempre pochi quelli che salvano una generazione dal buio. Sono sempre pochi. Ma ci sono.

Bradbury e i suoi pompieri del fuoco. Bruciate i libri, dicono. I libri portano la pestilenza del pensiero. Passioni su carta che non potete sterilizzare. Bruciate i libri… Bradbury…
E molto prima di lui Inquisizioni.. roghi di libri.. Hitler e le camice brune.. cinesi, sovietici… e ovunque.
Anche ora.. bruciate i libri.

SAMIZDAT

Forza interiore tra le tenaglie di un cupo piombo cementificato cimiteriali.. Clandestini della speranza.
La Casa dei Coraggiosi non sarà mai vuota. Eterne promesse di un Rinascimento.
Il Rinascimento nasce , quando nasce, solo perché per anni, per decenni… pochi hanno messo in gioco se stessi per qualcosa di grande, rischiando la propria pelle, il proprio culo.. e diciamo anche le proprie palle.
Questi conservano il seme salvandalo per un tempo migliore.. “il tempo in cui il pensiero sarà libero” Orwell dixit.. in “1984″.

Vedete è la passione la chiave.
Quei pazzi che si andavano a imparare il libro a memoria, o lo ricopiavano in nottate insonni.. rischiavano il famigerato “trattamento”.. ma erano vivi.
Li potevi incontrare per le stradi Leningrad o le periferie moscovite.. e o negli sterminati territori suburbani e avevano la Fede negli occhi.
Vedete erano più vivi loro, perché aveva la Fede. Perché sentivano la pelle sfiorata dal rasoia. Paura, ma anche eccitazione, scoperta, lotta, Resistenza.
Erano più vivi loro di troppi di noi ad aria conzionata, stanchi già a vent’anni, pigri, sazi, comodi e sciatti.. con cellulare e iphone e il pensiero di quale locare beccare stasera.
Erano più vivi loro.. come sono più vivi tutti quelli che non stiracchiano la giornata come una pratica da accartocciare in magazzino.. tutti quelli che si cimentano.. che stanno su una corda tesa o si fanno tirare i piedi e le mani fino a sentire le ossa allungarsi.
Perché solamente quando dai tutti cominci a “vedere”.. e l’amore nasce se sei messo alla prova, se continui a cercare il tuo cuore pur sotto venti centimetri di neve.. se cerchi le sfide peggiori.. se stai a petto nudo d’inverno.
Anche adesso qualcuno ricopia libri sapete?
scrutate gli occhi della gente per strade, quacuno avrà un Demone al centro degli occhi, e due falò come iridi delle pupille. Qualcuno avrà una Fede. Qualcuno avrà un Segreto.
Ci sono ancora cantine dove la notte.. accade qualcosa…
Una Nuova Resisteza. Un Nuovo Rinscimento.
Conformismo, obbedienza, crassa sottomissione.. le vedi le tre lupe.. vogliono il tuo scalpo, il muscolo delle gambe, la pompa del cuore.
Abbiamo bisogno di una Rinascita Spirituale….
di te, che togli il cappello buono ed esci fuori dal metro quadro…
e vai in cerca di Nuovi Ribelli.
Mille luci si accendono.
Altri libri attendono…. Uomni Libro.. Anime Viaggianti..
Jack Viaggiante andò nei Territori per sgominare il Re Rosso.
E noi abbiamo intere nottate per dare onore alla vita…
E se tutto ciò vi sembra troppo.. almeno dite ancora una volta…
SAMIZDAT…
:-)
Vi lascio a un piccolo testo preso sul Web (tratto da questo sito che ringrazio..
http://berlicche.splinder.com/post/5936615/Samizdat/comment/14758952), di cui voglio anticipare un passaggio…

“I poeti e gli scrittori del samizdat furono spesso processati, incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e gulag, puniti, espulsi, uccisi, persero lavoro e posizione sociale.
Ma alla fine vinsero. Come disse Vladimir Bukovskij, <<E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai proprii figli: “Io ho fatto tutto quello che ho potuto.>>”

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Forse molti, quando si parla di samizdat, non sanno a cosa questo termine si riferisce.
Samizdat in russo significa “edito in proprio“, e indica un fenomeno spontaneo che esplose in Unione Sovietica tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 del secolo scorso. In tale periodo, quello che era un processo selvaggio fece un salto qualitativo e divenne una sorta di istituzione alternativa. Fu il principale “strumento” (e quasi l’unico) che il nascente dissenso si diede per poter vivere a comunicare, al punto che talvolta è identificato con esso.
Il samizdat sovietico è stato un fenomeno unico nel suo genere. Riprodurre in proprio (a mano o con la macchina da scrivere, raramente col ciclostile) dei testi che la censura di stato non avrebbe mai fatto passare non era un’attività che riguardasse solo la letteratura, anzi, in esso confluirono all’inizio documenti di ogni genere, materiali segreti, proteste e appelli, versi, romanzi, saggi filosofici. Ma alla fine degli anni ’50 l’uso di riprodurre in proprio i testi e di diffonderli assunse una consapevolezza precisa e si diffuse a macchia d’olio.
Il meccanismo era semplice: l’autore scriveva il testo facendo alcune copie con la carta carbone, poi le distribuiva agli amici; se questi lo trovavano interessante lo distribuivano a loro volta raggiungendo così gli angoli più remoti del paese.
Nonostante la mancanza assoluta di guadagni e gli evidenti rischi, al samizdat non mancarono mai autori interessanti e diffusori pieni di abnegazione. Grazie al fatto di richiedere strumenti tecnici semplicissimi era l’unico mezzo praticabile in URSS per aggirare il monopolio statale sulla circolazione delle idee e delle informazioni.
I fascicoli del samizdat passavano rapidamente di mano in mano, e capitava di avere in lettura un testo per una sola notte, perchè la lista d’attesa era lunghissima. Allora il fortunato passava la notte in bianco, immerso nella lettura, e magari invitava gli amici a partecipare.
I poeti e gli scrittori del samizdat furono spesso processati, incarcerati, messi in ospedali psichiatrici e gulag, puniti, espulsi, uccisi, persero lavoro e posizione sociale.
Ma alla fine vinsero. Come disse Vladimir Bukovskij, “E non aspettavamo una vittoria, non ci poteva essere la minima speranza di vittoria. Ma ognuno voleva avere il diritto di dire ai proprii figli: “Io ho fatto tutto quello che ho potuto.”.” (il vento va e poi ritorna)

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