Born Again

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Immensità (nel cuore di Viktor Frankl)

by Duncan on set.13, 2011, under Bellezza, Ispirazione, Resistenza umana, Simbolo

 

Viktor Frankl universalmente noto per aver creato la “logoterapia”, che è una forma di psicologia che si incentra sull’importanza di vivere con un senso e dare un senso profondo e unico alla vita.. a tutta la vita e alla propria vita.. trovò il fermento del suo pensiero e del suo insegnamento nella esperienza del campo di concentramento, dove egli fu internato in quanto di origini ebraiche. Egli vide che anche della più totale abiezione l’uomo può trovare la forza di resistere, e vide anche che solo coloro che riuscivano a trovare un senso più alto alla propria esistenza, e qualcosa di profondissimo e radicale per cui vivere… riuscivano psichicamente e fisicamente a resistere, senza cadere in quello stato di avvilimento, depressione, impotenza disperata e catatonia che per moltissimi significò la morte anche senza passare per le camere a gas.. morte perché si rinunciava a vivere, perché il mondo ormai era una meretrice carica di morte e abominazione e la vita un incubo di bastardi. Per resistere al campo di concentramento , bisognava mobilitare tutte le proprie risorse fisiche, psichiche e spirituali. E fu così che Viktor Frankl e altri resistettero. Di quella esperienze egli scrisse un libro meraviglioso e immortale, “Uno psicologo nel lager”, che è una di quelle letture che nessuno dovrebbe mancare nella propria vita. E adesso voglio citare un passo di questo testo… un passo di infinito amore. Quando Frankl improvvisamente pensò all’amatissima moglie -che tra l’altro era quasi certo fosse stata uccisa dai nazisti come lo erano stati i suoi genitori- e fu investito da una tale overdose di amore che pochi, davvero pochi sperimentano mai nella propria esistenza. Lì, rinchiuso in un luogo di inferno, costretto a una vita da schiavo, privato di tutto.. per uno di quei assurdi paradossi della vita.. provò il più alto vertice di amore che avesse mai provato, sentì volare il proprio spirito come mai aveva volato.

Vi lascio al testo:

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“Improvvisamente, ho di fronte l’immagine di mia moglie. Mentre

inciampiamo per chilometri, guardiamo la neve o scivoliamo su lastre

ghiacciate, sempre sorreggendoci a vicenda, aiutandoci gli uni gli

altri e trascinandoci avanti, nessuno parla più, ma sappiamo bene che

in questi momenti ognuno di noi pensa a sua moglie. Di tanto in tanto

guardo il cielo, dove impallidiscono le stelle, o là, dove comincia

l’alba, dietro una scura cortina di nubi: ma il mio spirito è ora

tutto preso dalla figura che si racchiude nella mia fantasia

straordinariamente accesa, e della quale non ho mai avuto sentore

prima, nella vita normale. Parlo con mia moglie. La sento rispondere,

la vedo sorridere dolcemente, vedo il suo sguardo, e – corporeo o meno

- il suo sguardo brilla più del sole che si leva in questo momento.

D’un tratto, un pensiero mi fa sussultare: per la prima volta nella

mia vita, provo la verità di ciò che per molti pensatori è stato il

culmine della saggezza, di ciò che molti poeti hanno cantato;

sperimento in me la verità che l’amore è, in un certo senso, il punto

finale, il più alto, al quale l’essere umano possa innalzarsi.

Comprendo ora il senso del segreto più sublime che la poesia, il

pensiero umano ed anche la fede possono offrire: la salvezza delle

creature attraverso l’amore e nell’amore! Capisco che l’uomo, anche

quando non gli resta niente in questo mondo, può sperimentare la

beatitudine suprema – sia pure solo per qualche attimo – nella

contemplazione interiore dell’essere amato. Nella situazione esterna

più misera che si possa immaginare – nella condizione di non potersi

esprimere attraverso l’azione, quando la sola cosa che si possa fare è

sopportare il dolore con dirittura, sopportano a testa alta, ebbene,

anche allora, l’uomo può realizzarsi in una contemplazione amorosa,

nella contemplazione dell’immagine spirituale della persona amata, che

porta in sé. Per la prima volta nella mia vita, sono in grado di

capire ciò che si intende, quando si dice: gli angeli sono beati

nell’infinita, amorevole contemplazione di uno splendore infinito…

Davanti a .me cade un compagno; quelli che gli marciano dietro, cadono

anche loro. La sentinella accorre e li bastona senza pietà. La mia

vita contemplativa è interrotta per qualche secondo, ma subito dopo la

mia anima si innalza, si eleva nuovamente dalla mia esistenza di

internato ad un mondo sovrumano e riprende il dialogo con l’essere

amato: io chiedo – lei risponde, lei domanda – rispondo io..”

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UNA DONNA STRAORDINARIA

by Duncan on gen.27, 2011, under Bellezza, Disciplina, Ispirazione, Poesia, Resistenza umana

Fu in una sera come tante che mi imbattei in questa storia. E non l’ho più dimenticata. La raccontai, a suo tempo. E continuai a raccontarla nel tempo. Certe storie non muoiono mai, né ristagnano come crisalidi cristallizzate o polverosi classici sterilizzati. Noi diamo incarnazione alle Storie. Le Storie ci abitano. E ci scelgono allo stesso modo in cui noi scegliamo loro.

Alcune storie non ci lasciano sonnecchiare, ma continuano a chiamarci nella Spirale del Tempo. E questa storia vuole ancora vivere. E vuole essere risuscitata. Anche qui. Anche adesso.
Ci sono uomini e donne venuti sulla terra ad insegnarci il coraggio.
Rammentano in noi l’antica credenza, che mai è morta e mai morirà.
Credenza che è balsamo e bestemmia. Messaggio del tempo, tramandato tra aquiloni e cellule e scritto a lettere di fuoco e sangue sulle rocce, che dice…

Nessuno ostacolo potrà fermare lo spirito umano.

E noi stiamo là sulla soglia a toccare con gli occhi queste comete che riempirono il cielo di speranza. Potrai perdere braccia e gambe, ma se il tuo cuore è grande, un giorno ti vedremo volare.

No, nessuno ostacolo potrà fermare lo spirito umano.

È la storia di una donna straordinaria, la storia in cui mi imbattei.
Una donna giapponese. Due suoi versi:

“Volere è potere: ho impresso queste parole in mente e vissuto fin qui la mia vita, all’insegna di esse.”

“Gli uccelli sono i miei veri maestri: mi hanno insegnato a scrivere usando la bocca.”

Tsumakichi, era il suo nome. Una geisha che si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato. Che poi era proprio il posto in cui doveva essere per fiorire come essa è fiorita. C’era anche lei nellacasa per Geishe, Sankairo, nel quartiere a luci rosse Horie di Osaka, nel 1905, quando il proprietario della casa, in una esplosione di follia furente, dopo aver saputo del tradimento della moglie, affettò con la spada sei geishe, uccidendone cinque…

La sesta era Tsumakichi. Rimase viva, ma perse entrambe le mani. Da quel momento non poté più danzare, e comincio a peregrinare come attrice di strada in una compagnia teatrale ambulante. Dopo una tournee, nella città di Sendai, dove la compagnia era arrivata, nel locale in cui andarono ad alloggiare, Tsumakichi vide una coppia di canarini. Nonostante fossero imprigionati in un gabbia piccola e stratta, i canarini “vivevano”, cantavano con allegria e cibavano col becco i loro figli. E Tsumachiki fu come folgorata. E pensò che come loro avevano una bocca, una bocca aveva lei. Come loro facevano tutto con la bocca, non ci sarebbe stato nulla che lei non avrebbe potuto realizzare con la sua bocca!

E rammentò allora le parole del patrono di Horie: “Qualunque cosa possano fare gli altri, sono sicuro che anche noi possiamo. Dipende tutto dalla sola forza di volontà.” Questa donna indomita, che non aveva mai letto e scritto in vita sua, seguì il richiamo della sua folgorazione.

E comincio con sforzo incrollabile a studiare con la penna in bocca. In seguito divenne monaca e assunse il nome di Oishi Junkyo. Le sue opere di calligrafia e i suoi dipinti divennero celebri. Come chiunque si è spinto oltre ciò che sembrava fato implacabile e condanna, Tsumakichi si spendeva anche per destare negli altri la stessa fame, la stessa disperata e folgorante fede.

E quando parlava con gli handicappati era solita dire: “Se il problema è un corpo storpio, non c’è nulla da fare, ma cercate di non rendere storpio il vostro cuore”, soleva dire per incoraggiare gli handicappati.

Yanagi Muneyoshi, nel suo libro Shinge scrive:

“DONA TUTTO TE STESSO! ALLORA NON AVRAI MAI RIMPIANTI.”


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Angelo D’Arrigo, Eagle Man

by Duncan on ott.17, 2009, under Ispirazione, Simbolo, video

Alcuni uomini sono l’essenza stessa della libertà..
e possono volare, e insegnano a volare..
guardate come insegna a quell’aquila, come vola con lei…
Guerrieri della Luce, alcuni uomini vengono.. a ricordarci chi siamo….
(ringrazio Kerridwen che loha conosciuto quando ancora era su questa terra, e mi ha donato queso video)

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