Born Again

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Amore Zen

by Duncan on dic.24, 2010, under Bellezza, Ispirazione, Poesia, Simbolo

Lessi una volta questa storia che parlava dell’amore del Maestro Zen Ikkyu per la musicista non vedente Lady Mori.. vi trovai una tale grazia, delicatezza e bellezza che mi restò impresso. Il testo che adesso vi riporto (e che è tratto da questa pagina web.. http://www.fiorigialli.it/dossier/view/5_tu-e-io/612_il-sentiero-del-donarsi), sviluppa poi, a partire da questa vicenda, una riflessione sull’Amore.. anche di coppia.. inteso come pura generosità.. come puro dono….

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IL SENTIERO DEL DONARSI

Il brano che segue parla dell’Amore del maestro zen Ikkyu Sojun (1394-1481).
Il grande amore di Ikkyu era una musicista non vedente nota come Lady Mori. Si dice che Lady Mori era famosissima per la maestria con cui suonava il suo strumento a corde: l’uditorio era rapito sia dalla musica sia dalla dolcezza con cui ella toccava le corde del suo strumento.
Ikkyu rimase rapito da tale maestria. In molti suoi componimenti poetici, egli ha declamato l’abilità delle mani di Lady Mori, poco importa se ciò avveniva mentre suonava uno strumento o mentre accarezzava il suo corpo. Perfino Ikkyu, dall’alto della consapevolezza zen, non era in grado di riprodurre la profondità dell’emozione e della sensibilità che lei infondeva al modo in cui lo toccava.

Il Sentiero del donarsi
Non passa notte che Ikkyu non canti a squarciagola
Per se stesso
Per il cielo e per le nuvole
Perché Lei si è data liberamente
Le sue mani la sua bocca i suoi seni
Le sue lunghe cosce madide di sudore (Ikkyu)

Il sesso consapevole (zen) è semplicemente questo: amanti che fanno l’Amore, che danno l’un l’altro, che vogliono dare l’un l’altro; senza prendere, senza esigere, senza egoismo, bensì in modo altruistico e dedito al qui e ora.
La sfida consiste nel mantenere questo spirito in ogni momento della relazione. Il sentiero del Donarsi si fonda sugli insegnamenti del chado, la cerimonia giapponese del tè.
Ogni appuntamento scandito da questo rito costituisce l’occasione per il padrone di casa e per l’ospite di essere in comunione nell’unicità del momento. Il padrone di casa ha il massimo riguardo per l’ospite, che a sua volta ricambia dimostrandosi riconoscente. Attraverso questo semplice gesto, le due persone instaurano un’armonia reciproca che finisce per estendersi al resto del mondo.

Uno dei principi fondamentali del chado si può applicare direttamente alla scelta di dare. Esso viene definito “kokoro ire” o “inclusione dello spirito del mondo”. I maestri del tè esortano a mettere il cuore in quello che facciamo. “Non servite il tè per il solo desiderio di suscitare una impressione positiva sugli altri o perché sperate di ricevere qualcosa in cambio; servite i vostri ospiti perché li volete servire, con un cuore sincero e umile”.
Nell’incontro erotico l’amore, l’attenzione, il rispetto reciproco giocano un ruolo determinante affinché gli amanti possano raggiungere il vero piacere. Nel chado, il migliore dei tè non è servito dal padrone di casa che costruisce una sala da tè fatta di oro e pietre sfavillanti. L’ingrediente più importante, come per ogni pasto che si rispetti, è l’amore aggiunto da colui che lo prepara.

Questo aspetto viene approfondito da una storia avente per protagonista Sen Rikyu (1522-1591), il più celebre maestro del tè giapponese, che narra di un coltivatore di tè che un giorno aveva invitato il grande maestro a prendere il tè a casa sua. Sen Rikyu era famoso per le sue qualità. L’imperatore stesso lo aveva accolto nella suo palazzo dandogli una carica di prestigio.
Sopraffatto dalla gioia motivata dal fatto che Rikyu aveva accettato il suo invito, il coltivatore di tè lo condusse nella sala da tè, servendoglielo personalmente. In quella straordinaria occasione, fu tale la sua eccitazione da indurlo a compiere dei movimenti maldestri a causa della mano che gli tremava: fece cadere la tazza e urtò il cucchiaino, facendolo volare per aria. Gli altri ospiti, discepoli di Rikyu, repressero a stento il riso nei confronti della goffaggine con cui l’uomo aveva servito il tè (erano ovviamente abituati ad assistere alla cerimonia condotta nella perfezione estetica del loro maestro). Ma Rikyu fu colpito da questo episodio al punto da dire: “Questo tè è eccellente!”
Mentre rincasavano, uno dei discepoli chiese a Rikyu perché era stato favorevolmente colpito da un rito eseguito in modo tanto deprecabile. Rikyu rispose: “Quell’uomo non mi ha invitato con l’intento di far sfoggio della sua abilità. Egli ha semplicemente voluto servirmi il tè con tutto il suo cuore. Si è dedicato completamente alla preparazione di una tazza di tè per il sottoscritto, senza preoccuparsi di commettere errori. Quella sincerità mi ha colpito”.

Questo è il sentiero che conduce alla suprema consapevolezza delle zen: dare per il puro piacere di dare. Talvolta crediamo che una relazione richieda molto denaro, una casa lussuosa o regali costosissimi. Tuttavia, lo spirito del kokoro ire (l’inclusione del proprio cuore) ci rammenta che nulla è più importante dell’amore che dimostriamo alle persone che sono con noi.
Ogni individuo è una manifestazione dello spirito divino; il fatto di essere accanto a qualcuno con tutto il cuore denota quindi rispetto non solo per quell’individuo, ma anche per la grande forza divina che esiste in ogni cosa. Avviene che le persone scelgano di dare sull’onda del senso del dovere o dell’insicurezza. Il sesso non dovrebbe essere un’incombenza a cui assolvere. Se fate l’amore pensando al bucato o al lavoro che vi attende domani, la vostra mente e il vostro corpo non saranno connessi. Un tiepido sforzo non è certo meritevole di generosità. Non arrancate lungo il cammino. Se vi sorprendete a trascinare i piedi, significa che non siete sulla buona strada. Non date per dimostrare di essere bravi.
A prescindere dalla competenza acquisita da un amante, se manca il cuore, il sesso non tarderà a farvi mancare le più profonde sensazioni. Innanzi tutto s’impone la presenza dello spirito dell’amplesso, lo spirito della scelta di dare. Da quello spirito aperto, che coinvolge e innalza, trae origine la tecnica. Evitate parimenti di dare con troppa serietà. Il buon sesso si ottiene con la partecipazione generosa ma senza sforzarsi al limite delle proprie forze. Siate attivi ma non precipitosi. Come sostiene Rikyu a proposito del chado:“E’ giusto che sia il padrone di casa sia l’ospite cerchino di fare del loro meglio e di conseguenza di creare una situazione soddisfacente per entrambi. Non è comunque giusto che ambiscano alla soddisfazione fin dall’inizio”.

Per essere un buon amante basta possedere un cuore generoso. Se la tecnica è approssimativa, non scoraggiatevi e insegnatevi a vicenda. Vi accorgerete che presto non lo sarà più.
Non attribuitevi troppa importanza per la vostra generosità poiché un simile atteggiamento induce il partner a sentirsi in debito o a voler contraccambiare. “Fate un buon lavoro segretamente”, dicono i maestri. Si tratta del concetto giapponese legato al “toku”, che pur traducendo il nostro “virtù” in verità ha come significato “buona azione che non attende né pretende ricompensa”. Toku è assimilabile all’amore che si dona al neonato. Crescendo il neonato ignora i nostri sacrifici, esso si limita a sapere di essere felice. Ed è lì che si trova la nostra ricompensa.
Se sceglierete di dare alle persone che amate facendo in modo che non lo sappiano mai, innalzerete lo spirito collettivo dell’umanità. Non serve preoccuparsi di ricevere qualcosa in cambio, perché quando due partner che si desiderano fanno bel sesso, dare e ricevere diventano la stessa cosa. Uno si trova nell’altro e la distinzione fra dare e ricevere è irrilevante.
Per dirla con le parole del filosofo romantico Kahlil Gibran (1883-1931):“Succhiare il nettare del fiore infonde piacere all’ape, ma anche il fiore trae piacere nel donare il suo nettare all’ape. Poiché per l’ape il fiore costituisce una fonte di vita e per il fiore l’ape costituisce un messaggero d’amore, per entrambi, per l’ape e per il fiore, il dare e il ricevere insiti nel piacere sono un bisogno e un’estasi.”

Quando siete realmente tutt’uno con ogni cosa, poco importa ciò che date, perché avete sempre tutto. Potete donare liberamente ciò che è racchiuso nel vostro cuore, perché il suo contenuto non si esaurirà mai. I maestri zen sono soliti ripetere: “Se è abbastanza profonda, la sorgente amplierà il flusso delle risorse”. A prescindere da ciò che daremo, ci sentiremo sempre ben riforniti, perché la sorgente della nostra scelta di dare è infinita. E’ la fonte dell’amore.
Non ultima è la qualità che si profonde nell’attimo. Se si pensa che potremo ripetere un incontro per sperimentare altre delizie e ci tratteniamo abbiamo nuovamente lasciato che la mente interferisca limitando la nostra estasi.

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SATORI

by Duncan on mag.23, 2009, under Disciplina, Misticismo, Poesia, video

satori-due

“Lui è inafferrabile come il pesce della fonte
che spicca un salto. Lui non dipende da niente.
Lui è libero. Lui vive come un pesce nell’acqua
che non si può afferrare con le mani, tanto più
lo si insegue, tanto più fugge via. Non cercatelo.
Lui è accanto ai vostri occhi. Abbiate fiducia in voi
stessi. No lasciatevi distogliere da nessuno dalla
via. Se incontrate un Buddha uccidetelo. Se
incontrate i Patriarchi uccideteli. Questo è il mezzo
con il quale vi renderete liberi e vi riscatterete dalla
servitù dlele cose. Rendetevi indipendenti dalle cose.
E’ dieci anni che sono qui e non ho ancora visto
un vero Uomo. Sembrate una banda di incatenati.
Sorgete, perché questo è il tempo.”
LIN-CHI

Il Satori è l’esperienza definitiva. Il Satori è l’esperienza scardinante. Il Satori apre le porte. Il Satori è l’attimo della Rivoluzione.

Il Satori è l’esperienza suprema dello Zen. L’Alpha e l’Omega. L’alba del Cominciamento.
Potrete trovare migliaia di conoscitori dello Zen che non parlano in questo modo di ciò che io intendo come Satori.
Anche nello stesso ricettacolo Zen molti ormai non credono che qualcosa come il Satori sia possibile. Ma, noi non stiamo parlando semplicemente di Zen qui. Non è il mio scopo. Satori allora non comeesperienza unica e esclusiva di un determinato mondo. Ma come immaginee visione di un Evento che, sotto svariati nomi, e sotto radici econtesti diversi, è sempre esistito e sempre esisterà. Noi usiamo ilsuo nome, appoggiandoci a una tradizione che conosciamo. Ma il lettoreattento andrà al di là del nome che diamo alle cose, per cogliere ilcuore e riconoscere lo spettro che vive ovunque. Perché, alla fine deigiochi, qui non si parla veramente di Zen, ma di uomo, vita,rinascita. Oppura, meglio mettersi un blocco di cemento in bocca.

Innanzitutto Satori è la credenza nella possibilità di un atto di fuoco che scardini le montagne. Dell’illuminazione istantanea. La gran parte delle scuole meditative orientali crede nell’illuminazionegraduale. Un lento, cioè, progredire nella purificazione mentale, che,nei decenni, o ancor di più, nelle vite, porterà, scalino dopo scalino, alla illuminazione. Le scuole radicali dello Zen, ma è una concezione presente anche in tutt’altri orizzonti, credono nella illuminazione istantanea. In una esplosione atomica, cioè, che in un istante frantumi lo speccio e porti al Born Again, la Rinascita, la re-conquista della tua “natura originaria”, del “volto che si ha findall’inizio dei tempi”.

L’esperienza del satori ha analogie con esperienze che nel corso della storia si sono epresse in altri cammini spirituali. Satori è un temine cinese. Ma la parola giapponese Kensho ha lo stesso significato. La storia delle religioni comunque riferisce di una moltitudine di forme di esperienza mistica.

Alcuni parlano del folgorare di una verità nuova e inaspettata, altri di acquisizione di un nuovo sguardo. In quanto incommensurabile non si può trovare una definizione del Satori di cui essere soddisfatti. E’ una esperienza che porte a tutto un altro livello di esistenza, che non lascia quasi niente intatto della vecchia personalità. Niente sarà più lo stesso di prima. Si parla della fine di un lungo esilio, di un tenace oblio della nostra autentica essenza. iL Satori è la riappropriazione del proprio retaggio originario. Frequente è la
sensazione di coloro che si sono appena risvegliati, di comicità o sbigottimento, quasi di incredulità per non aver capito prima, <<era così facile, bastava solo allungare la mano>>. Già, ma ciò chesembra così facile al Risvegliato, sembra lontano anni luce dallaconsapevolezza dell’uomo ordinario soffocata in ogni suamanifestazione vitale.

Lo sguardo nella propria natura originaria non è possibile senza l’oltrepassamento del muro concettuale della consapevolezza ordinaria:

“Wumen ci dice quanto è meravioglioso l’oltrepassamento della muraglia e vivere la via del Satori. Se la porta è superate la pace definitiva è raggiunta. Tu puoi toccare come essenza vivente il vecchio maestro Chau-chou. Tu vivi in comunione con tutti i maestri Zen. Che meraviglia! Che magnificenza”

Alcuni testi clasici distinguono tre punti centrali nell’esperienza mistica:

1- IL GRANDE DUBBIO (daigi)): l’elevata tensione, colleegata con un’estrema e incessante concentrazione.
2- LA GRANDE MORTE (daishi): un’improvvisa espansione dellaconsapevolezza che racchiude l’intero universo nell’esperienza diabbandono di corpo e spirito”.
3- LA GRANDE GIOIA (daikangi): il ritorno nel mondo con una fondamentale comprensione dell’unità di tutte le cose, accompagnata da sensazioni di gioia e amore.
Un esempio concreto di questi momenti lo torviamo nella descrizione che Hakuin fa del raggiungimento del suo primo Satori:

“Improvvisamente emerse in me il GRANDE DUBBIO. Mi sembrò di gelare in un campo di ghiacio estendentesi per miglia e miglia, mentre dentro di me vi era un senso di estrema traspearenza. Nessuna possibilità di andare avanti o indietreggiare; rimasi com eun idiota, come un imbecille. Talvolta avevo la sensazione di volare nello spazio. Per diversi giorni restai in quello stato. Una sera, udii il suono di una campana del convento, e questò bastò a produrre in me uno sconvolgimento. Fu come s se si fracassasse un bacino di ghiaccio o e crollasse una casa fatta di giada. utti i dubbi e le incertezze di
prima si disciolsero come nubi al sole. Gridai: <<meraviglia! Non esisste una nascita o una morte da cui si debba scampare, non esiste un sapere supremo che ci si debba sforzare diconseguire. Tutte le complicazioni, presenti e passate, tutti imillessettecento Koan, sono tali, che non vale nemmeno la penaesporli>>.”

Attraverso il Satori anche il carattere è ribaltato. Non è un semplice fuoco che si accende e poi si spegne. Ma è la Grande Vertigine. Il definitivo rivolgimento della personalità.
Come ho detto all’inizio, ciò che mi propongo è di far emergere la potenzialità trasformatrice di questo genere di esperienze a prescindere dal rispetto di condizioni e presupposti specifici. A me più del nome interessa “il rivolgimeno in quanto tale”, “l’apertura degli occhi in quanto tale”; anche andando al di là di questioni terminologihe o di rigidi criteri di appartenenza. Non è importante il nome Satori, ma che sia preso seriamente in considerazione un altro livello esperienziale, che gira su coordinate e movimenti che sono anni-luce rispetto al normale tono vitale.

Esistono “porte”, oltrepassate le quali viviamo in un altro livello di consapevolezza? Esiste un altro mondo oltre a quello che noi viviamo(crediamo di vivere) ogni giorno? E se esiste siamo sicuri che questo
mondo è meno reale di quello “ordinario”? Lo Zen ci dice che questo mondo c’è. ma non è collocato in un’altra dimensione dello spazio e del tempo. E’ sempre il mondo in cui viviamo, se veramente lo viviamo.
La vita, come realmente viene vissuta, non sarebbe vivere il mondo così com’è, la realtà com’è. Ma sarebbe una forma di “tradimento” dell’essenza delle cose, dell’essenza della vita. Viene a proposito la lapidaria affermazione che spesso i saggi e i mistici delle tribù pellerosse rivolgono a quelli che inquadrano le loro esperienze di allucinazione e di estasi come stati allucinatori. Loro sostengono che in realtà il loro è un procedimento, un rito di de-allucinazione.
Paradosso delle cose è il loro essere il contrario di come appaiono. La realtà autentica, l’unica realtà sarebbe quella vissuta armonicamente con tutte le forme della creazione, nella massima maturazione delle nostre facoltà ed emozione; come avviene nel Satori.

Per ultimo voglio sottolineare una assonanza ricca di potenti sviluppi. le antiche esperienze della mistica trovano concordanza con le ricerche più recenti della psicologia transpersonale di Maslow e Assagioli. L’assunto Zen trova sempre più una maffiore conferma: OGNI PERSONA POSSIEDE LA NATURA DEL BUDDHA; e quindi può fare le esperienze di risveglio. Esperienza sulle quali hanno detto parole importanti, tra gli altri, Ouspensky e William James. Per questi autori la nostra normale coscienza di veglia, quella che noi chiamiamo razionale, non è che un tipo di coscienza; tutto intorno alla quale giacciono forme potenziali diverse, separate dalla coscienza normale da una pellicola sottilissima. Possiamo attraversare l’intera vita senza sospettarne l’esistenza. Se però si esercita lo stimolo appropriato, si entra in contatto con tali forme nella loro completezza. Le esperienze che noi chiamiamo Satori sono analoghe a quelle che nella psicologia trasnpersonale sono definite: “Peak experiences”, “esperienze di
vertice”.

Il lettore attento avrà campito che siamo lontani da una visione ascetica ed antivitale del Risveglio, come poteva essere il Nirvana per il Buddismo originario. Il Satori diventa un momento di culmine, una Epifania. Che porta a una celebrazione della vita, oltre ogni limite, nella massima intensità concepibile. E’ la catarsi, la potenza esplosia che reintegra lo Spirito nel Mondo e fa si che l’uomo viva al massimo ed esprima totalmente le sue facoltà, qualità, sensi

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Pensavo, credendo di essere vivo
vedevo l’Essere, il Signore del mondo;
non era realtà, solo apparenza credendo
in ciò che non è.
Solo cullato dall’illusione,
scambiando l’oscurità per la luce,
l’apparenza per realtà.
Seguivo la via, la strada era falsità;
avevo percorso molto cammino;
pur andando avanti la mia rincorsa era a ritroso.
Guardavo le persone, ascoltavo me stesso.
Avvicinandomi alla meta mi allontanavo da essa:
progredendo nella conoscenza
accrescevo la mia ignoranza.
Non persi la speranza e perseverai
fidandomi di colui che mai abbandona l’allievo.
Salivo cadendo in basso.
Non capivo e la mia sapienza si accresceva.
Soffrivo e la mia sapienza s accresceva.
Soffrivo e il mio animo si rallegrava.
Fui abbandonato, non ero compreso, ma non
ero più solo.
La mia caduta fu completa.Ero moribondo.
Ma sttavo vivendo per la prima volta.
Ero rinato. La mia notte divenne in giorno.
La mia mente iniziava a vedere con l’anima.
La mia mente sentiva col cuore.
Caddero le ombre dagli occhi, e allora capii
che tutte le promesse non sono mai state tradite.
(Anonimo)

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